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Stanzani Sergio - 27 aprile 1991
La forma-partito: Introduzione di Sergio Stanzani al seminario di Rimini del 27-30 aprile 1991

SOMMARIO: Nei giorni 27, 28, 29 e 30 aprile 1991 si è tenuto a Rimini un seminario del Partito radicale sui seguenti temi: a) la forma-partito nella democrazia reale continentale, con particolare riguardo alla situazione italiana; partiti e riforme istituzionali; b) la forma-partito, le sue regole, il progetto transnazionale e transpartitico in relazione alla situazione italiana, la proposta del partito radicale; c) partito radicale, le forze politiche italiane, la proposta di costituente democratica.

Nell'introduzione al seminario, il segretario del PR, Sergio Stanzani, si sofferma su alcune delle caratteristiche peculiari dello statuto del '67 e sull'obiettivo costitutivo del PR: dare forma organizzata all'idea transnazionale.

1. Nell'introdurre questo "seminario" è corretto, più che un obbligo, ringraziare quanti hanno risposto al nostro invito: gli autorevoli esponenti del mondo scientifico e culturale, nonchè di quello politico, gli iscritti al partito radicale che, in gruppi diversi, operano nelle istituzioni o che nel passato hanno retto l'onere delle maggiori responsabilità al servizio del partito, infine i compagni che con noi collaborano attualmente nell'impegno assunto di fare quanto è necessario e possibile per assicurarne l'esistenza.

E' il mio, il nostro, un ringraziamento, tanto più sincero, non solo formale, quanto più è dovuto.

2. Precisare "il perchè" di questo seminario, con questi temi, è compito della relazione del Presidente del Consiglio Federale del Partito, di Marco Pannella.

3. A parer mio, questo incontro - sulla "forma-partito nella democrazia reale continentale", sulla "proposta transnazionale e transpartitica del Partito radicale" e sul "rapporto tra Partito radicale, le forze politiche italiane, la proposta di costituente democratica" - deve prendere le mosse da una questione centrale - legata indissolubilmente al concetto stesso di democrazia e all'analisi che il Partito radicale ha compiuto sin dalla risoluzione del Congresso di Firenze del 1985 - che constata l'impossibilità, in Italia, di esercizio dei diritti democratici nel dispregio delle garanzie costituzionali e che peraltro ha già avuto un importante "precedente" nella campagna di "sciopero del voto" promossa dal Partito radicale nelle elezioni politiche del 1983.

Democrazia significa scelta fra opzioni diverse. Se viene a mancare la conoscenza dei termini della posta in gioco, se vengono a mancare uguali condizioni di partenza fra le forze che si contrappongono, se non viene garantita al cittadino concretamente la possibilità del "conoscere per deliberare", vengono meno i presupposti indispensabili dell'agibilità democratica, la scelta non è piu' possibile, non esistono le condizioni per l'esercizio effettivo della libertà che la democrazia deve garantire a tutti e a ciascuno.

Se sono i grandi potentati, pubblici e privati, a condizionare e governare, di fatto, con il predominio dei mezzi d'informazione, il consenso o il dissenso, a promuovere o insabbiare gli scandali, a determinare o annullare il successo di partiti e uomini politici, in una parola a costituirsi in fazioni, sono le stesse fondamenta dello Stato democratico ad entrare in crisi: il Governo, il Parlamento, il potere giudiziario.

Oggi, infatti, sia all'est che all'ovest, la conquista del diritto a presentare liste, a votare, a eleggere un Parlamento, non significa di per sè conquista della democrazia.

Non vi è dubbio, infatti, che oggi l'esercizio effettivo della libertà in democrazia passa attraverso il diritto all'informazione, alla regolamentazione del quarto potere, quello dei mass-media e dell'informazione televisiva, anzitutto.

Senza regole certe che garantiscano il diritto dei cittadini ad un'informazione "contraddittoria", corretta, aperta e accessibile alle diverse tendenze culturali e politiche, senza un ordinamento che tuteli la collettività dalla manipolazione dell'informazione e che garantisca tra l'altro il diritto all'immagine e all'identità del singolo cittadino e dei gruppi organizzati, senza l'osservanza di elementari, ma essenziali garanzie, sancite dalla Costituzione, senza la certezza del diritto, senza l'effettivo rispetto delle norme che la sanciscono, senza l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, viene messo in crisi lo Stato di diritto e soppressa, di fatto, la democrazia.

Sono considerazioni ovvie, dalle quali tuttavia mi sembra non si possa prescindere nell'affrontare la questione della "forma-partito".

4. D'altro canto, non è solo la situazione italiana che induce e rende attuali queste considerazioni.

Non a caso, da tempo, i radicali - inventando ancora una volta un termine del tutto inedito - hanno contrapposto al "socialismo reale", inteso anche come degenerazione della "forma-partito" nei paesi dell'est, la "democrazia reale", intesa come degenerazione non solo della "forma-partito", ma anche del sistema politico, nei paesi occidentali dell'Europa continentale.

Il processo di crisi in questi paesi dell'occidente si determina perchè e quando il potere, anzichè mezzo per il governo democratico, diviene il fine esclusivo dell'azione politica e, di conseguenza, il partito, da strumento di promozione e organizzazione del consenso volto a realizzare obiettivi e programmi di governo, diviene sede preminente di occupazione del potere. In Italia ad esempio i partiti sono già divenuti luoghi ove il potere opera, all'interno e al di fuori delle istituzioni, secondo regole e modalità di fatto estranee, quando non siano in contrasto, con le norme scritte: "la democrazia reale" si contrappone in Italia alla democrazia, come la "costituzione materiale" a quella formale.

