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Stanzani Sergio - 31 ottobre 1991
Relazione del Segretario Sergio Stanzani al Consiglio Federale di Zagabria, 31 ottobre-3 novembre 1991

SOMMARIO: Nella relazione che ha aperto i lavori del Consiglio Federale riunitosi a Zagabria dal 31 ottobre al 3 novembre, il segretario Sergio Stanzani prende in considerazione i temi e la situazione dell'attività del Partito radicale: le iscrizioni giunte da Slovenia, Croazia, Kossovo ed ex-Jugoslavia e il digiuno di Marco Pannella per il riconoscimento dell'indipendenza croata; la composizione del Consiglio Federale che testimonia la crescita transnazionale del partito; il bilancio del Pr; la campagna referendaria; il progetto editoriale de "Il partito nuovo"; l'appello per l'abolizione della pena di morte nel mondo; il Pr in Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, ex-Jugoslavia.

Care compagne e cari compagni, amiche e amici carissimi,

è trascorso poco più di un mese da quando ci siamo incontrati a Roma, dove abbiamo tenuto la prima sessione di questa riunione del Consiglio Federale.

Sessione che - a mio giudizio, e mi auguro di non sbagliarmi - ha segnato un momento importante lungo il difficile e tormentato percorso verso la costituzione del "Partito Nuovo", del Partito Radicale Transnazionale e Transpartitico.

Importanza dovuta alla quantità e qualità delle presenze, alla attualità dei temi trattati, al livello degli interventi e del dibattito che si è svolto, alle nuove adesioni al Partito (di valore e prestigio straordinario), agli orientamenti ed alle decisioni prese, ma anche - in particolare - al contributo fornito dai partecipanti residenti e provenienti da altri paesi, all'esame e all'approfondimento della situazione del Partito e a quanto è stato finora possibile realizzare del "progetto politico" del 1991, nonché alla valutazione delle comuni prospettive e specifiche esigenze, delle iniziative assunte, dell'attività svolta e da svolgere.

ISCRIZIONI SLOVENE, CROATE, DEL KOSSOVO E SITUAZIONE NELL'EX JUGOSLAVIA. LA MOZIONE APPROVATA.

Dai drammatici eventi che tuttora attraversano il territorio di quella che fu la Repubblica Federale Jugoslava e dalle tragiche e tremende conseguenze che hanno subìto e subiscono queste popolazioni, dal dibattito affrontato nella precendente sessione, con la partecipazione di esponenti di primo piano - alcuni con responsabilità di Governo - della Repubblica Croata, di quella Slovena e della Regione autonoma del Kossovo, è scaturita la mozione approvata, nonchè l'iscrizione al Partito, del Vice Presidente del Governo Croato, Zdravko Tomac, del Vice Ministro degli Esteri del Governo Sloveno, Zoran Thaler, del Vice Presidente del Partito Democristiano e della Vice Presidente del Partito Liberale, Abdullah Karjagdiu e Mirie Rushani, entrambi del Kossovo. Avvenimento unico, di evidente, grandissimo valore e significato.

In quella circostanza, Marco Pannella ha deciso d'iniziare un'azione nonviolenta di digiuno per il riconoscimento dell'indipendenza delle Repubbliche e delle regioni autonome dell' ex Jugoslavia - richiesta da quelle popolazioni con procedimenti democratici - e per garantire in tutto il territorio, quindi anche alla popolazione serba, condizioni di effettiva democrazia, così come, ovunque, il rispetto dei diritti dell'individuo e delle minoranze.

A queste conclusioni del Consiglio Federale ha fatto seguito l'iniziativa, assunta nell'ambito del Parlamento europeo e della Comunità, nonché nei Parlamenti dei paesi europei ove siedono eletti iscritti al Partito, di presentare la mozione da noi approvata per aprire un dibattito sulle nostre richieste e le nostre proposte, sollecitarne un favorevole riscontro e, per quanto possibile, l'approvazione.

Da questo pronunciamento, da questa mobilitazione del partito per "la vita del diritto e il diritto alla vita" nella ex Jugoslavia si origina la decisione di tenere questa seconda sessione della riunione del Consiglio Federale a Zagabria, dove avevamo tentato di tenere il XXXV Congresso del Partito, svoltosi poi a Budapest, nell'aprile 1989.

Siamo pertanto qui riuniti - provenienti da oltre 20 paesi, non tutti solo europei - al centro di una zona dell'Europa che in questi tragici e tremendi momenti ha posto in chiara evidenza a quale punto di degrado l'opportunismo degli Stati e l'incapacità della Comunità abbiano ridotto quel processo di unità politica, che con l'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa delineato da Altiero Spinelli, resta (con l'istituzione e lo sviluppo di altri luoghi di diritto internazionale e sovranazionale) l'unica garanzia effettiva contro l'estendersi in altre zone - e un po' ovunque nel mondo - del pericolo rappresentato dalla violenza degli "Stati nazionali" e dalle risposte aggressive, a volte anche pretestuose, delle "rivendicazioni nazionaliste", con l'inevitabile frantumarsi e dissolversi del diritto e dell'esistere della democrazia.

Ci auguriamo che questa nostra presenza nella capitale della Croazia possa, in una qualche misura, contribuire ad accelerare il compiersi di decisioni e di atti formali concreti, attesi dai cittadini di questo paese con determinazione, ansia e sofferenza e, nel contempo, ci auguriamo anche di riuscire - assieme, con l'apporto e la forza che da loro, qui così numerosi e autorevolmente rappresentati, ci viene - a segnare un passo ulteriore verso la possibilità di costituire il "Partito Nuovo", il Partito di tutti e per tutti i democratici che credono nell'Europa unita: il Partito Radicale, transnazionale e transpartito.

UNA PRIMA CONFIGURAZIONE DEL "PARTITO NUOVO"

Ho iniziato questo aggiornamento della relazione sullo "stato del partito", comunicata al Consiglio Federale a Roma il mese scorso, richiamando l'importanza che - a mio avviso - ha avuto quella sessione.

Alcuni di voi, forse, ricorderanno che, nel secondo dei due brevi interventi da me svolti nel corso dei nostri lavori, feci presente la convinzione che per la prima volta il dibattito del Consiglio Federale metteva in evidenza una partecipazione attiva dei compagni non residenti in Italia, capace di influire direttamente e concretamente sul suo svolgimento.

Tant'è che, (nonostante la forte incidenza di argomenti relativi al rapporto del partito con la situazione italiana sui quali tendeva a concentrarsi l'attenzione e l'interesse dei partecipanti residenti in questo paese), il punto di vista, le osservazioni e le esigenze manifestate dai compagni residenti in altri paesi sulla realizzazione e l'invio dei primi numeri del giornale, sull'attuazione, le difficoltà e lo sviluppo del "progetto politico" per il 1991, sull'iniziativa per l'abolizione della pena di morte e sulle attività in atto nei diversi paesi, hanno consentito di condurre e alimentare un dibattito nel quale il "Partito Nuovo" assumeva, sia pure in termini ancora incerti e sfumati, una sua prima configurazione ed un minimo di consistenza e di spessore concreto.

