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Chi glielo doveva dire a Grillo che Lor Signori avrebbero rischiato di anÂdarci davvero, e spontaneaÂmente, a esaudire quel suo scurÂrile desiderio. Purtroppo infatti non riducono il numero dei parÂlamentari e le spese della politiÂca perché sono legislatori riforÂmisti finalmente all'opera, perÂché hanno imboccato la strada in salita, faticosa ma necessaria, del cambiamento.
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Non tagliano i costi del Quirinale e le auto blu perché sono statisti che stanno rifacendo lo Stato. No. Lo fanno perché sono degli umorali spaventati dagli umoristi. Chiunque capisce che ridurre lo spropositato numero dei deputati sarebbe giusto purché dietro ci fossero un'argomentazione poliÂtica, un progetto e una nuova idea d'Italia e non invece un "mob", uno spasmo sociale. Allo stesso modo la decisione di bloccare gli aumenti di stipendio dei parlamentari che Bertinotti, stizzito, dice di avere preso prima ancora del governo, non è un virile, storiÂco ancorché tardivo proposito morale, ma un pavido cedimento demagogico alla piazza. E non stiamo parlando della piazza clasÂsica, che è cara a Bertinotti, la piazza che è fatta di bandiere e di cori, e dove, sebbene non si scrivano trattati di politologia, si fa comunque e ancora politica. Qui non si cede piagnucolando alla piazza dei braccianti, degli operai, dei metalmeccanici, degli studenti e neppure dei pacifisti. La piazza di Grillo è fatta di pernacchie, di lazÂzi, di parolacce, di ovvietà e di catÂtivi umori. Ed è fatta anche di teleÂvisione. E' una piazza-portineria che scatena gli istinti peggiori, traÂsforma i dottor Jekyll dell'informazione nei mister Hyde della controinformazione che, come è capitato al solitamente composto Floris di Ballare, si avventano sul politico più goffo, più ingenuo e magari più presuntuoso, ma sicuÂramente sul più esposto, sul MaÂstella di turno, così dimostrandosi peggiori di lui.
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Attenzione: nessuno può difenÂdere i privilegi, neppure i privileÂgiati riuscirebbero a farlo. Ed è siÂcuro che la classe dirigente italiaÂna si meritala definizione di casta. Lo abbiamo detto e scritto, tante volte, con forza e con buoni argoÂmenti. L'Italia ha un estremo bisoÂgno di una svolta radicale. Ed è urÂgente che la politica, unitariaÂmente, da destra a sinistra, si riÂmetta in gioco, percorrendo sino in fondo, e magari qualche volta anche controvento, la strada che ritiene giusta non perse stessa ma per il Paese. Ma qui siamo alla bandiera bianca issata sul Palazzo, siamo al re che scappa a Brindisi, siamo all'antimussolinismo sfoderato dai mussoliniani il 25 luÂglio, siamo di nuovo davanti alla pusillanimità e alla furbizia italiaÂne.
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A tratti questa casta sembra persino diventare una classe politica rumena. Sembrano tanti Ceaucescu braccati. E che ci sia un'aria di linciaggio lo ha raccontato ieri su questo giornale Antonello CapoÂrale in una cronaca di inquietante trasparenza. Senza bisogno di agÂgettivi, senza fare l'occhiolino compiaciuto come fa Grillo, CaÂporale ha parlato con i deputati che si vergognano di mostrare il tesserino, che si fingono avvocati o professori, che non viaggiano più con l'auto di servizio ma si inÂfilano, con il bavero alzato, nei bus. Insomma ha documentato l'avvilimento, lo sfinimento e la miseria dei nostri onorevoli. Li ha mostrati smarriti e perduti.
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Non sono ancora persone che stanno lavorando sodo per riforÂmare, snellire e migliorare le istituzioni, per abbassare i costi, per battere la gerontocrazia, l'auto-monumentalizzazione e l'inamoÂvibilità della classe dirigente. Non c'è ancora una ratio in questo loro scomposto rinculare sull'onda di un"riot", di uno di quei movimenti acefali, senza capo: più fracasso che rivolta, più confusione che sommossa, senza analisi, senza distinguo, senza politica neppure nella sua ancora nobile versione di antipolitica.
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E' adesso che la casta rischia di dare il peggio di sé, adesso che asÂseconda Grillo e che dimostra di condividerlo. Scappando e corÂrendo a rotta di collo dove lui li ha mandati, finiranno con il dargli raÂgione, molta più ragione di quella che ha, mille volte di più. I nostri governanti, i nostri politici non hanno infatti smascherato Grillo producendo un'efficace finanziaÂria, una politica estera unitaria, una moderna politica industriale e carceraria ed economica e culturale.... Non hanno mostrato con la pienezza del proprio lavoro la deÂmagogia del comico, il vuoto e la faciloneria delle sue invettive. Al contrario, hanno offerto la testa alla sua sgangherata ghigliottina.
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Ecco perché ora non ci fidiamo delle riduzioni del numero dei parlamentari, e dei tagli alle spese e ai privilegi che da sempre ci semÂbrano dovute e necessarie. Non ci piace la maniera paurosa, improvÂvisata e anche un po' ridicola di andare a fare in c... Non ci piace l'idea che le istituzioni d'Italia si consegnino alle portinerie d'ItaÂlia. Avremmo persino preferito che avessero trattato Grillo con inÂdifferenza. Magari non avrebbero dimostrato di esser in buona fede, ma avrebbero almeno esibito un po' di qualità , fosse pure soltanto la faccia tosta.