Nella Sala delle Bandiere della Provincia di Roma è stata annunciata di recente la riproposizione, col sostegno di Fillea Cgil nazionale, Provincia di Roma (Presidenza del Consiglio provinciale e Assessorato al Lavoro) e Regione Puglia (Assessorati al Lavoro e al Mediterraneo), de “Il pane loro”, storie da una Repubblica fondata sul lavoro, un testo teatrale del 2000 che in questi anni ha lottato per arrivare al suo pubblico: lavoratori e giovani che nel mondo del lavoro prima o poi dovranno entrare.
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La prima messa in scena sarà dentro al porto di Taranto il 29 febbraio prossimo. Teatro civile, poesia, musica, informazione e denuncia e la tappa romana è alle Officine Marconi il 10 marzo.
Raccogliere le storie di chi sopravvive magari su una sedia a rotelle dopo un incidente del lavoro. Fare esprimere la solitudine e la rabbia di chi rimane senza il proprio familiare. Far conoscere quali ricatti e quali sopraffazioni vivono dentro al mondo del lavoro. Denunciare il silenzio che ruota intorno alle vittime e ai perché sono diventate tali. Perché di cui da decenni si fa una fatica tremenda a sentir parlare: dalla politica ai media, questi gli scopi del progetto che, diviso in due fasi, una di produzione di uno spettacolo teatrale e l’altra di sensibilizzazione e informazione, mira con strumenti diversi a riportare al centro dell’attenzione il tema degli incidenti sul lavoro che nel nostro Paese ha cifre simili ad un vero e proprio bollettino di guerra.
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Sui cantieri edili come nelle fabbriche, in agricoltura come in altri ambiti lavorativi, non c’e’ settore esente da incidenti più o meno gravi e quasi sempre passati mediaticamente e socialmente sotto silenzio.
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I dati ufficiali sono raccapriccianti: da tempo ormai il numero degli incidenti supera il milione ogni anno con una media fra i tre e i quattro morti al giorno; nel 2006 si sono superate le 1.100 vittime, ovvero quattro lavoratori morti ogni giorno sui luoghi di lavoro, il 20,52 per cento della mortalità sul lavoro dell’intera Europa.Â
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Morti divenute invisibili che si sarebbe potuto e dovuto evitare, lavoro precario e ostile, lavoro nero, ricatti e soprusi nel mondo del lavoro spesso causa diretta e indiretta degli infortuni, solitudine e rabbia di chi rimane, silenzio dei media, questi i temi indagati e proposti nel Progetto.
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“Il Pane loro” vuole essere una denuncia civile di questa tragica realtà che parte da storie realmente accadute a cavallo del terzo millennio, e vuole descrivere l’esistenza di chi rimane: sono invalidi con gravissime menomazioni e mogli e figli di chi ha perso la vita che fanno i conti con solitudine e ingiustizie di ogni genere. Ma tra i propositi della rappresentazione c’e’ anche l’intento di svolgere un’azione di coinvolgimento civile, sensibilizzazione sociale e informazione nei confronti delle nuove generazioni che si avvicinano al mondo del lavoro e di chi di questa realtà fa già parte, attraverso iniziative da svolgersi anche sui luoghi di lavoro e nelle scuole.Â
Il Progetto è strutturato sulla ricerca giornalistica di alcuni anni effettuata da Stefano Mencherini che è confluita nel testo “Il pane loro”, che si avvale in aggiunta di sostanziali contributi poetici e drammaturgici (tutti inediti scritti ah hoc sul testo dell’autore) di alcuni tra i maggiori poeti civili del nostro Paese, da Roberto Roversi a Franco Loi, da Alda Merini a Marisa Zoni, da Gianni D’Elia a Attilio Lolini.
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La direzione artistica del Progetto è di Ulderico Pesce e di Stefano Mencherini
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Titolo: “Il pane loro” Storie di una Repubblica fondata sul lavoro
Autore: Stefano Moncherini
Regia: Ulderico Pesce
Progettazione musicale: Rodolfo Maltese, Francesco Di Giacomo
Musiche:Â Rodolfo Maltese
Interpreti: Ulderico Pesce, Francesco Di Giacomo, Rodolfo Maltese e gli Attori del Centro Mediterraneo delle Arti
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