Credevo che Bronislaw Geremek sarebbe stato con noi sempre, nel buono e nel cattivo tempo, credevo che sarebbe stato eterno, che nessuno avrebbe potuto annientarlo e che sarebbe stato un durevole punto di riferimento sulla mappa polacca delle scelte morali, intellettuali e politiche. Da ieri so che così non sarà .
Â
Mi è difficile scrivere del mio amico al passato. BronislawGeremek era uno storico eccellente e apprezzato nel mondo intero, era inoltre un politico di spicco ammirato e stimato da tutti. La Polonia ha avuto pochissimi scienziati e statisti come lui. Anche se a quanto pare non ci sono persone insostituibili sono certo che Bronislaw Geremek non sarà presto sostituito.
Â
È stata una delle più importanti personalità dell’opposizione democratica, una delle menti di Solidarnosc già all’epoca degli scioperi ai cantieri navali nel 1980 e anche dopo, fino al 13 dicembre 1981. Negli anni dello stato di guerra è stato il più fedele tra i fedeli, cosa che ha pagato per due volte con la prigione. Più tardi è stato uno dei fondatori della Tavola Rotonda e delle elezioni parlamentari del 1989. Nei parlamenti successivi ha rivestito il ruolo chiave del grande custode della democrazia polacca. In qualità di ministro degli Esteri del governo Jerzy Buzek è stato il protagonista dell’ingresso della Polonia nella Nato. Tutti questi momenti della vita di Bronislaw Geremek rimarranno nella storia della Polonia. È stato sempre lui, Bronislaw Geremek, a presentare al mondo un’immagine positiva del nostro paese nonostante la demagogia e l’oscurantismo nostrano.
Â
Oggi, alla sua morte, sento l’urgenza di urlare queste mie parole. Questo ragazzo salvo per un miracolo dall’Olocausto col tempo divenne espressione delle migliori tradizioni polacche: di uno stato senza roghi e senza prigionieri politici, di una Polonia sovrana e democratica, di una Polonia aperta e tollerante. Era l’uomo da orizzonti ampi. Gli era estraneo il mondo degli intrighi personali, delle lotte per le poltrone, gli era estranea la vendetta. Si distingueva per rettitudine, onesta e lealtà , valori piuttosto rari nella politica della Polonia degli ultimi anni. Gli era estraneo il provincialismo.
Â
È arrivato a tutto ciò percorrendo una strada tutt’altro che dritta. Come molti della sua generazione, negliAnni ’50 si era fatto ingenuamente coinvolgere e affascinare dall’ideologia comunista. E come molti ne rimase deluso. Di questa infatuazione giovanile gli sono rimaste due passioni: la preoccupazione per la povertà umana che condanna all’esclusione e la premura per la libertà calpestata che eroicamente chiedeva di avere il diritto di voce. Furono queste le ragioni che lo portarono all’opposizione democratica e a Solidarnosc quando nulla faceva presagire la fine del comunismo né la disintegrazione dell’Unione Sovietica.
Â
Scrivo queste banalità pienamente convinto che non rendano la ricchezza spirituale, la straordinarietà e l’acuta intelligenza, l’erudizione e rara generosità umana di Bronislaw Geremek. Era, inoltre, una mente mai superficiale, coraggiosa o prudente all’occorrenza, ragionevole sempre. Amava la Polonia di un amore mai acritico. Era in un certo qual modo "malato di Polonia", lui che ovunque era salutato con cordialità e voluto come partner in ogni importante dibattito sulle questioni internazionali.
Â
Come ogni uomo di grande talento, di grandi opere e di grandi meriti, anche lui venne attaccato brutalmente. All’epoca dello stato di guerra di lui si scriveva con ironia: «quel professore dei margini sociali e delle cortigiane della Parigi medioevale». Uno dei nostri comuni amici, anch’egli storico di fama, ha risposto a quest’asserzione dicendo che la ricerca sulla mentalità , moralità e sui costumi delle cortigiane costituisce un’eccellente specializzazione in tempi di letture dei propagandisti dello stato di guerra. Bronislaw Geremek amava amare le persone, amava pensare bene degli altri.Â
Â
Mi sento come uno che la vita ha messo ko. Cos’altro dire ancora? Era un uomo saggio, coraggioso e nobile. Era un amico infallibile. Più volte ne ho avuto la prova. È stato, lo diciamo alla fine, un essere interiormente bello e uno dei più insigni figli della sua patria polacca.  Â