Per chi li ha candidati nel Partito democratico, naturalmente, non sono "mogli di", "figlie di", portavoce fedeli o efficientissime segretarie, tutti futuri parlamentari della Repubblica grazie a una corsia privilegiata. Sono invece protagonisti della politica finalmente e meritatamente emersi dall'ombra. Per dire, Beppe Fioroni parla della candidata al numero 6 nel collegio Sicilia 1 (elezione certa) Daniela Cardinale, 26 anni, figlia di Salvatore, già deputato Udr, Margherita e Pd, come di un vero asso nella manica. «Grande esperta di marketing — dice entusiasta —. Lo slogan "si può fare" l'ha inventato lei un anno fa, per un voto provinciale». Sarà vero, ma stupisce che Daniela, così giovane, dia dei punti a Walter Veltroni e a Barack Obama, nientedimeno.
Allo stesso Fioroni viene attribuita la discesa in campo di Luciana Pedoto, 38 anni, collegio sicuro in Campania. È la sua segretaria particolare al ministero dell'Istruzione, sì, ma anche donna con i requisiti giusti per entrare a Montecitorio. Lei, in via precauzionale, sta già spedendo lettere a tutti i giornali precisando il suo ricco curriculum. Fioroni spiega: «Luciana non ha mai vissuto di politica, ma la fa da anni. Doveva essere candidata alle regionali nel Lazio, ha partecipato ad alcune elezioni circoscrizionali. Ed è una funzionaria dell'Istituto superiore d'igiene, con tanto di laurea e specializzazioni. Non l'ho scelta io, ma i Popolari del Lazio». Come dire, un nome inattaccabile, al di sopra di ogni sospetto. Eppure l'attaccano, dicono che il suo profilo non giustifica quella posizione in lista che vale oro.
Saranno invidiosi, sicuramente, voci che vengono da esclusi dell'ultimo minuto, trombati più o meno eccellenti. Malignità, figlie del risentimento. Che non valgono solo per la Pedoto. I bersagli sono tantissimi. Per esempio, Piero Martino, portavoce di Franceschini che sarà eletto in Sicilia. Ha diretto l'ufficio stampa del Ppi con Franco Marini, è stato giornalista al Popolo, poi a Europa, poi con Franceschini alla Camera e capo dei rapporti con i media al Partito democratico. Franceschini, spiegano i cattivi, dirigeva il tavolo delle candidature. Era giusto, allora, da quella posizione, candidare due fedelissimi, due uomini dello staff come lo stesso Martino e il capo della sua segreteria Alberto Losacco?
La carica dei portavoce non si limita a Martino. Ha avuto un posto Sandra Zampa, che ha curato i rapporti con i giornali per Romano Prodi a Palazzo Chigi e a Bologna ed è amica di Flavia. È stato confermato Silvio Sircana, portavoce del premier. Del vecchio staff prodiano ci saranno Sandro Gozi e Richi Levi, già deputati. Il capitolo "mogli di" investe due riconferme. Anna Maria Carloni, compagna di Antonio Bassolino, sfida l'impopolarità del marito e corre al Senato in Campania. La consorte di Piero Fassino, Anna Serafini, viene invece paracadutata in Sicilia (come molti altri del resto) in un posto sicuro. E tra i fassiniani si fa notare che la senatrice Serafini ha ricevuto un trattamento migliore rispetto ad altri fedelissimi. Fabrizio Morri, ex braccio destro di Fassino, combatte in una collocazione pericolosa nelle Marche. Roberto Cuillo, anche lui ex portavoce del Botteghino, deve strappare con i denti il posto numero 20 nel Lazio mollato da Paolo Gambescia perché sicuro perdente.
Fioroni invita però a guardare la trave negli occhi degli altri, se davvero si vuole fare l'elenco dei candidati eletti con l'aiutino eccellente dei leader. In Basilicata spunta un altro uomo di staff. È Salvatore Russillo, capo della segreteria di Rosy Bindi e giovane dirigente dell'ufficio legislativo del Pd alla Camera. Ma Russillo è stato molto più sfortunato di altri suoi colleghi. È al 4° posto per Montecitorio, la sua sconfitta è garantita. Una sorte simile aspetta Fausto Recchia, consigliere politico di Arturo Parisi che occupala 16esima posizione nel Lazio e per finire alla Camera dovrà sperare in una congiunzione astrale perfetta. Ma tutte queste storie non sono le prime e non saranno le ultime nelle cronache della politica. Fra questi nomi molti faranno dimenticare presto la spinta iniziale venuta dall'alto. Dagli staff dei leader di un tempo, del resto, sono emersi alcuni leader di oggi. Pier Ferdinando Casini, Marco Follini, Clemente Mastella per fare solo alcuni nomi. Anche loro all'inizio vittime di facili ironie sull'aiuto ricevuto e poi capaci di dirigere, guidare, controllare il consenso, fare i ministri, i presidenti della Camera.