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Il valore dei Radicali

• da L'Unità del 22 febbraio 2008, pag. 1

di Gianfranco Pasquino

A questo punto sappiamo che il Partito Democratico non correrà davvero tutto solo e soletto, ma sarà accompagna­to da Di Pietro e dai Radicali. Dunque, in termini di rappre­sentanza, di moralità, di compe­tenza, sarà accompagnato mol­to bene da coloro che, senza, ov­viamente, esserne gli unici de-positari, hanno combattuto, in special modo, i Radicali, lunghe e nobili battaglie in nome di va­lori e di diritti che in Italia han­no sempre incontrato molti ascolti.

Prendiamo atto della saggezza dei «negoziatori» dai quali arri­va quella che è senz'aldo una buona notizia. D'altronde, sia Di Pietro sia i Radicali, in parti­colare con Pannella, avrebbero già voluto partecipare all'atto fondativi del Partito Democrati­co, vale a dire, alla competizio­ne per l'elezione del segretario del Partito. Malamente frustra­te, le loro intenzioni, allora, era­no di impegnarsi nella costru­zione di una organizzazione po­litica più ampia, più «mossa» e più articolata di quella derivan­te dal solo incontro fra Demo­cratici di Sinistra e Margherita.

 

Si sono anche caratterizza­ti come leali alleati del go­verno dell'Unione. Oggi, le lodevoli e apprezzabili inten­zioni del movimento dell'Ita­lia dei Valori e dei Radicali con­sistono nella disponibilità a di contribuire sia ad una campa­gna elettorale che continua ad essere molto difficile sia alla ri-definizione dello schieramen­to partitico italiano. Naturalmente, nella decisione di stringere un accordo figura­no, per entrambi contraenti, anche inevitabili esigenze di sopravvivenza politica e di pre­senza parlamentare. Ma è op­portuno, è giusto, è positivo che le idee di Antonio Di Pietro e di Emma Bonino (sì, lo so, sto deliberatamente personaliz­zando, ma in maniera positiva, data la rilevanza delle due figure, l'analisi politica) abbiano anche una tribuna parlamenta­re dalla quale esprimersi e, eventualmente, con un risulta­to favorevole, una tribuna go­vernativa nella quale mettere a frutto le loro capacità, il loro impegno e il loro indubbio sen­so dello Stato.

 

A questo punto, il Partito De­mocratico si presenta non sol­tanto, se posso permettermi di rilevarlo, più «democratico», ma anche più forte percentual­mente (non dimentichiamo che parlando di «rimonta» se­gnaliamo anche che sappia­mo di essere ancora indietro) e molto più soddisfacentemen­te articolato dal punto di vista politico e culturale nonché sicuramente più rappresentati­vo di un elettorato d'area che su molte tematiche apprezza le posizioni dei Radicali. Chi vuole effettivamente un parti­to plurale che sia laico e che rappresenti una opinione pub­blica che pensa che le temati­che etiche fanno concretamen­te parte di un esauriente dibat­tito elettorale poiché partiti e parlamentari debbono dichia­rare all'elettorato come la pen­sano e indicare le soluzioni che auspicano, non può che rallegrarsi che, con i Radicali, il confronto interno al Partito Democratico si arricchisca e che esista un contrappeso a po­sizioni teo-dem fino ad oggi persino troppo preminenti e premiate.

 

Questa campagna elettorale ha anche bisogno di attivisti con­vinti che perseguano quella che una volta veniva definita la pratica dell'obiettivo, ovve­ro l'individuazione di temati­che che potrebbero essere deci­sive e di priorità chiaramente delineate. Credo che si possa contare sul contributo di idee dei radicali e sulla partecipazio­ne dei loro molti militanti che, distribuiti sul territorio, sanno ancora organizzare importanti attività di connessione con un elettorato che non è necessaria­mente tutto teledipendente e che, quando lo è, merita di esse­re esposto a opinioni contra­stanti. Insomma, l'accordo fra Partito Democratico e Radicali contie­ne molti elementi positivi e promettenti. L'immagine del Partito Democratico si è arric­chita e precisata. In alcune re­gioni, che potrebbero essere decisive, si riapre la competizione per il premio di maggioranza. Adesso non resta che sfruttare al meglio una ritrovata unità di intenti di chi è fermamente convinto che un Partito demo­cratico, laico, che vuole perse­guire giustizia e moralità ha la possibilità di fare spostare qual­che milione di elettori che con­dividano questi obiettivi. Con il permesso di Obama, ripete­rò, senza retorica e senza ecces­si, senza illusioni e senza ipocri­sie, che con il nuovo schiera­mento di forze, molto si può effettivamente fare.

 

 



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