LA COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO FEDERALE

Consistenza e spessore che mi pare trovino qui, oggi, dal confronto della composizione del Consiglio Federale nelle sue ultime tre riunioni, non solo una prima, significativa, conferma, ma una crescita evidente.

Mentre il numero dei membri eletti non è variato dalla riunione che si tenne a Roma nel gennaio del 1990 ad oggi (35, di cui 17 italiani e 18 di altri paesi), il numero e la composizione dei membri di diritto è così mutato: 59 nel gennaio '90, 76 nello scorso settembre, 105 oggi; di questi, 8 erano di altri paesi nel gennaio '90, 23 a settembre di quest'anno e 46 lo sono oggi, con un'incidenza degli italiani che scende dall'86% al 56%.

Come sapete, i membri di diritto del Consiglio Federale sono coloro che - iscritti - hanno avuto responsabilità esecutive nel Partito e coloro che sono o sono stati parlamentari, oltre ai rappresentanti delle associazioni radicali riconosciute.

Quattro sono oggi i compagni non italiani, iscritti al Partito, membri di diritto perchè hanno fatto parte degli organi esecutivi. Uno ne fa parte in quanto designato dall'associazione radicale del Burkina Faso. Degli altri 41 membri di diritto non italiani, due sono stati parlamentari europei, uno lo è tuttora e 38 fanno parte delle assemblee legislative del proprio paese. Tra questi, tre fanno anche parte del Governo. Nel 1990, i parlamentari non italiani erano solo 3, mentre 5 erano membri di diritto del Consiglio Federale perchè avevano fatto parte degli organi esecutivi del Partito.

I membri di diritto italiani erano 51 nel gennaio 1990 e sono oggi 59: tra questi, 4 sono in rappresentanza di associazioni radicali riconosciute, 28 sono parlamentari, di cui uno è Commissario della Comunità europea e uno è Ministro del Governo italiano; gli altri 27 o sono stati parlamentari o hanno fatto parte degli organi esecutivi del Partito. Nel gennaio del '90 i membri di diritto italiani erano 51 e di questi 21 erano parlamentari.

Allo stato, il Consiglio Federale del Partito è quindi composto da 67 parlamentari - di cui 5 membri ricoprono cariche di Governo nel loro paese - con una netta prevalenza di iscritti di altri paesi (39) su quelli italiani (28). Nel gennaio del 1990 i parlamentari erano in tutto 24, di cui ben 21 erano italiani.

Se consideriamo poi anche le iscrizioni al Partito - purtroppo oggi ancora inferiori di 600 al totale degli iscritti dello scorso anno - da settembre ad oggi le iscrizioni in Italia sono state poco più di 40, quelle negli altri paesi più di 160, con un'inversione netta di tendenza: fino a pochi mesi fa infatti la percentuale di incremento degli iscritti in Italia era nettamente superiore a quella negli altri paesi.

Ma chi sono questi compagni che oggi fanno parte di questo Consiglio Federale?

Sono membri di diritto e ricoprono anche incarichi di Governo: oltre a Zdravko Tomac e Zoran Thaler, Vojtech Wagner (Vice Ministro degli Esteri del Governo Ceco); Carlo Ripa di Meana, socialista (membro della Commissione della Comunità Europea, delegato ai problemi dell'ambiente); Carlo Tognoli, socialista (Ministro del Turismo e dello Spettacolo del Governo italiano).

Del Consiglio Federale fanno anche parte: 2 deputati al Soviet Supremo dell'Unione Sovietica, 5 membri del Mossoviet, 2 membri del Soviet Supremo di San Pietroburgo e 2 deputati al Soviet Supremo dell'Ukraina; 1 deputato al Soviet Supremo della Lettonia; 15 deputati al Parlamento romeno; una deputata alla Knesset israeliana; 6 parlamentari cecoslovacchi; un deputato croato, di Dubrovnik, iscrittosi negli ultimi giorni; 6 parlamentari europei: tra questi, la Presidente del Gruppo Verde, Adelaide Aglietta, il parlamentare socialista Enzo Mattina, e il parlamentare spagnolo Raul Morodo; 23 parlamentari italiani: 8 del Gruppo Federalista, 2 del Gruppo del Partito Democratico della Sinistra, 3 del Gruppo Verde, uno del Gruppo Misto, uno del Partito Sardo d'Azione, 4 del gruppo socialista della Camera dei Deputati, 4 del Gruppo Federalista Europeo Ecologista del Senato.

Numerosi membri di diritto di questo Consiglio Federale - di cui fa parte anche Basile Guissou, già Ministro degli Esteri e della Cooperazione del Burkina Faso - sono già stati parlamentari, italiani e di altre nazionalità. Tra questi ultimi, Georges Donnez, francese e Jorge Pegado Liz, spagnolo, già parlamentari europei.

L'APPROVAZIONE DEL BILANCIO DEL PARTITO

Compagne e compagni, amiche e amici,

con il Tesoriere, la Presidente del Partito ed il Presidente del Consiglio Federale, abbiamo deciso di sottoporre nel corso di questa sessione al vostro esame ed alla vostra approvazione il bilancio consuntivo del Partito al 30 settembre 1991.

Questa decisione ci induce a non affrontare ora, in quest'aggiornamento della relazione, il tema economico e finanziario.

Il tema, nei limiti di quanto richiesto dal tempo limitato trascorso dalla precedente sessione, sarà affrontato, congiuntamente alla presentazione ed all'illustrazione del bilancio consuntivo, direttamente dal Tesoriere, Paolo Vigevano.

Abbiamo anche deciso, con una delibera formale, che il bilancio debba essere redatto in forma unificata, comprensivo anche dei fondi provenienti dal finanziamento pubblico, per accogliere in tal modo le raccomandazioni dei revisori dei conti ed essere coerenti alla situazione reale determinatasi a seguito delle mozioni congressuali e a quanto espresso nelle relazioni approvate dal Consiglio Federale fin dal 1988.

LA CAMPAGNA REFERENDARIA

Abbiamo anche ritenuto, in quest'occasione, di rivolgere, per quanto possibile, la nostra attenzione agli aspetti della situazione del Partito che possono riferirsi più direttamente anche ai paesi posti al di fuori e oltre i confini dell'Italia, con un approccio che favorisca un primo tentativo di considerare "lo stato del Partito", così come si presenta in questi paesi.

Per quanto riguarda il rapporto del Partito con la "situazione italiana", mi limiterò pertanto a fornire pochi elementi di carattere generale sulla "campagna referendaria" nella quale il Partito - come molti di voi sono a conoscenza - è impegnato, secondo gli orientamenti e le indicazioni emerse dal dibattito svoltosi nella precedente sessione.

