Adesso però non si lascino inebriare dalla trionfale sfilata sul red carpet della Festa romana del cineÂma. Il brain trust Vidal-Chomsky-Chiesa-Cardini non riposi sugli allori del film «Zero» con le suadenti voci narranti di Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia. Si riÂmetta alacremente al lavoro, quantifichi dettagliatamenÂte, non trascuri nemmeno una cifra del colossale complotÂto bushista-sionista che ha insanguinato l’11 settembre 2001 scaricando vigliaccamente ogni colpa su Osama Bin Laden. Hanno dimostrato che si è trattato di un'orrenda cospirazione dell'impero americano? Non si accontentiÂno dei risultati raggiunti, dicano quante migliaia e migliaÂia di sicari della Cia hanno partecipato alla macchinazioÂne, smascherino il complotto di massa, l'unico grande complotto di massa della storia, che ha organizzato la demolizione controllata del World Trade Center, mentre miliardi di ebeti sprovveduti sono stati indotti a credere alla favola sionista, e cioè che la colpa sia tutta degli aerei islamisti che si sono piantati nelle due torri di New York. Si concentrino senza divagare sul particolare delle esplosioni messe a punto per fare cadere le torri gemelle più altri grattacieli nelle vicinanze. Dicano quante centiÂnaia di autisti, scaricatori, ausiliari sotto contratto Cia hanno trasportato tonnellate di esplosivi con giganteschi camion per giorni e giorni consecutivi prima dell'11 setÂtembre per buttare giù le torri senza che nemmeno un newyorchese se ne accorgesse, sfiorato dal sospetto per l'immane traffico di tir e cingolati miÂmetizzati. Dicano quanti sono gli adÂdetti pagati dal Mossad per tenere fuori centinaia di migliaia di persone giorno e notte da quella zona di Manhattan tanto affollata di capitaÂlisti yankee che scorrazzano attorno ai loschi affari di Wall Street. Dicano quanti sono i sicari che si sono travestiti da vigilantes delle decine di uffici del World Trade Center per far finta di niente di fronte allo spettacolo di chissà quanti agenti bushisti-sionisti che, fischiettando per non dare nell'occhio, hanno piazzato le cariche esplosive, sistemato gli inneschi, camuffato gli ordigni in atteÂsa dell'ora X senza farsi scoprire dalle migliaia e migliaia di occasionali visitatori delle due torri. Dicano quanti soÂno i poderosi trasportatori che con forza erculea, essendo presumibilmente fuori uso ascensori e montacarichi blocÂcati per via dell'elettricità sionisticamente staccata duranÂte le operazioni di trasbordo esplosivo, hanno portato sottobraccio quei pacchi pericolosissimi, torcia in bocca, sulle decine di piani dei grattacieli bushisti. Dicano quanÂti artificieri della Cia hanno imbottito di materiale esploÂsivo anche l'edificio numero 7, situato nelle adiacenze delÂle due torri, anch'esso preso di mira dai loschi agenti della Cia e ridotto in poltiglia attraverso la demolizione conÂtrollata eroicamente scoperta dagli infaticabili segugi del complottismo.
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Centinaia di complici? Macché, migliaia. Ma siano più precisi. Conteggino i membri delle famiglie, gli amici, i semplici conoscenti dei finti garagisti che nottetempo hanno ospitato a New York tutti gli automezzi adibiti al trasporto dell'esplosivo, o gli specialisti che da lontano hanno provveduto all'azionamento dei timer. Dicano quanti sporchi dollari ci sono voluti per comprare l'omerÂtà di migliaia e migliaia di persone per oltre sei anni. Il mondo vuole sapere e loro perdono tempo con la Festa del cinema di Roma. Facciano in fretta, però. La Cia è già all'opera per ridicolizzare il loro lavoro. Sarebbe una beffa per gli smascheratori del mostruoso complotto imÂperialista. Chi li inviterebbe più nei festival cinematograÂfici? A Cannes, a Cannes.