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Agenzia Radicale - 31 marzo 1967
INFORMAZIONI PER IL 3· CONGRESSO

SOMMARIO - Alla vigilia del III Congresso straordinario di Bologna (12, 13, 14 maggio 1967) vengono diffusi dei supplementi di Agenzia Radicali con i documenti preparatori:

1) RESPONSABILITA' DELLA SINISTRA PER UNA NUOVA POLITICA INTERNAZIONALE

2) ATTIVITA' DELLA COMMISSIONE:

Riunione dei giorni 11 e 12 marzo

Convegno della scuola

3) PROBLEMI POLITICI E ORGANIZZATIVI DELLA BATTAGLIA DIVORZISTA

4) DOCUMENTI

Diritto di famiglia - Il progetto Reale ed il dissenso dei radicali

(AGENZIA RADICALE, 31 marzo 1967)

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RESPONSABILITA' DELLA SINISTRA PER UNA NUOVA POLITICA INTERNAZIONALE

Il dibattito di politica estera e sui problemi internazionali fra le forze democratiche e socialiste ha perso in questi ultimi anni il rigore, il rilievo, la chiarezza di prospettive e di posizioni alternative che ancora lo caratterizzavano in un recente passato.

Né sono più così nette, come allora le divisioni di schieramento che si creavano intorno alle diverse prospettive. E' questo indubbiamente ha fatto giustizia delle rigide contrapposizioni, delle drammatiche dilacerazioni, delle assurde discriminazioni, degli anni della guerra fredda; se, come è avvenuto in Francia, le diverse posizioni sono considerate termini di un dibattito, a partire dal quale può raggiungersi l'accordo e costruirsi una nuova unità, invece di rappresentare motivi insuperabili di divisione e insuperabili ostacoli al delinearsi di una comune politica interna.

Ci sono tuttavia dei rischi che non possono essere ignorati o sottovalutati.

Nuove prospettive generali di politica internazionale stentano a farsi luce o si disperdono nella persistenza di schemi interpretativi ormai superati dalla realtà, in soluzioni parziali di volta in volta proposte sotto la spinta e l'urgenza dei problemi, in agitazioni che finiscono per essere sempre meno incisive e sempre meno capaci di suscitare l'adesione delle masse. La crisi della politica dei blocchi e delle dogmatiche contrapposizioni che essa determinava, invece di dare vita ad un nuovo internazionalismo, sembra invece fare rifluire le diverse componenti entro il limitato orizzonte dei rispettivi interessi nazionali.

Se guardiamo alla realtà attuale vediamo che fatti indubbiamente positivi che pure si sono verificati - come la raggiunta dipendenza di numerosi stati del terzo mondo, i primi parziali accordi di coesistenza pacifica, il mutato atteggiamento di molti partiti della sinistra europea, sia comunisti che socialdemocratici - non sono divenuti, come si sperava verso la fine degli anni cinquanta, le condizioni determinanti di una nuova positiva situazione internazionale.

Smentendo speranze e illusioni, la politica di potenza appare anche in una fase di coesistenza pacifica la grande protagonista dell'equilibrio internazionale, soffocando o contenendo i movimenti di liberazione in America Latina e in Asia, condizionando lo sviluppo economico dei nuovi stati del terzo mondo, limitando e svuotando le funzioni dell'organizzazione delle Nazioni Unite, continuando ad alimentare la politica di riarmo. L'unica alternativa che sembra prospettarsi ai piccoli stati europei è ancora una volta quella dettata dalle suggestioni nazionali secondo l'esempio francese o rumeno. Ma, per quanto giuste possano ritenersi le esigenze che sono alla base di tali scelte politiche, la soluzione nazionale appare oggi come una soluzione sbagliata, inadeguata, incapace di assicurare una risposta efficace alla dimensione dei problemi che devono essere affrontati. Basti pensare alla dimensione strutturale dello sviluppo economico dei paesi dell'Europa occidentale, che nessun potere politico nazionale è più

in grado di controllare, ai problemi posti dall'integrazione economica europea, che è ormai come un processo irreversibile.

