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Bandinelli Angiolo - 5 giugno 1993
UN PROGETTO? UN'IPOTESI?
di Angiolo Bandinelli

SOMMARIO: L'autore propone che il Partito Radicale si faccia promotore di una iniziativa a lungo raggio rispetto ai problemi balcanici e dell'ex-Jugoslavia, senza limitarsi alle -sia pur necessarie- strategie di "giudizio" sull'esistente (p.e. il Tribunale per i Crimini di Guerra) e di contenimento diplomatico e politico. Propone pertanto un progetto federativo balcanico per lanciare l'idea della "convivenza tra i popoli", che coinvolga ambienti culturali, economici e religiosi.

INTRODUZIONE DI ANGIOLO BANDINELLI

Cari amici,

questo testo costituisce la parte essenziale di una lettera da me inviata circa un mese fa ad Emma e a Roberto, come risposta al loro invito a fornire suggerimenti utili per il prossimo Consiglio di Sofia. Mi pare oggi utile diffonderla telematicamente anche tra i lettori della Conferenza "Partito radicale", secondo un suggerimento di Emma che ringrazio per l'attenzione. Ne attendo considerazioni, suggerimenti e - magari - adesioni utili a sviluppare l'iniziativa che cerco di abbozzare, perché ritengo possa essere valida al fine di definire un progetto politico di lunga lena sulla questione exJugoslavia. In particolare, sottopongo il progetto ad Adriano Sofri e ai suoi amici impegnati nel digiuno.

Grazie a quanti vorranno prenderlo in considerazione.

* * *

Cara Emma, caro Roberto,

... l'apporto più consistente che io posso offrire è trasmettervi alcune considerazioni che vengo facendo sulla questione dell'ex Jugoslavia, considerazioni che possono a prima vista apparire "inattuali" ma che a mio avviso presentano invece un carattere di assoluta priorità, se si vuole che il partito radicale divenga un fulcro di iniziativa a lungo raggio rispetto ai problemi dell'ex Jugoslavia e, più in generale, balcanici. Le iniziative assunte fino ad oggi sono certo di grande importanza, sia per quel che riguarda il "fronte" di guerra già aperto sia per quanto concerne Macedonia e Kossovo, due zone verso le quali occorrerà predisporre al più presto un qualche presidio politico che possa scattare nella deprecabile eventualità di iniziative militari serbe. La promozione del Tribunale per i Crimini di Guerra è essenziale, ma in una strategia che punta al "giudizio" sull'esistente e non è però tale da aprire prospettive di costruzione di una "modellistica della pace", se così possoesprimermi. Io però sono

convinto che l'azione sull'"immediato", tendente ad ottenere il riconoscimento e la stabilizzazione delle nuove realtà statuali, il raffreddamento delle frontiere, o anche il deferimento dei responsabili ad un tribunale "dell'umanità", non sia sufficiente a determinare una prospettiva globale alla soluzione dei problemi dell'intera area, e magari faccia della ex Jugoslavia un punto di riferimento e di rinnovamento rispetto alle similari drammatiche realtà che incombono, o già sono esplose, in paesi limitrofi o addirittura fino al Caucaso.

Per tutta quest'area il discorso dovrebbe essere più generale o, per dir meglio, più "strutturale". Non vi è "congelamento" delle frontiere (che è, in definitiva, quanto si sta puntando ad ottenere) che possa assicurare l'assoluta perfezione nella (re)distribuzione etnica, vale a dire la "purezza" etnica all'interno di ciascuno dei paesi coinvolti, come sembra si voglia fare oggi un po' da tutte le parti: in tutta quell'area -o in quelle aree- ci si dovrà confrontare per decenni con situazioni sotterranee di incertezza, sempre potenzialmente esplosive, atte ad attrarre terrorismo e genocidio, da una parte o dall'altra.

E dunque, accanto alle iniziative di "contenimento" diplomatico, politico e anche giudiziario bisognerebbe che il partito radicale promuovesse una serie di iniziative che lancino l'idea della "convivenza tra i popoli" non come generica affermazione di civiltà e di tolleranza, ecc., ma come vero e proprio progetto politico, dentro un quadro di "federalismo" rinnovato e democratico (cioè non comunista o "leninista"...). Questo progetto dovrebbe/potrebbe prevedere varie tappe, fino al lancio di una vera e propria "Federatio Balcanica" (lo dico in latino, come per la "Federatio Helvetica", la Svizzera), la "federazione" tra tutti i paesi dei Balcani: una sorta di CEE, o di patto dapprima con-federale e poi federativo; un quadro di sistemazione giuridica e istituzionale che consenta sia la pacifica, tollerante convivenza dei tanti popoli ed etnie coinvolte, sia un più forte, rapido e consistente sviluppo economico, non più impacciato, come è oggi, dalle divisioni tra paesi troppo piccoli e disorganizzati per sp

erare in un balzo in avanti adeguato alle aspirazioni della gente.

