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Pergameno Silvio - 28 giugno 1980
La lunga marcia
Ripercorriamo assieme le tappe più significative dei referendum promossi dal partito radicale

di Silvio Pergameno

SOMMARIO: 1975: Raccolte le firme per il referendum sull'aborto. 1977: Raccolte le firme per otto referendum; si voterà solo su due (legge Reale e finanziamento pubblico dei partiti), con risultati sorprendenti. Si dimette il Presidente della Repubblica Leone. 1978: il Congresso del Pr delibera una nuova campagna referendaria. 1979: Successo radicale alle elezioni politiche. Il Congresso del partito precisa i temi sui quali lanciare la nuova raccolta di firme: "la stessa presenza radicale in Parlamento rischia d'essere battuta e dispersa, (...), occorre ridare forza e capacità d'espressione alla maggioranza divorzista, ai sì contro il finanziamento pubblico, a quanti lottano per una diversa qualità della vita". 27 marzo 1980: inizia la raccolta delle firme su dieci referendum: legge Cossiga antiterrorismo, reati d'opinione, ergastolo, caccia, porto d'armi, tribunali militari, hashish e marijuana, aborto, centrali nucleari, smilitarizzazione della guardia di finanza. La cronaca giorno per giorno di tre mesi d

'iniziativa politica, fino al deposito, il 27 giugno 1980 presso la Suprema Corte di Cassazione, di 800.000 firme autenticate.

(NOTIZIE RADICALI N. 32, 28 giungo 1980)

"Primavera 1975": primo successo di una raccolta di firme per un referendum promosso dal partito radicale: 800 mila sottoscrizioni sono raccolte per l'abrogazione delle norme fasciste del codice Rocco sul reato di aborto.

"Primavera 1976": elezioni anticipate al posto del referendum sull'aborto. Si ripete l'esperienza del 1972, quando per non fare il referendum sul divorzio vennero sciolte le camere.

"Primavera 1977": il partito radicale raccoglie le firme per gli otto referendum: legge Reale, finanziamento dei partiti, legge manicomiale, commissione inquirente concordato, codice Rocco, codice tribunali militari. Questi ultimi quattro sono fatti fuori dalla Corte costituzionale con espedienti vari. Sui manicomi e sull'Inquirente sono emanate nuove leggi, come anche sull'aborto.

"Primavera 1978": si vota soltanto sul finanziamento dei partiti e sulla legge Reale. I risultati, pur non consentendo l'abrogazione delle due leggi, proprio perché ottenuti nonostante la quasi assenza di ogni possibilità di dibattito e confronto, sono tali da indurre la classe politica a chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica Leone.

"Novembre 1978": congresso di Bari. Si compie una valutazione dei referendum effettuati; la valutazione risulta positiva. I referendum si sono tenuti con scarsissima possibilità di informazione: il partito comunista è stato costretto allo scoperto, avendo sostenuto la "legge Reale", sulla quale il risultato del 23 per cento ottenuto contro lo schieramento di tutti i partiti è assai significativo: ottimo poi il 43 per cento sul finanziamento dei partiti; i referendum tendono a consolidarsi come istituto che non può essere lasciato cadere per abbandono. C'è stato un cambiamento nell'orientamento politico della battaglia referendaria (rispetto all'epoca del del divorzio). Da referendum per spostare la sinistra costringendola a sostenere battaglie alternative e a superare i compromessi con la dc, a referendum contro il regime dc-pci.

Il Congresso approva una nuova campagna referendaria.

"Inverno 1979": si definisce il nuovo pacchetto di referendum: centrali nucleari, tribunali militari, reati di opinione riunione associazione, caccia, smilitarizzazione della polizia, smilitarizzazione della guardia di finanza, aborto, ergastolo. La raccolta delle firme non prende avvio perché ci sono le elezioni anticipate.

"Primavera 1979": elezioni politiche; i radicali raccolgono il successo della campagna referendaria del 1978 "contro il regime" ottenendo il voto di molti comunisti, stanchi dei compromessi delle "Botteghe oscure".

