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Rutelli Francesco - 28 maggio 1982
Un Movimento contro la Pace?
Bilancio, dopo un anno di manifestazioni stile anni '50

di Francesco Rutelli

SOMMARIO: Un anno di movimento pacifista in Italia: un pacifismo di fragili consapevolezze, sostenuto dal Pci che cerca di affrancare la sua immagine di politica estera dall'ipoteca moscovita. La difficile gestione di un movimento spontaneo che attende iniziative disarmiste pragmatiche, e riceve continue docce fredde, dal Pci spiazzato dal golpe in Polonia e dal propagandismo di Reagan e Breznev. L'iniziativa radicale ha due obiettivi: far si' che il movimento si dia obiettivi concreti e non sia fondato sulla generica pulsione "per la pace"; imporre tra le priorita' quella della politica contro lo sterminio per fame. Il Pci incapace di presentare emendamenti per la riduzione del bilancio militare. Poniamo al Pci una questione ultimativa: cosa intende fare concretamente per la campagna internazionalista lanciata dai Premi Nobel e sostenuta dai 1.300 sindaci italiani.

(NOTIZIE RADICALI N. 6, 28 maggio 1982)

(Dopo i fallimenti del movimento della pace, il Partito Radicale vede accresciuta la forza e la credibilità della propria iniziativa antimilitarista e di pace, consolidata la consapevolezza di offrire l'unica proposta nuova e rinnovatrice.)

Il "movimento per la pace" italiano compie un anno. Sulla torta, non scriveremo "cento di questi giorni". Bene o male, molti sanno due cose: che i radicali sono antimilitaristi e pacifisti, da lungo tempo; che i radicali non vanno molto d'accordo con questo "movimento per la pace".

Si tratta di spiegare questa situazione. E' bene farlo attraverso una sintetica ricostruzione di questo anno di "pacifismo" nostrano. Sulla spinta della grande crescita dell'opposizione al riarmo registrata soprattutto nel Nord Europa, e della decisione italiana di accogliere 112 missili di criocera eurostrategici a testata nucleare "Tomahawk" nella base di Magliocco a Comiso, tutti gli ambienti politicizzati della sinistra (eccezion fatta per quelli socialisti, imbarcati in tutt'altre avventure) trovano nell'estate 1981 una convergenza obiettiva su un impegno storicamente trascurato: quello pacifista. E' un pacifismo che ha fragili radici di consapevolezza, ma che viene per la prima volta sorretto - ed in modo sostanziale - da un PCI che sta tentando di affrancare la sua immagine di politica estera dalla ipoteca moscovita e di accreditare una sua presenza "di movimento", tanto più importante all'indomani della proclamazione della scelta "alternativista" e di un nuovo calo alle elezioni amministrative (che h

a svelato la perdita di consenso del PCI soprattutto nell'elettorato giovanile).

Dalle prime manifestazioni dell'estate, sino al "boom" della Perugia-Assisi e della Marcia del 24 ottobre contro i missili, le mille contraddizioni che assillano e minano il "movimento per la pace sono tenute a bagnomaria da un riscontro popolare di grande importanza. Alla Perugia-Assisi in particolare, si registra una confluenza di popolo (giovani, innanzitutto) come da anni non si verificava e che non poteva essere ricondotta alla mera mobilitazione dei partiti. Anche il 24 ottobre (200/300 mila persone a Roma) la massiccia e capillare organizzazione del PCI e dei suoi satelliti non sarebbe sufficiente ad assicurare un successo così clamoroso. Ma la gestione di questo consenso non è facile, perché impone delle scelte. E, soprattutto, gli eventi della politica internazionale (golpe in Polonia, fuochi d'artificio propagandistici tra Reagan e Breznev per dimostrarsi l'uno più pacifista dell'altro) procurano più d'una doccia gelata al pacifismo italiano. Con il risultato di lasciare a casa le migliaia di perso

ne che avevano manifestato interesse e speranza per un iniziativa pragmatica di segno disarmista, e di lasciare la bandiera del "movimento per la pace" - assai avvizzita - nelle sole mani dei partiti e partitini (come si è potuto constatare con la marcia anti-Reagan).

Ma i radicali, cosa hanno fatto i radicali in questo periodo? Fin dall'inizio, l'atteggiamento del Partito radicale non è stato certamente quello di chi rimane sulle sue per non mischiare i suoi titoli con quelli dei nuovi arrivati. Noi avevamo due argomenti chiari e forti, nel prestare la nostra iniziativa convergente della tradizione antimilitarista italiana e di questa nuova ondata pacifista: la necessità di puntare su obiettivi concreti e rigorosi, e non su una generica pulsione "per la pace"; la necessità di porre tra le priorità del movimento la politica contro lo sterminio per fame. Una quota notevole dei partecipanti alle "marce della pace" (emblematico fu il caso della Perugia-Assisi) si ritrovava con le indicazioni e i contenuti radicali anziché con gli appelli alla "trattativa" e con le riedizioni di un pacifismo "stile anni '50", e le merce contro lo sterminio trovavano un fortissimo consenso popolare.

La prima pregiudiziale ha trovato un riscontro negativo quando, dopo settimane di lavoro per la realizzazione di una manifestazione di piazza contro l'incremento delle spese militari, l'intera componente comunista (PCI, FGCI, ARCI) si è chiamata fuori, determinando il fallimento dell'iniziativa. Come si diceva di Marc'Aurelio, il "movimento per la pace" "scopriva in oro", denunciando di essere in ostaggio della volontà dei partiti e di essere rigidamente bloccato dalla impostazione velleitaria ed ipocrita del Partito Comunista Italiano (incapace di presentare emendamenti di riduzione delle spese militari sulla legge finanziaria e il Bilancio).

Cosa accadrà ora, e cosa farà il Partito Radicale? Nelle ultime settimane attraverso colloqui diretti e prese di posizione pubbliche, abbiamo posto al PCI una questione ultimativa: intendiamo sapere se il pacifismo di casa nostra intende far propria in tempo utile la campagna internazionale lanciata dai Premi Nobel e specificamente gli obiettivi parlamentari e politici indicati da 1.300 sindaci italiani. Ci sono stati segnali interessati negli ultimi mesi (dall'adesione formale del PCI alla Marcia del 17 ottobre 1981, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, alla partecipazione alla Marcia di Pasqua 1982, ad un disgelo sui metodi ed i contenuti dell'iniziativa radicale contro la fame al Parlamento europeo e anche in quello italiano); ma oggi è tempo di fatti, e non di parole.

 
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