Nel continente europeo si delinea quanto meno una situazione paradossale: proprio quando i gruppi dirigenti dell'est europeo sono costretti dal fallimento del comunismo a scegliere forme diverse del vivere civile e politico e si creano speranze e aspettative, tensioni e dibattito sui valori "occidentali" di libertà, diritto e giustizia, sulla attuazione della democrazia, questi stessi valori rischiano di perdere la loro forza per il degenerare del sistema politico in occidente e quindi della "forma-partito".

5. In questa situazione, mi pare si ponga una questione che, a sua volta, propone un quesito.

Il futuro dell'umanità, la sua esistenza, il suo progredire - ritengo sia percezione comune - è legato alla capacità di affrontare e risolvere problemi che hanno una dimensione planetaria: se, questa, è convinzione nel sapere, è ben lungi dall'esserlo nel potere.

Quindi la speranza di governare questi problemi e di superare positivamente questa contraddizione, che è anche contrapposizione, è affidata alla capacità della politica. Capacità che non può essere altro che una conquista della democrazia.

Limitandoci all'Europa, la pervicace resistenza all'esigenza di porre limiti alla sovranità degli Stati nazionali e la spinta disgregatrice delle esasperazioni nazionalistiche nei paesi dell'est, costituiscono un pesante ostacolo all'affermarsi di quei processi di conquista democratica ai quali è affidata la nostra comune salvezza.

In questo contesto, in relazione ai temi di questo incontro, si presenta questo quesito: l'effettivo coinvolgimento del cittadino ed una sua attiva partecipazione alla politica e, quindi, alla elaborazione delle proposte, all'attività per promuoverle, contrapporle ed affermarle, all'assunzione di scelte consapevoli e responsabili, quanto dipende dai partiti, dalla loro funzione e dalla loro capacità di organizzare il consenso? Con quali principi, con quali criteri, con quali modalità, con quale rapporto diritti-doveri e quali reciproche garanzie, con quale modello, teorico e organizzativo, la forma-partito può oggi contribuire e determinare il costituirsi e l'affermarsi dei processi di conquista democratica necessari per la salvezza delle donne e degli uomini in questa società?

6. In questa rapida e sommaria introduzione non intendo certo fornire una risposta. Consentitemi solo un accenno al contributo che - a mio avviso - i radicali hanno, il partito radicale ha fornito - con un'intuizione ancora una volta peculiare - nel delineare aspetti essenziali della "forma-partito". Si tratta di aspetti relativi a principi, criteri e modalità alle quali attenersi nel definire un mezzo, uno strumento di azione politica, capace di promuovere, alimentare, regolare e garantire il confronto e lo scontro in democrazia.

In vista di questo seminario ho riletto la stesura originaria dello statuto del partito radicale, approvata al Congresso di Bologna del 1967.

A molti di voi è stata inviata con altro materiale, attinente ai temi di quest'incontro. Per chi non lo avesse avuto sono disponibili le copie del testo, presso la segreteria.

Altri, piu' e meglio di me, potranno trattare piu' compiutamente e approfonditamente quest'argomento.

A me preme, qui, richiamare l'attenzione su di un unico aspetto di questa stesura del nostro statuto - anche se attiene a norme che il partito non ha potuto, finora, applicare integralmente - perchè ritengo chiarisca il carattere peculiare del modello da noi proposto e precisi un elemento essenziale di quel "segmento di teoria della prassi" da noi non solo concepito, ma anche perseguito e che oggi si ripropone - a mio avviso - con rinnovata attualità.

Si tratta di un modello teorico, ma non astratto, per organizzare concretamente la partecipazione dei cittadini alla lotta politica, richiedendo il loro impegno diretto per la ricerca e l'individuazione di quanto li possa unire, nel confronto e nel rispetto delle proprie specifiche diversità.

Questa stesura dello statuto tende infatti, con grande cura ed attenzione, ad assicurare, anzitutto all'interno del partito, lo svolgimento del processo democratico come condizione costitutiva preliminare.

Le norme statutarie pongono, a chiunque voglia iscriversi, tre sole condizioni: l'accettazione dello statuto, il versamento della quota individuale, l'impegno ad aderire o a costituire associazioni radicali, "secondo i propri interessi politici, culturali, sindacali o altri".

Essenziale, mi pare, è l'ultimo impegno, quello di associarsi, che - chi si iscrive - deve assumere nel rispetto piu' assoluto della propria libertà nella scelta dello scopo e degli obiettivi, delle iniziative da intrapredere e delle attività da svolgere, che non possono in alcun modo essere condizionate o precluse dagli organi del partito. Solo le decisioni adottate dal Congresso con maggioranza dei 3/4 degli iscritti sono vincolanti per le associazioni, ma costituiscono un impegno aggiuntivo - certo non secondario - che integra e mai sostituisce quelli liberamente scelti da ogni associazione in coerenza con i propri obiettivi.

Con queste norme sono le associazioni radicali, riconosciute dallo statuto come elemento costitutivo del partito, che sollecitano, raccolgono ed esprimono le "diversità" e che mediante una propria specificità, la propria iniziativa e la propria attività, costituiscono il fattore creativo e dinamico del partito e determinano al suo interno posizioni e proposte alternative, destinate a confrontarsi, ogni anno, in quello che è il solo momento deliberativo unitario: il Congresso.

