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Il "professore" che cambiò la storia

• da La Repubblica del 14 luglio 2008, pag. 13

di Adam Michnik

Credevo che Bronislaw Geremek sarebbe stato con noi sempre, nel buono e nel cattivo tempo, credevo che sarebbe stato eterno, che nessuno avrebbe potuto annientarlo e che sarebbe stato un durevole punto di riferimento sulla mappa polacca delle scelte morali, intellettuali e politiche. Da ieri so che così non sarà.

 

Mi è difficile scrivere del mio amico al passato. BronislawGeremek era uno storico eccellente e apprezzato nel mondo intero, era inoltre un politico di spicco ammirato e stimato da tutti. La Polonia ha avuto pochissimi scienziati e statisti come lui. Anche se a quanto pare non ci sono persone insostituibili sono certo che Bronislaw Geremek non sarà presto sostituito.

 

È stata una delle più importanti personalità dell’opposizione democratica, una delle menti di Solidarnosc già all’epoca degli scioperi ai cantieri navali nel 1980 e anche dopo, fino al 13 dicembre 1981. Negli anni dello stato di guerra è stato il più fedele tra i fedeli, cosa che ha pagato per due volte con la prigione. Più tardi è stato uno dei fondatori della Tavola Rotonda e delle elezioni parlamentari del 1989. Nei parlamenti successivi ha rivestito il ruolo chiave del grande custode della democrazia polacca. In qualità di ministro degli Esteri del governo Jerzy Buzek è stato il protagonista dell’ingresso della Polonia nella Nato. Tutti questi momenti della vita di Bronislaw Geremek rimarranno nella storia della Polonia. È stato sempre lui, Bronislaw Geremek, a presentare al mondo un’immagine positiva del nostro paese nonostante la demagogia e l’oscurantismo nostrano.

 

Oggi, alla sua morte, sento l’urgenza di urlare queste mie parole. Questo ragazzo salvo per un miracolo dall’Olocausto col tempo divenne espressione delle migliori tradizioni polacche: di uno stato senza roghi e senza prigionieri politici, di una Polonia sovrana e democratica, di una Polonia aperta e tollerante. Era l’uomo da orizzonti ampi. Gli era estraneo il mondo degli intrighi personali, delle lotte per le poltrone, gli era estranea la vendetta. Si distingueva per rettitudine, onesta e lealtà, valori piuttosto rari nella politica della Polonia degli ultimi anni. Gli era estraneo il provincialismo.

 

È arrivato a tutto ciò percorrendo una strada tutt’altro che dritta. Come molti della sua generazione, negliAnni ’50 si era fatto ingenuamente coinvolgere e affascinare dall’ideologia comunista. E come molti ne rimase deluso. Di questa infatuazione giovanile gli sono rimaste due passioni: la preoccupazione per la povertà umana che condanna all’esclusione e la premura per la libertà calpestata che eroicamente chiedeva di avere il diritto di voce. Furono queste le ragioni che lo portarono all’opposizione democratica e a Solidarnosc quando nulla faceva presagire la fine del comunismo né la disintegrazione dell’Unione Sovietica.

 

Scrivo queste banalità pienamente convinto che non rendano la ricchezza spirituale, la straordinarietà e l’acuta intelligenza, l’erudizione e rara generosità umana di Bronislaw Geremek. Era, inoltre, una mente mai superficiale, coraggiosa o prudente all’occorrenza, ragionevole sempre. Amava la Polonia di un amore mai acritico. Era in un certo qual modo "malato di Polonia", lui che ovunque era salutato con cordialità e voluto come partner in ogni importante dibattito sulle questioni internazionali.

 

Come ogni uomo di grande talento, di grandi opere e di grandi meriti, anche lui venne attaccato brutalmente. All’epoca dello stato di guerra di lui si scriveva con ironia: «quel professore dei margini sociali e delle cortigiane della Parigi medioevale». Uno dei nostri comuni amici, anch’egli storico di fama, ha risposto a quest’asserzione dicendo che la ricerca sulla mentalità, moralità e sui costumi delle cortigiane costituisce un’eccellente specializzazione in tempi di letture dei propagandisti dello stato di guerra. Bronislaw Geremek amava amare le persone, amava pensare bene degli altri. 

 

Mi sento come uno che la vita ha messo ko. Cos’altro dire ancora? Era un uomo saggio, coraggioso e nobile. Era un amico infallibile. Più volte ne ho avuto la prova. È stato, lo diciamo alla fine, un essere interiormente bello e uno dei più insigni figli della sua patria polacca.   

NOTE


Adam Michnik, direttore editoriale del gruppo Agora, è stato una delle figure chiave dell’opposizione democratica. Geremek fu il suo maestro, insieme guidarono la transizione pacifica dal comunismo .
Traduzione di Marzenna Maria Smolenska Mussi


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