Di fronte alla vastità di questi problemi, il tema che si impone al dibattito politico della sinistra è quello del ruolo che il movimento democratico e socialista deve assumersi nella lotta per la pace, nella lotta per la costruzione di un nuovo equilibrio internazionale che assicuri ulteriori sviluppi di libertà, nella ricerca di obiettivi unitari per tutti i lavoratori europei, affinché le masse democratiche tornino a sentirsi protagoniste della politica internazionale e non elementi di sostegno o di appoggio all'una o all'altra strategia di grande potenza. Nonostante le attuali divisioni di schieramento, la ricerca di una nuova prospettiva internazionalista coinvolge la responsabilità di tutte le forze della sinistra.

Il Partito Radicale, che ha sviluppato in questi anni la propria azione politica internazionale sui temi dell'antimilitarismo, del pacifismo, del federalismo, e che non considera questi temi esagerazioni estremistiche e polemiche ma una necessaria rivendicazione e espressione di valori che fanno parte del patrimonio ideale di tutta la sinistra, si ritiene impegnato nel sollecitare e promuovere questo dibattito e questa ricerca comune.

Il Convegno, organizzato per il 15 e 16 aprile (``politica di potenza e politica democratica di classe contro l'imperialismo e il nazionalismo'') con la partecipazione di rappresentanti di tutti i partiti della sinistra e di democratici indipendenti vuole appunto essere una occasione di confronto e di dibattito su questi temi.

"CONVEGNO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE"

A cura della Commissione per la preparazione del Congresso si terrà a Roma, nei giorni 15 e 16 aprile, un convegno sul tema:

POLITICA DI POTENZA DEGLI STATI NAZIONALI E POLITICA DEMOCRATICA DI CLASSE CONTRO L'IMPERIALISMO ED IL NAZIONALISMO

Contrariamente a quanto precedentemente annunciato, il Convegno si terrà presso la sala dell'associazione Italia-URSS (g.c.) piazza della Repubblica 47.

Sono finora assicurate le relazioni dell'on. Dario Valori, del dr. Alberto Benzoni, dell'on. Di Primio e di Marco Pannella.

Saranno inoltre presenti nel dibattito tutte le componenti della sinistra.

Per informazioni rivolgersi alla segreteria del Convegno, Via XXIV Maggio 7 - Roma.

"ATTIVITA' DELLA COMMISSIONE"

"Riunioni dei giorni 11 e 12 marzo"

Si è tenuta a Roma, nei giorni 11 e 12 marzo scorsi, una riunione della Commissione per la preparazione del Congresso.

Gli argomenti discussi sono stati i seguenti:

a) - Definizione delle linee fondamentali del regolamento congressuale

b) - Criteri per la stesura del rapporto al Congresso della Commissione

c) - Approvazione del documento ``esterno'' per il lancio del Congresso

d) - Discussione dello statuto

Sul primo argomento la Commissione si è soffermata in particolare sui criteri di partecipazione e sui termini di accettazione delle adesioni al Congresso. Il dibattito ha portato anzitutto a stabilire che ai partecipanti non iscritti al Partito sarà assicurato il diritto di parola e di iniziativa sia durante i lavori in commissione che in assemblea; la Commissione ha deciso inoltre, a maggioranza, di accogliere le adesioni dei non iscritti all'apertura del Congresso, mentre per gli iscritti la Commissione con la Segreteria del Partito dovrà provvedere ad accettare la presenza dei requisiti richiesti per la partecipazione al congresso entro il primo giorno dei lavori.

La Commissione passando poi ad esaminare i criteri per la stesura del suo rapporto al Congresso, ha deciso che, prima della prossima riunione, fissata per il 2 aprile, siano approntate, dai responsabili, le relazioni sui quattro centri di iniziativa a suo tempo istituiti dalla commissione (diritti civili, istituzione dello stato, relazioni internazionali e statuto del partito moderno). Su tale base si darà inizio alla stesura del documento unitario, tenendo presente l'esigenza di proporre al Congresso i temi che si ritengono di maggiore interesse per il dibattito in commissione.

La discussione sul terzo argomento all'o.d.g. ha portato all'approvazione del documento ``esterno'' di lancio del Congresso. A cura di Spadaccia sarà incluso al testo già predisposto e approvato un punto sulla necessità, a livello nazionale e internazionale, di promuovere una politica economica basata sulle esigenze democratiche delle classi lavoratrici: dall'autogestione al controllo democratico, dall'accumulazione del capitale alla lotta per l'inserimento dei paesi sottosviluppati in un piano mondiale degli investimenti.

Si è infine passati all'esame dello statuto da proporre al Congresso. La discussione ha portato alla decisione di predisporre uno schema di statuto ``federativo'' da sottoporre al Congresso come indicazione politica che già realizzi, nella misura del possibile e concretamente fattibile, i risultati del dibattito fin qui svolto sul "partito moderno".

