Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mer 10 giu. 2026
  cerca in archivio   RASSEGNA STAMPA
Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio"

• da La Stampa del 28 febbraio 2008, pag. 14

di Giacomo Galeazzi

Gelo tra Vaticano e Israele. L'ambasciatore del Papa in Terra Santa, l'arcivescovo Antonio Franco lancia l'allar­me: «Negoziati fermi a causa di Gerusalemme, a rischio la visita di Benedetto XVI». Solo «se si avanza nel problema di fondo» della questione palesti­nese e se sì risolvono le «diffi­coltà» delle comunità cristia­ne in Israele e nei Territori, Benedetto XVI visiterà la Ter­ra Santa. Ma «finché perman­gono le difficoltà fiscali e patrimoniali nei rapporti bilaterali tra Israele e la Santa Sede, manca l'atmosfera di serenità per il viaggio papale».

 

Una netta presa di posizione che ha provocato l'immediata reazione della comunità ebrai­ca internazionale. «Stupore e turbamento» cui da voce il rab­bino capo di Roma, Riccardo Di Segni che si chiede «come si possa mettere sullo stesso pia­no un problema enorme come la questione palestinese e una mera questione di soldi come il mancato accordo fiscale e patrimoniale tra Israele e Vatica­no». A questo punto, avverte Di Segni, «serve un chiarimento da parte della Santa Sede per­ché è inammissibile che si attri­buiscano al governo israeliano persino le responsabilità per le difficoltà delle comunità cristia­ne in Terra Santa, quando è evidente a tutti che la colpa è del fondamentalismo islamico».

 

Fra Roma e Gerusalemme il dialogo in merito all'applicazio­ne dell'accordo fondamentale firmato nel 1993 (relativo alla presenza della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni in Terra Santa) vive una fase di difficol­tà che ormai è a un passo dalla rottura diplomatica. La trattati­va è sul filo del rasoio in partico­lare sul piano fiscale, un punto nevralgico che da parte vatica­na è considerato «di vita o di morte per la Chiesa di Terra Santa». In sostanza Roma chie­de di non pagare le tasse secon­do il regime di esenzioni fiscali che era in vigore prima che na­scesse Israele. «La Santa Sede non firmerà un accordo che la realtà locale non può accettare, altrimenti ciò significherebbe esporre i cristiani di Terra San­ta a una situazione insostenibi­le»,   annuncia   l'arcivescovo Franco. «Il Papa - spiega - deve poter venire in un'atmosfera di­stesa. Se le nostre comunità cri­stiane cattoliche vivono in uno stato permanente di tensione, questo rende più difficile la visi­ta del Papa».

 

La prossima riunione tra de­legazioni israeliana e vaticana è fissata per il 17 aprile. Il nodo fiscale è il più difficile da scioglie­re. «Gli avvisi di pagamento ar­rivano - precisa il rappresentante pontificio presso lo Stato ebraico - e noi regolarmente con una nota della nunziatura li rispediamo al mittente. Per il momento non si stanno pagan­do le tasse proprio grazie all'Accordo Fondamentale, perché in esso si stabilì che si dovesse fa­re l'accordo sulle materie fisca­li ed economiche e finché que­sto non fosse stato raggiunto non ci sarebbe stata nessuna nuova tassa».



IN PRIMO PIANO







  stampa questa pagina invia questa pagina per mail