Nella sede congressuale i partecipanti sono chiamati, in forza dell'elevato quorum richiesto, a scegliere tra proposte diverse, ciascuna elaborata da una diversa associazione, che la sottopone al Congresso forte delle iniziative assunte, dell'attività svolta, dei risultati e dell'esperienza acquisiti.

Tra queste proposte può prevalere solo quella che trova un grande consenso e che, pertanto, costituisce già, di per sè, una garanzia per l'accettazione del vincolo formale da parte di tutto il partito e, quindi, anche da parte delle altre associazioni. Queste, peraltro, pur se "sconfitte", restano libere di proseguire la propria attività, con i propri e diversi obiettivi, che potranno riproporre al successivo Congresso, come scelta unitaria del partito; congresso che gli organi del partito sono tenuti dallo statuto a convocare ogni anno, a scadenza prestabilita.

Questa concezione, di continua e permanente "dinamica alternativa" della vita del partito, non coinvolge unicamente gli iscritti e le associazioni radicali, ma è aperta ad altri, individui e associazioni, che possono aderire alle scelte del partito, su obiettivi determinati e anche solo per periodi di tempo limitati, con ampie possibilità di intervento, nelle dovute sedi statutarie, sul merito politico delle decisioni da prendere.

Il modello al quale si ispira lo statuto è, infatti, federativo e non solo federale e questo ne sottolinea la flessibilità e la mobilità.

La "dinamica alternativa" della vita del partito nel suo complesso è garantita dal potere riservato agli organi esecutivi. Potere che è "assoluto" per quanto riguarda la responsabilità di realizzare le decisioni adottate a 3/4 dal Congresso (il partito radicale, fin dalla sua costituzione - primo in Italia - ha sempre eletto il proprio segretario ed il tesoriere direttamente in e dal Congresso), ed è "nullo" per quanto concerne l'iscritto e le associazioni (basti ricordare che non esistono "probiviri" e che dal partito radicale si esce solo non iscrivendosi l'anno successivo).

Lo statuto originario del partito radicale vuole assicurare - anzitutto al suo interno - il confronto democratico, come condizione essenziale per essere, a sua volta, strumento, mezzo per affermare la democrazia nel paese.

E' infatti evidente l'attenzione dedicata da questo statuto nel rendere esplicite fin dall'inizio, nel momento del costituirsi di ciascuna associazione, le ragioni e i termini del confronto all'interno del partito. Ragioni e termini che peraltro si collocano in un rapporto operativo - di iniziativa militante e non solo di testimonianza e di affermazione ideale - con le esigenze della società civile e con gli interessi legittimi che vi si contrappongono.

Il confronto è alimentato da queste diverse ragioni e dai risultati dell'azione di ciascuna associazione. A queste ragioni e risultati sono direttamente connesse le soluzioni di governo e di gestione del partito (il segretario ed il tesoriere e le rispettive giunte di lavoro sono eletti e ratificate dal Congresso con votazioni distinte e separate).

Con quest'articolazione - tenuto conto anche della scadenza annuale di tutti i mandati - si pone un effettivo e concreto ostacolo al costituirsi di una struttura burocratica di partito con un proprio potere (vietata peraltro formalmente dalla preclusione di retribuire ad ogni livello gli incarichi) e, soprattutto, al formarsi di contrapposizioni interne, di tipo correntizio, rivolte essenzialmente all'occupazione ed alla ripartizione del potere.

Il modello "federativo" tende poi, con l'adesione, a rendere espliciti i rapporti del partito con le organizzazioni esterne, di solito non solo ambigui e poco chiari, ma fonte di vere e proprie contrattazioni clandestine e di ricatti.

7. Ho qui richiamato questo aspetto dello statuto originario del partito radicale perchè mi pare significativo al fine di indicare, nella sostanziale carenza di condizioni interne di praticabilità democratica nei partiti, una delle ragioni che mi sembrano essenziali in relazione al tema della "forma-partito" e alla crisi dei sistemi politici, della "democrazia reale" in Italia e nei paesi dell'Europa continentale.

Mi pare evidente che - se così è - il partito, inteso come mezzo per realizzare un sistema politico effettivamente democratico, non garantendo anzitutto nel proprio ambito condizioni di sviluppo democratico, viene meno alla ragione della sua esistenza.

Il partito radicale approvò questo statuto nel 1967, con la convinzione di offrire un contributo teorico e una proposta politica alla "sinistra", a tutta la sinistra, per favorirne l'operare unito, nel rispetto delle "diversità" di ciascuna componente, al di fuori e al di sopra di ogni presunzione egemonica.

Molti sono gli altri aspetti che distinguono e caratterizzano questo statuto. Tra questi ne indico solo alcuni:

- le norme relative ai momenti elettorali e il "rapporto di

separatezza" tra iscritti eletti, il partito e i suoi organi;

- l'autofinanziamento e il rifiuto del finanziamento pubblico;

- il riprodursi, accentuato, del modello federativo e dei dati di

autonomia, a livello regionale e locale.

Nel richiamare questo modello e lo statuto originario del partito radicale non ho certo inteso proporlo come l'unico, o il migliore; l'ho fatto unicamente per fornire un contributo a questo incontro, che, in quanto segretario del partito, mi è parso doveroso.