"Convegno della scuola - Sintesi del dibattito"

Nei giorni 18 e 19 marzo scorso si svolto il convegno sui problemi della scuola promosso dalla sezione milanese del Partito Radicale. Il convegno, che si è tenuto presso la Casa della Cultura di Milano, ha inteso essere una prima panoramica di temi e di problemi validi da proporre alla iniziativa politica della sinistra in questo settore. Il tema generale era infatti ``Una politica scolastica della sinistra''.

La prima relazione, a cura di Lorenzo Strik-Lievers e Carlo Oliva, della sezione di Milano, ha pertanto rilevato le sostanziali carenze, la frammentarietà del centro-sinistra. Nessuna delle proposte (grandi o piccole) governative, ha avvertito Strik-Lievers, è stata tale da soddisfare le esigenze di riforma che le diverse componenti del mondo della scuola avevano, in questi ultimi anni, portato avanti. Sulla valutazione della presenza del PSU nel governo si è - ovviamente - manifestata la più interessante differenziazione, anche tra le diverse relazioni. Concorde con Strik-Lievers nel giudicare come subordinata agli interessi e alla volontà della Democrazia Cristiana questa presenza, la relazione letta da Angiolo Bandinelli, della sezione romana del Partito, (che aveva come tema ``Le responsabilità della sinistra di fronte a i problemi della scuola'') ha cercato di mettere in luce gli errori commessi dalla intera sinistra italiana, fin da quando, nell'impegno di battere il ``piano Fanfani'', esso chiamava le

forze cattoliche al compito di promozione e di sviluppo della scuola al quale esse si rifiutavano in piena coerenza con la propria tradizione ed i propri interessi.

La relazione di Bandinelli ha poi toccato, nella prospettiva, i problemi del sindacalismo scolastico e quelli della riforma universitaria. Per quanto riguarda i problemi sindacali, essa ha ricordato il documento con il quale radicali e non radicali insieme lanciarono tre anni fa la proposta di un sindacato unico, verticale, della scuola, aderente alla C.G.I.L. Sui problemi della Università ha sostenuto che il movimento universitario ``ufficiale'' nel gestire a mezzadria coi cattolici un potere esclusivamente burocratico ha ignorato la spinta proveniente dalla base e che si esprime attraverso le occupazioni e le agitazioni ben note.

La terza relazione, letta la domenica mattina, è consistita in una prima sommaria esposizione dei risultati dell'inchiesta che il partito va conducendo sulla gestione del ministero della P.I. Già da questi primi dati, che si sono limitati a settori quali l'Ente Nazionale per le Biblioteche Scolastiche e Popolari ed il Centro Nazionale Sussidi Audiovisivi, risulterebbero evidenti irregolarità, e addirittura abusi amministrativi coinvolgenti cifre di entità ben superiore a quelle stanziate in bilancio per questi Enti.

Contributi interessanti sono venuti dalle comunicazioni.

Quelle a cura di Ida Sacchetti: ``Disoccupazione magistrale. Conseguenze e pericoli della mancanza di programmazione nell'sitituzione di nuove scuole'', di Luca Bracci e della sig.ra Leonardi: ``Libro bianco sulla scuola italiana'', di Aloisio Rendi: ``Le associazioni dei professori universitari''. Non sono state lette in convegno per mancanza di tempo, ma verranno pubblicate negli atti. Hanno parlato Giorgio Riboldi, del PSIUP, su ``La scuola professionale'', Sergio Soave, del Movimento dei Socialisti Autonomi, su ``La ricerca scientifica nell'Università'', Stefano Rolando, della Federazione Giovanile Repubblicana, sull'autogoverno nella scuola, Marco Bertoli, del Circolo della Scuola, sul movimento studentesco di fronte alla riforma, Giuseppe Boatti: ``Il significato politico della riforma delle facoltà di Architettura'' e Marcello Baraghini sui problemi della Facoltà di Economia e Commercio. Particolare rilievo, per il significato politico che essa assumeva, la comunicazione sulla lotta degli studenti del

la facoltà di Sociologia di Trento, a cura di

Il dibattito, che ha messo in luce la necessità che il Partito si impegni ancora, con ulteriori iniziative, su questi temi, ha visto ripresi in particolare i problemi del sindacato unico (intervento Rodelli) e della lotta nelle Università.

