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Ercolessi Giulio - 1 novembre 1980
NOI E I FASCISTI: (6) MSI fuorilegge: perché siamo contrari
di Giulio Ercolessi

("Notizie Radicali" del 21 marzo 1975)

SOMMARIO: Una raccolta di scritti sull'antifascimo libertario dei radicali: riconoscere il fascismo vuol dire capire quello che è stato e soprattutto quello che può essere. Troppo spesso dietro l'antifascismo di facciata si copre la complicità con chi ha rappresentato la vera continuità con il fascismo, la riproposizione di leggi e di metodi propri di quel regime.

("NOI E I FASCISTI", L'antifascismo libertario dei radicali

a cura di Valter Vecellio, prefazione di Giuseppe Rippa - Edizioni di Quaderni Radicali/1, novembre 1980)

L'iniziativa politica che maggiormente impegna questa settimana i tre maggiori gruppi della sinistra extraparlamentare e numerosi e prestigiosi esponenti di quella istituzionale che l'hanno patrocinata, a cominciare dalla sezione romana di "Magistratura Democratica" è quella della raccolta della firme per un progetto di legge di iniziativa popolare per la messa fuori legge del MSI.

Siamo decisamente contrari a questa iniziativa, e la riteniamo erronea, inutile e sviante.

Impedire la ricostituzione del PNF aveva un senso preciso nel 1947, quando solo dieci anni prima il fascismo era stato confortato dal sostegno della maggioranza degli italiani quando non erano ancora chiarie consolidati i futuri equilibri di forza tra i partiti, quando ancora era possibile prevenire la costituzione del MSI, quando la battaglia fondamentale dei "radicali" di allora era per l'epurazione dei grandi gangli fondamentali dello stato dei responsabili del regime fascista, per la punizione dei suoi gerarchi che di lì a poco sarebbero stati tutti assolti dalla Corte di Cassazione dopo il 18 Aprile; quando, soprattutto, nessun partito sembrava avere ancora raccolto quello che dell'eredità del fascismo era possibile raccogliere e potenziare: quando la DC non aveva ancora edificato il suo regime.

Da allora in questi 27 anni la Dc ha riorganizzato, nei limiti e nelle forme in cui era possibile farlo, un partito e un regime che del fascismo ha raccolto, con le leggi e gran parte della classe dirigente da esso formata, l'idoneità interclassista e corporativa, il consenso, i corpi "separati", gli enti pubblici, il sistema bancario, i mezzi di informazione, il regime concordatario che il fascismo aveva creato, perfezionandoli e adattandoli al nuovo stato industriale, alle esigenza minime di europeizzazione, nei limiti che le grandi forze democratiche e la grandi masse popolari rendevano e rendono invalicabili.

Quello che la DC ha creato era ciò che il costituente voleva impedire con la XII Disposizione transitoria della Costituzione. Oggi i gruppi extraparlamentari vogliono utilizzare quella norma non per lo scopo per il quale essa era stata creata, che era quello di prevenire la riorganizzazione del PNF, ma per sciogliere un partito che rappresentava alle scorse elezioni politiche poco meno di tre milioni di elettori, pari al 8,7% dei suffragi.

A questo punto abbiamo il dovere di essere estremamente chiari: come libertari riteniamo che se si costituisse e si presentasse alle elezioni un partito il cui scopo fosse quello di propagandare l'assassinio indiscriminato, questo partito dovrebbe avere tutto il diritto di manifestare e propagandare le proprie idee e di raccogliere suffragi, fino al punto in cui non decidesse di metterle in pratica. Allora e soltanto allora avremmo il diritto di impedire e di reprimere tali reati, non la loro apologia. Le leggi ordinarie, se vi fosse la volontà di applicarle, consentirebbero già oggi di reprimere nel modo più drastico ogni violenza squadrista e ogni tentativo di eversione delle istituzioni democratiche. Ma è il regime che non le vuole applicare, e che impedisce a magistrati democratici, o anche soltanto onesti di farlo, come le cronache di questi ultimi anni hanno ampiamente dimostrato. O sono magistrati di destra che le applicano per reprimere a sinistra e non contro i fascisti. Ma il regime oggi non si chi

ama MSI, ma DC. Continuare ad affermare che il vero pericolo o il pericolo maggiore sia Almirante, tutt'al più "protetto" dalla DC o da essa non combattuto in modo sufficientemente corrente significa muoversi oggettivamente nel solco di quell'antifascismo di regime che si esprimeva nelle manifestazioni unitarie con la DC.

