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Perché la zanzara si può geneticamente modificare e il mais no?

• da Il Riformista del 1 luglio 2008, pag. 1

di Anna Meldolesi

Chissà cosa ne pensano il ministro ombra dell’ambiente Realacci, il responsabile ambiente del Pd Della Seta e gli altri ecologisti che sono sopravvissuti allo tsunami elettorale sparpagliati qua e là tra Ong e minicorrenti. Un gruppo internazionale di ricerca, guidato dall’italiano Andrea Crisanti dell’Imperial College London, ha intenzione di effettuare esperimenti con zanzare Ogm nel nostro paese, per cercare di capire se è possibile applicare la strategia degli insetti sterili alla lotta contro la malaria. Lo ha anticipato l’Ansa qualche giorno fa e ieri Repubblica ha rilanciato la notizia. Ma da una rapida consultazione dei siti web nostrani - dai verdi, a Legambiente, alla Fondazione per i diritti genetici - non emergono pronte reazioni da parte del mondo ecologista. Eppure le zanzare se ne vanno in giro più del polline e a differenza degli innocui vegetali possono trasmettere malattie pericolose per l’uomo. Possibile che le preoccupazioni per la salute umana e la tutela dell’ambiente scompaiano quando si parla di modificare geneticamente un insetto che punge l’uomo anziché un docile semino di mais?

 

Per cercare una spiegazione si può partire dalla più classica delle domande: chi ci guadagna? Le zanzare Ogm al momento si presentano come un business piuttosto inconsistente, roba da filantropi più che da speculatori, tant’è vero che la gran parte dei fondi internazionali destinati al settore proviene dalla fondazione di Bill Gates. Inoltre nessuna lobby politica o economica in Italia si sente minacciata dagli insetti Ogm.Tutto il contrario degli Ogm in campo agrario: qui ci sono le famigerate multinazionali dell’agribusiness, che ormai nell’immaginario di certa sinistra hanno rubato la scena persino all’industria delle armi. E soprattutto c’è la lobby contraria, con la stanza dei bottoni nella sede di Coldiretti, che non deve essere meno potente se è vero che da noi sono bloccate persino le sperimentazioni universitarie più banali. I berretti gialli hanno trovato nelle sementi Ogm uno strumento propagandistico efficace a vantaggio del made in Italy, ma perché dovrebbero sgolarsi contro le zanzare Ogm che non si prestano a sostenere nessuna campagna protezionistica? Il ragionamento fila, ma c’è anche una seconda spiegazione, che completa la prima e riserva qualche clamorosa sorpresa. In realtà Coldiretti è coinvolta in prima linea nello sviluppo della tecnica degli insetti mutagenizzati in Italia, essendo uno dei soci fondatori del CentroAgricoltura e Ambiente «Giorgio Nicoli» insieme ad altri soggetti tradizionalmente contrari alle biotecnologie come il Wwf e la provincia di Bologna.

Come racconto sul numero di luglio del bimestrale di scienze Darwin, mentre i villeggianti della riviera romagnola cercano di proteggersi con gli spray repellenti, a un centinaio di chilometri di distanza il Centro Agricoltura e Ambiente sta liberando centinaia di migliaia di giovani zanzare. Non si tratta di Anopheles, come negli esperimenti annunciati da Crisanti, ma di Aedes albopictus. Questa specie è nota a tutti come zanzara tigre e può veicolare alcuni virus patogeni per l’uomo, da chikungunya a dengue. L’entomologo responsabile del progetto, Romeo Bellini, ha cominciato in aprile a rilasciarne 40.000 alla settimana spartendole in egual misura tra due piccole località della regione (Boschi di Baricella in provincia di Bologna e Budrio di Correggio in provincia di Reggio Emilia) e andrà avanti fino a settembre. Non si tratta di esperimenti in serre confinate, come per Crisanti, ma di veri e propri rilasci in aperta campagna. Il bello è che non è la prima volta - negli anni passati è toccato a Desenzano, Rimini e Santa Monica di Misano - e non ha dovuto chiedere il permesso a nessuno. I suoi insetti infatti godono di una sostanziale deregulation perché non risultano Ogm davanti alla legge. Il buonsenso però dice che sono anch’essi geneticamente modificati, perché sono stati irraggiati con radiazioni gamma che hanno messo a soqquadro il loro genoma al punto da renderli sterili al 99%. E nessuno sa quali mutazioni si porti a spasso quell’1% che sterile non è e potrebbe contenere anche qualche sparuto esemplare di sesso femminile. Mi auguro sinceramente che Bellini possa continuare senza troppi problemi le sue utili ricerche in un settore di frontiera e spero che i ricercatori che lavorano nel campo della mutagenesi non conoscano mai il mobbing che è toccato ai loro colleghi dell’ingegneria genetica. Ma non posso fare a meno di rivolgere una domanda a Realacci,Della Seta e compagni, soprattutto dopo che Legambiente ha chiesto ai ministri Zaia e Prestigiacomo di mantenere il blocco delle sperimentazioni con Ogm vegetali. Perché i normali esperimenti con piante Ogm devono essere oggetto di un perverso ostruzionismo politico e burocratico, mentre le zanzare mutanti possono volare liberamente?



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