Proprio per riferirmi a quegli orientamenti e a quelle indicazioni, devo ricordare che l'attenzione del Partito alla situazione italiana, al "serbatoio" italiano - come lo definiva la mozione approvata a Budapest - nasce dalla consapevolezza di dover accrescere e consolidare l'apporto italiano alla costituzione del "Partito Nuovo". In questo senso deve essere "letta" la campagna referendaria del Partito e la scelta fatta di scendere in campo con determinazione, e non come mera forza di legittimazione e di sostegno all'opera altrui, tenuto anche conto che quest'opera, in buona parte, è rafforzata, ed in alcuni casi promossa ed animata, da alcuni di noi, da alcuni compagni radicali, molto autorevoli e di grande prestigio.

NOVE REFERENDUM E DIECI FIRME "CONTRO LA PARTITOCRAZIA"

Un primo elemento è rappresentato dalla conferma dell'ampiezza e della portata di questo impegno, che riguarda nove referendum e la raccolta di dieci firme "contro la partitocrazia". Si tratta dei tre referendum promossi dal "comitato Segni", ai quali anche noi facciamo parte, per la modifica del sistema elettorale del Senato e dei Comuni; dei tre referendum promossi - con la partecipazione, in primissimo piano, di iscritti radicali - dal "Comitato Giannini", relativi al contenimento dell'influenza dei Partiti in momenti importanti dell'intervento pubblico nella realtà economica italiana; di un referendum promosso, con la nostra adesione, dagli "Amici della terra" in tema di controllo ambientale; dei due referendum promossi dal Partito: l'uno per la soppressione delle norme relative al finanziamento pubblico erogato annualmente ai Partiti rappresentati in Parlamento, l'altro volto ad abolire le sanzioni penali previste dalle norme in vigore per i consumatori di sostanze illegali. Il partito, infine, ha prese

ntato anche una proposta di legge di iniziativa popolare per estendere alla Camera dei Deputati le stesse norme elettorali che risulteranno in vigore per il Senato, qualora i referendum ad esso relativi ottenessero il consenso degli elettori (si tratta di introdurre l'uninominale secco, "all'inglese", temperato, "all'italiana", da 1/4 di eletti col sistema proporzionale). E' su questa proposta di legge che i "tavoli radicali" raccolgono la decima firma contro il sistema politico, la "democrazia reale", la partitocrazia, in Italia.

Si tratta di raccogliere, in poco più di 60 giorni, oltre cinque milioni e mezzo di firme, tutte certificate o dai Comuni, o dai notai, o dai cancellieri giudiziari.

Se per i 6 referendum "Segni-Giannini" si assiste - come avevamo previsto - ad una gara per "salire su un autobus" ritenuto da tutti vincente, profondamente diverso è l'atteggiamento e il comportamento delle forze politiche e dei grandi mezzi di informazione sulla raccolta delle firme promossa per iniziativa diretta del Partito, anche se i primi sondaggi - pur mettendo in evidenza la grande disinformazione del cittadino - pongono, nelle loro previsioni, in testa a tutti i quesiti il favore degli elettori per il referendum che vuole abolire il finanziamento pubblico ai Partiti.

Inoltre si sta delinenando una sempre maggior attenzione per il referendum sul consumo delle droghe, con la conferma che questo è un tema che mette in gioco grandi valori, capaci di colpire con forza e attualità la coscienza del cittadino.

Si tratta anche di un tema che incontra indubbie, forti resistenze e contrapposizioni, ma è quello che più in grado di suscitare un ampio e approfondito dibattito, tale da favorire il superamento di posizioni politiche e culturali che alimentano l'esigenza repressiva del potere e ostacolano il bisogno concreto di democrazia.

A tale proposito è significativo che, dopo le prime, immediate adesioni di alcuni tra i più autorevoli esponenti del Partito Democratico della Sinistra (ex Partito Comunista), di gran parte dei parlamentari di "Rifondazione Comunista" e di altre organizzazioni e associazioni, nei giorni scorsi hanno preso posizione a favore di questo referendum un folto gruppo di dirigenti della "Gioventù Socialista" e alcuni parlamentari di questo Partito, che era stato, finora, compattamente arroccato a sostegno e in difesa di tutte le norme della legge in vigore, comprese quelle relative alle sanzioni penali sui consumatori di droghe.

Inoltre, è di questi giorni la notizia che il segretario del PDS, Achille Occhetto, ha firmato anche questo referendum: permane tuttavia un'evidente ritrosia da parte di questo Partito a scendere in campo esplicitamente ed attivamente, atteggiamento non facile da comprendere, tenuto conto del progressivo estendersi dei pronunciamenti a favore e delle adesioni che sempre più numerose ed autorevoli pervengono dalle regioni, dai comuni e dalle provincie.

UNA NUOVA STRUTTURA E UN DIVERSO ASSETTO ORGANIZZATIVO

Un altro elemento di carattere generale, relativo alla "campagna referendaria", riguarda la soluzione che abbiamo adottato per far fronte a quest'impegno, in modo che esso incida il meno possibile sull'attuazione del "progetto", transnazionale e transpartitico.

A tal fine abbiamo deciso di realizzare una nuova struttura e un diverso assetto organizzativo, che dovrebbe evitare al Partito di distogliere risorse ed energie dalla struttura e dall'assetto preesistente e consentirci di proseguire "a pieno ritmo", assicurando la dovuta priorità all'impegno per la costituzione del "Partito Nuovo". In nota vi è un accenno a questa soluzione (1).

Sul merito politico e organizzativo dello svolgimento della campagna refendaria interverranno altri amici e compagni, fra questi Marco Pannella e i "coordinatori" della campagna.

IL PROGETTO POLITICO PER LA COSTITUZIONE DEL "PARTITO NUOVO"

Il "progetto politico" per il 1991, prevedeva, come sappiamo, di raggiungere direttamente - attraverso un mezzo di comunicazione - gli esponenti della classe politica dei paesi europei, primi tra questi i parlamentari, per far conoscere la nostra proposta politica, stabilire un rapporto e chiedere loro di divenire parte del "Partito Nuovo", Transnazionale e Transpartitico, e rendere così possibile il dar vita a iniziative comuni, in più paesi, a partire dall'ambito legislativo.

Era anche previsto che il mezzo fosse quello scritto e che fosse, quindi, necessario, prima di tutto, porre in atto una vera e propria "impresa editoriale", capace di produrre "messaggi" in più lingue (non meno di una quindicina) e di farli pervenire in tutti i paesi d'Europa, e poi, in un secondo momento, anche in altri continenti.

Come vi abbiamo riferito - ne abbiamo anche discusso nella precedente sessione - è nato il giornale "Il Partito Nuovo", di dodici pagine, scritto per ora in italiano, tradotto in altre 14 lingue, inviato in 53 paesi (di cui 34 europei), a poco meno di 40.000 parlamentari. Ne sono già stati stampati tre numeri, con una periodicità che tende ad essere mensile.

