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Azione Nonviolenta - 31 agosto 1972
Regolamento nonviolento della marcia

SOMMARIO: Per superare le grandi difficoltà che si presenteranno durante la VI marcia antimilitarista da Trieste ad Aviano (26 luglio al 4 agosto 1972), Azione Nonviolenta propone una sorta di regolamento disciplinare vincolante soltanto moralmente e non giuridicamente.

(AZIONE NONVIOLENTA, luglio/agosto 1972)

Quest'anno, per la prima volta, la Marcia Antimilitarista sarà anche una Marcia di nonviolenti impegnati in una azione di propaganda politica e di lotta nonviolenta.

Noi stessi, promotori, ci troviamo ad essere forse inadeguati, collettivamente, ad un impegno così chiaro e difficile: altro è, infatti, avere acquisito sul piano teorico e sul piano dei sentimenti una convinzione nonviolenta, altro è averne acquisito profondi riflessi e istinti, avere superato per quanto è umanamente concepibile oggi i nostri istinti di aggressività, di violenza morale, di non rispetto dell'altro, cioè del diverso, e dell'avversario; altro, ancora - è presumere di avere forza sufficiente per tradurre, con intelligenza, dinanzi alla varietà ed alle difficoltà delle situazioni che ci troveremo ad affrontare, le nostre proposizioni ideali in concreti comportamenti.

Anche per questo avevamo in un primo momento pensato ad una sorta di regolamento di disciplina della Marcia: ci siamo resi conto che in qualche misura questa forma di espressione dei metodi e dei comportamenti che auspichiamo e che dobbiamo noi per primi fornire non à la più omogenea, nella forma, a chi, come noi, vive e lotta perché ciascuno sia padrone della propria coscienza e vuole che sia libero e responsabile in ogni occasione e momento di fronte ad essa. Ogni nostra indicazione collettiva deve ritenersi moralmente e tendenzialmente disciplinare - ma non, giuridicamente e sul piano del "potere", vincolante.

Ricordiamo allora, esplicitamente, ed a ciascuno ed a tutti i partecipanti alla marcia questi criteri e queste raccomandazioni - che ci sembrano non poter non essere unanimemente condivisi dai compagni nonviolenti:

a) le scritte, come i discorsi, devono essere privi di qualsiasi espressione offensiva o minacciosa verso qualsiasi persona, anche ed in primo luogo la più nemica;

b) la risposta alle immancabili provocazioni e aggressioni non può che essere fermamente nonviolenta, cioè civile, dialogante, il più possibile serena; questo sia sul piano collettivo che sul piano personale;

c) la vita comune, in questi dieci giorni, anche per le preoccupazioni, difficoltà che non cesseranno d'insorgere, sarà difficile, come ogni altra, più d'ogni altra. Se, infatti, è indubbio che esistono e interverranno alla marcia compagni per i quali l'esperienza nonviolenta è stata ed è effettivamente vissuta, come esperienza personale, mistica od ascetica, è bene tener tutti presente che la nonviolenza che qui ed oggi ci unisce è fatto collettivo, e pienamente politico: prassi e dialogo.

Il rispetto per gli altri non potrà essere, quindi, pienamente affidato ad una meccanica spontaneità, o ad illusioni spontaneistiche. Abbiamo due nemici da battere, interni a ciascuno di noi, che rischiamo di inserire in questi giorni di azione e di azioni comuni: l'indifferenza alla concreta sensibilità degli altri, il chiasso inutile, gli esibizionismi, il "lasciarsi andare" fino al fastidio e al mancato rispetto dei compagni, e - all'opposto - i moralismi infastiditi e infastidenti, fatti di pari incapacità a comprendere, rispettare, giustificare caratteri e stati d'animo diversi dal nostro. Ciascuno lo ricordi, a sé e agli altri, il più fraternamente possibile.

Se questi suesposti sono principi che ci paiono connessi alla stessa natura del nostro essere gruppi nonviolenti che in quanto tali, questa volta, operano e combattono, vi sono poi da far presenti anche motivi di opportunità sui quali ciascuno dovrà riflettere e che gli estensori di questo documento unanimemente vi propongono:

a) tutto il modo di marciare, di parlare, di vestire, di "essere", è "comunicazione" verso l'esterno; siamo di diversa origine e quindi, per gusti e per necessità, diversi: esprimiamo - lo vogliamo o no - modi di essere borghesi, piccolo borghesi, proletari, sotto proletari. Ma ciascuno di noi deve tener presente che esiste un rapporto sicuro fra i nostri modi di presentarci e di "apparire" e le reazioni di coloro con cui vogliamo parlare, per cui facciamo la marcia. Dobbiamo tutti fare il possibile perché non vengano gratuitamente offerti pretesti per divergere l'attenzione del discorso politico su futili questioni di costume;

b) la marcia deve essere autogestita.

Probabilmente essa tornerà a stabilire che ogni giorno, ed a rotazione, dei compagni assumano la responsabilità e l'onere grave di coordinatori. Ma sarebbe, rispetto a loro ed a tutta la manifestazione, un grave peso se ciascuno non s'assumesse la personale responsabilità di tener presenti e di difendere i metodi ed i criteri che ci diamo, di comune intesa, per renderla il più produttiva e la meno costosa possibile per il nostro movimento e per ciascuno di noi.

Vi sono poi alcuni punti di tecnica nonviolenta che dobbiamo ricordare e attuare:

1) In caso di disobbedienza a un ordine arbitrario o ingiusto non sottrarsi con la fuga al fermo o all'arresto: seguire i poliziotti (o farsi trasportare) il più serenamente possibile e senza tracotanza, tendendo a superare i sentimenti di rabbia, disprezzo o rancore;

2) In caso di aggressioni teppistiche far muro per proteggere e isolare i compagni aggrediti. Nei casi più gravi reagire, senza mai dar colpi, per immobilizzare l'aggressore;

3) Non distanziarsi mai troppo dagli altri marciatori; non restare isolati; segnalare ai coordinatori della giornata se, per motivi imprevisti e sopraggiunti, non si è più in grado di rispettare i programmi comuni.

Ai gruppi promotori della marcia (Movimento Antimilitarista Internazionale Torino, MLD, Movimento Nonviolento, Partito Radicale) compete naturalmente la responsabilità di assicurare l'attuazione e il rispetto degli obiettivi politici prefissati e del suo carattere nonviolento. Essi hanno quindi la facoltà di richiamare l'assemblea dei marciatori sulle eventuali carenze o comportamenti contraddittori che si presentassero a tale riguardo.

La gestione della marcia (varie iniziative giornaliere, tempi e modalità, coordinatore giornaliero della tappa, ecc.) è invece affidata alla assemblea dei partecipanti. Le decisioni vanno prese tendenzialmente all'unanimità; dove questa si rivelasse troppo faticosamente raggiungibile, la decisione sarà presa a maggioranza.

 
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