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Il truffa-day

• da Il Riformista del 25 aprile 2008, pag. 1

di Stefano Cappellini

Ci sono casi in cui la simbologia ti si rivolta contro. Beppe Grillo ha scelto di celebrare il suo V2-D il 2-5 aprile per accreditarsi quale nuovo liberatore dell’Italia. Quale migliore data? Comincerà dunque oggi, sotto al palco "centrale" di Torino e in decine di altre piazze sparse per l’Italia la raccolta delle firme per i tre referendum sull’informazione: abolizione dell’Ordine dei giornalisti, abolizione dei contributi pubblici all’editoria, abolizione della legge Gasparri.

Peccato che le firme apposte oggi in tutta Italia dai grillini - compresa quella annunciata di Antonio Di Pietro in Largo Cairoli a Milano - saranno inutili. Autografi di pura testimonianza. E proprio a causa della data scelta. Lo dice la legge 352 del 1970, quella che regola i referendum e che all’articolo 31 recita: «Non può essere depositata richiesta di referendum [...] nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle camere».   La data in questione è il 6 febbraio: significa che fino ad agosto non è possibile depositare le firme in Cassazione. La prima data utile è il 7 agosto. E siccome il deposito deve avvenire entro tre mesi dall’avvio della raccolta, la conseguenza è che ogni firma apposta sui moduli prima del 7 maggio è un autografo sul nulla. Insomma, aver convocato il V2-D nel giorno della Liberazione sarà anche suggestivo, ma è un clamoroso autogol rispetto al fine pratico della manifestazione, con tanti saluti alla legge e alla buona fede di quanti domani svuoteranno inutilmente migliaia di penne Bic (in fondo inquinano anche quelle, o no?).

Certo, è possibilissimo che il comico non conoscesse la legge quando ha indetto la manifestazione. Ci può stare, anche se non è un bel presentarsi, per chi si candida a salvare il paese dal «regime», inciampare su un comma. Ma di sicuro Grillo è al corrente del problema almeno da un paio di giorni, da quando cioè i radicali - massimi esperti di questioni referendarie in Italia - gli hanno posto la questione. Ammoniscono infatti Marco Cappato e Rita Bernardini: «Occhio agli scherzi di un regime che per decenni ha affinato le armi dell’eversione antireferendaria. Abbiamo inviato a Grillo un documento sui rischi di annullamento di regime delle firme in ragione della data scelta». E il tarlo radicale ha funzionato, tanto che ieri sul blog di Grillo si è scatenato il panico tra gli ultras del comico, che invano hanno invocato un intervento chiarificatore del leader. Magari - si spera - arriverà oggi dal palco di piazza San Carlo, a Torino. Anche perché nessuno dubita che Grillo sia in grado di raccogliere in un lampo le 500 mila firme necessarie, ma lasciare la piazza all’oscuro del problema non è il modo migliore per celebrare una mobilitazione sui mali dell’informazione.

Del resto, non si scappa. Peppino Calderisi, ex radicale ed esperto di questioni istituzionali per il Pdl, non ha dubbi: «Le firme raccolte domani (oggi, ndr) sono carta straccia». E anche Marco Pannella, che pure tramite i radicali promette collaborazione nella nuova impresa referendaria, non lascia margini: «La legge - dice Pannella al Riformista - è pensata per sbarrare la via ai referendum, ma è chiara. La raccolta di domani rischia di diventare una presa per il culo. Abbiamo provato in tutti i modi a dirglielo». E lui? «Non lo so, i maliziosi dicono che gli interessi solo riempire le piazze, ma tra i suoi siamo riusciti ad aprire un dibattito».

E il dibattito si è aperto eccome: «Perché - scriveva ieri un grillino sul blog del guru - anche solo correre il rischio di sprecare il tempo e la buona volontà degli italiani? Io sarei pronto a firmare per tali referendum e voterei sicuramente per un cambiamento ma una domanda mi sorge spontanea: caro Beppe Grillo, mi prendi forse per i fondelli?». Per altri fan la speranza è l’ultima a morire: «Io presumo che i legali di Beppe Grillo abbiano studiato la questione e siano giunti alla conclusione che le firme raccolte saranno valide a tutti gli effetti». Secondo l’esperto Alessandro Massari, che sul sito di Radio radicale ha pubblicato un documentatissimo dossier sulla questione, non c’è esperto che tenga: «Il diritto è per definizione materia su cui possono intervenire nuove interpretazioni, ma sulla base della giurisprudenza attuale e delle indicazioni arrivate dall’ufficio centrale referendum non ci sono dubbi: il 25 aprile è inutile raccogliere firme». Anche perché gli eventuali punti di dubbia interpretazione sarebbero ancora più a sfavore di Grillo. Alcuni giuristi sostengono infatti che i sei mesi di embargo per i referendum comincino non dalla pubblicazione del decreto di nuove elezioni (il 6 febbraio, come si diceva), ma dalla data del voto, dunque il 14 aprile. Il che significherebbe deposito delle firme vietato fino al 14 ottobre. Peggio ancora.

Ecco perché ieri la sintesi migliore della situazione è quella che tale Francesco Ioni ha lasciato sul blog di Grillo: «Il primo vaffa del vaffa day andrà proprio alle firme raccolte quel giorno, che saranno utilissime come carta igienica o per accendere il fuoco. E non so se sia peggio l’ipotesi che Grillo non conosca la legge o che la conosca e se ne freghi».


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