L'INVIO DEL TERZO NUMERO

Proprio nei giorni precedenti quest'incontro, dovrebbe essere stato recapitato il terzo numero del giornale: quello colorato in "blu".

In nota ho ritenuto utile soffermarmi sul quadro del sistema di distribuzione del giornale - che usufruisce, ovviamente, di più vettori, con diversi mezzi di trasporto e di recapito - per fornire un'idea più precisa della dimensione e della complessità di questo aspetto, che, solo dopo l'esperienza fin qui maturata, iniza a manifestare compiutamente la propria entità (2).

UNA RETE DI "PUNTI DI RIFERIMENTO"

Da questo quadro, ad esempio, emerge in tutta evidenza, la difficoltà di predisporre il controllo del sistema di distribuzione, per verificarne l'efficacia grazie a puntuali e sistematici riscontri sugli invii, il trasporto e i recapiti e poter così, successivamente, in base alle risposte, valutare l'efficacia complessiva e specifica di ogni inoltro del giornale.

A tal fine abbiamo già iniziato a costituire una rete di punti di riferimento che copre già tutti i Parlamenti federali e nazionali (con esclusione dell'Unione Sovietica), costituita in massima parte da parlamentari iscritti o che si sono già posti in contatto col Partito, dando la loro disponibilità a riferire ciascuno sull'esito del recapito nell'ambito della propria sede. Per le assemblee regionali, la copertura allo stato è parziale, solo agli inizi.

Non è quindi possibile - oggi - formulare, su basi attendibili e ragionevoli, neppure una prima ipotesi sull'efficacia degli invii già fatti, non avendo potuto finora effettuare nè una verifica nè un controllo sull'avvenuta, o meno, consegna del giornale ai destinatari.

Molti i dubbi e le perplessità sulle consegne del primo numero (quello colorato in "rosso"), per la coincidenza - di fatto verificatasi - tra recapito ed interruzione dell'attività di molti Parlamenti, dovuta al periodo estivo, con disguidi che ne pongono tuttora in discussione il recapito e con ritardi notevolissimi delle consegne, ma, soprattutto, con l'accumularsi del materiale postale da consegnare ai destinatari; accumulo che non ha certamente contribuito a far soffermare la loro attenzione su quanto hanno ricevuto.

L'impressione è più positiva sull'invio ed il recapito del secondo numero (quello colorato in "verde"), spedito nel mese di settembre e, a quanto risulterebbe, quasi ovunque recapitato, ma consegnato ai destinatari, in alcune sedi, solo nella prima metà di ottobre.

LE RISPOSTE PERVENUTE

Tuttavia, pur tenendo conto di queste premesse, fino a dieci giorni fa, a Bruxelles, Budapest, Mosca, Praga e Roma erano pervenute 239 risposte ai primi due numeri del giornale, delle quali più di 80 inviate da parlamentari o da esponenti autorevoli del mondo politico, di quello culturale, dell'informazione e scientifico.

Abbiamo ricevuto risposte - per quanto riguarda i parlamentari - dall'Inghilterra, dalla Francia, dall'Italia, dalla Spagna, dalla Svizzera, dall'Uruguay, dall'Argentina, dal Senegal, dalla Cecoslovacchia, dalla Polonia, dalla Danimarca, dall'Unione Sovietica, dal Brasile, dagli Stati Uniti. Sono lettere che esprimono il desiderio di continuare a ricevere il giornale e manifestano interesse per l'"impresa" del Partito. Tra queste vorremmo segnalare quelle dei consiglieri di contea della Gran Bretagna; del Presidente del Senato italiano, che augura al Partito Radicale di "contribuire all'edificazione di un'Europa nuova, basata sui valori civili e domocratici"; del Vice Presidente della Camera dei Deputati italiana; di Ernest Valko, Vice Presidente di una delle due Camere del Parlamento federale cecoslovacco e di alcuni parlamentari cecoslovacchi del Movimento autonomista per la Moravia e la Slesia, i quali individuano nel federalismo l'unica possibilità di superare i nazionalismi. E' pervenuta anche la letter

a del Segretario Internazionale del Partito Socialista del Popolo della Danimarca, così come quella del Segretario Internazionale del Partito dei lavoratori della Costa d'Avorio.

Tra le risposte di personalità della scienza, della cultura, dell'arte, alle quali è stato inviato il giornale, ci sono quelle di Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace 1978 e di Hans Walter Janitschek, ex-segretario generale dell'Internazionale Socialista, che -entrambi- si sono anche iscritti al Partito Radicale.

Ci sono poi le lettere provenienti dall'indirizzario esperantista, che sono 23.

L'UNIONE SOVIETICA

Un cenno particolare va fatto sull'Unione Sovietica, ove i problemi di comunicazione incontrano ostacoli e difficoltà che non siamo finora riusciti, non solo a superare, ma neppure ad avviare verso soluzioni praticabili e sufficienti. Problemi che, tra l'altro, c'impediscono di realizzare in quest'area, dall'Italia, il sistema di controllo dei recapiti.

Dalle informazioni che abbiamo permangono tuttora dubbi consistenti sul recapito del primo numero del giornale (quello in "rosso"), non solo per la coincidenza con il periodo feriale, ma anche per le conseguenze negative sul funzionamento dei servizi dovute al "golpe". Diversa anche in URSS la situazione relativa ai recapiti del secondo numero (quello "verde"), che risulterebbero effettuati nella maggior parte dei casi, seppur con alcuni considerevoli ritardi.

IL RECAPITO AGLI INDIRIZZI PRIVATI

In considerazione delle difficoltà e degli inconvenienti riscontrati nella consegna ai parlamentari, è all'esame la possibilità di inviare il giornale all'indirizzo personale di ciascuno, anzichè contare per il recapito sugli uffici dell'assemblea di cui fa parte. Gli ostacoli maggiori per attuare questa modifica sono dovuti alla possibilità di assicurare, con sufficiente tempestività, l'aggiornamento degli indirizzi, oltre a quello dei nominativi.

IL CARATTERE DEL MESSAGGIO

Un altro importante aspetto che stiamo esaminando è quello relativo al carattere del "messaggio".

Alcuni, tra voi, ricorderanno che la struttura ottimale del "messaggio" era prevista in una pubblicazione più "consistente" rispetto a quella del giornale finora inviato. Composta di un numero maggiore di pagine, di diverso formato, capace di trattare più compiutamente i temi che sono stati e sono parte dell'iniziativa radicale, anche per consentire, da parte dei destinatari, la scelta di quei temi o di quel tema che maggiormente risponde all'interesse di ciascuno. Con tale scelta, con l'adesione al Partito, si facilita la loro aggregazione, favorendo la mobilitazione e l'organizzazione delle energie di tutti coloro che si riconoscano in una stessa motivazione.

E' questo il compito e l'obiettivo "qualitativamente" più oneroso.

