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«Uniti dal complesso d'inferiorità verso Francia e Olanda»

• da Corriere della Sera del 25 ottobre 2007, pag. 19

di Stefano Montefiori

«Valloni e fiamminghi po­trebbero anche separarsi de­finitivamente, in futuro. Ma resteranno indipendenti: non credo che Francia e Olan­da siano così desiderosi di prenderseli». L'intellettuale anglo-olandese (dal 2005 a New York) Ian Buruma si è occupato a lungo di integra­zione e scontri tra comunità, di multiculturalismo e Islam (Assassinio a Amsterdam, Mondadori). La crisi tra bel­gi francofoni e fiamminghi, nel cuore dell'Europa, è me­no epocale e forse anche me­no comprensibile.

 

Il Belgio vive una separazio­ne tra le comunità sempre più profonda.

«Il problema mi sembra pri­ma di tutto economico, i vallo­ni sono stati a lungo la parte più prospera 'e politicamente dominante del Paese, oggi la situazione si è capovolta, le grandi fabbriche e le miniere del Sud sono state chiuse mentre a Nord le Fiandre so­no diventate una delle regioni più ricche d'Europa. I fiamminghi non vo­gliono più sovven­zionare la debole economia del Sud. Assomiglia un po' alla situazione italiana, ma in Belgio le emozioni sono più forti, perché c'è voglia di rival­sa: i fiamminghi si sono sentiti a lun­go discriminati, e adesso la loro supe­riorità economica viene fatta pesare. I fiamminghi sono dominati dal risentimento. Le ragioni della crisi sono storiche, economiche, linguistiche, non re­ligiose, perché i belgi sono tutti cattolici».

 

I fiamminghi, che detesta­no così tanto i belgi francofo­ni, sono tentati di rivolgersi ai vicini olandesi, con i quali condividono la lingua.

«E in parte anche la religio­ne, visto che il Sud dell'Olan­da è cattolico come le Fian­dre, a differenza del resto del­l'Olanda che è protestante. Da un punto di vista cultura­le, il sud dell'Olanda non è granché diverso dalle Fian­dre, in effetti. Ma se i fiammin­ghi non amano i valloni, non vedono di buon occhio neppu­re gli olandesi».

 

Perché?

«Gli olandesi si sono sentiti a lungo superiori. I belgi fiam­minghi hanno una storia di doppio risentimento: verso i valloni che li discriminavano politicamente, e verso gli olandesi, che li hanno sempre guardati dall'alto in basso, co­me delle sottospecie di olan­desi. Per noi olandesi "veri", il Belgio è sempre stato più che altro il posto dove la cucina era migliore».

 

Eppure le culture di Fran­cia e Olanda sono impregna­te del contributo dei due ti­pi di belgi.

«Non c'è dubbio, alcuni tra i migliori autori della letteratu­ra in lingua olandese vengono dal Belgio, per esempio il poe­ta e scrittore Hugo Claus, che viene studiato anche in Olan­da come uno dei più grandi au­tori in olandese contempora­neo. Anche la Francia ha sem­pre guardato i belgi francofo­ni dall'alto in basso, ma la cul­tura francese è ricca anche grazie a belgi come Jacques Brel, Marguerite Yourcenar o Georges Simenon. Uno scrit­tore di successo vallone avrà la sua casa editrice a Parigi, non a Bruxelles. E i valloni considerano gli scrittori fran­cesi come parte del­la loro cultura».

 

Perché allora l'unione con i due Stati fratelli è im­praticabile?

«A parte i proble­mi amministrativi e politici, i fiammin­ghi non sono consi­derati veri olande­si e i valloni non so­no considerati veri francesi, c'è un ge­nerale giudizio di provincialismo ver­so entrambe le co­munità da parte dei due grandi vici­ni. C'è un passato di separa­zione, la gente in Olanda non guarda la tv belga e non legge i giornali belgi, e neppure i fiamminghi guardano gran­ché la tv olandese, anche se la lingua è la stessa».

 

I belgi sono i provinciali d'Europa?

«C'è una forma di provin­cialismo, che però non ha im­pedito la nascita di grandi re­gisti, attori, scrittori. Anzi, per spiegarmi meglio, i belgi sono provinciali verso la Francia e l'Olanda, ma sono molto aperti e moderni nei confronti del resto dell'Euro­pa. Anversa e Bruxelles sono città cosmopolite».

 

Che pensa dell'ipotesi di sottrarre Bruxelles alla lotta tra valloni e fiamminghi e far­ne una città Stato internazionale, capitale d'Europa?

«Bruxelles è già la capitale europea ma solo da un punto di vista burocratico. Non po­trà mai competere con Parigi o Londra».


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