A questo punto sappiamo che il Partito Democratico non correrà davvero tutto solo e soletto, ma sarà accompagnato da Di Pietro e dai Radicali. Dunque, in termini di rappresentanza, di moralità, di competenza, sarà accompagnato molto bene da coloro che, senza, ovviamente, esserne gli unici de-positari, hanno combattuto, in special modo, i Radicali, lunghe e nobili battaglie in nome di valori e di diritti che in Italia hanno sempre incontrato molti ascolti.
Prendiamo atto della saggezza dei «negoziatori» dai quali arriva quella che è senz'aldo una buona notizia. D'altronde, sia Di Pietro sia i Radicali, in particolare con Pannella, avrebbero già voluto partecipare all'atto fondativi del Partito Democratico, vale a dire, alla competizione per l'elezione del segretario del Partito. Malamente frustrate, le loro intenzioni, allora, erano di impegnarsi nella costruzione di una organizzazione politica più ampia, più «mossa» e più articolata di quella derivante dal solo incontro fra Democratici di Sinistra e Margherita.
Si sono anche caratterizzati come leali alleati del governo dell'Unione. Oggi, le lodevoli e apprezzabili intenzioni del movimento dell'Italia dei Valori e dei Radicali consistono nella disponibilità a di contribuire sia ad una campagna elettorale che continua ad essere molto difficile sia alla ri-definizione dello schieramento partitico italiano. Naturalmente, nella decisione di stringere un accordo figurano, per entrambi contraenti, anche inevitabili esigenze di sopravvivenza politica e di presenza parlamentare. Ma è opportuno, è giusto, è positivo che le idee di Antonio Di Pietro e di Emma Bonino (sì, lo so, sto deliberatamente personalizzando, ma in maniera positiva, data la rilevanza delle due figure, l'analisi politica) abbiano anche una tribuna parlamentare dalla quale esprimersi e, eventualmente, con un risultato favorevole, una tribuna governativa nella quale mettere a frutto le loro capacità, il loro impegno e il loro indubbio senso dello Stato.
A questo punto, il Partito Democratico si presenta non soltanto, se posso permettermi di rilevarlo, più «democratico», ma anche più forte percentualmente (non dimentichiamo che parlando di «rimonta» segnaliamo anche che sappiamo di essere ancora indietro) e molto più soddisfacentemente articolato dal punto di vista politico e culturale nonché sicuramente più rappresentativo di un elettorato d'area che su molte tematiche apprezza le posizioni dei Radicali. Chi vuole effettivamente un partito plurale che sia laico e che rappresenti una opinione pubblica che pensa che le tematiche etiche fanno concretamente parte di un esauriente dibattito elettorale poiché partiti e parlamentari debbono dichiarare all'elettorato come la pensano e indicare le soluzioni che auspicano, non può che rallegrarsi che, con i Radicali, il confronto interno al Partito Democratico si arricchisca e che esista un contrappeso a posizioni teo-dem fino ad oggi persino troppo preminenti e premiate.
Questa campagna elettorale ha anche bisogno di attivisti convinti che perseguano quella che una volta veniva definita la pratica dell'obiettivo, ovvero l'individuazione di tematiche che potrebbero essere decisive e di priorità chiaramente delineate. Credo che si possa contare sul contributo di idee dei radicali e sulla partecipazione dei loro molti militanti che, distribuiti sul territorio, sanno ancora organizzare importanti attività di connessione con un elettorato che non è necessariamente tutto teledipendente e che, quando lo è, merita di essere esposto a opinioni contrastanti. Insomma, l'accordo fra Partito Democratico e Radicali contiene molti elementi positivi e promettenti. L'immagine del Partito Democratico si è arricchita e precisata. In alcune regioni, che potrebbero essere decisive, si riapre la competizione per il premio di maggioranza. Adesso non resta che sfruttare al meglio una ritrovata unità di intenti di chi è fermamente convinto che un Partito democratico, laico, che vuole perseguire giustizia e moralità ha la possibilità di fare spostare qualche milione di elettori che condividano questi obiettivi. Con il permesso di Obama, ripeterò, senza retorica e senza eccessi, senza illusioni e senza ipocrisie, che con il nuovo schieramento di forze, molto si può effettivamente fare.