E' da notare che attualmente, una delle ragioni profonde dello scontro è proprio l'ossessione (per ciascuno dei gruppi etnici -e religiosi, dimenticavo- coinvolti) di "accaparrarsi" le risorse liberatesi o affluenti dall'occidente: una sorta di "guerra tra i poveri", o tra "ricchi e poveri" con molte assonanze, non casuali, con la Lega Nord di casa nostra.

Il progetto federativo potrebbe/dovrebbe coinvolgere strati non indifferenti:

a) gli ambienti culturali, ai quali spetterebbe l'ambizioso compito di individuare le ragioni dell'unità rispetto a quelli della divisione, anche a partire dalla storia e dalle esperienze passate, come pure i moderni strumenti e strutture atti a realizzarla utilizzando per la prima volta adeguatamente e positivamente -magari- i sistemi di intercomunicazione linguistico-culturali più aggiornati -la telematica ad esempio-capaci di fare affievolire barriere ritenute, a torto o a ragione, incolmabili: in questo aprendosi e chiedendo il collegamento con forze culturali avanzate dell'Occidente, sensibili a tali problemi;

b) gli ambienti economici, sollecitati a riflettere sulla modellistica dello sviluppo a livello non più micronazionale ma subcontinentale, facendo tesoro di esperienze anche parziali (la stessa Tennessee Valley Authority, o le esperienze "tecnocratiche" di Ferruzzi per l'agricoltura, in Argentina o in Caucaso, dove sta "pianificando" lo sviluppo agricolo di intere regioni) e con l'apporto, magari interessato, di economisti occidentali che avvertano l'importanza di una sperimentazione globale - economico-sociale-culturale - delle tematiche dello sviluppo in un ambiente già comunque pervenuto a livelli "medi", di non totale arretratezza, ecc. ;

c) e infine gli ambienti religiosi, cui chiedere di favorire il superamento di divisioni che in quelle zone sono sicuramente assai gravi e radicate: sarebbe il primo posto dove la convivenza tra cristiani e mussulmani può partire da posizioni "equilibrate", non già compromesse...

E' possibile che un progetto di questo tipo non trovi almeno una frazione delle classi "colte" o anche delle classi "politiche" che sia attenta a e disposta a recepirlo? A me pare che non dovrebbe essere impossibile: e se questo avvenisse grazie, e tramite, il partito radicale, sarebbe per il partito stesso una enorme occasione di crescita, in tutti i sensi (ma affiderei questa idea anche a Sofri, perché forse anche il suo "digiuno" potrebbe essere occasione fertile per recepire il progetto e presentarlo alla assise di Vienna come concreto disegno politico di unione, ecc...

Fuori dei Balcani, il progetto potrebbe trovare sponsorizzazioni varie, ad es. nella stessa CEE, che finalmente potrebbe dedicarsi ad un "disegno" organico" ricco di potenzialità, ecc., che non la impegnerebbe sul piano militare, ma...

Il progetto di "Federatio Balcanica" potrebbe essere una bandiera di "rinnovamento" non utopico ma interamente politico, all'avanguardia di tutte le speranza di civiltà dei paesi dell'est, fino al Caucaso ed oltre. Sarebbe anche la prima occasione di un tentativo di costruzione di società "nonviolenta", che nasce proprio per dare risposte "costruttive" e non solamente giuridiche alla violenza inter-razziale, ecc. La sua fattibilità è da discutere, ma non a priori impossibile. Di nuovi raggruppamenti di area conseguenti alla disgregazione dell'URSS già se ne preannunciano altri, (penso al progetto, alla cui leadership si è naturalmente candidata la Turchia, di raggruppare in una sorta di CEE, i paesi musulmani del Caucaso, con mire anche, probabilmente, verso la Bosnia). Dunque qualche spinta centripeta, e non più centrifuga, si sta mettendo in moto: perché non anticiparla, avviando quanto meno un forte dibattito di "minoranza", magari gestito inizialmente da una "Associazione radicale" transnazionale a tema,

senza coinvolgere direttamente, in prima persona, il partito radicale (secondo un antico e ben collaudato metodo?).Io, sono *personalmente disposto* a lavorarci dentro, se messo in comunicazione con altri, ipoteticamente interessati. Non sarebbe pensabile, almeno e provocatoriamente, un "documento" da sottoporre all'attenzione preliminare dell'Assemblea di fine giugno a Sofia?

Saluti cordiali, per ora (in attesa di qualche segnale di attenzione...).

Angiolo Bandinelli

 
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