"Novembre 1979": congresso di Genova. Sul progetto referendario c'è una quasi unanimità: "Le lotte antiautoritarie per i diritti civili trovano ancora una volta in Italia il loro passaggio necessario, unico e urgente nello strumento referendario", così la mozione congressuale, che poi forniva una serie di indicazioni di massima per le tematiche da affrontare: concordato, reati d'opinione, codice di procedura penale, ergastolo, decreti antiterrorismo, leggi speciali, codice tribunali militari, smilitarizzazione della PS e della Guardia di Finanza, ordine dei giornalisti e legislazione sulla stampa, spese militari, centrali nucleari, caccia, aborto, liberalizzazione della cannabis e suoi derivati. Veniva poi demandata al Consiglio federativo la definitiva messa a punto del pacchetto e a un'assemblea politico organizzativa un dibattito approfondito sulle tematiche referendarie. Rilevava poi la mozione. Le battaglie e le vittorie di questi anni e la stessa presenza radicale in parlamento già rischiano di essere

, altrimenti, disperse e battute. Il regime ha messo in atto eccezionali misure a questo fine, a partire dall'impiego protervo e violento dei mezzi di comunicazione di massa... solo con una mobilitazione immediata del partito attorno ad un progetto referendario di eccezionale vigore si potrà sperare di sventare il pericolo. Occorre ridare forza, capacità di espressione, possibilità di iniziative e di presenza nelle strade e nelle piazze alla maggioranza divorzista, al "sì" espresso nel 1978 sul referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti, alle forze alternative, all'autonomie locali e cittadine, a quanti lottano per una diversa qualità della vita".

"Febbraio 1980": nei primi giorni del mese si tiene l'assemblea e subito dopo il Consiglio federativo per la definizione del pacchetto. La smilitarizzazione della polizia è tralasciata in quanto in discussione in parlamento; il concordato anche perché non passerebbe alla Corte costituzionale, si parla di possibili referendum sulla IPAB, ma si ritiene che sarebbe troppo facile apportare modifiche alle norme da sottoporre a referendum senza garantire alcun esito; anche un eventuale referendum sul segreto bancario incontra notevoli perplessità. Invece riscuote notevole favore una proposta di abolire il porto d'armi. Nell'assemblea il segretario del partito precisa il senso profondo della battaglia referendaria nel contesto politico che si è venuto determinando: di fronte a un paese che avanzava da anni una domanda di libertà non comprimibile né aggirabile il regime del compromesso storico ha sfruttato l'allarme sociale generato dal terrorismo, amplificandone l'eco, per imporre norme liberticide e inutili per co

mbattere l'eversione armata. La volontà di lotta politica delle masse è stata mortificata, il paese è stato costretto alla rassegnazione, la vita politica è intessuta soltanto di fatti di sangue e delle cronache delle malefatte del regime. Si respira un'atmosfera fascista: le libertà vanno soffocate, perché è necessario difendere l'ordine pubblico. I radicali sono isolati. La loro battaglia referendaria diventa una sfida globale: lo strumento per ridare fiducia e volontà di lotta alle masse per ricreare le premesse e i termini del dibattito politico, per ridare fiato alla speranza, per togliere presa al terrorismo e soprattutto al discorso sul terrorismo, allo sfruttamento del territorio a fini autoritari, per ridurre il peso del terrorismo alla sua portata reale: un grave fenomeno di criminalità politica altamente organizzata, ma non un male capace di travolgere l'intera vita democratica del paese.

"Marzo 1980": congresso straordinario del partito radicale a Roma. La mozione conferma la campagna di raccolta delle firme per i referendum in difesa della vita, della pace, del diritto e della legge costituzionale come obbiettivo prioritario per il partito insieme alla lotta per la fame nel mondo.

"Marzo 1980": i referendum saranno dieci: legge Cossiga, reati di opinione riunione e associazione, ergastolo, caccia, porto d'armi, tribunali militari, liberalizzazione della cannabis e suoi derivati, aborto, centrali nucleari, guardia di finanza. Le tecniche di allestimento dei moduli carbonati, ulteriormente perfezionate rispetto allo scorso anno, consentono infatti di predisporre due pacchetti di cinque moduli ciascuno. Nel pacchetto possono così entrare anche i due referendum sul porto d'armi e sulla guardia di finanza, che il Consiglio federativo aveva lasciato per ultimi, da non inserire nel caso che per ragioni tecniche non fosse stato possibile allestire che fascicoli di quattro moduli ciascuno.

"27 marzo 1980": inizia la raccolta delle firme.