Affermare che delle stragi susseguitesi in questi anni i responsabili maggiori sono esponenti missini, non solo non è un motivo sufficiente per mettere fuori legge una forza politica in cui si esprime un certo numero di elettori che è quanto meno folle ritenere tutti responsabili di quei fatti, ma è anche inesatto. Non solo perché equivarrebbe a ritenere che il maggiore responsabile dell'assassinio di Matteotti sia stato il sicario che materialmente lo ha ucciso, anziché il regime di Mussolini, ma perché gli stessi sicari ed esecutori delle stragi materiali delle stragi e degli episodi di strategia della tensione di quest'anno sono tutti molto più legati, di solito tramite i suoi corpi separati e speciali ed i suoi uomini di fiducia ad esso preposti, al regime e ai suoi vertici democristiani che non al MSI. Freda Rauti e Giannettini si possono anche sacrificare e mandare in galera - è più difficile farlo con Miceli - ma i processi vengono avocati e sospesi e le indagini vengono bloccate non quando emergono l

e responsabilità di questi paleofascisti repressi e psicopatici, ma quando attraverso la stampa o le indagini dei magistrati democratici in primo piano emergono le responsabilità reali di Henke, di Restivo, Rumor, di Tanassi.

Prima ancora che le indagini portassero all'incriminazione dei fascisti la sinistra italiana comprese quali erano le vere responsabilità della strage di piazza Fontana, perché comprese a chi essa avrebbe giovato.

Chi può oggi affermare che le stragi di Brescia e dell'Italicus giovino al MSI? In realtà il vero fruitore di due benefici è oggi come ieri il regime democristiano: è sempre quando il regime è in crisi o tenta il recupero che esplodono le bombe, e se le bombe non bastano ci sono i sequestri, le rapine, le evasioni dei brigatisti di regime.

Al MSI certo non giovano le stragi, che sempre ormai vengono attribuite ai paleofascisti, anziché a quel regime che ne è quanto meno e incontrovertibilmente il responsabile oggettivo. Al MSI giovano piuttosto gli assassini di propri militanti, nuovi martiri, i divieti di tenere comizi e manifestazioni, il rifiuto dei giornalisti a partecipare a tribuna politica con Almirante ("Mi calunniano 364 giorni all'anno e quando possono rinfacciarmi le mie colpe non lo fanno"), quando nessuno ha mai rifiutato il dialogo con Fanfani o con Rumor. Alla DC giovano le stragi e gli scontri fisici fra fascisti e militanti della sinistra che sono l'unico modo di rendere ripresentabile la teoria degli opposti estremisti.

Questo tipo di antifascismo fa del MSI un partito di martiri anziché di penosi e cinici reazionari, e della DC un partito di centro anziché di veri fascisti. E i DC magari potranno anche votare il progetto di legge degli extraparlamentari, perché allora i tre milioni di voti fascisti non potrebbero che andare a bloccare la loro emorragia.

In realtà ci sono dei motivi ben profondi - e strutturali, compagni extraparlamentari - che hanno prodotto tre milioni di voti fascisti dopo trent'anni di regime democristiano, e nessuna legge è in grado di annullarli.

Il progetto di legge per la messa fuori legge del MSI è una proposta - con tutto il rispetto per i degnissimi compagni che vi hanno aderito - oggettivamente reazionaria e fascista; è un provvedimento che riafferma una concezione autoritaria e repressiva dello Stato che è agli antipodi di quella della Costituzione; consente ogni forma di soprusi (chi stabilirà se il proprietario di un bene è o non è prestanome del MSI?); conculca libertà e principi sacri e fondamentali, della libertà di manifestazione del pensiero di associazione, di propaganda, di stampa, al principio della stessa rappresentatività parlamentare.

Con quale faccia continueremo ad affermare che la libertà di manifestazione del pensiero non trova limiti nella esigenza di tutelare le forze armate, il governo o il presidente della repubblica, se dovessimo affermare che ne trova perfino nella XII disposizione transitoria? Prevedere pene da 5 a 12 anni per i promotori e da 1 a 5 anni per i partecipanti alla riorganizzazione del MSI o delle organizzazioni ad esso collegate "sotto qualsiasi forma, titolo o nome"; pene da 1 a 8 anni per l'istigazione a commettere tali reati, da sei mesi a 5 anni per chi "esalta" il MSI (pena questa superiore a quelle previste dal codice Rocco per i vilipendi); chiedere per tutti questi reati l'emissione obbligatoria del mandato di cattura - prevedere e chiedere pene di questo tipo per reati di opinione significa comportarsi oggettivamente da fascisti. Non manca che la istituzione di un Tribunale Speciale per la difesa dello Stato.

Si tratta di un errore gravissimo anche per chi non ritenga come noi che solo nel rispetto per i principi della democrazia liberale della tolleranza e della nonviolenza di costruire una società socialista. Una volta affermati principi del genere di quelli proposti da questa iniziativa, quando dovessero cambiare le condizioni dello scontro sociale nel paese, non si esiterà, come non si è esitato nel passato, ad utilizzare contro la sinistra leggi e provvedimenti altrettanto incostituzionali e repressivi. Ne dovrebbero sapere qualcosa i compagni di LC, che già sono stati indiziati di reato dalla procura di Firenze negli anni scorsi, in base alle legge Scelba. La scelta, alla fine è semplice: i promotori di questa iniziativa ritengono più utile colpire con questa legge la parodia del fascismo di ieri, anziché colpire con i nostri referendum, gli strumenti di repressione reale creati dal fascismo di ieri e utilizzati dal regime di oggi.

"Giulio Ercolessi"

 
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