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Rossi Ernesto - 7 febbraio 1956
ERBA TRASTULLA
di Ernesto Rossi

SOMMARIO: L'"erba trastulla" del titolo sono, per Ernesto Rossi, le "discussioni ideologiche" che avvengono nei e tra i partiti.

"In uno Stato democratico un partito moderno è una raccolta di uomini che vogliono le stesse cose, press'appoco alla stessa maniera", secondo la definizione di Guido Calogero che Rossi fa sua.

"Le direttive generali del nuovo partito radicale - scrive quindi Rossi -risultano in modo sufficientemente chiaro dal primo manifesto lanciato dal gruppo promotore". Pochi obiettivi, su cui concentrare le scarse risorse di uomini e di mezzi. Per suo conto, Rossi porrebbe in primo piano quei problemi che meglio caratterizzerebbero il partito nell'attuale situazione, anche internazionale: politica estera (Patto Atlantico dopo la fine della CED, "rilancio europeo", Somalia, ecc.); rapporti Stato-Chiesa; rapporti tra cittadino e Stato; efficienza della pubblica amministrazione; problemi della preparazione tecnica e culturale dei giovani; lotta contro i monopoli; smantellamento dei privilegi corporativi; assistenza sociale per i più poveri; ecc. Questo elenco non pretende di "esaurire" i problemi, ma solo dare una idea delle difficoltà della scelta programmatica da fare per il nuovo partito.

(IL MONDO, 7 febbraio 1956)

"A mano a mano che si risolvono le questioni pregiudiziali della convivenza democratica, nella vita dei partiti politici diminuisce l'importanza della tradizione e dei valori ideali e aumenta quella del programma concreto - ha scritto Ignazio Silone. In uno Stato democratico un partito moderno è una raccolta di uomini che vogliono le stesso cose, press'a poco alla stessa maniera".

E Guido Calogero, sul "Mondo" di due settimane fa, è ritornato sull'argomento, augurando al Partito Radicale di divenire un partito veramente moderno in questo senso.

Io sono perfettamente d'accordo con questi amici.

In politica, quello che importa è conoscere che cosa gli uomini vogliono e se quel che vogliono lo vogliono sul serio: poco importa conoscere il perché lo vogliono. Partendo dalle medesime affermazioni ideologiche e facendo appello ai medesimi sacri testi (di Rousseau, Mazzini, Marx, Leone XIII, Lenin, Croce), individui che hanno diverse "formae mentis" e differenti esperienze di vita possono arrivare, e spesso arrivano in completa buona fede, a sostenere opposte soluzioni pratiche.

Più che a chiarire le idee, le discussioni ideologiche servono come erba trastulla. Finché la "base" resta incantata dalla belle parole sulla libertà, la democrazia, la solidarietà, e il sole dell'avvenire, i dirigenti dei partiti non hanno bisogno di assumere alcun preciso impegno sulle questioni scabrose, in cui la difesa dell'interesse collettivo rischia di far chiudere le più generose fonti di finanziamento e di far perdere l'appoggio di quei gruppi parassitari che sono meglio organizzabili per le elezioni. Solo evitando di prendere impegni di questo genere i dirigenti dei partiti possono conservare la più ampia libertà di manovra per andare al potere, e poi dire e fare quello che, per loro conto, ritengono più conveniente per la conservazione del posto di ministri o di sottosegretari.

Quando non servono a distrarre l'attenzione dai problemi concreti, le discussioni ideologiche in seno ai partiti servono a sublimare con parole astratte i contrasti personali, o la volontà di reciproca sopraffazione, fra gli esponenti dei diversi gruppi e delle diverse clientele, che si formano di solito per ragioni pratiche molto corpulente. Invece di dire: "Tizio mi ha fatto fare una brutta figura; perciò è un mascalzone", oppure: "Caio è una canaglia perché mi ha portato via il collegio", si dimostra che "Tizio non conosce il Vangelo di S. Matteo", o che "Caio è un deviazionista piccolo-borghese".

D'altra parte l'esperienza ci insegna che le discussioni politiche sui primi principi in genere non aiutano a cavare un ragno da un buco. Quando si svolge fra persone ragionevoli, la discussione può condurre facilmente al riconoscimento della adeguatezza o meno dei mezzi rispetto ai fini che ci proponiamo, ma non può persuadere della bontà o della malvagità dei fini. In "The significance of the economic science", Lionel Robbins molto acutamente osserva:

"Se mettere attorno a un tavolo una commissione composta di Mr. Hawtry, in qualità di segretario, Bentham, Budda, Lenin e il capo della Steel Corporation degli Stati Uniti, perché decidano sulla moralità o immoralità del prestito ad interesse, sarà molto difficile che si mettano d'accordo su una conclusione qualsiasi. Ma se date alla medesima commissione il compito di stabilire oggettivamente quali conseguenze ci si può attendere dalla regolamentazione del saggio d'interesse da parte dello Stato, non dovrebbe essere al di sopra delle capacità umane di arrivare all'unanimità, o, per lo meno, ad una relazione di maggioranza, con Lenin forse dissenziente".

Le direttive generali del nuovo Partito Radicale risultano in modo sufficientemente chiaro dal primo manifesto lanciato dal gruppo promotore. Se non vogliamo servire di sgabello ai politicanti pasticcioni e perdere il nostro tempo a placare i capricci e i ripicchi delle "prime donne", dobbiamo lascare il più possibile da parte le discussioni ideologiche, e cercare di precisare con la maggiore chiarezza possibile un programma concreto.

Per concludere qualcosa di buono non dobbiamo pretendere di dar fondo a tutto l'universo: "Chi troppo abbraccia niente stringe". Ci conviene di concentrare le deboli forze di cui disponiamo (uomini e mezzi finanziari) su pochissimi problemi: studiare seriamente quali soluzioni vogliamo dare a tali problemi, e poi condizionare le intese, le alleanze, le campagne, alla realizzazione delle nostre soluzioni.

