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Quando i complici del massacro di informazione e democrazia chiamano a manifestare, rispondiamo: SIGNORNO'!
Il 19 settembre un pezzo di RAISET, più Editori d'Affari all'italiana e Professionisti dell'Ordine e disciplina di Regime, convocano la loro prima manifestazione per la libertà d'informazione. Se i manifestanti conoscessero davvero le loro storie e i loro misfatti, potrebbero finalmente manifestare - oltre che contro Berlusconi - contro di loro, per chiudere questo Sessantennio di anti-democrazia.

• da Il Riformista - pagina a pagamento del 17 settembre 2009, pag. 20

La sistematica cancellazione del diritto degli italiani a essere informati è condizione necessaria di sopravvivenza per il Regime anti-democratico italiano. Il Presidente del Consiglio è certamente oggi, nella sua posizione di potere diretto e indiretto, di natura sia istituzionale che aziendale, attore e beneficiario senza precedenti della condizione di arbitrio che governa e sgoverna il sistema dell’informazione. Ma Berlusconi NON è né il primo o solo responsabile, né l’unico autore del massacro in corso di regole costituzionali e democratiche: egli ha trovato di fronte a sè un vuoto di democrazia, che ha potuto facilmente occupare, anche grazie alle consolidate pratiche spartitorie in corso da decenni. Durante tutto il Sessantennio partitocratico, questo Regime ha concorso alla lottizzazione dei centri del potere informativo, a partire dal servizio pubblico radiotelevisivo, mentre la magistratura cancellava di fatto le garanzie a tutela di chi era leso nella propria identità e dignità. In particolare, negli ultimi 30 anni un baratto permanente tra i vertici della partitocrazia ha consentito e promosso l’ascesa prima commerciale e poi politica di Silvio Berlusconi, nel contesto di un sistema di cor- ruzione e di altri comportamenti illegali e criminali, dei quali sono stati attori e beneficiari anche leader e organizzazioni della sinistra ufficiale italiana, inclusi dapprima il Partito Comunista Italiano, in seguito Democratici di Sinistra e Margherita, ora il Partito Democratico; un sistema al quale hanno partecipato attivamente gli editori della cosiddetta stampa "progressista", tanto quanto di quella "borghese" o "moderata", tutte convergenti nell’utilizzare il quarto potere per difendere interessi illegittimi contro l’interesse generale e i diritti di ciascuno. I Radicali hanno denunciato nei decenni l’attentato in corso ai diritti civili e politici dei cittadini, ottenendo decine di pronunciamenti da parte delle autorità competenti (oltre 50, solo negli ultimi anni, le delibere approvate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Ciò nonostante, grazie alla complice indifferenza della magistratura ordinaria, la Partitocrazia si è costantemente sottratta alla responsabilità istituzionale, politica e culturale della strutturale violazione di leggi e regolamenti che dovrebbero governare il sistema dell’informazione. Anzi, insieme, PdL, Pd, UdC, Lega e Idv sono persino arrivati a sospendere per nove mesi le garanzie costituzionali di controllo parlamentare del sistema radiotelevisivo, senza che nessuno meno che mai la Federazione Nazionale della Stampa o l’Ordine dei Giornalisti - prendesse una qualsivoglia iniziativa che non fosse strumentale agli interessi di questa o quella fazione politica, affaristica, aziendale o sindacale. La "Grande Manifestazione" indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa per il 19 settembre a Roma attorno all’accorato appello di personalità come Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Franco Cordero, con la massiccia adesione dei partiti di opposizione come il Pd, l’Italia dei Valori, la Federazione Comunista e Sinistra e Libertà, insieme a centinaia di migliaia di firme di cittadini, di giornalisti e di testate come La Repubblica - individua nel ruolo e nell’operato del Presidente del Consiglio la minaccia alla libertà di informazione e allo Stato di diritto in Italia. I Radicali NON aderiscono a questa manifestazione, non vedendo alcuna soluzione di continuità negli intenti e nel vissuto delle organizzazioni promotrici e aderenti alla manifestazione, pienamente co-responsabili politicamente e in molti casi anche penalmente complici, del perfezionamento dell’attentato in atto ai diritti civili e politici dei cittadini, del quale Silvio Berlusconi è oggi anche continuatore, oltre che indiscutibile protagonista. Lo scempio di informazione e di conoscenza prosegue, anzi deliberatamente e pervicacemente si aggrava, con un comportamento oggettivamente illegale, e, quel che è più grave, non si coglie alcun segnale che questa patente violazione dei diritti fondamentali del cittadino a conoscere, possa essere riparata e risarcita. Nessuno, ad esempio, ha avuto nulla da dire dell’interruzione da parte della RAI, negli ultimi quattro mesi, di qualsiasi spazio di approfondimento, nonostante l’agenda politica fosse segnata dalle nuove leggi in materia di sicurezza e immigrazione, dai provvedimenti contro la crisi economica e in materia di welfare, dalla situazione della giustizia e delle carceri italiane, dalle vicende internazionali in Iran, in Afghanistan, in Cina.



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