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Una scelta ingenua e immorale

• da Corriere della Sera del 20 dicembre 2007

di André Glucksmann

Time sa benissimo che la sua scelta provocherà scandalo, davvero un buon colpo pubblicitario! Per conservare un'apparente rispettabilità, la rivista mette subito le mani avanti.

 

L'Uomo dell'Anno «non è un boy-scout», non è un democratico, e si annovera tra i potenti che plasma­no il destino del mondo «nel bene e nel male». Time però si guarda bene dal precisare quale potrebbe essere il «male», il lettore può immaginarlo: l'esercito di Putin ha massacrato la popolazione cecena, le vittime civili si contano in rapporto di una ogni cinque abitanti. La polizia dello Zar dell'Anno ha ridotto all'osso la liber­tà dei mezzi d'informazione (Tv, ra­dio, stampa), e non si è fatta scrupo­lo di assassinare i giornalisti più co­raggiosi per rimettere in riga gli al­tri. Povera Anna, un'altra bassezza, un'altra vigliaccheria E invece i giornalisti del Time si sforzano di definire qual è il «bene» che Putin ha portato al suo popolo e al mondo: una «stabilità» che la Rus­sia non conosceva da un secolo. «Pri­ma l'ordine, poi la libertà». E questo equivale a dire che la scelta di Time Magazine è al tempo stesso inge­nua, irrazionale e immorale. In real­tà, non esiste stabilità quando le di­verse mafie al potere si demoliscono e si eliminano reciprocamente al­l'ombra del Cremlino, al punto che un generale dell'FSB, a capo di una delle varie fazioni (la polizia della «Narcotici») invoca il cessate il fuo­co dalla prima pagina di un quotidia­no moscovita, se si vuole evitare il crollo di tutta la bella impalcatura.

 

Inoltre, occorre ignorare di propo­sito i regolamenti di conti, gli omici­di su commissione, le detenzioni, le cure speciali negli ospedali psichia­trici e le deportazioni arbitrarie (Khodorkovsky) per chiamare «stabilità» il clima di intimidazione permanen­te che organizza la spartizione delle ricchezze tra oligarchi e gallonati dell'Fsb. Quanti miliardi di dollari ha prelevato il nostro Uomo dell'Anno dalle vendite di gas e petrolio? Le consorterie del Cremlino si arricchi­scono sulle spalle del popolo russo, che conosce una mortalità di venti volte superiore alla nostra. Che non sia la stabilità dei cimiteri?

 

Infine, occorre rinunciare a cuore e cervello e mettere a tacere la pro­pria anima per incoronare come ga­rante della sicurezza mondiale un au­tocrate la cui professione di fede reci­ta «chi nasce cekista, muore cekista» e che fa mostra di acuta intelligenza storica nell'affermare che «la più grande catastrofe geopolitica del ven­tesimo secolo è stata..». Provate a in­dovinare: le due guerre mondiali, Hi­roshima, Auschwitz, il Gulag? Non siete sulla buona strada La catastro­fe di cui parla l'Uomo dell'Anno è una sola: «II crollo dell'Unione Sovie­tica» (provocata nel 1991 da Eltsin). Certo che quando Putin aveva osato una simile dichiarazione pubblica nell'aprile del 2005 aveva avuto il me­rito della sincerità, ma oggi Time, che vi intravede una promessa di sta­bilità, sconfina nell'assurdo.

 

Giustificando la sua scelta in base alla falsa stabilità putiniana, Time si consegna a testa bassa alla propagan­da del Cremlino: l'ordine regna nel villaggio Potemkin. Venuta a cono­scenza dell'omicidio di Paul Klebnikov, redattore capo dell'edizione russa della rivista Forbes, Anna Politkovskaya scrive: «È innegabile, la stabilità è tornata in Russia. Una sta­bilità mostruosa, in cui nessuno in­voca giustizia... in cui solo un matto oserebbe ancora pretendere la prote­zione delle forze dell'ordine incancre­nite dalla corruzione. La legge del ta­glione ha sostituito ormai il diritto, sia negli animi che nelle azioni. Ce ne da l'esempio il presidente stes­so». Anna non ha potuto apprezzare l'articolo di Time, è morta assassina­ta a sua volta il 7 novembre 2006. La Russia è una grande potenza, sia per le risorse petrolifere, l'arsenale nucle­are, l'immenso esercito e le sconfina­te strutture di potere, sia per la sua capacità a livello planetario di nuocere e di mettere le nostre democrazie con le spalle al muro. Lasciamo a Ti­me la certezza che sopprimendo le li­bertà, l'opposizione, la libera infor­mazione, le Ong umanitarie, Putin assicura la «sicurezza» di quella po­tenziale polveriera.

 

Tutti i dittatori, antichi e moderni, miti o sanguinari  hanno inneggiato alla sicurezza. Aprite un libro di sto­ria, lasciate in disparte le fiabe, e sco­prirete che Putin non è il mago di Oz e che Time si merita le orecchie d'asi­no, oppure gli allori di un'ironia che non riesce a farsi apprezzare... Guar­date la copertina di Time, guardate negli occhi il pesce freddo dell'anno, è la morte che vi fissa. Più avanti, sul suo trono, vi squadra dalla testa ai piedi. Leggete Time Magazine, è la stupidità che vi parla.

NOTE


Traduzione di Rita Baldassarre


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