Sembra non interessi più a nessuno. Per giorni e giorni telegiornali e giornali, ci hanno detto tutto e il suo contrario a proposito dello stupro al parco romano della Caffarella: le immagini dell’arresto dei due romeni sono state proposte in continuazione, rallentate, contornate, ingrandite nel timore non si vedesse bene…; poi i primi dubbi, le prime perplessità , fino ai risultati definitivi dei test del DNA, che hanno dato una risposta inequivocabile: non sono stati loro. E allora silenzio. I due continuano a restare in carcere, non si capisce perché, o almeno non lo si ammette ufficialmente. Le indagini hanno fatto un buco nell’acqua, non si sa letteralmente che pesci pigliare, si spera che i due sappiano chi siano i veri colpevoli, e li “coprano”. Così li si tiene in carcere per “convincerli” a parlare. Si chiama tortura, non c’è altro nome per definire questo uso della carcerazione preventiva. La vicenda della Caffarella intanto non interessa più. Sono altre le “emergenze” che appassionano, che “pagano” politicamente, e che vengono offerte all’opinione pubblica.
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Così come non interessa più la vicenda dei romeni accusati dello stupro di Guidonia. Probabilmente in questo caso gli arrestati sono colpevoli dei reati di cui sono accusati. Non è questo che interessa. Il fatto è che, secondo numerose, concordanti testimonianze, avrebbero subito violenza all’interno di strutture dello Stato: picchiati selvaggiamente e in più occasioni. Ma è una vicenda che non interessa. Il ministro della Giustizia non si è neppure dato pena di smentire. Eppure se è gravissimo il reato di cui sono accusati, ancora più grave è che siano stati massacrati di botte.
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Terzo episodio, lo si ricava da un articolo di Dimitri Buffa pubblicato da “L’Opinione”. Buffa si occupa del primo caso di violenza che suscitò indignazione e inquietudine: quello che si sarebbe consumato da Davide Franceschini, la notte di Capodanno a Roma durante la festa musicale organizzata dal comune. Il condizionale ha una sua ragion d’essere. Buffa ha ascoltato l’avvocato difensore del ragazzo. Ecco quello che dice l’avvocato Francesco Bergamini:
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“Premetto che Davide quella sera si è comportato da idiota assumendo cocaina e alcool e perdendo il controllo di sé, ma la verità è che questo stupro, già definito anomalo dagli stessi inquirenti, non c’è stato…Il mio assistito era talmente fatto e ubriaco che non è riuscito ad avere un’erezione, e per questo la ragazza, che all’inizio aveva avuto con lui un rapporto perfettamente consenziente, e che tra parentesi si trovava anche lei sotto l’effetto di droghe e alcol, lo ha cominciato a prendere in giro…Allora lui ha provato a masturbarla con la mano, ma la cosa era sempre più grottesca agli occhi di lei che ha continuato a prenderlo in giro. A quel punto Franceschini ha fatto l’idiozia della sua vita prendendo la ragazza a pugni e facendole del male. Quindi c’è stata violenza, ma sicuramente non si è trattato di uno stupro”.
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Si dirà che questa è la parola dell’avvocato difensore, che tende ovviamente a scagionare, o almeno ad alleggerire al massimo la posizione del suo assistito. D’accordo. Tuttavia non sarebbe opportuno cercare di capire se e quanto vi sia di vero in quanto riferito dall’avvocato Bergamini? Che tipo di indagini sono state fatte? E non si ritiene di doverle promuovere e sollecitarle?
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Due romeni restano in carcere, anche se è accertato che non sono loro gli autori del reato, in base a cavilli e pretesti. Altri due romeni sono stati massacrati di botte; ora la vicenda raccontata dall’avvocato Bergamini. Tre vicende sconcertanti e che sembrano non interessare nessuno. Tra quanto accaduto e l’indifferenza per quanto accaduto, c’è senz’altro una relazione. O no?Â