A cura della sezione milanese saranno presto pubblicati gli atti del convegno, per essere distribuiti a tutti gli iscritti. Un documento sulla scuola, che raccolga le indicazioni emerse nel dibattito di Milano, verrà presentato al Congresso nazionale del Partito.

Se la Commissione per la preparazione del Congresso ha cercato di avviare ricerche ed iniziative sui problemi dei diritti civili, essa si è anche imposta di considerare cosa possa significare in concreto la promozione, l'organizzazione di una forza politica laica in Italia. La Commissione attraverso il convegno di Faenza così come l'approntamento di prime bozze di statuto di un partito nuovo, ``federativo'' nelle sue strutture, si è spinta, in questa direzione, forse più avanti di quanto non fosse compatibile con lo stato di sviluppo effettivo nella società, delle strutture organizzative dell'opposizione al regime, della coscienza laica: né la lotta per i diritti civili, né quella pacifista ed antimilitarista, né quella per la scuola pubblica e laica sono ancora lotte organizzate autonomamente.

Lo schema di partito ``federativo'', se non vuole restare come ipotesi astratta, deve essere dunque anzitutto uno "schema di promozione" di iniziative.

L'esperienze della L.I.D. è, in questa direzione, assai importante. Essa innova infatti rispetto alle impostazioni tipiche a strutture quali l'AIED, o l'UDI, o l'Associazione per la Libertà Religiosa in Italia (A.L.R.I.). Abbiamo chiesto all'avv. Mauro Mellini, della Presidenza della L.I.D., una esposizione della situazione attuale della Lega divorzista, che riteniamo possa essere interessante per il discorso politico che essa implicitamente apre e che interessa tutti i radicali.

PROBLEMI POLITICI ED ORGANIZZATIVI DELLA BATTAGLIA DIVORZISTA

Ad un anno dall'inizio della campagna organizzata per il divorzio è possibile fare un primo bilancio della attività della Lega.

La Lega è ormai un organismo di massa, sia per il numero di iscritti veramente notevole, specialmente in alcuni centri, sia per la capacità, ormai collaudata di accogliere le istanze di larghi strati della popolazione e di tradurle in forza politica.

La L.I.D. come centro di coordinamento delle forze politiche

La Lega poteva essere concepita come centro di elaborazione di temi culturali relativi al problema del divorzio, oppure come centro d'intesa e di coordinamento delle forze politiche in varia misura favorevoli alla riforma divorzista. Abbiamo scelto la terza via, quella della organizzazione di massa, condizionando alla creazione di una forza di tale genere gli sforzi pur necessari, nelle altre direzioni.

Questa scelta è stata senza dubbio conforme alla nostra impostazione iniziale dell'azione per il divorzio. Ma possiamo anche dire che è stata una scelta necessaria. Una accademia di studi divorzisti non avrebbe trovato spazio, mezzi, pubblico, stampa senza una organizzazione di massa. Un centro ``interpartitico'' avrebbe avuto ugualmente vita effimera e si sarebbe ridotto a registrare le rare concordanze, i frequenti dissensi e la perenne e grave mancanza di volontà politica delle forze rappresentate.

La Lega e i partiti politici

Quale organismo di massa attuale e potenziale la Lega ha svolto, nei confronti di tutte le forze politiche, una azione stimolante che, se non è riuscita ad imporre una volontà positiva e decisa all'interno dei vari partiti, ha tuttavia reso difficile e costose operazioni troppo scoperte di ripiegamento e di compromesso. Questo spiega anche la sostanziale diffidenza che un po' tutti i partiti tradizionali hanno nei confronti della Lega.

Significato della componente radicale

La Lega è dunque una forza antitradizionale, in posizione tendenzialmente critica rispetto ai grandi partiti dell'arco politico. E' una forza radicale, nel senso e nei limiti in cui una battaglia sostanzialmente laica e progressista che attinga le sue forze direttamente da certe istanze del Paese, al di fuori degli schemi e degli apparati politici tradizionali, è una battaglia radicale. Se una strumentalizzazione della Lega è impossibile è la strumentalizzazione del Partito Radicale, perché la Lega è radicale indipendentemente da ogni strumentalizzazione, per il solo fatto di essere la Lega per il Divorzio.

La presenza, in posizione di responsabilità, di iscritti al Partito Radicale può essere casuale, il carattere della Lega no.

