Il prossimo 25 aprile Beppe Grillo scenderà in piazza per un nuovo V-Day. Questa volta non si raccoglieranno le adesioni per leggi d'iniziativa popolare ma, visto il successo del 8 settembre scorso, quando in una giornata si raccolsero 300.000 firme, lo strumento scelto e annunciato sarà il referendum abrogativo con quesiti inerenti all'abolizione dell'ordine dei giornalisti, ai finanziamenti all'editoria, e alla legge Gasparri sulle frequenze tv.
C'è però un piccolo problema che (non) stupisce vista la sensibilità dei suoi manager e produttori (gli stessi di Di Pietro) verso lo stato di diritto, le istituzioni e le sue leggi: le firme raccolte non potranno essere depositate! La Legge n. 352 del 1970, infatti, recita chiaramente all'art. 31: "Non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle camere medesime".
"L'amicizia è costanza dell'attenzione" si cita dalle parti radicali e Grillo non è amico delle leggi e della Costituzione, come ha dimostrato l'assurda e violenta denigrazione nei confronti di Sergio D'Elia, detenuto riabilitato da anni, oggi leader radicale delle campagne per i diritti umani nel mondo.
Del resto, anche ciò che emerge dalla prime esperienze di politica organizzata di Grillo sul territorio, è quanto di più desolante e scontato la storia della partitocrazia abbia conosciuto: assenza di statuti e regolamenti, liste chiuse da responsabili nemmeno votati e allo stesso tempo appello alla partecipazione democratica, come emerso dalle testimonianze riportate da membri dei meetup sul sito di giornalismo partecipativo www.fainotizia.it.
L'unico consiglio che si può dare a Beppe Grillo è di dubitare di più. Dubitare di chi oggi lo consiglia e di chi ne è stato artefice: i Casaleggio, produttori e consulenti strategici, Antonio Di Pietro, referente politico e tutti coloro che tra i giornalisti hanno contribuito a presentarlo come l'unica novità della scena politica italiana.
Guardi invece all'antica esperienza dei radicali, quelli dei "mezzi che prefigurano il fine", come esempio di tenace e costante denuncia e lotta contro il regime dei partiti e della disinformazione: quegli stessi radicali che senza sposare i metodi della partitocrazia hanno sempre saputo rifiutare il facile populismo.
L'amore per le istituzione e l'attenzione per le sue leggi, i suoi regolamenti e la democrazia interna alle organizzazioni, è l'unico modo per riformarle davvero.