Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 02 set. 2010
  cerca in archivio   NOTIZIE
Cappato, Turco e Bolognetti: Il “Caso De Magistris” emblematico della “Pax Mastelliana”

22 settembre 2007

• Marco Cappato, Deputato europeo radicale; Maurizio Turco, Deputato Radicale RNP; Di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani

Tra Governo e magistratura associata regna la pace, anzi la “pax Mastelliana”, che è una forma di pace che ha contagiato tutte le componenti togate. Già, perché il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, è riuscito a rendere sorprendentemente docile la magistratura organizzata.  La formula di successo, che lo mette (finora) al riparo dalle conseguenze politiche dello stato comatoso della giustizia italiana, è molto semplice: aprire le porte del Ministero a magistrati di tutte le correnti. Un sistema di lottizzazione degli incarichi che - magari perché i giudici sono ancora al riparo dai venti dell’antipolitica - pare funzionare in modo più efficace, e meno rissoso, della ormai sgangherata lottizzazione tra i partiti. Un circuito di potere che si alimenta da sé, e che mette d’accordo, alla fine, tutti i Capi-corrente, i quali, proprio mentre si lanciano in dispute verbali sui massimi sistemi, convivono insieme nelle stanze dei bottoni e condividono senza traumi la gestione del potere. Anche i nominati nell’era dell’odiato Berlusconi sono stati coinvolti, con sano pragmatismo e senza troppi problemi.

A questo punto è doveroso fare qualche esempio. Il dr. Claudio Castelli, ex componente del CSM, nonché ex segretario di Magistratura Democratica (sinistra giudiziaria), è divenuto capodipartimento dell’organizzazione giudiziaria, ed i suoi vice sono il Dr. Sergio Gallo, della corrente di Magistratura Indipendente (destra giudiziaria), e Massimo Russo, della corrente progressista del Movimento per la Giustizia. Il Dr. Ettore Ferrara, ex componente del CSM, nonché ex Presidente di Unità per la Costituzione (il centro giudiziario), è divenuto capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria,  affiancato al DAP da Magistrati scelti anch’essi in base ad una logica correntizia. Il Dr. Arcibaldo Miller, esponente di spicco della corrente di Magistratura Indipendente, è Capo dell’ispettorato, voluto dal Governo di centrodestra e confermato da quello di centrosinistra, in perfetta logica bipartisan: Ispettorato che si contraddistingue per dare la “caccia” a quei pochi magistrati che ancora non si allineano alla normalizzazione; stessa musica di equilibri interni all’Ufficio di Gabinetto, mentre all’ufficio legislativo troviamo ai vertici il dr. Manzo, della corrente del Movimento per la  Giustizia, il dr. Diotallevi, già al CSM, esponente di magistratura democratica e Giuseppe Creazzo di Unità per la Costituzione, il quale per il posto al Ministero ha lasciato le indagini sul delitto Fortugno, proprio mentre le stesse si trovavano in un momento topico. Il Dr. Enirico Ferri, l’ex Ministro, esponente di Magistratura Indipendente, è ai vertici dell’ufficio di coordinamento delle attività internazionali. Un altro esponente della cosiddetta destra giudiziaria, il Dr Laudati, si trova ai vertici della Direzione della giustizia penale. La dr.ssa. Iannini è stata voluta a capo del Dipartimento affari di Giustizia sia dall’ex Ministro Castelli, che dal Ministro Mastella (vicecapo la campana dr.ssa Assunta Cardone). Il dr. Alfonso Papa, napoletano, esponente di Unità per la Costituzione, è stato chiamato ai vertici della Direzione generale della giustizia civile dal Governo di centrodestra e confermato dal Ministro Mastella.

Si potrebbe benevolmente considerare che il Ministro è interessato ad avere tra i suoi collaboratori dei magistrati che siano espressione di tutte le aree culturali. Ma se si ascolta il disappunto della base dei magistrati si comprende che è stato pagato un prezzo: quello di una magistratura organizzata sempre più omologata alle logiche di Palazzo, sempre meno preparata ad affrontare l’impressionante livello di corruzione che si “fa sistema” nel Paese, meno capace di esercitare un adeguato controllo di legalità sull’incrocio tra finanziamenti pubblici, partitocrazia e criminalità organizzata.

Come Radicali abbiamo da sempre denunciato la partecipazione della magistratura organizzata alla sistematica violazione dello Stato di diritto da parte del regime italiano. D’altra parte non abbiamo alcuna nostalgia per il protagonismo politico della corporazione giudiziaria e la strumentalizzazione delle inchieste. Il rischio è che ormai siano cancellate del tutto le contraddizioni interne e i residui spazi di contraddittorio, rendendo la vita ancor più difficile a chi, come il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, vorrebbe fare il proprio lavoro, al di là delle dinamiche corporative e degli equilibri tra correnti. Già negli anni ’80 e ’90 avevamo proposto a più riprese, anche per via referendaria, l’abolizione degli incarichi extra-giudiziari per i magistrati. La soluzione è oggi ancora più necessaria, per togliere il coperchio della calma apparente, prima che scoppi la pentola di una società che non ha più accesso alla giustizia e di professionisti seri che vedono il proprio lavoro speso sul tavolo della lottizzazione togata. Una lottizzazione gestita da magistrati che non fanno più i magistrati, nel contesto di un circuito carrieristico, di potere (e denaro, se consideriamo gli emolumenti dei Direttori generali e Capi-dipartimento), dove magistrati che hanno ricoperto il ruolo di componenti presso il CSM, che hanno rivestito cariche apicali all’interno dell’Associazione nazionale Magistrati, si trovano ai vertici del Ministero della Giustizia. Il dr. Rossi, Segretario nazionale dell’Associazione magistrati, si preoccupa, non senza ragioni, del pericolo per l’autonomia della Magistratura in Francia nei confronti del potere politico. Dovrebbe però occuparsi immediatamente di ciò che di molto più grave accade a casa sua e nostra. Arrivati al punto in cui l’Associazione nazionale magistrati integra strutturalmente il potere politico e la correntocrazia giudiziaria si impadronisce indirettamente delle responsabilità chiave nel governo della giustizia, l’ “autonomia” diviene un obiettivo strutturalmente impossibile. C’è soltanto da augurarsi che ci siano ancora magistrati indisponibili  a mettersi il cuore in pace, o in “pax mastelliana”.

Certo, anche alla luce della richiesta di trasferimento cautelare avanzata nei confronti del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare di scottanti inchieste, che vedono tra gli indagati anche magistrati in servizio a Matera e Potenza,  sembra proprio che l’indisponibilità a conformare il proprio operato alla “pax” instaurata dal Ministro Mastella possa costare molto, molto caro.



IN PRIMO PIANO







  stampa questa pagina invia questa pagina per mail