Organismo di massa la Lega avrà la vita, i problemi, le crisi, degli organismi di massa.

I problemi organizzativi

Nata nella più assoluta improvvisazione organizzativa, la Lega si è trovata subito di fronte ad un grave problema di quadri intermedi. Il rischio di affidare l'organizzazione di centri periferici al primo venuto o a persone portate a dare un indirizzo ``accademico'' o ``interpartitico'', era ed è notevole. Anzi, in questo momento, se faticosamente si è venuti ad enucleare un certo numero di dirigenti periferici, la debolezza della organizzazione locale rischia di ripercuotersi al centro, con la mancanza di un continuo alimento di mezzi, di contatti, etc.

Intanto nel Paese il problema del divorzio è venuto assumendo o meglio ha cominciato a scoprire la sua vera, grave, fisionomia politica.

L'idea di poter agitare la questione del divorzio sul piano del costume, della scienza, di risolvere il tutto con qualche evoluzione ecclesiastica è svanita. Qualcuno ne darà la colpa a noi. Ma i più comprendono che ogni diversa ipotesi era illusione. E' svanita anche la pretesa di poter risolvere il problema con una qualche formula intermedia e furba, con qualche espediente da non chiamare divorzio, con la ``grande separazione'' etc.

Attualità del problema

Nessuno pensa più che il divorzio sia un problema avveniristico, fantastico, inattuale. Le opposizioni al divorzio sono bene individuabili, nettamente circoscritti; quindi il divorzio è tema reale, è possibile. Si tratta di battere quelle forze.

Qualche segno di malessere e di imbarazzo nel campo avversario comincia a manifestarsi.

Prospettive per la introduzione del divorzio

Sotto la spinta del movimento divorzista il monopolio matrimoniale clericale e comincia a manifestarsi un sistema inadeguato e pericoloso per la stessa Chiesa cattolica. Non è escluso che in un futuro non lontano, malgrado le odierne intemperanze del papa, si manifestino incertezze e resipiscenze oggi difficilmente immaginabili.

Ma il fenomeno più rilevante messo in evidenza dala campagna per il divorzio è l'insufficienza ed il superamento dell'agnosticismo laico, ormai vecchio e inconcludente.

E' nel settore laico che sarà decisa la partita per il divorzio, e non soltanto quella. Se le forze laiche si rinnoveranno e supereranno il loro complesso di inferiorità, nulla potrà impedire che abbiamo partita vinta su questo e su altri problemi ``rivoluzionari'' per la nostra società. Se rimarranno nel loro attuale stato di sudditanza, la crisi clericale non sarà che un fenomeno passeggero.

DOCUMENTI: DIRITTO DI FAMIGLI - IL PROGETTO REALE E IL DISSENSO RADICALE

Pubblichiamo, a cura della prof.ssa Nina Fiore, un primo esame del progetto ministeriale di riforma dei codici per quanto riguarda il diritto di famiglia.

La famiglia, come oggi si presenta, è in una fase di evoluzione tale da creare problemi ben più nuovi di quello di un rinnovamento di un vecchio codice.

Specialmente i rapporti tra genitori e figli hanno subito una tale trasformazione da esigere una nuova dimensione non solo della famiglia ma della società tutta.

Esaminare una proposta di modifica al codice di famiglia in queste condizioni è quanto mai arduo anche se doveroso.

Il codice fascista e la realtà contemporanea

Mentre i paesi che da tempo si sono dati leggi ed istituzioni moderne oggi sentono l'esigenza di un ulteriore rinnovamento, la società italiana, rimasta ancora alle strutture del codice fascista e napoleonico, trovandosi, per forza di cose di fronte ad una realtà, malgrado tutto, di progresso con cui l'apparato arcaico delle sue leggi non armonizza certo, si prepara al rinnovamento.

Ma come? Con uno dei soliti compromessi, puntando in maniera parziale, sulla modifica del codice di famiglia e lasciando da parte tutto il resto di cui pure quel codice è parte integrante ed inalienabile. Sono rimedi che si sovrappongono apportando confusione invece di chiarire semplificando.

Questo fa parte del sistema che noi assolutamente rifiutiamo perché, in tal modo, lo spirito della legge, che dovrebbe essere trasformato alla radice, rimane inalterato nel suo anacronismo.

Ancora una volta si sottovaluta il cittadino italiano propinandogli, d'autorità, piccoli rimedi con grande apparato in modo tale che gli appaiono fondamentali e decisivi.

