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La vittoria dei radicali: «E adesso pensiamo all'abolizione»

• da Il Manifesto del 19 dicembre 2007, pag. 15

di Emanuele Giordana

“Massimo, mi hai fregato anche sta volta. Volevo chiamarti io”. Il vecchio leone è appena uscito dalla stanza dove, sotto un telone che trasmette la diretta dal Palazzo di vetro, si è appena alzata l'ovazione per l'approvazione della moratoria. Il telefono gli squilla in continuazione ma Marco Pannella sta cercando i suoi sigari in quella stanza un po' scarna che gli fa da ufficio tra i vecchi muri di via di Torre Argentina. La prima chiamata è di una radio “libera”. “E' chiaro – dice – che sono soddisfatto. Ma penso giĂ  al dopo. A Gerusalemme, a Lhasa l'anno prossimo, tra i montagnard...e poi la battaglia non è finita. Adesso bisogna passare all'abolizione, alla fine dello Stato di Caino...”. Attacca e arriva la telefonata di Massimo D'Alema che, a giudicare dalla rapiditĂ , deve aver selezionato il numero di Pannella tra i primi della sua agenda telefonica. “Si – gli dice Pannella – è una battaglia che abbiamo vinto assieme”.
“La svolta - dice poi accendendo il toscano - c'è stata forse quel 6 gennaio. Tempi in cui dicevamo Non toccate Saddam. Prodi si convinse che bisognava passare da una raccolta di firme all'obiettivo del voto sulla moratoria”. Alti e bassi tra via di Torre Argentina e Palazzo Chigi. “Ma alla fine abbiamo lavorato assieme”. In un momento in cui sarebbe troppo facile prendersi tutto il merito, il vecchio leone fa un passo indietro anche se di scintille ce ne sono state. Scintille e insofferenze reciproche, costellate da scioperi della fame, telefonate furibonde, delegazioni...
Anche nella grande sala dove si aspetta la notizia dell'abolizione e partono i primi commenti della leadership radicale non c'è aria di vecchie ruggini. Momento per festeggiare adesso, sotto il grande schermo che passa in diretta le immagini del voto: ecco la delegata cinese e poi un diplomatico che non sa se rispondere al cellulare o mettersi la cuffia. C'è la soddisfazione di Aldo Ajello. C'è il commento netto di Elisabetta Zamparutti di Nessuno Tocchi Caino: “Come mi sento? Come quando ho partorito. Felice, stremata e col peso della responsabilitĂ  di far crescere la creatura”. Creatura che si chiama adesso “abolizione”, il passo vero della battaglia di civiltĂ  iniziata agli inizi degli anni Novanta. Era il 1993 e l'ex Prima Linea Sergio D'Elia (un uomo sul cui passato si è molto speculato invitando, qualche mese fa, al suo linciaggio morale) fonda Nessuno tocchi Caino con Mariateresa Di Lascia, sua compagna, parlamentare radicale e Premio Strega con “Passaggio in ombra”, prematuramente scomparsa. Ntc, lega internazionale di “cittadini e parlamentari per la moratoria universale delle esecuzioni capitali” è una scommessa che ieri ha vinto uno dei tanti round per l'abolizione della pena capitale. In mezzo ci son tante battaglie, molte controversie (quella con Amnesty per ricordare l'ultima), centinaia di viaggi per corteggiare capi di stato e parlamentari, giornate che marcano i corpi smagriti segnati dalla politica del digiuno.
C'è poi una battaglia tutta italiana. A colpi di mozioni parlamentari, di dibattiti, di eventi che passano dall'obiettivo di Oliviero Toscani al “Dead man Walking” con Susan Sarandon e Sean Penn, diretto da Tim Robbins. La battaglia italiana si fa anche nel e col governo. Flirt e divorzi che vanno da Berlusconi a Prodi in un corteggiamento che ha un unico obiettivo: purchĂ© si faccia. L'ultimo atto si gioca a giugno quando i radicali protestano perchĂ© la presidenza tedesca della Ue suggerisce un ennesimo rinvio che farebbe slittare la presentazione della risoluzione dalla prima sessione utile a Palazzo di Vetro. Una battaglia contro il tempo. Contro i rischi di “insabbiamento”, denuncia un Pannella il cui digiuno ha ridotto a un appuntito cumulo di ossa. I radicali sanno che devono insistere e che, come succede nelle pratiche dei notai, nei tempi forzatamente lunghi della diplomazia, nelle sciatte pieghe della burocrazia degli stati, se non si insiste, Caino continuerĂ  ad essere condannato.
Poi le cose si aggiustano. Alla presentazione del rapporto di Ntc il 30 agosto, c'è tutta la politica che conta: Prodi, Marini, Intini, Salvi. E tutti quei cittadini che non si vedono ma che ci hanno creduto. Piacciano o no il merito è loro.

NOTE


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