Scegliere pochi punti per il programma di un partito non è certo una cosa facile. Tutti i problemi della vita pubblica sono complementari fra loro ed ogni problema generale può essere articolato in un numero infinito di problemi particolari che hanno un diversa importanza a seconda dell'angolo visuale dal quale ci poniamo. Perciò mi pare che, per prima cosa, dovremmo metterci d'accordo sui criteri con cui stabilire una "scala di preferenze".

Per mio conto porrei in primo piano quei problemi che meglio caratterizzerebbero il Partito Radicale nei confronti degli altri partiti, e che - nell'attuale situazione internazionale, dato il rapporto delle forze politiche in gioco - possono essere affrontati con maggiore probabilità di successo nei prossimi quattro o cinque anni:

- problemi di politica estera che si può dire condizionano la soluzione di tutti i maggiori problemi di politica interna. (Posizione dell'Italia nel Patto Atlantico, dopo l'abbandono dell'idea dell'unificazione federale dell'Europa; atteggiamento da assumere rispetto al "rilancio europeo"; ritiro dell'Italia dalla Somalia e politica del piede di casa contro tutte le proposte indirizzate ad aumentare le spese di prestigio e le spese militari, a beneficio degli ambasciatori e dei generali, ecc.);

- problemi dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa. (Difesa dello Stato da ogni forma di invadenza confessionale; effettiva eguaglianza di tutti i culti davanti alla legge; abolizione del sistema delle scuole pareggiate per la concessione delle licenze, dei diplomi e delle lauree; insegnamento completamente laico in tutti gli ordini delle scuole pubbliche; libera propaganda del controllo delle nascite; divorzio regolato secondo le norme vigenti nei paesi più civili, ecc.);

- problemi dei rapporti fra i cittadini e lo Stato. (Abolizione di tutte le istituzioni e di tutti i regolamenti che abbiamo ereditato dallo Stato di polizia fascista);

- problemi della efficienza della pubblica amministrazione, dalla quale dipende la possibilità di realizzare sul serio qualunque politica si voglia proporre allo Stato democratico. (Esami di concorso per l'ammissione e la carriera dei dipendenti dello Stato; eliminazione degli organi superflui e del personale in soprannumero; abolizione di tutti i "diritti casuali", dei premi in deroga e delle altre retribuzioni straordinarie non corrispondenti a maggiori servizi; eliminazione dei "controllori controllati", delle "imposte di scopo" e delle "gestioni fuori bilancio"; riduzione al minimo del potere discrezionale della burocrazia; riordinamento dei controlli sulla pubblica spesa; riorganizzazione del patrimonio industriale dello Stato sotto un'unica direzione, ecc.);

- problemi della preparazione tecnica e culturale dei giovani. (Lotta seria contro l'analfabetismo, cominciando con la costruzione delle scuole elementari mancanti; riforma dell'insegnamento secondo le proposte di Guido Calogero; ammissione nelle scuole superiori solo per concorso e dotazione di generose borse per consentire ai più meritevoli di completare gli studi indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia, ecc.);

- problemi della lotta contro i monopoli e contro l'accentramento del potere economico in poche mani. (Liberalizzazione completa degli scambi internazionali, anche dall'area del dollaro; interventi dei Comuni contro la speculazione sulle aree fabbricabili; nazionalizzazione dell'energia elettrica e degli altri servizi pubblici; proibizione delle società a catena; obbligo della pubblicazione di bilanci consolidati su moduli-tipo per le società che hanno azioni quotate in Borsa, ecc.);

- problemi dello smantellamento dei privilegi dipendenti dalle strutture corporative. (Abolizione delle licenze per l'apertura di nuovi negozi; eliminazione delle taglie riscosse dai gruppi privati nei punti di passaggio obbligato, allo scarico delle merci nei porti, al passaggio del bestiame nei pubblici macelli, all'introduzione dei prodotti nei mercati generali; abolizione degli ammassi, dei marchi obbligatori, degli albi dei "normali operatori", dei prezzi minimi all'esportazione; riforma della Federconsorzi per togliere ogni funzione pubblica; abolizione del Consorzio canapa, dell'Ente risi, dell'Ente cellulosa e carta, dell'Ente serico, dell'Ente zolfi, dell'Istituto cotoniero, del Monopolio banane, ecc.);

- problemi dell'assistenza agli appartenenti agli ultimi strati della popolazione, che, non essendo politicamente e sindacalmente organizzabili, sono oggi quasi completamente privi di ogni tutela economica e giuridica. (Creazione delle condizioni ambientali per eliminare la disoccupazione di massa; limitazione delle assicurazioni sociali alla assicurazione invalidità e vecchiaia e agli infortuni sul lavoro; estensione progressiva dei servizi pubblici gratuiti, cominciando dal servizio ospedaliero, a chiunque ne faccia richiesta; riforma delle case di pena per dar lavoro a tutti i carcerati; abrogazione della legge 9 aprile 1931, n. 358 per la disciplina delle migrazioni interne e della legge 6 luglio 1939, n. 1092, contro l'urbanesimo, ecc.).

Con questo lungo elenco non ho la pretesa di esaurire i problemi che dovrebbero essere presi in esame per la scelta dei punti programmatici del Partito Radicale. Mia intenzione è solo quella di fare una idea delle difficoltà di questo lavoro preliminare, perché non pensi che possa essere preso sottogamba.

Se vorremo fare un partito veramente moderno, il tempo che dedicheremo a questo lavoro non sarà tempo perduto, perché dal programma dovrà nascere l'attività politica del partito. Non viceversa.

 
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