IL QUARTO NUMERO

Il quarto numero del giornale è in traduzione: dovrebbe uscire entro i primi dieci giorni di novembre, per essere recapitato prima dell'interruzione dei lavori parlamentari, in occasione delle feste di fine d'anno. Può essere, tuttavia, che nel tentativo di una prima modifica della struttura attuale del giornale, questo numero subisca un ritardo, che ne porterebbe il recapito alla prima metà di gennaio. A tal fine non possiamo ignorare che la periodicità mensile che ci siamo prefissi comporta uno schema operativo che richiede una programmazione "rigorosa", tale da non rendere sempre compatibili i tempi tecnici con quelli imposti dalle esigenze e dalla attualità dei tempi politici.

L'INIZIATIVA PER L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE NEL MONDO ENTRO IL DUEMILA.

L'iniziativa del Partito Radicale di lanciare un Manifesto-Appello per l'abolizione della pena di morte in Unione Sovietica a poche ore dalla conclusione del golpe - di cui abbiamo riferito nella precedente sessione - sta avendo un grande successo. Ad oggi conta le adesioni di quasi 500 parlamentari, dell'Europa dell'Est e dell'Ovest; senza tener conto di 60 parlamentari della Comunità europea e di 2 parlamentari africani. Centinaia, da tutto il mondo, sono le firme delle personalità della cultura, della scienza, e dell'arte. Tra queste, per tutte, ricordo quelle dei Premi Nobel Abdus Salam ed Elie Wiesel.

E' nostra intenzione organizzare, nel febbraio '92, a Mosca, la consegna delle firme al Presidente Gorbaciov ed ai Presidenti delle Repubbliche dell'Unione Sovietica da parte di una delegazione formata da almeno un rappresentante dei Parlamenti democratici di tutti i continenti. Colgo l'occasione per invitarvi a farci conoscere, quanto prima, la vostra disponibilità a partecipare alla manifestazione.

Il nostro obiettivo è far divenire quest'iniziativa - per ora soprattutto italiana e sovietica - un'impresa di valore storico, che sancisca -almeno sul piano del diritto- l'abolizione della pena di morte come conquista definitiva. Per questo abbiamo deciso di promuovere una grande Marcia Popolare a Roma, a Pasqua del 1992, a conclusione di un Convegno mondiale da tenere sempre a Roma, con lo scopo di costituire una "Lega parlamentare per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il duemila". Una delle ipotesi sulla quale si può lavorare, è quella di elaborare un "emendamento" alla Carta dei diritti dell'Uomo, per affermare il diritto soggettivo a non essere uccisi per forza di legge, in una logica di regolamentazione positiva, progressiva e non "proibizionistica", negativa.

E' solo uno scenario, un'ipotesi di lavoro, un progetto: sta a noi, a tutti noi, al Partito Radicale Transnazionale e Transpartitico ed alla costituenda "Lega parlamentare", ad esso associata o federata, animare un lavoro comune di "agenzie specializzate" delle Nazioni Unite, di Leghe per i diritti umani, civili, politici, di Istituzioni religiose, universitarie, statuali, di grandi Fondazioni. Dobbiamo però essere coscienti che per realizzare il Partito -e quindi anche questo Progetto- occorrono iscrizioni e contributi finanziari, non adesioni simboliche, ma partecipazione attiva, capace di suscitare impegno militante e di produrre denaro e iniziativa.

IL PARTITO RADICALE IN UNIONE SOVIETICA, UNGHERIA, CECOSLOVACCHIA, ROMANIA, JUGOSLAVIA.

Ad oggi, la situazione del Partito Radicale, nella sua proiezione trasnazionale, trova punti di riferimento concreti nelle sedi aperte soprattutto in alcuni paesi del Centro e dell'Est dell'Europa, che hanno confermato la loro operosità anche in occasione dell'iniziativa promossa dal partito con l'Appello per l'abolizione della pena di morte in Unione Sovietica.

In particolare, proprio in Unione Sovietica - dove operano Marino Busdachin e Antonio Stango- gli iscritti, fino a pochi giorni fa, erano arrivati a 437, di cui 11 deputati, concentrati in gran parte nella Repubblica Russa, ma presenti anche in altre Repubbliche: Ucraina, Arzebaijan, Georgia, fino in Siberia e a Vladivostok.

Un deputato si è iscritto in Lettonia.

Questo risultato è stato anche ottenuto grazie ad un buon assetto organizzativo presente -oltre che a Mosca- a San Pietroburgo, Baku, Kiev e con recapiti in diverse altre località. Con questo assetto il partito prosegue le iniziative collegate con la stampa e la diffusione di "Lettera Radicale", che svolge tuttora una funzione importante a sostegno della campagna -a suo tempo iniziata- per l'obiezione di coscienza e -successivamente- di quella antiproibizionista. Con l'avvio del "progetto politico" del 1991, con questo assetto il partito ha intensificato i rapporti con altre forze politiche, anche con gruppi informali, e cura la diffusione del giornale su di un territorio che, da solo, è molto più esteso del resto dell'Europa, ed è -perdipiù- dotato di un sistema di comunicazione che abbiamo visto essere quanto mai complesso e carente. A questo compito si è aggiunto di recente l'attività relativa all'Appello per l'abolizione della pena di morte: le sottoscrizioni raccolte nei primi giorni di mobilitazione co

mprendono quelle di 62 parlamentari e di 40 personalità del mondo scientifico e culturale.

Queste attività e questo lavoro si svolge, ovviamente, nel presupposto di predisporre il coinvolgimento diretto di militanti nelle diverse città e repubbliche capaci di operare autonomamente, in situazioni che hanno esigenze tra loro anche molto diverse, pur mantenendo un rigoroso e produttivo rapporto con l'iniziativa complessiva e unitaria del partito.

In Cecoslovacchia, l'iniziativa radicale - che fa capo a Paolo Pietrosanti - può contare, a Praga, su una delle sedi meglio funzionanti e più attrezzate del Partito e dispone inoltre di altre due sedi, a Zdar e Karlovy Vary.

L'intensa e prolungata azione politica ha portato all'iscrizione, al 20 ottobre, di 110 membri, di cui 6 deputati, e ha anche consentito di instaurare un durevole e proficuo rapporto con la presidenza della Repubblica e con altri livelli parlamentari e governativi, che, tra l'altro, ha prodotto un consistente e qualificato numero di adesioni all'Appello per l'abolizione della pena di morte. Anche la stampa segue, con buona disponibilità, le iniziative radicali. Il tema della droga e dell'antiproibizionismo è stato uno degli aspetti più impegnativi per gli iscritti che hanno così operato, in questo paese, da protagonisti. A questo proposito è qui da ricordare che il Comitato interministeriale per la lotta alla droga cecoslovacco ha respinto recentemente la proposta del Partito Radicale di co-promuovere un Convegno internazionale sulla politica da adottare sulle droghe nell'Europa Centrale e dell'Est e ciò -nonostante il favore e la convinta disponibilità espressa a più riprese dal viceprimo ministro Miklosko-

a causa delle ripetute, pesanti pressioni degli Stati Uniti.

