I Radicali sono spesso accusati di non occuparsi delle cose che veramente contano, delle cose cioè che veramente interessano la "g"gente. Una analisi più attenta può facilmente convincere chi la facesse del contrario.
Basterebbe citare le proposte che Massimiliano Iervolino ha fatto nel suo intervento in commissione durante il congresso di Radicali Italiani sull'anagrafe pubblica allargata: Mettere
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“online: i bilanci delle Asl, la carta dei servizi di ogni ospedale convenzionato, il rating di ogni struttura pubblica e privata prodotto dal giudizio delle persone ricoverate),”
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e ancora
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“un’anagrafe sui rifiuti (per es. quanto e come si differenzia città per città , dati ambientali delle città limitrofe a discariche e inceneritori), un’anagrafe del territorio (per es. dove si costruisce e cosa si distrugge per farlo, vincoli paesistici, foto satellitari del prima e dopo).”
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Proposte, questa come altre, in genere dirompenti rispetti agli attuali assetti di potere sindacale e corporativo che attualmente dominano incontrastati la scena. Proposte? Parlerei più di non-proposte. Se Massimiliano fosse stato in grado di parlare (politicamente intendo, in modo anche da essere ascoltato), queste sarebbero state proposte. Su cui magari fare un dibattito. Attualmente l'anagrafe pubblica allargata, essendo clandestina, nessuno la conosce: è una non-proposta.
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E allora a forza di erogare non-proposte, di emettere silenzio, uno constata l'impossibilità , come ricordava sempre Massimiliano, di diventare Presidente della Regione Lazio senza scendere a patti con i “signori della sanità privata, con il signore di Malagrotta e con i palazzinari romani”.
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Questo è purtroppo un dato di fatto, non smentito, né smentibile. E allora che senso ha parlare di questa o di quella riforma sanitaria o altro se poi, comunque in ogni caso, sarebbe preclusa la carriera politica (almeno fuori da questo partito) di chiunque dichiarasse guerra all'attuale assetto di potere. Io non sono contro gli assetti di potere in generale, ma se questi si costituiscono in modo da non rendere possibile il loro superamento, ebbene questi assetti di potere diventano regime, qualcosa evidentemente non ha funzionato e diventano la negazione dello stato di diritto. E che questi assetti di potere siano installati in una configurazione di apparente contrapposizione fra le due facce della stessa medaglia, palermitani e corleonesi (il centro-destra i capaci di tutto ed il centrosinistra i buoni a nulla), non facilita la comunicazione di questa situazione senza scivolare nell'orripilante ed autolesionista stereotipo del "piovegovernoladro". Stereotipo sul quale, data la nostra analisi, rischiamo di cadere, per l'interlocutore, ogni volta che parliamo e che quindi dobbiamo stare attenti a rifuggire in ogni modo.
In questi anni di militanza nell'Associazione mi sono sempre più convinto che davvero non esiste un meno peggio tra le due facce della medaglia del regime partitocratico. Perché è vero che la presenza di Berlusconi funge da piede sull'acceleratore verso lo sfascio, ma l'alternativa di mettere il piede sulla frizione, opzione centro-sinistra, avrebbe lo stesso drammatico effetto per una macchina lanciata a 300 Km all'ora addosso ad un muro. E' il freno, è lo sterzo, è lo scalare la marcia, è il navigatore dello stato di diritto che serve a questa sventurata macchina del caso-Italia. I tentativi di Ignazio Marino di deviare dal muro che si presenta davanti ad un centro-sinistra lanciatovi contro a folle mi appaiono del resto velleitari non tanto perché la forza di Marino non è sufficiente a far deviare questa macchina, in quel caso d'altra parte avrebbero senso i tentativi fatti da molti radicali di votare alle primarie e di iscriversi al PD, ma mi appaiono velleitari perché ci vedo tanta voglia di populismo: l'esigenza, ad esempio, di Marino di non accettare candidature fatte da persone non incensurate, come Sergio D'Elia, è sintomatica di un approccio alla politica demagogico e populista e quindi antipopolare. Marino così facendo pesca nelle stesse tendenze forcaiole dell'Italia dei Valori, con una strategia che credo non si renda neanche conto di quanto sia così tanto a corto raggio e abbia così tanta poca speranza di dare quella speranza di cambiamento che invece serve.
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Il Congresso di Radicali Italiani ha dato una via maestra a questa macchina lanciata a 300 all'ora contro il muro per cambiarne la rotta, e cioè quella di chiamare a raccolta, dei rivoltosi a questo regime, quelli non-violenti. E candidarsi con loro al governo del paese. E quindi, diligentemente, noi abbiamo chiamato questa assemblea proprio così e l'abbiamo organizzata seguendo questa stella polare. Maurizio Marotta, Giuseppe Scaramuzza, Alvise di Giulio, Paola De Jesus, intervenuti nella giornata di ieri, sono stati ottimi esempi della rivolta nonviolenta di cui andiamo parlando.
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Nella mozione del Congresso di Radicali Italiani, si prende atto, inoltre, dell'interessamento dei Verdi di Bonelli e dei Socialisti di Zavettieri a questo progetto. Ed è su questa linea che si stanno muovendo i dirigenti nazionali. E' certo, però, che il modo con cui il pessimo Cento è stato mandato via dai Verdi è altrettanto pessimo. E siccome nella vita come in politica i mezzi prefigurano i fini, un campanello d'allarme dovrà essere messo per poi verificarlo in futuro. E le considerazioni sempre di Bonelli sulle dichiarazioni del pentito Spatuzza, che hanno tutta l'aria di essere delle cambiali che il centro sinistra avrà modo di pagare all'Associazione Nazionale Magistrati, non preannunciano nulla di buono.