Va rifiutato, una volta per tutte, proprio il sistema di non affrontare i problemi, quali che siano, nella loro globalità, ma di aggirarli rendendoli sempre più difficili e confusi.

Riforma e immobilismo

Ancora una volta la società italiana rimarrà, chissà per quanti decenni, nell'immobilità in cui sempre hanno voluto tenerla forze estranee o interne che le si sono sovrapposte, impedendo ogni progresso civile e storicamente necessario ad un popolo veramente libero.

Se oggi oscure forze ancora una volta avranno la meglio, ci sarà da allarmarsi poiché mai come ora la coscienza dei propri problemi si è chiarita agli italiani che si avviano ad essere una grande forza di opinione, come dimostrano l'interesse vastissimo per il divorzio, per la scuola, per le strutture determinanti della vita dello stato.

I cittadini e lo Stato

Oggi i cittadini possono essere in grado finalmente di rendersi conto che essi stessi sono lo stato e che soprattutto, per darsi le strutture necessarie, occorre lottare insieme; ma se ancora una volta si riesce ad addormentare tale coscienza assecondando la tendenza, sempre latente, di lasciar fare e di accettare dall'alto nella convinzione che, tutto sommato, sia meglio, si costringe la solita minoranza ad affrontare una lotta impari con risultati ancora una volta parziali.

E questo nella convinzione dell'assurdità di una lotta tanto difficile per il raggiungimento di obiettivi su cui altrove non si discute più da decenni e nella convinzione, inoltre, che, in possesso di una costituzione moderna, noi dovremmo poterci dare leggi ben più avanzate rispetto al quelle di altri apesi, nel frattempo invecchiate.

La riforma della famiglia e il divorzio

Il progetto, a dimostrazione se non altro dell'interesse con cui sono seguiti questi problemi nel paese, ha sollevato da ogni parte considerazioni le più disparate; da quelle che hanno rilevato l'impossibilità di un vero ammodernamento della famiglia italiana senza l'introduzione dell'istituto del divorzio, a quelle che stigmatizzano nel progetto la confermata effettiva disparità della condizione della donna, a quelle, per contro, che hanno ancora ironizzato su tale parità finalmente raggiunta o quasi.

L'anacronismo della vecchia legge

Se si è sentita proprio in sede governativa l'esigenza di un rinnovamento, è evidente che non si poteva più ignorare lo stato di arretratezza in cui le nostre leggi continuavano a costringere la nostra società che, tra l'altro, negli ultimi decenni, si è andata inserendo nell'ambito di altre società europee ed extra-europee da tempo rinnovatesi e in possesso di leggi ben più avanzate ed anzi in fase di ulteriore rinnovamento.

Ma poche sono, in realtà, le voci che emergono dal contesto del codice, e alquanto deboli.

Introdotta la punibilità del marito adultero

Il progetto Reale, tra codice civile e codice penale, è composto di 36 articoli. Tra i più interessanti tra quelli di C.P. è quello riguardante l'adulterio (art. 550 del vecchio codice) che porta la novità dell'estensione della colpa, e quindi della punizione, anche del marito adultero (colpa attribuita fino ad ora soltanto alla moglie come sancisce anche un decreto della Corte Costituzionale).

Inoltre è ancora ribadito l'obbligo della fedeltà anche in caso di separazione.

La situazione dei separati si aggrava

Questo articolo va ad aggravare la situazione dei separati, già grave di per sé stessa, perché si aggiungerà la punibilità anche del marito adultero, invece di abrogarlo definitivamente, lasciando agli individui non più minorenni, la responsabilità della propria condotta, talché la situazione della società italiana si appesantirà ancora di più.

Il delitto d'onore

Per contro nel progetto è proposta l'abrogazione dell'art. 587 sul delitto d'onore, considerato ormai come un delitto qualsiasi contro l'integrità della vita umana e soggetto, di conseguenza, a pene giustamente molto severe.

La proposta di modifica dell'art. 553 (incitamento a pratiche contro la procreazione) contempla sostanzialmente soltanto una più severa punizione nel caso vi sia scopo di lucro.

Ignorato il controllo delle nascite

E' ignorato completamente tutto il grave problema della necessità di un razionale controllo delle nascite. Mentre questo problema negli stati più evoluti da decenni è apertamente regolato dal leggi.

