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Pannella Marco - 30 novembre 1991
Tutti a Maastricht!
Intervista a Marco Pannella di Silvije Tomasevic

SOMMARIO: Nell'intervista, pubblicata sul quotidiano croato "Slobodna Dalmacija", Marco Pannella illustra le posizioni del Partito radicale sulla situazione dell'ex-Jugoslavia e le iniziative in corso per il riconoscimento delle repubbliche di Croazia e Slovenia.

("Slobodna Dalmacija", 30 novembre 1991)

Tutti a Maastricht! Il Partito Radicale italiano organizza una spedizione, in cui possono prendere parte tutti coloro che vogliono protestare a Maastricht il 9 e il 10 dicembre e il giorno dopo a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo, per il non ancora avvenuto riconoscimento della Croazia e della Slovenia.

M.P.: Si viaggerà con il treno e al gruppo italiano si uniranno altri, provenienti dalla Germania, dalla Francia e da altri paesi europei. Croati, amici dei Croati, naturalmente amici della pace, arriveranno in Olanda, dove si ritroveranno i capi degli Stati e dei Governi di 12 paesi comunitari, per chiedere per l'ennesima volta che l'Europa riconosca il desiderio e la volontà del popolo croato di vivere in uno stato indipendente. Ieri, al Parlamento Europeo, il ministro italiano degli esteri Gianni de Michelis ha annunciato che la Comunità Europea riconoscerà, al massimo entro il 18 dicembre, la sovranità e l'indipendenza della Croazia e della Slovenia.

S.T.: Sulle posizioni e sulla missione del Partito transnazionale parliamo, esclusivamente per la "Slobodna Dalmacija", con il leader Marco Pannella.

M.P.: Nemmeno una stazione TV, nemmeno la CNN ha trasmesso un evento belgradese che ricorda molto gli eventi del 1936. Si tratta delle truppe che prima hanno distrutto Vukovar e poi sono rientrate trionfalmente a Belgrado. Sulle strade c'era molta gente che festeggiava il loro ritorno, mentre Milosevic li ha ricevuti con una foglia di palma. Sembrava una festa di trionfo. La stessa cosa accadeva in Spagna quando Franco riceveva i suoi soldati. Le immagini sono le stesse, solo che quelle di una volta erano in bianco e nero, mentre le immagini che ci vengono da Belgrado sono a colori. Si stanno ripercorrendo gli anni in cui l'Europa e il mondo restavano immobili davanti alla crescita del fascismo. Oggi le Nazioni Unite si comportano come nel passato si era comportata la Lega dei popoli.

S.T.: Perché il mondo si mostra tanto passivo davanti a questo nuovo fascismo?

M.P.: Perché la Jugoslavia conta un debito di 17 miliardi di dollari, che si devono pagare. L'ex bancario belgradese Milosevic pare che sia in buoni rapporti con Kissinger. I grandi banchieri mondiali vogliono salvare questi soldi che si trovano nella ex Jugoslavia. Già da sette mesi l'Europa della democrazia e della libertà rimane immobile, praticamente solidale con un esercito golpista e franchista.

De Michelis e altri signori della diplomazia si comportano esattamente come quelli del 1935.

S.T.: Lei sta digiunando già da 15 giorni, e in questo modo protesta contro la guerra e per il riconoscimento delle due repubbliche. Quant'è efficace il digiuno?

M.P.: Il nonviolento non si deve identificare con il pacifista. Gandhi non era pacifista, ma nonviolento. Sono convinto che la situazione jugoslava è uguale a quella spagnola negli anni trenta. Appartengo alla tradizione politica gandhiana della giustizia e della libertà. Sono armato con la nonviolenza, combatto con il digiuno, come, se vivessi a Vukovar, combatterei con il mitra.

S.T.: Cosa ne pensa della tesi che i Serbi fossero minacciati in Croazia e che questa sia la ragione della guerra?

M.P.: Secondo le informazioni (e non solo dei giornali, dato che una guerra ideologica presuppone anche la guerra delle informazioni), ma anche parlando con un nostro iscritto, Serbo di Slavonia, posso dire che sette mesi fa non esisteva alcun pericolo per gli altri gruppi etnici che vivono sul territorio croato. Adesso quando ci sono i carri armati, quando ci sono i massacri, non lo so... Ma devo dire che il governo croato ha dimostrato una grande tolleranza non chiedendo la mobilitazione dei Serbi in Croazia.

In questa situazione il problema è che la Serbia non potrà essere riconosciuta come stato per via del Kosovo, cioè per via di quello che ha fatto il governo serbo togliendo agli Albanesi l'autonomia.

Non permetterò mai, come membro del Parlamento europeo ed al Parlamento europeo di riconoscere la Serbia come stato per via del suo comportamento verso le minoranze in questa repubblica.

S.T.: Poco fa, il Parlamento europeo non ha votato il riconoscimento della Croazia e della Slovenia anche se aveva la possibilità di farlo.

M.P.: Adesso la situazione al Parlamento europeo cambia, è molto diversa da com'era prima. Andiamo a Maastricht per protestare contro le posizioni che non vogliono il riconoscimento dei popoli organizzati democraticamente - ha detto Pannella durante l'intervista per la "Slobodna Dalamacija".

 
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