8. All'inizio di questa introduzione ho posto una questione che ho definito centrale e che è una ragione di questo incontro: la dimensione sovranazionale in cui si colloca la democrazia come fattore indispensabile per affrontare e risolvere i problemi planetari che mettono a rischio l'esistenza di tutti gli esseri umani; l'incombere della "democrazia reale" sull'Europa continentale; l'irresponsabile, miope egoismo degli stati nazionali e l'inconsapevole esasperazione dei nazionalismi, nonchè la crisi del sistema politico e l'impraticabilità democratica in Italia.

Si tratta di una questione che è anche all'origine del percorso che ha segnato l'esistenza del partito radicale da oltre cinque anni.

Sono gli argomenti via via emersi dalle nostre analisi che hanno determinato la convinzione dell'impossibilità per il partito di conservare la propria identità, di salvaguardare i suoi valori, le ragioni, il significato della nostra esistenza, della nostra storia, senza rimettere in discussione la vita del partito, il suo modo di essere.

Discussione che, come voi tutti, ritengo, sapete, ha portato - dal Congresso di Bologna nel gennaio del 1988 a quello di Budapest nell'aprile del 1989 - prima a prendere e poi a confermare e ribadire la decisione di dover essere il primo partito transnazionale e transpartitico, con la rinuncia a presentare, in quanto tale, liste alle elezioni in ambito nazionale, in Italia come altrove.

E' stato ed è un percorso estremamente difficile, molto ambizioso, forse impraticabile, ma che - per quanto ci riguarda - nei limiti del possibile, delle nostre forze, delle nostre capacità, riteniamo sia il solo che possa rispondere alle esigenze del nostro tempo, oltre che al rispetto del nostro essere.

La decisione di impegnare fino all'ultima risorsa le nostre energie nel dar corpo e vita al partito radicale transnazionale e transpartitico (ecco un altro diretto riferimento al tema della "forma-partito"), ha determinato in questi due ultimi anni l'esigenza, inevitabile, di una rottura nella continuità della vita del partito, resa evidente dall'attuale situazione di straordinarietà statutaria con l'assunzione dei "pieni poteri congressuali" e, quindi, statutari, da parte del primo segretario, del tesoriere, dei presidenti del partito e del Consiglio Federale, che, con la sospensione di tutti gli altri organi, ha "ridotto" il partito in quanto tale a queste sole quattro persone. La delibera del Congresso affida a loro il mandato di ristabilire la "normalità statutaria", convocando il XXXVI Congresso, solo se e in quanto si determinino condizioni tali da rendere la prospettiva dell'essere forza politica transnazionale, ragionevolmente, percorribile.

Questa rottura nella continuità della vita del partito ha già prodotto conseguenze non indifferenti: dal risanamento della crisi economica e finanziaria, alla sospensione delle attività in Italia, dal rilancio delle iscrizioni - bruscamente interrotto dalla "crisi del golfo" - all'inevitabile disimpegno nell'attività di partito degli iscritti e dei militanti, compresi gli esponenti piu' autorevoli e qualificati, non compresi tra i "4".

Tralasciando in questa sede ogni altro riferimento alla situazione, tuttora gravissima, in cui si trova il partito, mi pare che lo sforzo compiuto, necessariamente frammentario e discontinuo, per avviare il processo di riconversione e di ricomposizione del partito, fornisca alcune prime indicazioni non estranee al tema della "forma-partito" e ai possibili modelli di riferimento.

In Italia, il riproporsi dell'impegno associativo da parte degli iscritti, e, tra questi, di molti tra i piu' autorevoli e rappresentativi - è di questi giorni il Congresso dell'Arcod a Roma, che ha fatto seguito a quello del Cora a Milano - può costituire un primo passo in una direzione che può contribuire attivamente allo sviluppo di questo processo se, usufruendo di un avvio tutto e in massima parte "italiano", si porrà un preciso obiettivo e un sicuro riferimento nella prospettiva e nell'impegno transnazionale e nella crescita transpartitica.

D'altra parte non è casuale che il primo segretario del partito si astenga, anche in questa sede, dall'entrare nel merito - in quanto tale - delle questioni che piu' attengono direttamente alla situazione politica ed alla crisi del sistema in Italia.

Sono indicazioni che, seppur limitate e ancora insufficienti, richiamano aspetti dello statuto originale del partito che ho prima ricordato e che potrebbero rivelare la loro utilità nel delineare il modello del partito nuovo - transnazionale e transpartitico, nonviolento, ambientalista ed ecologista, federalista, federalista europeo, liberaldemocratico, libertario, laico, antipartitocratico, ad adesione diretta - che dobbiamo con tutto il nostro impegno realizzare.

La ripresa, non il ritorno, di quel modello potrebbe, forse, contribuire a farci compiere quel "salto di qualità" che è necessario, ma che, solo con l'apporto di altri, degli altri, e quindi anche del vostro, di quanti di voi - autorevoli, interessati ed esperti - pur non essendo iscritti al partito (o essendolo ad un altro), state qui con noi, avendo accolto il nostro invito.

Si è trattato - come vedete - di un invito interessato e mi auguro che la vostra attenzione a questo seminario possa dar luogo, se non alla iscrizione al partito, ad una nuova forma di adesione, che produca un lavoro comune, prezioso, non solo per noi.

9. Il partito oggi è impegnato su un unico obiettivo: la costituzione di una forza transnazionale e transpartitica, autofinanziata, ad adesione diretta.

