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mar 17 set. 2019
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Il falso Schindler dell'Hotel Rwanda

• da La Stampa del 6 febbraio 2008, pag. 13

di Domenico Quirico

Ora il genocidio ruandese, questa africana tra¬≠versata del Male, i cen¬≠to giorni di follia sanguinaria, ci appare ancor pi√Ļ fondo, pi√Ļ scuro, pi√Ļ insopporta¬≠bile. S√¨, il bilancio era di 800 mila morti, ma a Kigali un albergo era ri¬≠masto aperto, si chiamava ¬ęHotel delle mille colline¬Ľ e l√¨ un uomo si era issato al di sopra di questo ocea¬≠no di ferocia. Un uomo comune, non un rambo o un martire, semplice¬≠mente un impiegato cui la Sabena, proprietaria dell'hotel, aveva affida¬≠to la gestione. Un uomo che aveva aperto le braccia mentre il mondo chiudeva gli occhi e con umile arse¬≠nale di furberie, bugie, santa corru¬≠zione, coraggio impavido aveva sal¬≠vato 1200 rifugiati tutsi, donne vec¬≠chi bambini, dal massacro.

 

Una goccia nel mare dell'orrore certo, ma questo Oskar Schindler africano riscattava gli idealisti, i pu¬≠ri, gli amici del genere umano. La vi¬≠ta aveva perso contro la morte in quei giorni ruandesi, ma la memo¬≠ria, grazie a quell'uomo giusto, vin¬≠ceva nella sua lotta contro il nulla. Paul Rusesabagina, questo il suo no¬≠me, faceva il tassista a Bruxelles quando Hollywood l'ha scoperto e trasformato, sembrava quasi suo malgrado, in eroe universale. ¬ęHotel Rwanda¬Ľ, ¬ęun film che racconta una storia vera¬Ľ interpretato magi¬≠stralmente da Don Cheadle, ha fatto versare lacrime a tutto il mondo, il suo successo ha innalzato a coscien¬≠za universale la deprecazione della macelleria di Kigali. E ha aiutato la catarsi dell'Occidente, che ha cos√¨ cessato di battersi il petto per non aver visto e sentito in tempo.

 

Son passati 14 anni, commossi anniversari sono stati celebrati, qual¬≠che colpevole √® stato arrestato e giu¬≠dicato. Paul Ruse¬≠sabagina √® stato ricevuto due volte da Bush che gli ha consegnato il Presidential Medal Award, ha tenuto conferenze e scritto l'autobiografia ¬ęAn ordinary man¬Ľ, classificata un po' frettolosamente tra i classici del¬≠la letteratura umanista.

 

Alfred Ndahiro √® un giornalista, consigliere di comunicazione del di¬≠scusso presidente ruandese Paul Kagame; Privat Rutazibwa √® un univer¬≠sitario. Insieme, convinti che ci sia stata una negligenza verso la verit√†, hanno condotto un'indagine (diven¬≠tata un libro pubblicato in Francia da Harmattan) che con puntiglio implaca¬≠bile, quasi feroce, demolisce la leggen¬≠da dell'uomo che aveva creato un luo¬≠go in cui la speranza potesse sopravvi¬≠vere. Ne esce un ritratto capovolto, di un arrivista meschino che si faceva pa¬≠gare dollaro su dollaro la sua piet√†, che trafficava con i responsabili del massacro, che ha ascritto cinicamen¬≠te a suo merito le circostanze cui sol¬≠tanto si deve la sal¬≠vezza di quei 1200 tutsi. Il suo eroismo sarebbe stato sub¬≠dolamente retro¬≠spettivo, una icona falsa costruita con l'aiuto del cinema americano. Restiamo, dunque, dopo averlo letto, nudi di fronte al versante atroce dell'umanit√†. ¬ęBisogna dire la verit√† sulle vittime, sugli hutu onesti e su quelli che davve¬≠ro si mostrarono eroici e non furono pochi - incalzano i due autori -. Una fin¬≠zione, anche se ben interpretata, con attori eccellenti, non pu√≤, non deve fa¬≠re di una menzogna una verit√†¬Ľ.

 

La controstoria dei due ruandesi deve esser letta con cautela, in Ruanda il diritto all'oblio non sembra esistere. Restano comunque, implacabili, i fatti e le testimonianze. Perch√© i due autori hanno interrogato i superstiti e coloro che lavoravano nell'albergo. Ci√≤ che gli sceneggiatori di ¬ęHotel Rwanda¬Ľ non hanno fatto. Ebbene, nulla corrisponde alla ¬ęverit√†¬Ľ descrit¬≠ta dal film. Due esempi. Micheline Uwicyeza, 19 anni allora, cercava aiu¬≠to con i suoi fratelli: ¬ęAbbiamo incontra¬≠to Rusesabagina al¬≠la reception, ci ha chiesto 80 dollari a persona, come agli altri che si trovava¬≠no gi√† l√¨. Ha aggiunto che se non aveva¬≠mo da pagare non ci avrebbe lasciati entrare perch√© aveva gi√† abbastanza "inyenzi"", scarafaggi (lo spregiativo che gli hutu usavano per designare i tutsi) come noi. Quando √® salito nella sua suite uno dei dipendenti dell'alber¬≠go, si √® impietosito e ci ha fatto scende¬≠re di nascosto in cantina...¬Ľ.

 

Alexis Vuningoma era invece il re¬≠sponsabile del ristorante: ¬ęQuando Rusesabagina ha preso in mano la si¬≠tuazione i rifugiati erano gi√† l√†, richia¬≠mati dal fatto che l'albergo era il quar¬≠tiere generale dell'Onu e lo si riteneva un posto sicuro. Non pu√≤ sostenere di aver fatto entrare i fuggiaschi. Anzi, ci ordin√≤ di far pagare il cibo le came¬≠re e tutti i servizi. Un certo numero di amici suoi aveva diritto a tutto gratui¬≠tamente, aveva addirittura compilato una lista¬Ľ. Perch√© allora i rifugiati del¬≠l'hotel si sono salva¬≠ti? Nell'albergo si trovavano funzionari dell'Onu e stranieri, che i registi del massacro teme¬≠vano come scomodi testimoni. E poi l'¬ęHotel delle mille colline¬Ľ fu esibito nelle trattative co¬≠me la prova che i tutsi non erano stati massacrati. Quei disperati potevano servire anche come ostaggi per sfug¬≠gire alla vendetta delle milizie tutsi che si avvicinavano alla capitale. So¬≠prattutto, al quinto piano era nasco¬≠sta una unit√† segreta di comunicazio¬≠ni dell'esercito francese, il principale alleato del governo hutu.



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