Già all'atto della formulazione delle richieste presso la Corte di cassazione si sono assunte delle adesioni significative: Terracini sulla Caccia; Fortuna, Federico Mancini, Landolfi, Ferraioli, Mario Boneschi sull'ergastolo e i reati di opinione; Landolfi, Giacomo Mancini, Boselli, Federico Mancini, Ferraioli, Mario Boneschi, Lotta continua, la VI internazionale sulla legge Cossiga-antiterrorismo: Laura Conti sul nucleare. Contro si scatenano le associazioni venatorie l'Unità, i mercanti d'armi.

"28 marzo": incontro di una delegazione radicale con una del PLI (tra cui il segretario Zanone e l'on. Bozzi): i liberali dimostrano "interesse" per alcuni temi, demandando alla direzione l'esame della possibilità di alcune adesioni; la si attenderà invano. Il partito radicale protesta per il comportamento RAI-TV: 30 secondi al TG-1 e 15 secondi al GR-1 e al GR-2 per parlare (si fa per dire) dell'iniziativa. Il TG-2 accenna solo a un referendum sulla caccia.

"1 aprile": sollecitato dal presidente della Corte di appello di Torino Rossi, il ministro della giustizia Morlino ribadisce vecchie circolari che vietavano l'uscita dei cancellieri di Pretura e tribunale per raccogliere firme all'aperto. Segue una manifestazione dei radicali torinesi che mettono i tavoli davanti al Tribunale e iniziano uno sciopero della fame.

"2 aprile": il Presidente della Corte di appello di Torino, Attilio Rossi, dichiara "Io con le merde non ci parlo e se continuate non vi faccio più firmare". Un gruppo di dirigenti del partito radicale del Piemonte aveva occupato il suo studio; la polizia sgombera l'ingresso del palazzo del tribunale dal picchettaggio radicale. Al 2 aprile in tutta Italia le firme sono solo 52634. Ai tavoli si rileva come non ci sia un'adesione "di massa", per protesta (come era stato nel '77); i cittadini si informano, vogliono leggere depliants e opuscoli firmano secondo le loro convinzioni assai spesso solo alcune proposte, talvolta anche una soltanto.

"8 aprile 1980": proposta di incontro radicale con il PSI. Si incontrerà anche il PSDI.

"10 aprile": fuori i cancellieri. Una circolare di Morlino, d'accordo con il presidente Cossiga consente che i cancellieri autentichino le firme all'aperto, fuori orario, sempreché le esigenze di ufficio lo consentano (a valutazioni dei Presidenti delle corti di appello) e non vi ostino ragioni di ordine pubblico (valutabili dai prefetti). Il PR incontra la FGSI, che aderisce ad alcuni referendum: nucleare, cannabis, Cossiga; perplessa per il numero elevato delle proposte; contraria al referendum sull'aborto. La disinformazione presso la RAI-TV è totale; altro grosso ostacolo: l'elevato numero di giornate di pioggia e freddo persistente (durante tutta la campagna le giornate di pioggia saranno più di sessanta).

"11 aprile": attacco dell'Unità - dieci referendum perché vinca a politica dello sfascio. Berlinguer denuncia "l'infame manifesto". Incontro PR PSI; il partito socialista annuncia che il partito esaminerà le questioni di principio, di un metodo e di merito dei referendum. Corvisieri su Repubblica si fa carico di denunciare che il progetto referendario è uno strumento di sollevazione antidemocratica attorno a un uomo forte. Paese sera gode: poche le firme, molte le polemiche. Su Lotta continua polemica fra Checco Zotti e Gianfranco Spadaccia.

"12 aprile": la FGSI lombarda aderisce a nove referendum (meno l'aborto). Aderisce Gianfranco Pasquino e Galli della Loggia (ad alcuni). Angelo Tempestini (partito radicale del Lazio) viene denunciato per occupazione abusiva di suolo pubblico. A Napoli i permessi per i tavoli vengono dati a singhiozzo. In generale questure e comuni non rilasciano permessi scritti, che poi invece vengono richiesti ai tavoli dalle forze di polizia. A Roma le autorità sofisticano "se state in piedi potete stare, ma se state seduti, allora c'è occupazione di suolo pubblico e occorre il permesso scritto". Ovviamente i compagni si siedono e Angelo Tempestini viene denunciato. A Piazza di Spagna un tavolo con tanto di permesso viene fatto allontanare. A Bologna a Piazza maggiore dopo anni di tavoli (angolo via Orefici) il tavolo non può stare: i megafoni disturbano i commercianti.