Obiettivo che comporta la pratica di un metodo volto a costituire un vero e proprio "partito d'azione" internazionale, un "luogo di azione nonviolenta", dove ciascun militante si potrà impegnare, attraverso manifestazioni nonviolente, a far approvare contestualmente dai parlamenti di piu' paesi, anche su temi diversi, lo stesso testo legislativo predisposto dai parlamentari di questi paesi, che siano stati interessati e coinvolti dall'iniziativa politica del partito.

Il partito si pone al servizio di questo obiettivo, con questo metodo, consapevole della necessità che la politica debba tradurre il sapere sui grandi problemi che investono il destino dell'umanità in conoscenza collettiva, in assunzione di responsabilità e in capacità di decisione, quindi in potere.

Di qui la necessità di dar luogo ad un progetto politico che assicuri al partito anche di stabilire un rapporto con le classi politiche e dirigenti degli altri paesi, primi tra questi quelli europei.

Al terzo Congresso italiano del partito radicale, che si è svolto a Roma lo scorso mese di febbraio, abbiamo riferito, con un'ampia relazione, sul progetto, col quale, nel corso di quest'anno, ci si propone di stabilire questo rapporto, che è indispensabile per affermare il partito transnazionale e transpartitico.

La relazione è stata pubblicata sul numero di Notizie radicali stampato per il Congresso, incluso nel materiale inviato a molti di voi, disponibile presso la segreteria del seminario.

Si tratta, per ora - come molti di voi sanno - di inviare una serie di fascicoli mensili, in 15 lingue, a tutti i parlamentari di 34 Stati dell'Europa dell'ovest e dell'est, nonchè ai componenti delle assemblee legislative, federali e regionali (si tratta di oltre 35.000 destinatari).

Con quest'iniziativa ci si propone, da un lato di trasmettere la conoscenza della proposta politica del partito transnazionale, dall'altro di suscitare interesse, discussione e dibattito per aggregare, sulla proposta o anche su di uno o piu' specifici argomenti, l'iniziativa di gruppi transnazionali e transpartitici di parlamentari e di altri componenti delle classi politiche e dirigenti di questi paesi.

Dobbiamo registrare un ritardo nell'avvio di questo progetto, rispetto ai tempi da noi previsti.

Il primo fattore di ritardo è costituito da ragioni di carattere politico e si collega essenzialmente al mutare delle condizioni che, all'inizio dell'anno, ponevano il partito in una prospettiva di rilancio, che, allo stato, è mutata.

Questo è avvenuto per tre motivi: il blocco delle iscrizioni in Italia - dovuto in gran parte, come già ho detto, alla "crisi del golfo" - che ha anche comportato una consistente diminuzione delle entrate previste dall'autofinanziamento; il venir meno della campagna di iscrizioni negli altri paesi, conseguenza, in parte inevitabile, dei recenti avvenimenti che hanno caratterizzato la situazione politica in Italia; le limitatissime risorse umane di cui il partito dispone e l'inadeguatezza dell'apporto di "altri".

Il secondo fattore è di natura tecnico-organizzativa, soprattutto per quanto riguarda i problemi posti dalle traduzioni e dal recapito dei fascicoli, che, allo stato, non trovano ancora soluzione.

Sono, questi, argomenti che riguardano piu' direttamente il partito, una situazione che sappiamo essere ricca di antichi e nuovi motivi di seria e preoccupata attenzione, che dobbiamo comunque affrontare, ma nella sede adeguata.

Per concludere, l'obiettivo del partito, il suo progetto politico, rendono attuali le prime riflessioni sulla forma, il modello, l'assetto e l'ordinamento di una forza politica transnazionale, autofinanziata e ad adesione diretta.

Come già ho ricordato, da questo seminario, dalla vostra presenza, qualificata per l'autorevolezza della ricerca o dell'esperienza che vi distingue o per le responsabilità che vi impegnano nelle istituzioni, per l'apporto dato al partito, sono certo che ne avremo, anche a questo fine, un significativo ed importante contributo.

La mia riflessione, frammentaria, incompleta e per ora del tutto inadeguata, mi suggerisce solo alcuni, primi, interrogativi:

- le prime aggregazioni di parlamentari, di gruppi di classe politica e dirigente, possono prefigurare un' articolazione associativa - transnazionale e transpartitica - atta a costituire, con i propri iscritti e aderenti, la base di un assetto federativo e federale del partito?

- quale il rapporto del partito con l'iniziativa militante?

- queste possibili associazioni radicali, se diverse e con sedi in diversi paesi, possono costituire anche un adeguato riferimento territoriale?

- quali criteri potranno evitare una partecipazione al momento unitario del partito - il Congresso - non inficiata da spinte e aggregazioni "nazionali", qualora - come è auspicabile - sia necessario ricorrere alla delega?

E' molto poco e, forse, prematuro. Mi è parso, tuttavia, utile concludere con queste sollecitazioni, anche come auspicio.

Nel contesto occidentale non c'è piu' dibattitto sulla questione, in senso lato, della "giustizia". Per questa ragione non esistono piu' profonde differenziazioni fra i partiti come luoghi in cui s'incarnano diversi e alternativi sistemi di valori; i loro diversi nomi sono ormai solo effetto e riflesso di una memoria storica, non corrispondono in alcun modo a programmi politici ed ideali attuali.

