|
Le luci di Baghdad
|
|
• da Il Foglio del 22 novembre 2007, pag. 3
Le luci dei razzi illuminanti su BaÂghdad le abbiamo viste. La luce in fondo al tunnel facciamo finta di non vederla. Diciamo che Baghdad in queÂsti anni ha fatto notizia. Guerra vinta. Regime abbattuto. Saccheggi. DisordiÂne. Carneficina terrorista. Fosse comuÂni. Vittime civili e militari. Disperato tentativo di risalita con i mezzi della politica democratica in un paese in cui era totalmente sconosciuta. Elezioni e costituzione sotto le bombe. Sciiti e sunniti e curdi. Violenze settarie, granÂdi attentati ed elementi di guerra civiÂle. Rapimenti e decapitazioni seriali. Torture e commissioni d'inchiesta del Pentagono. Pacifisti nelle strade del mondo. Coscienze inquiete per ogni doÂve. Crisi all'Onu dove Annan si scateÂnava contro la guerra illegale. Molto ciÂnema d'impegno e denuncia. Molto giornalismo televisivo pashmina e denuncia. Molte passeggiate nel disastro malinconico di grandi inviati di guerra. Molte mozioni nei Parlamenti europei: mandiamo le truppe, teniamo le trupÂpe, ritiriamo le truppe. Molto dolore per i costi umani. Molta indifferenza per chi ci ha fatto vedere come muore un italiano. Molto accoramento per raÂgazze di ritorno in djellaba e con una copia fresca del Corano per lanciare appelli al valoroso popolo iracheno sotto la protezione dei riscatti pagati dai servizi segreti occidentali via ong (organizzazioni non governative). MobiÂlitazione jihadista dispiegata. Grandi catture. Impiccagioni e processi. Molto horror show. Discussioni in punto di storia e di diritto su termini come resiÂstenti, insorti, banditi, tagliagole, imÂpaludamento, Vietnam. Scontri diploÂmatici all'arma bianca con il Quai d'Orsay di Chirac e Villepin. La corrosione del mito di Tony Blair a Londra. RaffiÂnate ricostruzioni delle trame della lobby ebraica neoconservatrice impeÂgnata a dirottare la politica estera americana nell'interesse di Israele. Grande crisi della presidenza ameriÂcana impiccata alla sua straordinaria impresa politico-militare. IncandeÂscenti divisioni di principio nell'estaÂblishment intellettuale di qua e di là dall'Atlantico. Ma ora non fa notizia questo "accomodamento senza riconciÂliazione", questa "breccia nel muro del pessimismo" di cui parla Tom Friedman sul New York Times, questa buoÂna notizia che sarebbe disonesto ignorare o esagerare portata dal surge di Bush e Petraeus, questo equilibrio troÂvato nel controllo del territorio, nella sicurezza, che è la premessa per nuovi passi avanti diplomatici e politici nel cuore tormentato della politica mondiale dopo l'11 settembre. In America se ne parla, da noi no. Bernardo Valli non passeggia più a Baghdad. Vittorio Zucconi non solfeggia più a WashingÂton. E i direttori dei tg non sanno come offrire immagini di pacificazione purtroppo meno sanguinose della macelÂleria d'un tempo. Forza Capuozzo!
|
|
|
|