"13 aprile": al giorno precedente le firme raccolte sono poco più di centociquemila. Franco Piso, vicesegretario del PSI di Bologna firma nove referendum (meno l'aborto); l'adesione ha carattere personale. Si preoccupa per l'elevato numero. Ritiene che i referendum possano servire nella lotta al terrorismo.

A Piazza di Spagna sono denunciati Laura Arconti e Angelo Tempestini, sempre per occupazione abusiva di suolo pubblico. A Porta Portese sembra che le firme non si possano raccogliere fuori porta; passata la porta invece sì; tanto lì sono abusivi...

Intervista a Benzoni, vicesindaco di Roma: ha firmato il primo giorno sette referendum, meno ergastolo, porto d'armi e aborto: i referendum non sono come una medicina: prenda questo e guarirà... Anche Benzoni ha da dire sul manifesto dei dieci referendum.

Enzo Mattina (segretario UILM): il terrorismo in fabbrica c'è; e c'è molta sfiducia per l'ordine pubblico; non crede nelle istituzioni; firmerà i referendum che possono costituire strumento valido per riportare il dissenso lungo canali istituzionali, contro il terrorismo.

"17 aprile": adesione di Vittorio Boarini (Cerchio di Gesso) e di Daniele Borghi dell'Arci di Bologna.

"18 aprile": dichiarazioni di Federico Mancini favorevoli ai referendum, che comunque non sono un circuito alternativo, ma integrativo di quello parlamentare. Se ha delle perplessità è solo per il numero che rischia di far perdere specificità. E' perplesso sull'aborto.

"23 aprile": interrogazione del gruppo parlamentare radicale al ministro Morlino per le firme nelle carceri.

"24 aprile": aderisce Adriano Buzzati Traverso.

"25 aprile": le firme sono poco al di sopra delle 160.000; l'Agenzia radicale rileva come la pagina su Lotta Continua costituisce poco più di un alibi per il giornale che non è impegnato nella campagna di raccolta delle firme.

"30 aprile": aderiscono Geymonat, Rovatti, Isolanera, Sofri, Vattimo, Peyronel, Rieser; la Federazione Giovanile Socialista di Lanciano aderisce a tutti e dieci i referendum. Aderisce Viglione (presidente della Giunta regionale del Piemonte).

"1 maggio!: adesione di Benvenuto, Baget-Bozzo, Paolo Villaggio, Gino Paoli. Al comizio di Lama a Roma ci sono circa 7000 persone; militanti dell'Arci caccia tentano di impedire la raccolta delle firme; nessun incidente; le firme raccolte sono circa 50.

"3 maggio": mozione Martelli al Comitato Centrale socialista sui referendum radicali; con Martelli la presentano Querci, Covatta, Achilli, Spano, Landolfi. I radicali commentano che la mozione si muove nella direzione della migliore tradizione socialista e rappresenta un elemento di novità e di mobilità all'interno delle forze di regime, se all'approvazione dello strumento referendario e all'adesione ad alcuni referendum espressa nella mozione seguirà un concreto impegno per la raccolta delle firme. Il PSI ha così superato la sua tradizionale posizione della "libertà di coscienza".

Claudio Signorile dichiara che le sezioni socialiste saranno dei centri di raccolta per le firme. Firma Carletto Monti, sindaco socialista di Pontedera.

La mozione socialista lamenta un uso indiscriminato ed eccessivo del referendum, alternativo e non integrativo, ma riconosce che alcune battaglie come quella per l'ergastolo, i tribunali militari, i reati di opinione sono rivendicazioni della cultura e della lotta socialista per i diritti civili; con i referendum la discussione entra nelle masse e stimola il parlamento. Il PSI si fa partecipe e protagonista della battaglia di sensibilizzazione e discussione democratica sui diritti civili.

"5 maggio": firmano Lombardozzi, Signorile, Manca, De Michelis, Balzamo, Bassanini e decine di quadri e di amministratori socialisti.

"6 maggio": Isabella Puggioni (consiglieri regionale radicale in Sardegna) protesta contro l'ostruzionismo del Tribunale di Sassari per la raccolta delle firme (lunghe attese e comportamenti incivili del personale). Firma Maurizio Maldini (direttore del Cerchio di Gesso). In totale le firme sono raccolte circa 210.000; il 5 maggio raccolte solo 3406 firme.

