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L'opera buffa

• da La Stampa.it del 26 luglio 2006

di Roberto Beccantini

Questa sì è una sentenza scandalosa, non quella della Caf. L’onda lunga dell’indulto pilotato s’infrange anche sul verdetto della Corte federale. Uno sconto qui, uno là. E che sconti. Era nell’aria, e non solo lì. Tonnellate di sabbia. Per tutti, strilleranno: non è vero. Con un gioco di parole, si potrebbe dire che è crollato il Palazzi, l’accusatore che invocava il pugno duro, il «punto e a capo», l’espiazione di gruppo, Juventus in C, Fiorentina, Lazio e Milan in B. La Juve resta in B, ma risale da meno 30 a meno 17: i play off non sono più un miraggio. Fiorentina e Lazio ritornano in A, penalizzate: la prima di 19 punti (e senza Champions League), la seconda di 11 (e senza Uefa). Alla lotteria di Sandulli, in compenso, il Milan non solo ricava un più casto meno otto ma «vince» addirittura i preliminari di Champions, sottratti al povero Palermo di Zamparini, casualmente avversario giurato di Galliani. Già la strenna della Coppa Uefa era stata una gaffe processuale (e colossale): per questo omaggio, non ci sono parole. E Franco Carraro? Da quattro anni e sei mesi a una multa di 80 mila euro con diffida. Lui che, in qualità di presidente della Federazione, avrebbe dovuto garantire il buon funzionamento del sistema. Nessun dubbio che Giraudo e Moggi giustificassero una sanzione adeguata e, dunque, salata - per essere chiari: la più adeguata e la più salata - ma che il capo dei capi esca praticamente illeso da un simile groviglio di lamiere morali non sta né in cielo né in terra. Per tacere del taglio elargito a Galliani: una farsa. Non sapeva, non vedeva, non annuiva mai. Un dirigente per caso.

Gli interessi economici in ballo, il martirio a futura memoria di Berlusconi e la minaccia di ricorsi all’altra giustizia - ci saranno comunque - hanno contribuito a mitigare le sanzioni. Succede spesso, in Italia: si parte in quarta per arrivare in folle. Prendete Guido Rossi, il commissario straordinario. All’inizio: bene, bravo, bis. Oggi: ma non faceva parte del consiglio direttivo dell’Inter? Dall’epilogo non ci giurerei più. Hanno vinto il pressing degli avvocati più irruenti, le lacrime del Cavaliere e la rabbia delle piazze più aggressive, coltivata e alimentata da sindaci senza scrupoli. Ha perso lo spirito buonista dei legali più concilianti. Gira e rigira, la Juve ha avuto quello che, in cuor suo, pensava di meritare. E meritava. Vale la pena di ripetere che siamo di fronte a un illecito strutturale, non classico, smascherato esclusivamente dalle intercettazioni telefoniche. Meglio ancora, a un tentativo di illecito: che però, in base alle norme vigenti, «è» illecito. Uno scandalo di regime, il più grave nella storia del calcio italiano. Giraudo e Moggi davano le dritte ai designatori, Carraro faceva finta di niente, Mazzini teneva i contatti con i «clienti», burbero o generoso a seconda delle esigenze, Lotito, i fratelli Della Valle e Galliani erano i jolly del mazzo, vittime sopra il tavolo e complici o manovratori sotto; naturalmente, per legittima difesa.

Non uno che si sia pentito. Anzi: molti meditano di ricorrere (al Coni, al Tar, alla Corte europea). Soltanto la Juve ha voltato pagina. Era la società più coinvolta e, di conseguenza, più punibile. Le distanze del verdetto, però, sono esagerate. E le squalifiche del campo, distribuite a pioggia, fanno sorridere. Come suscita ilarità il rapporto fra l’improvvisa purezza di Dondarini e l’aumento inflitto a Pairetto. Non invidio Agnolin: lo attende una rifondazione epocale.

