«Valloni e fiamminghi poÂtrebbero anche separarsi deÂfinitivamente, in futuro. Ma resteranno indipendenti: non credo che Francia e OlanÂda siano così desiderosi di prenderseli». L'intellettuale anglo-olandese (dal 2005 a New York) Ian Buruma si è occupato a lungo di integraÂzione e scontri tra comunità , di multiculturalismo e Islam (Assassinio a Amsterdam, Mondadori). La crisi tra belÂgi francofoni e fiamminghi, nel cuore dell'Europa, è meÂno epocale e forse anche meÂno comprensibile.
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Il Belgio vive una separazioÂne tra le comunità sempre più profonda.
«Il problema mi sembra priÂma di tutto economico, i valloÂni sono stati a lungo la parte più prospera 'e politicamente dominante del Paese, oggi la situazione si è capovolta, le grandi fabbriche e le miniere del Sud sono state chiuse mentre a Nord le Fiandre soÂno diventate una delle regioni più ricche d'Europa. I fiamminghi non voÂgliono più sovvenÂzionare la debole economia del Sud. Assomiglia un po' alla situazione italiana, ma in Belgio le emozioni sono più forti, perché c'è voglia di rivalÂsa: i fiamminghi si sono sentiti a lunÂgo discriminati, e adesso la loro supeÂriorità economica viene fatta pesare. I fiamminghi sono dominati dal risentimento. Le ragioni della crisi sono storiche, economiche, linguistiche, non reÂligiose, perché i belgi sono tutti cattolici».
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I fiamminghi, che detestaÂno così tanto i belgi francofoÂni, sono tentati di rivolgersi ai vicini olandesi, con i quali condividono la lingua.
«E in parte anche la religioÂne, visto che il Sud dell'OlanÂda è cattolico come le FianÂdre, a differenza del resto delÂl'Olanda che è protestante. Da un punto di vista culturaÂle, il sud dell'Olanda non è granché diverso dalle FianÂdre, in effetti. Ma se i fiamminÂghi non amano i valloni, non vedono di buon occhio neppuÂre gli olandesi».
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Perché?
«Gli olandesi si sono sentiti a lungo superiori. I belgi fiamÂminghi hanno una storia di doppio risentimento: verso i valloni che li discriminavano politicamente, e verso gli olandesi, che li hanno sempre guardati dall'alto in basso, coÂme delle sottospecie di olanÂdesi. Per noi olandesi "veri", il Belgio è sempre stato più che altro il posto dove la cucina era migliore».
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Eppure le culture di FranÂcia e Olanda sono impregnaÂte del contributo dei due tiÂpi di belgi.
«Non c'è dubbio, alcuni tra i migliori autori della letteratuÂra in lingua olandese vengono dal Belgio, per esempio il poeÂta e scrittore Hugo Claus, che viene studiato anche in OlanÂda come uno dei più grandi auÂtori in olandese contemporaÂneo. Anche la Francia ha semÂpre guardato i belgi francofoÂni dall'alto in basso, ma la culÂtura francese è ricca anche grazie a belgi come Jacques Brel, Marguerite Yourcenar o Georges Simenon. Uno scritÂtore di successo vallone avrà la sua casa editrice a Parigi, non a Bruxelles. E i valloni considerano gli scrittori franÂcesi come parte delÂla loro cultura».
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Perché allora l'unione con i due Stati fratelli è imÂpraticabile?
«A parte i probleÂmi amministrativi e politici, i fiamminÂghi non sono consiÂderati veri olandeÂsi e i valloni non soÂno considerati veri francesi, c'è un geÂnerale giudizio di provincialismo verÂso entrambe le coÂmunità da parte dei due grandi viciÂni. C'è un passato di separaÂzione, la gente in Olanda non guarda la tv belga e non legge i giornali belgi, e neppure i fiamminghi guardano granÂché la tv olandese, anche se la lingua è la stessa».
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I belgi sono i provinciali d'Europa?
«C'è una forma di provinÂcialismo, che però non ha imÂpedito la nascita di grandi reÂgisti, attori, scrittori. Anzi, per spiegarmi meglio, i belgi sono provinciali verso la Francia e l'Olanda, ma sono molto aperti e moderni nei confronti del resto dell'EuroÂpa. Anversa e Bruxelles sono città cosmopolite».
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Che pensa dell'ipotesi di sottrarre Bruxelles alla lotta tra valloni e fiamminghi e farÂne una città Stato internazionale, capitale d'Europa?
«Bruxelles è già la capitale europea ma solo da un punto di vista burocratico. Non poÂtrà mai competere con Parigi o Londra».