"7 maggio": interrogazione di Mellini sulla situazione al Tribunale di Sassari. Manca rilascia dichiarazioni sul documento del Comitato centrale del PSI: non si tratta di una presa di posizione di natura elettoralistica. Montale firma contro la caccia.

"14 maggio": A Ostia i comunisti minacciano i radicali che raccolgono le firme. A Genova volantini e manifesti UDI contro il referendum sull'aborto: i radicali sono alleati dei vescovi e del movimento per la vita per cancellare le conquiste delle donne. Adesione della UIL. La Rai ignora l'avvenimento.

"16 maggio": Craxi firma tre referendum: ergastolo reati di opinione e tribunali militari. Alla metà di maggio siamo a 2500 firme al giorno.

"20 maggio": la UIL sostiene i referendum.

"21 maggio": alla Camera la UIL raccoglie le firme tra il personale; ma l'Amministrazione dice di no. La componente socialista dell'Arci e dell'Arcicaccia si dissocia dalle valutazioni date sui referendum.

"22 maggio": continuano le adesioni di quadri, amministratori e militanti socialisti.

Cicciomessere denuncia il boicottaggio del Pci per l'informazione alla Commissione di vigilanza Rai-Tv.

Aeroporto Leonardo da Vinci: raccolta firme organizzata dalla UIL e radicai; i comunisti minacciano di sgomberare, poi mettono pannelli per nascondere il tavolo.

"23 maggio": Firma Giorgio Benvenuto (sette referendum): vergognosa la censura della Rai-Tv. Firmano anche Ruggiero Ravenna, Olinto Torda, Domenico Pattinelli (Segretari confederali UIL). Firmano Tognoli, Strelher, Guiducci, Bocca, Margherita Boniver (segretaria di Amnesty International).

"27 maggio": Nell'utilizzazione degli spazi spettanti alla TV al partito radicale in occasione delle elezioni amministrative, Pannella tiene una conferenza stampa e rilancia la campagna referendaria.

"28 maggio": le firme sono 300.718. La UIL annuncia una mobilitazione per il 29, 30 e 31 maggio. Firma Scalzone (con qualche dissenso). Alla Corte di Appello di Brescia, ove si erano recati per tentare di sbloccare l'uscita dei cancellieri, vengono arrestati Marcello Crivellini (deputato radicale), Paolo Carotta e Masserdotti. A Brescia i cancellieri non escono. Il partito radicale denuncia l'influenza dei fabbricanti di armi.

"30 maggio": a seguito della condanna del giornalista Fabio Isman per aver pubblicato il memoriale di Peci, il "Messaggero" aderisce al referendum sui reati di opinione e fornisce informazione anche sugli altri referendum. Le firme aumentano ad oltre cinquemila al giorno, negli ultimi giorni. Si moltiplicano le adesioni dei detenuti. Favorevoli al referendum sui reati di opinione Branca, Coiro, Sanfilippo, Caracciolo, Sechi, Alatri, Tamburrano.

"31 maggio": le firme aumentano. Il 30 maggio sono state 8731. Giudizi favorevoli su tutti i referendum di Sechi, Branca, Coiro. Sechi non è favorevole solo al referendum contro le centrali nucleari; Branca è contrario a quello sulla Guardia di finanza e incerto su quello sul porto d'armi, l'aborto e le centrali nucleari. Conferenza stampa di Rippa e Pannella a mezzanotte in piazza del Quirinale. Il segretario del partito dichiara: "E' probabile che non ce la facciamo, ma è possibile farcela".

"2 giugno": le firme sono 345.631; domenica ne sono state raccolte 12.486. Aderisce radio "Onda Rossa". Continua e si allarga la campagna UDI contro il referendum, sul'aborto sulle note spudorate falsificazioni dei contenuti dell'iniziativa.

"3 giugno": il segretario del partito, membri della segreteria nazionale, segretari regionali, militanti, i senatori Spadaccia e Stanzani iniziano un digiuno contro la Rai-Tv per ottenere un'adeguata informazione sulla campagna referendaria.

"4 giungo": Ruggero orlando favorevole al referendum sui reati d'opinione.