In Ungheria, ove a Budapest ha sede tuttora il centro di coordinamento per l'Europa centro-orientale e ove operano Olivier Dupuis e Massimo Lensi - gli iscritti, al 20 ottobre, erano 72.

L'attività politica svolta in questo paese ha portato alla costituzione del Coordinamento Radicale antiproibizionista (ARCO), che - animato da Anna Tothfalusi- ha svolto una importante campagna di informazione seguita dalla stampa nazionale e conta già una ventina di membri. Si è inoltre determinata una prima ripresa dei rapporti con i partiti ed i parlamentari, favorita anche dalla campagna per l'abolizione della pena di morte in Unione sovietica, che ha finora raccolto le firme di oltre 50 deputati.

In Romania, le iscrizioni, al 20 ottobre, erano 79, di cui ben 15 deputati.

Le proposte radicali trovano in questo paese ancora un clima di diffidenza e sospetto, che si accentua nei confronti di organizzazioni che abbiano legami con altri paesi o che facciano del federalismo un elemento essenziale della loro azione. Inoltre il lavoro viene reso ancor più difficile dalle obiettive difficoltà poste dal sistema di comunicazioni, interne ed internazionali, anche qui inadeguato e molto carente.

Tuttavia, a Bucarest, è in corso il riconoscimento dell'Associazione Radicale per la riforma in senso Anglosassone del sistema elettorale (ARA), di cui si sono fatti promotori, in particolare, Alin Alexandru e Peter Barabas, mentre a Timisoara è in corso di costituzione l'"Associazione Radicale per gli Stati Uniti d'Europa", un tema che -come si è detto- è dibattuto e contrastato in Romania.

La campagna in favore dell'abolizione della pena di morte in Unione Sovietica ha favorito, anche in questo paese, lo stabilire nuovi rapporti con parlamentari, esponenti di altre forze politiche e personalità; più di 30 hanno già sottoscritto l'appello.

L'ex Jugoslavia è stato il paese verso il quale si è rivolta l'attenzione del partito fin da quando era assolutamente impensabile fare ipotesi sugli sviluppi della situazione nei paesi del centro-est europeo. E' il paese in cui, come ho già ricordato, abbiamo tentato in ogni modo, inutilmente, di essere presenti con il nostro Congresso nel 1989, il primo che abbiamo voluto tenere fuori dall'Italia e che ci ha poi portato a Budapest. La scelta di tenere il Congresso in Jugoslavia era, per noi, una coerente scelta politica, consapevoli, come eravamo, che si trattava di un paese posto in una zona nevralgica dell'Europa, in evidenti condizioni di grave pericolo, verso la quale la Comunità Europea avrebbe dovuto fin da allora dedicare grande, maggiore e fattivo impegno e attenzione. Con l'aiuto coraggioso dei compagni e degli amici sloveni -tra questi Zoran Thaler che allora non era certo il viceministro degli esteri del suo paese- tenemmo invece a Bohini, in Slovenia,il nostro Consiglio Federale.

Sono tappe che segnano una presenza attiva del partito che -prima a Lubiana e poi a Zagabria, e, in misurra minore e con maggiori difficoltà, a Belgrado- con Sandro Ottoni e Marino Busdachin, ha prodotto risultati importanti e significativi, in gran parte poi vanificati sia per l'accrescersi delle spinte e dei contrasti interni nelle repubbliche, che per errate interpretazioni sulla funzione e gli obiettivi del partito da parte di alcuni compagni ai quali era stato affidato il compito di mantenere viva e vitale la nostra presenza nel loro paese. Al 20 di ottobre gli iscritti sono solo 20, ma con lo sviluppo dei recenti avvenimenti ci auguriamo un'importante ripresa di iscrizioni e di attività del partito in questa regione, in questi paesi.

LA SEDE DI BRUXELLES

Per anni Bruxelles è stato l'unico centro al quale ha fatto capo in grande prevalenza l'attività del partito "oltre Chiasso", -come si usava dire- cioè oltre i confini italiani, in quanto sede permanente di lavoro della Comunità Europea, nel cui parlamento i radicali sono stati presenti fin dalla prima elezione tenutasi nel 1979. Secondo il nostro metodo, quello che per la gran parte delle altre forze politiche e degli altri gruppi era solo un "luogo di servizi occasionali, di comodo e burocratici", è stato per noi occasione di iniziativa politica permanente e di attività organizzata a tempo pieno.

In questo periodo, da Bruxelles, sono state incardinate alcune importanti iniziative e si sono sviluppati momenti tra i più vivi, sia della campagna per salvare tre milioni di persone dallo sterminio per fame nei paesi sottosviluppati, che di quella a favore degli Stati Uniti d'Europa.

Con lo spostarsi dell'interesse preminente del partito verso il centro-est -imposto dall'attualità dovuta all'evolversi della situazione in Europa- e con il modificarsi della presenza radicale nel parlamento europeo (ora suddivisa tra federalisti, verdi e antiproibizionisti) l'apporto di questa sede è venuto -in parte- a perdere la propria centralità politica ed operativa.

Attualmente a Bruxelles proseguono la stampa e la distribuzione di "Lettera radicale" in francese e, da poco tempo, in spagnolo (quest'ultima prima veniva inviata da Roma), nonchè l'acquisizione e l'aggiornamento dell'indirizzario del partito. La sede provvede inoltre all'invio delle convocazioni e degli inviti per le riunioni del Consiglio Federale, per i paesi dell'Europa Occidentale. Con l'avvio del "progetto politico" per il 1991, la sede di Bruxelles contribuisce anche ad assicurare la distribuzione del giornale e a raccogliere le adesioni alla campagna per l'abolizione della pena di morte, sempre con riferimento in particolare ai paesi dell'Europa Occidentale. Questa campagna, visti i primi risultati, sembra offrirci una opportunità molto interessante per la ripresa dei rapporti con gruppi, movimenti e personalità politiche o del mondo della cultura, della scienza e dell'informazione, che può essere di buon auspicio per la costituzione del "Partito nuovo" in questi paesi.

Compagne e compagni, amiche e amici carissimi

le conclusioni di questo aggiornamento della relazione sulla situazione del partito, a voi presentata all'inizio della precedente sessione, mi paiono -a questo punto- obbligate.

Ritengo, infatti, indiscutibile che, pur tra enormi difficoltà, il cammino per rendere possibile il costituirsi del "Partito nuovo, Transnazionale e Transpartitico", sia non solo iniziato, ma abbia anche compiuto i primi passi, significativi e importanti.

Alle prime indicazioni positive, emerse a Roma poco più di un mese fa, nella prima sessione di questa riunione del Consiglio federale, si aggiunge ora la crescita quantitativa e qualitativa di questo nostro consesso: come prima vi ho anticipato, sono oggi 67 i parlamentari che ne fanno parte, di 12 stati e repubbliche diversi, con 5 membri di 5 Governi diversi: parlamentari che appartengono oggi in netta maggioranza a paesi divesri dall'Italia. Una composizione che solo un mese fa era impensabile.

