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La rincorsa del Palazzo

• da La Repubblica del 5 ottobre 2007, pag. 1

di Francesco Merlo

 

Chi glielo doveva dire a Grillo che Lor Signori avrebbero rischiato di an­darci davvero, e spontanea­mente, a esaudire quel suo scur­rile desiderio. Purtroppo infatti non riducono il numero dei par­lamentari e le spese della politi­ca perché sono legislatori rifor­misti finalmente all'opera, per­ché hanno imboccato la strada in salita, faticosa ma necessaria, del cambiamento.

 

Non tagliano i costi del Quirinale e le auto blu perché sono statisti che stanno rifacendo lo Stato. No. Lo fanno perché sono degli umorali spaventati dagli umoristi. Chiunque capisce che ridurre lo spropositato numero dei deputati sarebbe giusto purché dietro ci fossero un'argomentazione poli­tica, un progetto e una nuova idea d'Italia e non invece un "mob", uno spasmo sociale. Allo stesso modo la decisione di bloccare gli aumenti di stipendio dei parlamentari che Bertinotti, stizzito, dice di avere preso prima ancora del governo, non è un virile, stori­co ancorché tardivo proposito morale, ma un pavido cedimento demagogico alla piazza. E non stiamo parlando della piazza clas­sica, che è cara a Bertinotti, la piazza che è fatta di bandiere e di cori, e dove, sebbene non si scrivano trattati di politologia, si fa comunque e ancora politica. Qui non si cede piagnucolando alla piazza dei braccianti, degli operai, dei metalmeccanici, degli studenti e neppure dei pacifisti. La piazza di Grillo è fatta di pernacchie, di laz­zi, di parolacce, di ovvietà e di cat­tivi umori. Ed è fatta anche di tele­visione. E' una piazza-portineria che scatena gli istinti peggiori, tra­sforma i dottor Jekyll dell'informazione nei mister Hyde della controinformazione che, come è capitato al solitamente composto Floris di Ballare, si avventano sul politico più goffo, più ingenuo e magari più presuntuoso, ma sicu­ramente sul più esposto, sul Ma­stella di turno, così dimostrandosi peggiori di lui.

 

Attenzione: nessuno può difen­dere i privilegi, neppure i privile­giati riuscirebbero a farlo. Ed è si­curo che la classe dirigente italia­na si meritala definizione di casta. Lo abbiamo detto e scritto, tante volte, con forza e con buoni argo­menti. L'Italia ha un estremo biso­gno di una svolta radicale. Ed è ur­gente che la politica, unitaria­mente, da destra a sinistra, si ri­metta in gioco, percorrendo sino in fondo, e magari qualche volta anche controvento, la strada che ritiene giusta non perse stessa ma per il Paese. Ma qui siamo alla bandiera bianca issata sul Palazzo, siamo al re che scappa a Brindisi, siamo all'antimussolinismo sfoderato dai mussoliniani il 25 lu­glio, siamo di nuovo davanti alla pusillanimità e alla furbizia italia­ne.

 

A tratti questa casta sembra persino diventare una classe politica rumena. Sembrano tanti Ceaucescu braccati. E che ci sia un'aria di linciaggio lo ha raccontato ieri su questo giornale Antonello Capo­rale in una cronaca di inquietante trasparenza. Senza bisogno di ag­gettivi, senza fare l'occhiolino compiaciuto come fa Grillo, Ca­porale ha parlato con i deputati che si vergognano di mostrare il tesserino, che si fingono avvocati o professori, che non viaggiano più con l'auto di servizio ma si in­filano, con il bavero alzato, nei bus. Insomma ha documentato l'avvilimento, lo sfinimento e la miseria dei nostri onorevoli. Li ha mostrati smarriti e perduti.

 

Non sono ancora persone che stanno lavorando sodo per rifor­mare, snellire e migliorare le istituzioni, per abbassare i costi, per battere la gerontocrazia, l'auto-monumentalizzazione e l'inamo­vibilità della classe dirigente. Non c'è ancora una ratio in questo loro scomposto rinculare sull'onda di un"riot", di uno di quei movimenti acefali, senza capo: più fracasso che rivolta, più confusione che sommossa, senza analisi, senza distinguo, senza politica neppure nella sua ancora nobile versione di antipolitica.

 

E' adesso che la casta rischia di dare il peggio di sé, adesso che as­seconda Grillo e che dimostra di condividerlo. Scappando e cor­rendo a rotta di collo dove lui li ha mandati, finiranno con il dargli ra­gione, molta più ragione di quella che ha, mille volte di più. I nostri governanti, i nostri politici non hanno infatti smascherato Grillo producendo un'efficace finanzia­ria, una politica estera unitaria, una moderna politica industriale e carceraria ed economica e culturale.... Non hanno mostrato con la pienezza del proprio lavoro la de­magogia del comico, il vuoto e la faciloneria delle sue invettive. Al contrario, hanno offerto la testa alla sua sgangherata ghigliottina.

 

Ecco perché ora non ci fidiamo delle riduzioni del numero dei parlamentari, e dei tagli alle spese e ai privilegi che da sempre ci sem­brano dovute e necessarie. Non ci piace la maniera paurosa, improv­visata e anche un po' ridicola di andare a fare in c... Non ci piace l'idea che le istituzioni d'Italia si consegnino alle portinerie d'Ita­lia. Avremmo persino preferito che avessero trattato Grillo con in­differenza. Magari non avrebbero dimostrato di esser in buona fede, ma avrebbero almeno esibito un po' di qualità, fosse pure soltanto la faccia tosta.



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