L'ordine esistente è in sostanza accettato, non tanto come giusto, quanto come immodificabile; il problema è soltanto adeguarsi ad esso al meglio, ritagliandosi ciascuno - singolo, gruppo sociale, paese - il proprio spazio e semmai operare per aggiustamenti.

Avviene una cosa paradossale: proprio quando il fallimento del comunismo "costringe" le classi dirigenti dell'est europeo a scegliere, a darsi un modello, una forma del vivere politico e civile e si crea dibattito, tensione, intorno ai valori di libertà, diritto, giustizia "occidentali", l'occidente non sente piu' se stesso come il luogo che ha la responsabilità di realizzare, tutelare, esaltare e propagare questi valori.

Se nell'est si passasse dai regimi dittatoriali, di partito unico, a partiti che riprongono automaticamente divisioni ideologiche antiche e a carattere nazionale od anche nazionalistico, si passerebbe dal fallimento ormai riconosciuto del modello antidemocratico - che obbliga all'immutabilità e non solo all'instabilità dei Governi - al fallimento sicuro e rapido del modello pluripartitico e proporzionalistico che ha segnato il fallimento della democrazia in tanta parte dell'Europa occidentale tra le due guerre e che puntualmente ripropone, in questi anni, la tendenza al'instabilità, ma soprattutto alla sterilità dei Governi e del governo della crisi della società mondiale e di ciascuna società "nazionale".

L'occidente non si accorge che nel mondo attuale, tanto radicalmente interdipendente, democrazia e diritto "occidentali" sono monchi ed impotenti proprio rispetto alle sfere di decisione fondamentali, se non si estendono ad una dimensione sovranazionale e transnazionale.

L'occidente è il luogo vero, oggi, della crisi del modello democratico-liberale - modello che per decenni si è organizzato nella forma-partito, intesa come aggregatrice di consenso - non vissuto come un valore per il quale battersi, non sentito come "problema".

Quale risposta è possibile dare a questa crisi delle "democrazia reale", che sempre piu' sta affossando in occidente la democrazia "tout court" e che rischia di divenire l'unico sbocco perseguito dalle classi dirigenti dell'est per gestire la fuoriuscita dal "socialismo reale"?

Se il pluripartitismo occidentale è in crisi, se le lobbies, economiche e dell'informazione hanno piu' potere dei Parlamenti, dei Governi, della magistratura, se il consenso si crea attraverso le categorie del malaffare e dell'uso privato degli spazi, non di democrazia, ma di agibilità politica, quale esito della situazione si può prefigurare?

Quale "modello" può consentire l'affermazione del primato della politica all'ovest e all'est?

Quali "regole" devono governare le azioni organizzate degli individui, sia all'est che all'ovest?

Può un partito "nazionale", da riformare o riformato, proporsi al governo delle questioni globali, planetarie, del diritto alla vita e della vita del diritto?

Qual è la proposta di azione del Partito radicale?

Con la scelta transnazionale, definitivamente adottata al Congresso di Budapest del 1989 - e confermata dalla non partecipazione come lista di partito alle elezioni europee ed alle successive elezioni amministrative - il carattere "federato", "laico", operativo, "non esclusivo" del Partito radicale, il suo carattere "non rappresentativo" di chicchesia, ma di strumento, utensile per chiunque, di servizio pubblico per tutti nella diversità di ciascuno, di struttura "aperta" all'apporto degli "altri", della sua deliberata non discriminazione per età, sesso, religione, "politica" e nazionalità, cioè alcune tra le piu' importanti caratteristiche dello statuto del 1967, fanno un salto di qualità, si liberano da contraddizioni coraggiosamente assunte nel 1976, per "legittima difesa", per "stato di necessità" che si rappresentò nel fronte italiano, l'unico esistente dopo la legge sul finanziamento pubblico dei partiti e dopo il sequestro da parte di questi di ogni spazio di comunicazione e di lotta civile e dem

ocratica.

L'"emblema italiano" del Partito radicale - l'emblema di un partito per statuto, dal 1967, non nazionale - si libera da un gravame, da un limite, da una indisponibilità. Viene sancita con la scelta transnazionale - che ha come obiettivo di azione la costruzione di un altro strumento politico - una rottura di continuità nella vita del partito "perchè quel segmento di teoria della prassi, quel partito, quell'utensile, era morto, non era piu' adatto a provocare la Riforma della politica". Ed alla scelta transnazionale viene associato e teorizzato il transpartito: essere anche radicali per realizzare una compiutezza nella vita civile di una città, di una regione e magari di un paese. Ed anche il transpartito ha il suo fondamento nel modello delo statuto del '67, laddove veniva proposta un'organizzazione politica "aperta", "non escludente", fondata sulla proposta associativa e su un modello di adesione soprattutto di "altri".

In

L'attuazione della delibera del Congresso di Budapest dell'aprile 1989, ha portato il Partito a vivere la condizione dei "pieni poteri congressuali". Questo significa che in termini politici il partito è rappresentato da quattro persone: il Primo Segretario, il Tesoriere, i Presidenti del Partito e del Consiglio Federale.

Queste persone si sono assunte, da un lato la responsabilità di riconsegnare il Partito alla "normalità statutaria", solo e qualora vengano rimosse le condizioni che hanno determinato l'"assunzione dei pieni poteri" - condizioni legate alla situazione di non democrazia in cui il Partito è stato costretto a vivere in Italia, dove la partitocrazia ha occupato le istituzioni, l'informazione e quant'altro le è utile per consolidare essa stessa come regime - dall'altro l'impegno "di rendere liberi - come recita la mozione di Budapest - ogni energia, ogni soldo del Partito per gli obiettivi contenuti nelle delibere dei Congressi precedenti e non realizzati, nelle relazioni del Segretario e del Tesoriere".

