Popolo della Libertà oltre il 50 per cento dei consensi, Partito Democratico attestato intorno al 26 per cento. I dati del sondaggio Ipsos-“Sole 24 Ore” non sono di per sé una novità , piuttosto una ulteriore conferma. Tra i professionisti e gli autonomi il consenso alla coalizione guidata da Silvio Berlusconi assume connotati “bulgari”: raggiungerebbe punte intorno al 70 per cento; ma dove la “ferita” sanguina maggiormente è quando si analizzano i dati di quella parte di elettorato tradizionalmente legato alla sinistra, gli operai: qui il consenso di PdL e Lega oltrepasserebbe il 43 per cento, mentre il PD si attesterebbe a un assai più modesto 22,4 per cento. Il Partito Democratico certamente sconta la concorrenza dell’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, che lucra spazi e consensi facendo leva su demagogia e un qualunquismo di facile presa; e paga la concorrenza delle altre liste a sinistra: Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi, Socialisti; anche se non riusciranno a oltrepassare la soglia del 4 per cento necessaria per approdare al Parlamento Europeo erodono prezioso consenso e punti di percentuale.
Â
Pur considerando tutto ciò, è incontestabile il consenso che Berlusconi ha saputo strappare al centro-sinistra. Una tendenza in questo senso era già visibile l’indomani delle elezioni del 13 e 14 aprile scorso. “Itanes” (Italian Election Studies), un gruppo di ricerca avviato nei primi anni ‘90 dall’Istituto Cattaneo di Bologna e guidato da un “allievo” di Giovanni Sartori, il professor Giacomo Sani, a suo tempo elaborò un utilissimo rapporto, “Vincitori e vinti nelle elezioni del 2008”. Emergono verità sorprendenti e scomode (beninteso, per gli sconfitti, non certo per i vincitori).
Â
Il PD ha pagato un effetto congiunto: da una parte quella che gli studiosi definiscono “astensione selettiva” (che ha penalizzato molto più il PD del PdL), dall’altra una vera e propria trasmigrazione; in parole povere: su tre elettori, uno ha deciso di non votare; un altro ha votato la coalizione avversaria: “Le formazioni di centro-sinistra”, si legge, “accusano un saldo negativo tra i flussi di mobilitazione e smobilitazione pari a circa il 4 per cento dell’elettorato... mentre il PD perde a favore dei partiti del centro-destra circa il 10 per cento di coloro che avevano votato nel 2006 per l’Ulivo”.
Â
Se ne ricava che la tradizionale base elettorale del centrosinistra ha oggi più fiducia nell’azione di governo di Berlusconi che in quella di oppositore del PD; ma non può essere solo questo. E’ sufficiente leggersi un libro documentato come “Razza padana” di Adalberto Signore e Alessandro Trocino; racconta i venticinque anni della Lega di Umberto Bossi, e anche qui le sorprese non mancano: a fronte delle folkloristiche e “rumorose” uscite dei leader della Lega, corrisponde, dicono gli autori, un partito composto da “quadri” che – nelle amministrazioni locali – la cui azione viene apprezzata dagli elettori, a prescindere dalla fascia sociale a cui appartengono. Al punto che non è più una bizzarria, in Lombardia o in Piemonte, che iscritti alla CGIL siano anche iscritti alla Lega o comunque non abbiano problemi a votare per esponenti del centro-destra.
Â
La novità è che il fenomeno si è consolidato e ulteriormente diffuso. C’è tutto un mondo che non vota più a sinistra, stanco di litigi, demagogie, inconcludenti dichiarazioni d’intenti. Una situazione invano segnalata da quella parte del PD più a contatto con l’opinione pubblica come, per fare due nomi, i sindaci di Torino Sergio Chiamparino, e di Venezia Massimo Cacciari, Cassandre inascoltate: Veltroni, assistito da uno stratega di nessuna strategia come Goffredo Bettini, ha inanellato una sconfitta più amara dell’altra, fino alle dimissioni; e ora Dario Franceschini cerca unire i cocci di un vaso finito in mille frantumi. L’esito di questi sforzi è certificato dai risultati del sondaggio Ipsos-“Sole 24 Ore”: amari, per il PD, certamente; ma anche conferma di una situazione la cui causa è da ricercare nel PD stesso. Al punto in cui il PD è giunto, c’è solo da attendere che si consumi lo sfacelo. Non hanno tralasciato nulla perché questo sfacelo si consumasse, e ora raccolgono quello che hanno seminato.