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Griffo Maurizio - 1 dicembre 1993
MARIA ADELAIDE AGLIETTA
(Torino, 4 giugno 1940)

di Maurizio Griffo

SOMMARIO: Tratteggia il percorso biografico della militante radicale, dal primo impegno su iniziative per i diritti civili fino al coinvolgimento più assorbente, dalla partecipazione come giurata popolare al processo per le Brigate Rosse di Torino fino alla elezione a segretario politico del partito e all'ingresso in parlamento nel 1979 (dove torna nel 1983 e nel 1987) e al parlamento europeo (1989) dove viene chiamata all'incarico di Presidente del gruppo dei verdi.

(IL PARLAMENTO ITALIANO, Storia parlamentare e politica dell'Italia, 1861 - 1992 - Volume 23·, 1979 - 1983 - Nuova CEI Informatica, Milano - dicembre 1993)

Maria Adelaide Aglietta, nata il 4 giugno 1940 a Torino dall'ing. Guido, imprenditore, e Angela Giusiana, dopo il liceo classico frequenta la Facoltà di Scienze politiche senza però ultimare gli esami.

A partire dal 1974 è attiva nell'associazione radicale torinese in occasione della campagna per il referendum sul divorzio e per la non fortunata raccolta di firme per gli »8 referendum contro il regime . In quello stesso anno promuove il Cisa (Centro informazione sterilizzazione aborto) torinese partecipando alla campagna di disobbedienza civile per la depenalizzazione del reato di aborto, e l'anno successivo è tra i promotori a Torino della raccolta firme per l'indizione del referendum sullo stesso tema. Con un percorso simile a quello di altri dirigenti radicali che in quegli anni iniziano la loro attività politica (Cicciomessere, Bonino) passa dall'impegno su singoli temi ad un coinvolgimento in tutta l'attività del Partito radicale. Tra il 1975 ed il 1976 è segretaria regionale del Partito radicale del Piemonte. Nel giugno del 1976, candidata alle elezioni del collegio di Torino risultava prima dei non eletti. Nel novembre dello stesso anno era eletta segretaria nazionale del partito al Congresso di Nap

oli. Prima donna italiana a ricoprire l'incarico di segretario politico di un partito, l'Aglietta svolgeva il suo mandato in una situazione delicata ma al tempo stesso positiva per il Partito radicale. Questo, appena entrato in Parlamento, si trovava ad essere referente del dissenso alla politica di unità nazionale in nome dei valori di una politica conflittuale. Posizione che si estrinsecava attraverso la campagna per l'indizione di altri otto referendum che questa volta andava in porto brillantemente. Nello stesso tempo l'Aglietta non trascurava l'impegno su temi specifici: nell'inverno del 1977 conduceva un lungo sciopero della fame (73 giorni) per la riforma del sistema carcerario. Al Congresso di Bologna nel novembre del 1977 era confermata alla segreteria.

All'inizio di marzo dell'anno successivo veniva sorteggiata come giurata popolare per un processo alle Brigate rosse a Torino. La sua accettazione, dopo il rifiuto di molti cittadini precedentemente sorteggiati, consentì lo svolgimento del processo. In termini più generali l'esperienza come giurata servì, in un situazione difficile e che soprattutto a partire dal rapimento Moro del marzo 1978 avrebbe lasciato pochi spazi di differenziazione, a fissare esemplarmente la linea tenuta dai radicali sul terrorismo. Contrari alle leggi speciali (tra i referendum promossi c'era anche la legge sull'ordine pubblico cosiddetta Reale del 1975), ma di rigorosa applicazione delle leggi ordinarie e di promozione di una politica dei cittadini. In tal senso andavano sia il rifiuto, espresso pubblicamente dall'Aglietta all'inizio del processo, di una scorta armata, sia la proposta, avanzata dai deputati radicali e respinta dalla Camera, di rendere sorteggiabili i membri del Parlamento nelle giurie di Corte d'Assise.

Nel novembre 1978 al Congresso di Bari è nominata tesoriere del partito. Dopo una breve apparizione in Parlamento in cui entrava nel gennaio 1979 al posto del dimissionario Pannella, e da dove si dimetteva subito dopo aver presentato un progetto di legge sull'incompatibilità tra incarichi di partito e mandato parlamentare, viene eletta deputato nel giugno 1979 nel collegio di Torino, e fino al 1982 è presidente del gruppo parlamentare radicale. Nel 1983 viene rieletta nella circoscrizione di Verona. Sia nella VIII Legislatura, dove la fine dell'unità nazionale fa venir meno una rendita di posizione per i radicali, creando dei problemi di collocazione politica e di immagine, sia nella IX, caratterizzata dalla presidenza del Consiglio di Craxi, e che comporta quella che si può definire una strategia dell'attenzione radicale verso il governo a guida socialista, l'Aglietta partecipava pienamente alle campagne del partito. In particolare si occupava dei problemi dei detenuti e delle prigioni e della chiusura dell

e carceri speciali. Inoltre, tra il 1984 ed il 1986 coordinava per la segreteria del PR la campagna innocentista a favore di Enzo Tortora, il presentatore televisivo accusato di far parte della camorra, fino al suo completo scagionamento. Nell'agosto del 1986, come previsto dal codice di comportamento del gruppo parlamentare radicale, si dimetteva da deputato per favorire il subentro del primo dei non eletti. Nel giugno del 1987 era nuovamente eletta deputato nella circoscrizione di Torino. Nello stesso anno i radicali maturavano la scelta transpartitica, cioè la volontaria diaspora in altre formazioni politiche.

Questo per l'Aglietta si concretizzava nell'impegno nel movimento verde, di cui i radicali erano stati tra i promotori alcuni anni prima. Tale opzione, legata ad una decisione del partito, diventava col tempo sempre più assorbente. Una scelta dove più che alcune riserve rispetto al modo di realizzare la trasformazione del Partito radicale in partito transnazionale, decisa sempre nel 1987, pesava il fatto che la nuova attività favoriva le iniziative pragmatiche che l'Aglietta ha sempre mostrato di prediligere in tutta la sua attività pubblica. All'interno del variegato arcipelago verde l'Aglietta sosteneva una posizione di ecologismo laico, libertario e non fondamentalista partecipando all'esperienza dei Verdi arcobaleno. Eletta nel 1989 al Parlamento europeo con questo raggruppamento si dimetteva dal Parlamento italiano per dedicarsi interamente alle nuove attività. Sostenitrice della rifondazione del movimento verde italiano, e non di una semplice riunificazione per componenti, dal 1990 è presidente del gru

ppo dei Verdi al Parlamento europeo. In questa veste ha promosso non solo iniziative di politica ambientale, ma anche -come quella per l'abolizione della pena di morte- per i diritti umani, e ha sempre mantenuto la tessera e l'identità radicale.

 
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