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Tremonti e l’elogio al posto fesso

21 ottobre 2009

di Walter Mendizza

A tutti è noto che il nostro governo è imbrigliato in una ragnatela di contraddizioni. Non poteva essere altrimenti. Si deve pagare il prezzo delle scappatelle di Mr. B. e questo lo si fa togliendo libertà a noi cittadini, che non possiamo morire come vogliamo ma neppure curarci come vogliamo o farci fare l’inseminazione come vogliamo, ecc. Da un lato si dice no alla tecnologia per aiutare le coppie sterili e dall’altro si promuove e si incoraggia la stessa tecnologia per farci vivere oltre la nostra volontà. Tutto questo mostra e dimostra come i cittadini italiani siano un popolo servo di un piccolo statarello bioluddista che è quello che in realtà detta le leggi.

 

Adesso è arrivato il turno di Giulio Tremonti: «Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia», ha affermato Tremonti. E poi ha aggiunto che l'incertezza del posto di lavoro non è un valore in sé perché per lui l'obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è la base della stabilità sociale.

 

Il messaggio di Tremonti è l’altra gamba su cui poggia la deriva clerico-reazionaria. Non poteva essere altrimenti. Per avere il popolino soggiogato, bisogna irrigidire bisogna togliere la scioltezza, la flessibilità, bisogna rimuovere la spontaneità. Non possiamo essere “americani” che diamine! Perciò è assolutamente necessario che sia garantito il posto fisso. Guai alla mobilità. Significherebbe che la gente incomincia a rischiare, ad essere padrona delle proprie azioni, vorrebbe dire che la gente si muove, parla, discute, se ne va altrove a cercare lavoro … e questo non va bene perché non si vuole che la gente si muova: il movimento è vita, l’irrigidimento è morte. Perciò dobbiamo denunciare con forza che il posto fisso è portatore di una cultura di morte, chi lo vuole è uno che ha bisogno di ingessare la nostra vita con le sue regole, la sua morale, la sua disciplina.

 

Per i Radicali, non si può tornare indietro. L’esternazione di Tremonti è retorica allo stato puro che mette in questione la stessa legge Biagi. La mobilità è un valore, perché migliora le prospettive di ciascuno, aumenta le competenze, costringe a specializzarsi. Dalla rivoluzione industriale ad oggi, la mobilità è stata la cifra di un continuo affrancarsi dalle condizioni di nascita. Il governo dovrebbe remare in tutt’altra direzione: quella di aumentare l’età pensionabile e rinvigorire gli ammortizzatori sociali.

 

La mobilità non è un valore laggiù nell'Oltretevere e quindi non lo è neppure per Tremonti perché la gente incomincerebbe a rischiare, ad essere padrona delle proprie azioni, a capire che la flessibilità non è solo rischio ma anche opportunità. No, Tremonti non ha riscoperto il valore del posto fisso. Ha solo scoperto il valore del posto fesso.



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