Coloro che hanno assunto i "pieni poteri congressuali" - e quindi il partito - hanno per obiettivo della loro azione la costituzione di una forza transnazionale e transpartitica, autofinanziata, ad adesione diretta.

Uso il termine "costituzione" in termini politici: il progetto del partito radicale del 1991 vive e tende a modellare un grande soggetto politico transnazionale e transpartitico, internazionale.

Il raggiungimento di quest'obiettivo è legato alla possibilità di individuare, rispetto ad alcuni temi, alcune norme di diritto positivo da presentare contemporaneamente, "nella stessa ora e nello stesso giorno", nel maggior numero di Parlamenti dei paesi democratici.

Per creare la mobilitazione, per aggregare i parlamentari e i membri della classe dirigente internazionale destinatari del progetto, questo deve conoscere un suo "momento" editoriale.

Si tratta, anche in questo senso, di un'impresa di estrema complessità ed ambizione, mai tentata da alcuno.

L'obiettivo iniziale è raggiungere, nell'Europa dell'ovest e dell'est, i parlamentari e gli eletti nelle assemblee legislative o di quelle con responsabilità e incidenza politica rilevante, "nazionali" o che siano espressione di ordinamenti statali di natura "federale" o di ordinamenti "regionali", dotati di poteri autonomi. Si tratta di raggiungere e comunicare con circa 35.000 eletti, che hanno sede in circa 300 luoghi di 35 Stati, oltre il Parlamento europeo.

Per tentare di realizzare quest'obiettivo, il Partito sta lavorando alla realizzazione di un progetto di fattibilità tecnico-operativo-organizzativo.

Di questo "momento" editoriale non dirò una parola in questa sede.

Vorrei invece sottolineare la novità rappresentata da questo progetto: che non è quella di offrire un elenco di proposte per la scelta di una singola iniziativa, ma è quella di organizzarle nel loro insieme e tutti assieme. Il progetto, le proposte, le iniziative vivono con chi le fa proprie e tutto e tutti danno vita al soggetto politico transnazionale, che è il luogo ove, ogni anno od ogni due anni, sarà decisa l'analisi e l'importanza generale, la graduazione dell'apporto, il bilancio, gli investimenti di ogni singola proposta e iniziativa perchè si costituisca a sua volta in progetto.

Quello attuale è un progetto politico che vuole e deve anzitutto verificare in una nuova dimensione il riscontro, la risposta di "altri", requisito e condizione che sappiamo essere indispensabile per garantire la vita del partito.

E' un progetto che può, se il suo esito sarà significativo, dare anche indicazioni preziose sulla nuova struttura, sul nuovo assetto e ordinamento del partito. Su come da "centro" e da "servizio" il partito possa anche darsi una nuova veste statutaria che ne consenta l'esistenza e uno sviluppo "ordinato".

L'organizzazione "a temi" del messaggio e la possibilità di aderire anche ad una sola delle proposte, può prefigurare quello statuto federale "della e per la sinistra" - ora "della e per la democrazia" - che resta una delle ambizioni piu' preziose del partito radicale.

Solo i risultati e l'esperienza possono comunque fornire tutti gli elementi e le connessioni, le articolazioni, i tempi e le modalità per poter addivenire a una nuova "forma" che dia sostanza e capacità operativa al partito, stabilendo nuovi e definiti rapporti tra un "centro", che è e vuol essere "servizio politico" e la volontà e l'iniziativa "dei molti" che sono necessari per praticare con forza e continuità quel rinnovamento della politica - non solo e non piu' solo in Italia - e contribuire con efficacia a stabilire condizioni effettive di democrazia, "per il diritto alla vita, per la vita del diritto".

Si tratta non solo di un obiettivo, ma anche di un metodo, volto alla costituzione di un vero e proprio "partito d'azione", che sia "luogo di azione nonviolenta" per tutti coloro che vorranno - attraverso manifestazioni, digiuni, iniziative nonviolente - impegnarsi per far approvare in alcune decine di Parlamenti provvedimenti legislativi. E tutto questo passa attraverso l'associazione al partito, al dar vita insieme ad organismi transnazionali, autonomi e federati, promotori, a loro volta, di adesioni e presenze militanti in ciascun paese, per una rivoluzione, liberale, socialista, democratica, nonviolenta, ambientalista, contro il disordine stabilito.

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LE RISORSE - pagina di sintesi

Su quali risorse, umane e finanziarie, può contare il Partito per lanciare il progetto e realizzare l'obiettivo che ha individuato essere necessario per la costituzione del soggetto politico transnazionale?

Le risorse umane

Per la loro attività queste persone si avvalgono di una serie di collaborazioni: alcune di queste sono politiche, altre sono legate ad attività di tipo strutturale, logistico ed organizzativo.

Le collaborazioni politiche sono otto, cinque delle quali direttamente connesse all'attività nei paesi dell'est (soprattutto Unione Sovietica e Cecoslovacchia, laddove si è consolidata, nell'ultimo anno, la presenza di iscritti). Tre di questi compagni risiedono in permanenza all'est: uno a Praga, due a Budapest.

