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Il reparto di Ostetricia per la prima volta costretto a rifiutare due ricoveri perché i posti letto sono esauriti. E il personale è scarso: da 30 si è passati a 18 unità
«Burlo» sotto pressione: troppi parti gemellari

In via dell’Istria il centro di riferimento per le gravidanze difficili. Ospiti mamme anche da Veneto e Trentino

24 maggio 2005

• Da IL PICCOLO di Trieste - pagina 16 (seconda di Trieste)

di Gabriella Ziani

 

Nascono al «Burlo Garofolo» sempre più gemelli. E c’è un’incidenza del tutto fuori media di gravidanze trigemellari. I medici sono sconcertati. Il reparto di Ostetricia è sotto pressione: queste mamme sono tutte, per i medici, «a rischio». Il personale è pochissimo, sotto i limiti per poter assicurare anche i servizi ambulatoriali. Da un organico complessivo di oltre 30 persone è ora a sole 18 unità.

Donne in «speciale attesa» arrivano anche dal resto della regione, dal Veneto, dal Trentino, perché il «Burlo» è centro di riferimento per le gravidanze difficili. Per la prima volta nella sua storia l’altro giorno l’ospedale infantile ha dovuto rifiutare due ricoveri: posti esauriti. Per le future mamme, ma anche per i piccolini, che per forza di cose finiscono in terapia intensiva, nel reparto di Neonatologia. Dove ormai è quasi «caccia alla culla»: sono tutte occupate.

Che cosa succede? Fatti due calcoli, i medici lo hanno infine capito. Non è la natura che cambia direzione, è la legge sulla fecondazione assistita (tra poco sottoposta a referendum) che vietando il congelamento degli embrioni obbliga a impiantare tutti quelli fecondati. Già in precedenza, comunque, si potevano impiantare più embrioni per procedere poi a una «interruzione selettiva di gravidanza», per ridurre il pericolo di salute e per garantire il nascituro. Oggi si può, entro la dodicesima settimana di gestazione, nel caso uno dei gemelli dimostri una grave malformazione e su richiesta della donna. La quale, altrimenti, può ricorrere alla legge sull’aborto tra il 90.o e 180.o giorno. Ma se un embrione risultasse portatore di malformazioni, il medico deve impiantarlo lo stesso.

La situazione è nelle mani di Salvatore Alberico, primario dell’Ostetricia e responsabile del Centro specializzato per le gravidanze a rischio o in donne con Hiv. «Non ci sorprende questo alto numero di pazienti che arrivano al ’’Burlo’’ - afferma prima di tutto Alberico -, perché noi siamo specializzati nei casi più difficili. Ma certo i centri privati e pubblici che eseguono la fecondazione articifiale sono in aumento, e così aumentano queste gravidanze particolari».

Che hanno caratteristiche definite: le donne hanno un’età più elevata perché ricorrono alla fecondazione dopo aver accertato la sterilità (in tutti i casi, come si vede dalla tabella, il momento del primo parto si sposta velocemente verso qualcosa che assomiglia alla «mezza età»), «e inoltre se c’erano problemi per un concepimento naturale - prosegue il medico - spesso queste patologie si manifestano proprio a gravidanza avviata. Il parto gemellare, poi, è comunque classificato come ’’a rischio’’, a rigor di logica nei millenni la specie avrebbe dovuto eliminare la possibilità, e invece hanno dei gemelli solo le donne con caratteristiche tali da garantire la salute propria e dei figli. Ma se ’’induciamo’’ la gemellarità - dice Alberico -, allora facciamo qualcosa di ’’forzato’’, e ne abbiamo le conseguenze».

I bambini nascono spesso molto prematuri. Spesso i medici intervengono con tagli cesarei d’urgenza, perché i due o tre nascituri possono presentarsi al parto in modo da non poter procedere in modo naturale. Le donne operate devono restare in ospedale più a lungo, e vengono magari da lontano: è ormai satura anche la «casetta per le famiglie». Insomma, emergenza.

«Sia chiaro - dice ancora Alberico -, questo lavoro mi qualifica e mi gratifica, io solo chiedo una struttura adeguata. Il nostro carico di lavoro è enorme. La dirigenza dell’ospedale lo sta spiegando all’Agenzia regionale, speriamo ci siano consentiti dei rinforzi. Perché qui, la mattina, quando entriamo in ospedale, non sappiamo come dividerci, facciamo tutti due cose anziché una. Se le cose non cambiano, noi smetteremo di assicurare l’attività ambulatoriale di primo livello per la città. Non ce la facciamo». Parlando Alberico risponde anche al telefono: «Sì, sì, mandatela qui...». Un’altra partoriente speciale in arrivo.



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