Si suole dire che la giustizia sportiva abbia ritmi troppo veloci per poterne parlare con serenità. Avevo invitato Rossi a far respirare i processi. Come non detto: i giudici hanno fatto respirare le sentenze. Ci sono accelerazioni che trasmettono idee falsamente giacobine. Di sicuro, la Corte federale ha distillato un’indulgenza che ripugna. Lotito, preda e non più bracconiere, ha tratto in salvo Carraro: avranno preso per buona la deposizione di Tombolini. La cupola è stata smontata e rottamata. Di più: si è ridotta, puerilmente, alla «Biade» di Torino. Ripeto: per paradossale che possa sembrare, trovo che fosse meno giuridicamente mostruoso il pacchetto del 14 luglio. D’accordo, la Juve ha avuto il suo: retrocessione, penalizzazione, confisca di due scudetti. Alle compagne di sventura è andata di lusso. Quel Meani che operava da infiltrato, è la nuova favola del vecchio calcio. Quel Lotito che mendicava protezioni, altro non era che un ostaggio in mano a «banditi» senza ritegno. E quel Della Valle (Diego) nelle grinfie del lupo-Moggi, l’ultimo Cappuccetto Rosso. Come sempre, ci scanneremo sugli effetti trascurando le cause. Berlusconi continua a piangere: può permetterselo, beato lui. Per il centro-destra la parola d’ordine non cambia: è stata una vendetta, solo parzialmente sventata. Il centro-sinistra ribatte, orgoglioso: pulizia, pulizia. Carraro prosciolto, Galliani quasi: ma dove, ma quando? La stessa proposta avanzata dalla Lega, relativa a una presidenza-ponte di Moratti, aveva scatenato i dietrologi più maliziosi: con Rossi al timone, troppa Inter, dalla Juve giù allo scudetto su e, come mancia, pure la «confindustria». Ci stava tutto, fino alle nove di ieri sera. Si è fatto un romanzo dell’attacco terroristico alle Torri gemelle, figuriamoci cosa diventerà Calciopoli nel nostro immaginario: una resa dei conti, il tentativo di spazzare via la società più forte, un modo - infagottato e camuffato - per snellire il peso della Signora e offrirla allo spasimante più danaroso, l’ennesima concessione alla furia del sire di Arcore. Il Milan in Champions nonostante l’intreccio Meani-guardalinee: per favore.

E poi il dibattito sulle sanzioni: punire le persone fisiche, risparmiare i club. Sarebbe, questo, il modello americano. Ma allora, di grazia, riscriviamo le regole, frase che riscrivo da almeno cinque anni. Ciò non toglie che il comportamento di Giraudo e Moggi collochi la Juventus al comando della classifica. Ordinavano le «scorte», magari le tenevano in garage, ma sapevano di poterci contare. Bergamo era il fornitore. Dalle carte, non risultano partite truccate. Il trucco era a monte, nella facoltà, preventiva e invasiva, di governare il campionato. Ci sono alcuni che continuano a chiamare «lobbying» robacce del genere. L’arroganza della coppia, che non è un delitto ma aiuta a capire il clima, e spesso a orientarlo, ha fatto il resto. Prova ne sia la richiesta, firmata Inter, di riscuotere il titolo della stagione scorsa. Siamo ridotti così male che persino l’onestà diventa un’unità di misura. Nei Paesi normali, bastano le pene per separare i buoni dai cattivi. Da noi, serve un risarcimento «di merito». L’Inter si era piazzata terza, a quindici punti dalla Juve e a dodici dal Milan. Raccontano che sia stata l’Uefa a pretendere un campione. La stessa Uefa che, nel 1985, non esitò ad assegnare la coppa dell’Heysel alla Juventus. Contento Moratti.

Sinceramente: c’è di peggio, e ieri lo si è visto. Avviso ai naviganti: Carraro può fare ancora il presidente federale.


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