Siamo riuniti qui, a Zagabria, come ci eravamo proposti, superando non poche difficoltà.

La partecipazione è straordinaria, non solo per la presenza di coloro che fanno parte del Consiglio Federale, ma anche per la presenza delle personalità che hanno accolto il nostro invito: primo tra questi il Presidente della Repubblica di Croazia, Franjo Tudjman, al quale indirizziamo il nostro più caloroso e fraterno saluto, impeganti come siamo a sostenere con la forza della nonviolenza "la vita del diritto, il diritto alla vita" di questo paese.

Marco Pannella è giunto al 27· giorno di digiuno per affermare concretamente, col proprio corpo e la propria salute, questo principio contro la violenza armata, golpista e omicida, stalinista e fascista, di Milosevich e del suo esercito che hanno tradito e tradiscono la gente serba ancor prima di colpire e annientare -proprio loro- quello stato in nome del quale pretenderebbero di legittimare l'oppressione e la distruzione di genti e popolazioni che -secondo loro- ne dovrebbero far parte. Tutto questo, oltre che ignobile, è assurdo.

Al digiuno di Marco si sono uniti, con Ivo Jelic, deputato di Dubrovnik che si è iscritto al partito e fa parte di questo Consiglio federale, 150 giovani che hanno trovato nella pratica nonviolenta la forza per essere attivamente e utilmente vicini al dramma della loro città: da loro proviene al partito una viva ed energica sollecitazione ad un impegno più fattivo, con nuova, più convinta speranza.

Il "progetto politico" per il 1991, con le prime risposte positive al giornale e con l'iniziativa assunta per affermare il diritto della persona a non essere ucciso neppure per forza di legge, con quanto abbiamo già ottenuto e gli obiettivi che ci siamo prefissi, si è posto concretamente in cammino.

In Italia il partito è impegnato nella campagna per i "9 referendum, 10 firme contro la partitocrazia", per garantire l'apporto di quel "serbatoio" di risorse che ci è tuttora indispensabile.

Quindi, che i primi passi per rendere possibile il costituirsi del "Partito Nuovo" siano stati compiuti, è una constatazione che ha, allo stato, una puntuale, indiscutibile conferma nei fatti.

Ritengo, tuttavia, altrettanto indiscutibile che il percorso finora compiuto non ci consenta di ritenere esaurita e compiuta la verifica sulla effettiva possibilità di dar vita e vitalità al Partito Radicale, transnazionale e transpartitico.

Non siamo, infatti, certamente in grado di valutare l'efficacia del messaggio finora trasmesso con il giornale. Sappiamo di doverlo ancora adeguare alle esigenze che ci sono richieste per poter costituire il "partito nuovo", migliorandone la veste e i contenuti, assicurandone la continuità e la tempestività, estendendone la diffusione e garantendone il recapito.

Dobbiamo riuscire a promuovere, a partire da quanto potremo e avremo saputo fare con gli appuntamenti di febbraio a Mosca e di Pasqua a Roma, altre iniziative che si affianchino a quella per l'abolizione della pena di morte per dare al partito la possibilità di vaste aggregazioni, ad esso federate, capaci di azione e movimento autonomo.

La crescita qualitativa delle iscrizioni al partito, seppur improvvisa e sorprendente, non è tuttavia ancora sufficiente per fornire quell'apporto quantitativo di iscrizioni (dell'ordine delle decine di migliaia) e di militanza che è indispensabile per assicurarci, anche finanziariamente, la prosecuzione, la continuità e lo sviluppo dell'iniziativa politica e delle attività del partito.

Il rapporto con la situazione italiana ci pone -è vero- con la campagna referendaria innanzi a una più grande speranza, ma anche a gravissime difficoltà e all'incognita del risultato. Non possiamo inoltre, ignorare i problemi e le incognite relative alla ormai prossima scadenza elettorale.

Ritengo pertanto che anche questa seconda sia una constatazione che non debba temere di essere, con serietà, messa in discussione.

Come già ho avuto occasione di dire nella relazione presentata alla precedente sessione, il compito, l'impresa affidataci con l'assunzione dei "poteri statutari" dal Congresso di Budapest necessita di tempi più lunghi di quelli inizialmente previsti e prevedibili per poter valutare e stabilire se sia possibile proseguire nel tentativo di ripresa e nel rilancio delle attività del partito o, invece, se si sia costretti a porre termine alla nostra esistenza di forza politica organizzata.

Il problema che dobbiamo considerare in questa sede è, di conseguenza, uno solo e consiste nell'esaminare e valutare quale sia la scelta da fare per conquistare e avere il tempo di cui il partito ha ancora bisogno.

Una scelta dovuta unicamente all'opportunità politica, poiché il percorso dovuto legittimo è già stato puntualmente segnato dal Congresso di Budapest. Porlo oggi in discussione sarebbe una inutile perdita di tempo.

A Roma, a settembre, al termine della prima sessione di questa riunione ci siamo impegnati a verificare le condizioni logistiche ed economiche alle quali è possibile tenere un Congresso del partito alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio prossimi, in un paese del centro-est europeo, se dovessimo ritenere opportuno fare questa scelta.

La verifica ha portato ad escludere - per ora - Mosca e le Repubbliche dell'Unione Sovietica, o per ragioni climatiche o per le difficoltà di comunicazioni e di trasporti, oltre che di ricezione.

Abbiamo concentrato la nostra attenzione su tre sedi possibili: Bucarest, Praga e Lubiana. Le differenze sono relative alle possibili soluzioni tecniche e ambientali, alle capacità di ricezione e alle possibilità di trasporto, oltre che ai costi.

La soluzione più economica, ma meno agevole, è Bucarest; quella più attrezzata e soddisfacente, ma più costosa, è Lubiana. Per Praga si pongono solo problemi relativi all'alloggio dei partecipanti.

E' comunque opportuno tenere presente che l'onere da sostenere per il Congresso non sarebbe comunque inferiore al miliardo.

Carissimi,

chiudo questo aggiornamento ricorrendo a un tratto dell'editoriale che sarà pubblicato sul quarto numero del giornale:

"Siamo convinti di esprimere e di illuminare esigenze oggettive, profonde e letteralmente vitali, urgenze drammaticamente avvertite e frustrate nelle coscienze individuali di gran parte delle classi dirigenti di ogni tipo e di ogni luogo, che scoprono l'impotenza tragica del loro "potere", e - ancor più - delle grandi masse degli uomini e delle donne cui soccorre il mito e la speranza della democrazia, del diritto per tutti alla vita e della vita del diritto e dei diritti, di regole e di leggi che siano adeguate.

Dare corpo e forza a queste esigenze, lo ripetiamo, letteralmente vitali, tentare di organizzarle in modo da esaltare la libertà di ciascuno, e fare di questa libertà piena non un fine, ma il mezzo ed il metodo, l'obbligo ed il dovere di tutti per tutti, è la sperimentata base su cui costruire insieme il "Partito Nuovo", transnazionale, transpartitico, libertario, e quindi esaltante la responsabilitê e i doveri."