Le collaborazioni di tipo strutturale, logistico ed organizzativo sono 13: 2 relative al settore Amministrazione, 3 al Tesseramento, 3 al centralino, 2 alla Segreteria, 3 ai Servizi interni o logistici. Altre tre persone sono impiegate a tempo parziale: una cura l'archivio cartaceo, altre due svolgono assistenza software.

Le risorse finanziarie

Nel 1990 il Partito ha di fatto sospeso la propria attività. Le quattro persone investite dei "pieni poteri congressuali" hanno perseguito una politica di risanamento in base alla quale si è conseguito questo risultato: il bilancio del Partito si è chiuso alla fine del 1990 con un disavanzo di 156.500 dollari, inferiore a quello del 1989 (2.463.500 dollari) di 2.307.000 dollari.

Questo risultato apre la possibilità, che va però alimentata e perseguita con rigore, di un ritorno, entro il 1991, all'"ordinarietà statutaria" della vita del Partito, con la convocazione del 36mo Congresso ordinario.

Il Partito nel 1991 per le sue spese può contare sull'intero importo previsto dalla legge sul finanziamento pubblico ai partiti (2.461.000 dollari), sul contributo del settore televisivo e sulla cessione dei diritti dell'attività del Centro d'Ascolto (1.087.000 dollari), su parte delle indennità che i parlamentari radicali eletti alla Camera e al Senato in Italia e al Parlamento europeo e sulle quote degli emolumenti dei radicali eletti nei consigli regionali (1.065.000 dollari), sul contributo del gruppo parlamentare della Camera (199.173.000 dollari).

Queste "voci" evidenziano come il "legame italiano" è tuttora essenziale, soprattutto in relazione agli aspetti finanziari.

A questi importi si devono aggiungere i proventi delle iscrizioni e dei contributi di quanti hanno voluto e vorranno associarsi al Partito per costituirlo, nel corso del 1991, come forza transnazionale. Prudenzialmente si può prevedere un gettito di autofinanziamento pari a 1.304.000 dollari. E' questa la "variabile" piu' direttamente connessa all'"uso" delle risorse finanziarie disponibili, perchè è necessario conquistare per il Partito una nuova e diversa "dimensione", quella delle decine di migliaia di iscritti. E' soprattutto attraverso le iscrizioni provenienti da altri paesi e in particolare da quelli dell'est che il Partito può e deve misurare la propria crescita (questione iscrizioni all'est: parametro precedente o nuovo parametro?). Ecco l'importanza di questo testo complessivo e della risposta immediata che ci attendiamo.

Le "voci" richiamate costituiscono un preventivo di entrate per il 1991 pari a 6.090.000 dollari.

I "capitoli di spesa sono tre: Spese di struttura, Spese di funzionamento e per servizi, Attività.

Per la struttura del Partito (svolgimento di un Congresso federale a fine agosto fuori d'Italia e di due Consigli Federali, uno in Italia, l'altro fuori, collaborazioni di segreteria, di tesoreria e del tesseramento), si prevede una spesa di 1.390.000 dollari.

Le spese di funzionamento e per servizi incidono sul preventivo per 1.139.000 dollari.

Le spese relative ad attività (tra le quali incide in misura preminente l'attività che il Partito transnazionale prevede di continuare a svolgere nei paesi dell'est europeo, in particolare in Ungheria, Cecoslovacchia e Unione Sovietica e l'attività legata al funzionamento del servizio telematico Agorà) sono pari a 1.203.500 dollari.

Per il progetto del Partito del 1991 è prevista, in preventivo, una spesa di 2.609.000 dollari, pari a 7-8 numeri della pubblicazione da inviare in un anno ai parlamentari e ai membri di assemblee a rilevanza istituzionale dell'Europa dell'est e dell'ovest.

Il preventivo di spesa è di 6.428.00 dollari e comporterebbe un saldo passivo per il bilancio del 1991 di 338.000 dollari.

Alle risorse che costituiscono il preventivo di entrata si affiancano, in forme e con rapporti diversi, rilevanti consistenza patrimoniali concentrate in Italia: immobiliari (la sede che il Partito ha acquistato a Roma alla fine del 1987), radiofoniche (Radio Radicale), televisive (tre emittenti, Teleroma 56 e Canale 66 a Roma, Canale 25 a Milano).

Il rischio di elezioni anticipate

Il programma di attività del Partito e il suo progetto sono condizionati dal "legame italiano", dalla presenza nelle istituzioni in Italia.

Il termine naturale della legislatura è la primavera del 1992, ma in Italia in queste settimane si vive un rischio altissimo di elezioni anticipate. Se ciò si verificasse, avendo il Partito radicale deciso di non presentarsi piu' "in quanto tale" a qualsiasi tipo di elezioni e avendo già praticato piu' volte negli ultimi due anni questa decisione, non potrebbe piu' investire nelle sue attività e nel progetto quasi tutte le "voci" di entrata (prima fra tutte il finanziamento pubblico) "legate" alla presenza istituzionale.

L'unico modo per evitare questo rischio è tentare di realizzare l'obiettivo politico-costitutivo del Partito: la creazione di una forza nonviolenta, transnazionale e transpartitica, autofinanziata, ad adesione diretta. Questa è la ragione dell'importanza, dell'urgenza, delle iscrizioni, dell'aderire a questo progetto, a questa organizzazione politica, che vuole essere unica anche nel metodo.

 
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