La parte del progetto riguardante il codice civile porta qualche innovazione importante: ad esempio sul problema di rapporti patrimoniali dei coniugi e sull'abolizione della costituzione di beni in dote (art. 9).

La potestà maritale è confermata

I rapporti personali tra i coniugi costituiscono una delle parti più interessanti e nello stesso tempo più deludenti del progetto. Nonostante le proposte delle associazioni femminili che auspicavano una famiglia in cui vi fosse sostanziale parità nelle responsabilità di entrambi i coniugi, l'articolo 2 (144 del vecchio codice) del progetto Reale (che si intitola ``Direzione della famiglia'') conferma ancora una volta la potestà maritale ribadendo la concezione piramidale della famiglia e quindi della società del diritto napoleonico e fascista.

Nell'art. 3 (145 del vecchio codice) si sancisce il dovere del marito di mantenere la moglie, di tenerla presso di sé e di somministrarle tutto ciò che è necessario, ecc.

La patria potestà

Lo stesso accade per la patria potestà art. 21 (316 del vecchio codice). ``Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori fino al compimento della maggiore età ed alla emancipazione. Questa potestà è esercitata dal padre tenuto conto del parere della madre. Dopo la morte del padre essa è esercitata dalla madre''.

E poi ancora è interessante l'art. 23 (320 del vecchio codice) ``Il padre rappresenta i figli nati nascituri in tutti gli atti civili e ne amministra i beni...''

Il contrasto tra diritto pubblico e diritto privato

E' facile notare come questi dispositivi mantengano vivo sostanzialmente il contrasto tra diritto privato e diritto pubblico, che apre alla donna la strada per tutte le professioni in base ai criteri di uguaglianza adottati dalla Costituzione.

In queste proposte c'è la persistenza di una concezione ormai superata - proprio in questi ultimi anni - dei rapporti con i figli, intesi ancora strettamente in un senso gerarchico di cui si va perdendo in significato e la ragione.

Si presuppone che i coniugi non siano maturi

La proposta di un tribunale di famiglia che giudichi sugli eventuali disaccordi dei coniugi fatta da chi poi afferma di professare la diarchia o comunque la direzione comune della famiglia, presume invece ancora una volta, anche se inconsciamente forse, l'immaturità dei coniugi nel matrimonio. Al limite, il problema è di facilitare il ricorso al tribunale quando si siano ormai verificati gli estremi di separazione.

L'istituto del divorzio è completamente ignorato così come, si è detto, era ignorato nella proposta del C.N.D.I. Quanto alla separazione, vi è nell'art. 6 (15 bis del vecchio codice) la novità della possibilità di separazione tra i coniugi per fatti incolpevoli (la proposta del C.N.D.I. era stata formulata ``per giusta causa'', intesa come situazione obiettiva).

La separazione consensuale

Non è stato invece abrogato l'art 153 che, nell'art. 7 Reale, risulta invariato: ``La moglie può chiedere la separazione consensuale quando il marito, senza giusto motivo, non provveda a fissare la residenza coniugale, ovvero rifiuti di tenere conto delle esigenze di lei''.

La dote e la comunione dei beni

Il comune accordo tra i coniugi per la scelta della residenza non vi è nemmeno contemplato. Quanto al problema dei rapporti patrimoniali tra i coniugi è da notare che il divieto di costituire in dote, che appare rinnovatore, perde completamente la sua novità quando poi è detto che l'amministrazione del fondo patrimoniale costituito da entrambi i coniugi (e che costituisce la dote) è lasciata al marito, avuto il consenso della moglie. Il principio della ``comunione dei beni'' che viene a sostituire quello della separazione fino ad ora vigente, si risolve così in un ulteriore appesantimento della situazione della donna che vede amministrato da altri il patrimonio che essa ha realizzato con il proprio lavoro.

Sull'adozione su cui si discute alla Camera vi dovrebbero essere alcune innovazioni; il limite di età dei coniugi che vogliono adottare è stato abbassato dai 50 ai 35 anni, o eccezionalmente con autorizzazione del tribunale, anche a 30 anni a patto che vi sia con l'adottato una differenza di età di 18 anni. Non si concepisce in sostanza, nella concezione così chiusa della famiglia, che una persona che non sia dello stesso sangue possa farne parte quando vi siano già o possono nascere in seguito figli; non si sa se sia preferibile far risalire questo pregiudizio a considerazione dei problemi affettivi o di quelli patrimoniali. E comunque se tanto culto vi è in Italia per la famiglia questo deve essere esteso anche a coloro che invece, con irrazionale contraddizione, ne sono esclusi, e in certi casi più pietosi sono costretti a trascorrere l'infanzia in collegio; è proprio necessario tenere in piedi ad ogni costo tali collegi?