E' questa la ragione dell'impegno di questi anni, al quale ci siamo, al quale mi sono totalmente dedicato fino ad oggi, con tutta la forza della convinzione e della speranza.

Vogliano le donne e gli uomini di ogni colore, di ogni razza, di ogni etnia o religione, con la loro convinzione, con la loro speranza, dare a questo partito concretamente -con la loro adesione- la forza di essere, di poter essere, per tutti, mezzo di lotta, di affermazione e conquista di democrazia, per "la vita del diritto, per il diritto alla vita".

Note

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(1) Il coordinamento di questa struttura e del relativo assetto organizzativo è stato affidato a due nostri compagni di antica militanza e di grande esperienza, per avere loro partecipato all'organizzazione di campagne precedenti. Si tratta di Rita Bernardini e di Renè Andreani, la prima Presidente del Consiglio Federale del Coordinamento Radicale Antiproibizionista, il secondo parlamentare verde eletto nelle liste radicali. Entrambi si dedicheranno a tempo pieno a questo compito, per tutto il periodo della raccolta delle firme, insieme al Vicetesoriere del Partito, Maurizio Turco, il quale, impostato e avviato il lavoro, dovrebbe riprendere la sua attività per l'impegno transnazionale. Nell'ambito della gestione politica della campagna, i tre "coordinatori" si avvarranno dell'appoggio diretto di Marco Pannella.

La decisione di dar vita a questa nuova struttura è stata favorita dalla risposta positiva fornita anzitutto dagli iscritti italiani, da molto tempo rimasti senza impegno militante per la sospensione dell'attività del Partito in Italia. Seppur positiva, si tratta di una risposta che è, per ora, del tutto inadeguata a fornire le energie necessarie per assicurare l'esito positivo della raccolta.

(2) Come i due precedentI (il primo colorato in "rosso", il secondo in "verde"), il terzo numero -colorato in "blu"- è stato inviato agli eletti nelle assemblee legislative dei 33 paesi europei, in ambito "federale", "nazionale" e "regionale", e in quello della Comunità Europea, nonchè a molti altri destinatari. Si tratta, in totale, di 258.709 nominativi, dei quali 34.109 parlamentari dell'Europa e 224.600 provenienti da altri indirizzari. Di questi ultimi, 163.000 sono stati inviati nei paesi del centro e dell'est europeo, 50.000 in quelli dell'Europa occidentale, 4.600 in paesi di altri continenti e 7.000 a praticanti e cultori dell'esperanto. Tenuto conto delle copie destinate per un secondo invio all'Unione Sovietica, delle copie per gli archivi delle sedi e di quelle da tenere "in magazzino" per far fronte ad altre eventuali esigenze, del terzo numero del giornale sono state stampate in totale 300.018 copie, suddivise in quindici lingue.

Le traduzioni, l'impaginazione e la stampa sono state effettuate a Roma, con l'esclusione di 100.000 copie in russo, stampate a Mosca per i destinatari non eletti nei vari Parlamenti dell'Unione Sovietica. Di questo numero sono state stampate a Roma anche le copie che per i due numeri precedenti erano state stampate a Budapest, in quanto il costo è risultato essere più conveniente.

L'invio del giornale a tutti i parlamentari è stato curato direttamente da Roma, con l'apporto delle sedi di Bruxelles, Budapest, Mosca e Praga. Da Roma si è provveduto anche all'invio agli altri destinatari in Italia (41.000), in Spagna (1.000), in Portogallo (1.350), nella ex Jugoslavia (5.000), in Albania (250), nell'America del Sud e in quella Centrale (2.550 in 13 paesi), nell'America del Nord (550 in USA), in Africa (1.550 in 5 paesi), in Medio Oriente (200 in 2 paesi) e in Nuova Zelanda (100) e ad alcuni indirizzari particolari (1.800), per un totale di 55.150 copie.

Da Bruxelles, oltre che curare il recapito ai parlamentari dei paesi dell'Europa occidentale, si è provveduto ad inviare ad altri destinatari 3.000 copie in francese, 3.500 in inglese e 500 in tedesco.

Da Budapest, ove si cura il recapito ai parlamentari ungheresi, polacchi, romeni e bulgari, sono state inviate ad altri destinatari 32.000 copie in ungherese, 18.000 in ceco, 3.500 in polacco, 2.150 in romeno.

A Mosca, oltre che del recapito ai parlamentari, si è provveduto all'invio delle 100.000 copie stampate in loco ad altri destinatari, distribuiti in gran parte del territorio dell'Unione Sovietica.

Da Praga, infine, si è provveduto al recapito del giornale agli eletti nel Parlamento federale e nei due Parlamenti nazionali.

Nell'insieme si tratta di raggiungere con questo terzo numero del giornale circa 270.000 nominativi, in più di 50 paesi, distribuiti in 5 continenti.

(3) I parlamentari firmatari dell'appello nei paesi dell'Est sono: 62 sovietici; il Ministro degli Esteri, il rappresentante del Governo lettone a Mosca e il deputato del Soviet Supremo iscritto al Partito radicale Aleksej Zotov; 48 cecoslovacchi, tra i quali il Vice Primo Ministro, il Primo Vice Presidente del Parlamento Federale, il Presidente del Parlamento ceco, tre Vice Presidenti del Parlamento slovacco; 44 ungheresi, tra i quali Ferenc Joszsef Nagy, Ministro senza portafoglio e Rezso Nyers, più volte Ministro; 30 romeni, tra cui Vasile Mois e Karoly Kiraly, vicepresidenti del Senato e Constantin Ivanovici, segretario della Commissione Difesa, iscritto al Partito radicale; 60 parlamentari europei, tra i quali Adelaide Aglietta, Presidente del Gruppo Verde e relatrice su una proposta di risoluzione sulla pena di morte e Ken Coates, del gruppo socialista, Presidente del Sottocomitato sui Diritti Umani.

Nei Paesi dell'Ovest, il Manifesto-Appello è stato firmato da: 119 parlamentari italiani, tra i quali due Vice Presidenti della Camera e molti segretari di Partito; 29 membri della Camera dei Lord e dei Comuni ed oltre 85 membri delle assemblee parlamentari di Francia, Svezia, Finlandia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Grecia, Norvegia, Belgio, Israele, Lussemburgo, Malta, Isola di Man, Svizzera, Germania. Tra questi ultimi: l'intero gruppo del Labour Party al Senato olandese; Desmond O'Malley e Robert Molloy, Ministri irlandesi; Michel Dreyfus-Schimdt, Vice Presidente del Senato francese; Ugo Mifsud Bonnici, Ministro maltese; Elie Deworme, Ministro belga e Jean Mottard, vicepresidente della Camera dei Deputati belga.

 
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