"5 giugno": Il ministro Rognoni assicura ai parlamentari radicali Stanzani e De Cataldo che la raccolta delle firme proseguirà anche durante le giornate delle votazioni, alle stesse condizioni e con gli stessi limiti della propaganda elettorale (a non meno di duecento metri dai seggi e senza uso di megafoni). La segreteria nazionale del partito radicale sottolinea l'enorme importanza dell'accordo raggiunto: la campagna della raccolta delle firme per i referendum è giuridicamente pareggiata alla campagna elettorale; il referendum non è più una sorta di accidente estraneo all'ordinamento giuridico che può essere accantonato con ogni scusa e di fronte a qualsivoglia difficoltà, ma comincia a trovare, nel quadro delle procedure istituzionali, il posto che gli compete per l'esercizio concreto di diritti costituzionalmente garantiti.

Alla Piaggio di Pontedera i comunisti e i cacciatori impediscono con insulti, minacce, intimidazioni e la messa in atto di un "cordone sanitario" attorno al tavolo, la raccolta delle firme. La vicenda avrà un seguito giudiziario.

"10 giugno": documento radicale a Pertini sul silenzio della Rai-Tv. I digiunatori sono all'8· giorno di digiuno. Le firme sono 419.671.

"12 giugno": le firme sono quasi 438.000. Decimo giorno di digiuno.

"16 giugno": il PSI curerà la pubblicazione di appelli per i referendum su alcuni quotidiani (Corriere della sera; Occhio; Mattino; Piccolo, Alto Adige; Gazzetta dello sport). Dacia Maraini favorevole al referendum sui reati di opinione.

Ad Afragola commercianti di armi della DC e del PCI impediscono la raccolta delle firme: la PS tergiversa; consiglia i radicali di spostarsi; i Carabinieri poi portano i radicali in caserma per chiarimenti; così per tutto il pomeriggio la raccolta delle firme è bloccata. Consigliano poi i radicali di non tornare, dichiarando di non essere in grado di tutelare l'incolumità... Firma Lagorio (ergastolo, reati di opinione, tribunali militari).

A Latina i cacciatori e la PS impediscono la raccolta delle firme e portano in questura i radicali e il conciliatore che autenticava le firme. Trattengono poi i moduli con le firme raccolte; i moduli saranno restituiti solo dopo due giorni, e il cancelliere rifiuterà, giustamente, di chiudere le autenticazioni, avendo per vari giorni perduto il possesso dei fogli.

"18 giugno": Aglietta, Faccio, Crivellini, Spadaccia chiedono di essere ricevuti da Berté, direttore generale della Rai, per la disinformazione sui referendum. Già da qualche giorno Rippa, Spadaccia e Stanzani erano stati ricevuti da Zavoli (presidente della Rai) e Orsello (vicepresidente). Sospensione dello sciopero della fame.

Appello per i referendum di Boarini, Bonfiglioli, Puzzati, Roversi, Sechi, Stame.

"19 giugno": processo a Orvieto a due direttori del Male (Vecellio e Venezia) e al redattore Sparagna per vignette che contenevano "apologia di reato".

Denuncia a Roma di cacciatori contro cancellieri che non sarebbero stati presenti ai tavoli; tra gli altri viene denunciato il dr. Jozzia, segretario generale del Comune di Roma, che aveva "vidimato" alcuni fogli di raccolta di firme!

Dibattito a Montecitorio sui referendum (Bassanini, Landolfi, F. Mancini, Martelli, Sechi, Turone).

Il rettore dell'Università di Roma Ruberti vieta un'assemblea all'aula magna sui reati di opinione. Benvenuto al tavolo per la raccolta delle firme presso Mondoperaio.

"21 giugno": Zac, Forattini, Vinicio, Agnese, Perino, Karen a Piazza Navona per la raccolta delle firme.

"23 giugno": Latina: denuncia di raccoglitori di firme per accattonaggio (evidentemente raccoglievano contributi ai tavoli).

"24 giugno": Adesioni di Claudia Cardinale, Riccardo Cucciolla, Tinto Brass, Ottavia Piccolo.

"25 giugno": Il governo predispone un decreto per demandare l'esame delle firme dei referendum ai tribunali; i radicali protestano osservando come la materia dovrebbe formare oggetto di una legge a termini di costituzione, come sollecitato anche dalla stessa Corte di Cassazione. E' una vera truffa cambiare le regole nel momento in cui le firme stanno per essere depositate. Il presidente Pertini non dà il proprio assenso; il governo ritira lo schema di decreto legge.

"26 giugno e 27 giugno". Le firme sono depositate in Cassazione.

 
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