E' proposta l'abrogazione degli articoli 330 - sulle condizioni imposte alla madre superstite - e 339, sulla necessità di un curatore del nascituro. L'art. 330 era così formulato: ``il marito può, per testamento, dettare condizioni per l'educazione dei figli minori e per l'amministrazione dei beni alla moglie superstite'' e l'art. 339 ``Ove, alla morte del marito, la moglie si trovi incinta, il tribunale, su istanza di chiunque ne abbia interesse e del pubblico ministero, può nominare un curatore per la protezione del nascituro e, occorrendo, per l'amministrazione dei di lui beni...'' Il primo codice civile italiano, quello del 1865 nell'art. 236 così diceva: ``Ove la donna sia rimasta, alla morte del marito, incinta, può essere nominato un ``curatore al ventre...'' la madre che vuol passare a nuove nozze deve convocare il consiglio di famiglia...''

Infine, circa il riconoscimento dei figli adulterini anche in costanza di matrimonio, e nel caso in cui i coniugi siano separati la madre ed il presunto padre abbaino convissuto nel periodo a cui risale il concepimento, si dice che un passo avanti si è fatto: è logico che in un complesso di istituzioni tanto arretrate ogni piccolo rinnovamento sia accolto come una conquista, ma vi sono alcuni particolari nell'art. 14 che lasciano perplessi, come ad esempio la necessità perché il figlio adulterino non può essere introdotto nella casa del genitore che ha figli legittimi con lui conviventi senza l'autorizzazione del giudice tutelare previo consenso dei figli legittimi maggiori dei 14 ani, debbono essere sentiti i figli se maggiori di 8 anni.

Questo avviene anche quando il figlio adulterino debba entrare a far parte dell'eredità.

Non sappiamo quanti figli certi fuori del matrimonio, a queste condizioni, potranno entrare a far parte del patrimonio e della famiglia.

Dice ancora l'art.14:

``Il figlio assume il cognome del genitore e lo aggiunge a quello già acquisito da altro genitore naturale. Quando premette al cognome assunto quello del genitore che effettua il riconoscimento''.

Se prima di cercava di coprire pietosamente la qualità di figlio illegittimo, tanto scottante nella società italiana, ora risulterà ben chiara questa qualità dall'apposizione dei due cognomi dei genitori naturali!

COMMISSIONE PER LA PREPARAZIONE DEL CONGRESSO

"Sezione di Milano - CONVEGNO SULLA SCUOLA"

A cura della Sezione di Milano del Partito, si terrà, il 18 e 19 marzo, un convegno sulla scuola presso la casa della Cultura in via Borgogna, 3 (Milano)

Il convegno, cui parteciperanno anche amici di altri partiti o indipendenti, si aprirà sabato 18 marzo alla ore 15.30 sulla relazione generale, a cura del Partito Radicale, sul tema:

``LE RESPONSABILITA' DELLA SINISTRA SUI PROBLEMI DELLA SCUOLA''

Seguiranno le seguenti relazioni:

- la politica scolastica del centro sinistra

(Lorenzo Strik-Lievers)

- Problemi del sindacalismo scolastico

(Anna Maria Gerli Formentini)

- Rilievi della Corte dei Conti sulla gestione del Ministero della Pubblica Istruzione

(a cura della Sezione Romana del P.R.)

Saranno inoltre presentate alcune comunicazioni a cura di Luca Bracci e Silvana Leonardi, Marcello Baraghini, Ida Sacchetti, Giannantonio Paladini, Giuseppe Boretti, Federico Oliva e Piero Pozzoli.

Hanno assicurato la loro partecipazione la Federazione milanese del PSIUP, del Movimento Autonomo Socialista, la Federazione giovanile del PRI e del Circolo della Scuola.

I radicali ed i simpatizzanti sono pregati di voler intervenire per portare il loro contributo al dibattito, che servirà a mettere a punto i diversi aspetti di un problema politico verso il quale il partito ha rivolto sempre la sua particolare attenzione.

Coloro che intendono partecipare sono pregati di darne notizia alla Sezione milanese del Partito (via S. Maurilio 14, tel. 861595)

 
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