David Rouiller ha saluÂtato i genitori in un giorno di dicembre del 2001 ed è uscito dal suo appartamento di Losanna: «Vado a Parigi per una vacanza». Non lo hanno più visto né sentito fino al 2004, quando David ha telefonato a casa. Dal Kurdistan. Da quasi tre anni si era unito ai guerriÂglieri del Pkk con il nome di Tolhildan, che siÂgnifica «vendetta per i martiri». Figlio di un giudice di Losanna, cresciuto nell'agio, DaÂvid ha scelto di esÂsere dalla parte dei più deboli. Amico di molti atÂtivisti curdi, ha partecipato, nel 1998 a Roma, alle manifestazioni in favore di Abdullah Apo Ocalan, il leader del Pkk. Un primo passo verso la militanza armata. Tre anni dopo raggiunge le montagne curde diventando un peshmerga. La viÂcenda è diventata celebre perché un regista ha deciso di fare un'film sulla sua storia. Lo stesso autore ha poi aiutato la mamma di David, Ursula, a compiere un avventuroso viaggio fino in Kurdistan per rivedere il fiÂglio.
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La presenza di David conÂferma, in parte, le affermazioÂni della guerriglia sulla preÂsenza di volontari stranieri nei ranghi del Pkk. Almeno tre inglesi, tedeÂschi, russi, greci, iraniani si sono uniti agli inÂsorti che dall'84 lottano contro la Turchia. La minilegione internazionale — secondo quanÂto ha rivelato ieri il Sunday Times — sarebbe nascosta nei rifugi dei monti Qandil, i possibiÂli obiettivi dell'annunciata offensiva turca.
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Il movimento curdo gode in Europa di una vasta popolarità negli ambienti di sinistra. Gli uomini del Pkk hanno appoggi tra le forze politiche parlamentari così come nella realtà dei centri sociali. Un robusto network di associazioni curde — presenti in tutti i Paesi delÂl'Unione — oltre a raccogliere fondi conduce un'intensa attività di propaganda. Manifestazioni, cortei, iniziative per denunciare la reÂpressione dei curdi. Una cassa di risonanza per i separatisti che la Turchia condanna senÂza tregua. Gli europei, è l'accusa, non collabo-rano nella lotta al terrorismo. In questa atmoÂsfera non è difficile per il Pkk catturare conÂsensi che possono talvolta trasformarsi in un coinvolgimento diretto da parte di giovani occiÂdentali affascinaÂti dall'ultima guerÂriglia comunista vicina all'Europa. A indicare il senÂtiero di guerra c'è l'esempio di Andrea Wolf, altra icona della ribelÂlione. Ricercata in Germania per terrorismo — era legata alla Raf (Br tedesche) —, si è rifugiata nel 1996 tra i curdi con il nome di battaglia di Ronahi. È morta in uno scontro a fuoco con le truppe turche nel 1998: secondo una versioÂne era stata catturata viva in una  specie  di  caverÂna-bunker ma i guardiani dei villaggi l'avrebbero giustiziaÂta. Un destino non diverso da quello di Barbara Kristel. CitÂtadina svizzera, membro di «Soccorso rosso», si unisce agli estremisti del Tkp-Ml, fazione maoista reÂsponsabile di molti gravi attentati in TurÂchia. Viene arrestata una prima volta nel 1991, finisce in carcere mentre i suoi due comÂplici vengono uccisi. Espulsa, torna in clandeÂstinità nel Kurdistan. Barbara Krystel cade con il Kalashnikov in pugno a Tunceli, nel gennaio 1993.I suoi compagni di allora la riÂcorderanno nominandola membro d'onore del Comitato centrale del Tkp, quelli di oggi la celebrano come un'eroina.