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Ma con i Verdi si parla d'ambiente, soprattutto d'ambiente. In particolare, sulla sovrappopolazione mi preme prendere posizione su alcuni punti, e la cosa mi servirà per illustrare meglio la mia proposta politica. Come molti di voi sanno io sono padre di una bambina ormai da 15 mesi e tale scelta è stata non solo della coppia in quanto tale ma anche dei singoli individui che vi appartengono. Quindi personalissima e quindi pienamente politica. Nel mio piccolo e a mio modo, il problema della sovrappopolazione me lo sono posto. Prima di tutto bisogna avere ben presente quale sia la portata di tale problema. In campo demografico, ma in generale in campo ambientale, il pericolo di male interpretare i dati che si hanno a disposizione è grande. Manipolare gli stessi dati statistici con precisi obiettivi politici è cosa all'ordine del giorno. E il monito che mi sento di lanciare è quello di un triplice richiamo all'attenzione, cioè: Attenzione, attenzione, attenzione. Il dato preoccupante che si porta per avvalorare, per paventare il rischio del pericolo demografico è, fra l'altro, la sequenza dei dati numerici relativi agli anni in cui, dal medioevo fino ad oggi, si sono sviluppati i vari raddoppi della popolazione; seguendo tale processo demografico ci si rende conto infatti dell'impressionante crescita e in particolare dell'avvicinamento degli eventi relativi ai vari raddoppi di popolazione che si sono succeduti nella storia. Da notare sarebbe però il fatto che se il dato di un raddoppio di popolazione è accaduto, anzi sono accaduti, in passato, questo non significa che la cosa si ripeterà in futuro. Per spiegare questa non necessaria ripetibilità degli eventi, faccio sempre riferimento a un aneddoto, che pone le sue origini nella diatriba fra induttivisti e deduttivisti nella storia e nella filosofia della scienza e che prende il nome del suo protagonista, il cappone induttivista. Al cappone induttivista ogni mattina il contadino dava da mangiare alle 7 in punto del mattino, tutti i giorni. Senonchè, la sera prima di Natale, il nostro cappone induttivista formulò la legge che alle 7 in punto del mattino gli avrebbero dato sempre, nei secoli dei secoli, da mangiare alle 7 in punto del mattino; invece, purtroppo per il povero cappone, la mattina dopo esattamente alle 7 arriva il contadino e, dopo averlo scannato, se lo mangia in allegria per il pranzo di natale. Questa storiella solo per dire che fare delle stime apocalittiche sul futuro e sulla base di osservazioni passate, ad esempio relative al dato del numero di anni per avere il raddoppio della popolazione, semplicemente non ha senso. Anzi. Si può far vedere che questo incremento di popolazione è dovuto non già ad un aumento delle nascite, ma ad una diminuzione delle morti. Le nascite infatti sono in costante diminuzione, in tutto il mondo compreso in Africa. Questo dato ci dice che si arriverà , come conseguenza e prima o poi, ad una stabilizzazione della popolazione, senza alcun raddoppio. Il livello a cui la popolazione terrestre arriverà certo nessuno può saperlo con precisione ma i demografi stimano questa cifra intorno ai 10 miliardi di persone. Che poi questa cifra sia sostenibile dalle capacità rigenerative del nostro pianeta questo è tutto da vedere e da discutere. Non ne ho le competenze. Come non ne hanno, però, tanti altri che si assurgono a giudici di verità scomode che poco hanno a che fare con la verità e molto con il mondo delle ipotesi. Un liberale, per non sapere né leggere né scrivere, e, sia chiaro, in questo campo nessuno è in grado di leggere si affida non già all'assurdo principio di precauzione secondo il quale per sicurezza è bene tornare nelle grotte e sperare che non venga un terremoto, ma al principio di libertà . Principio secondo il quale chi fa i figli se li paga e cioè se ne assume onori ed oneri. Sarà poi il bilanciamento di questi onori ed oneri, senza interventi esterni, a stabilire il livello futuro della popolazione ed è chiaro che una terra morente, di fatto, porterà questa soglia in basso, altrimenti saranno altri fattori a contare. Tutto questo a prezzo della condizione, essenziale per il funzionamento di un qualsiasi mercato, della conoscenza; che in questo caso ha da essere massima sulle conseguenze delle proprie azioni: sessuali e non. Da questo punto di vista la campagna contro l'uso del preservativo nelle zone ad alto rischio demografico da parte della chiesa cattolica va denunciata con il suo nome: vergognosa. Ma utilizzare strumenti diversi da quelli classici della valigia del liberale sarebbe giustificabile solo in presenza di previsioni certe di catastrofi demografiche. Ma previsioni certe non esistono.
Ad interpretare dati statistici in senso politico ho citato l'ex vicepresidente americano e premio nobel per la pace Al Gore, ma non dobbiamo sottovalutare un altro fenomeno. Quello degli scienziati-politici. Anzi, per caratterizzare meglio quello che voglio dire, mi riferirò a questa categoria con il nome di scienziati-santoni. Scienziati cioè, che si dilettano, per le ragioni più svariate su cui non insisto per carità di patria, a fare affermazioni che di scientifico non hanno nulla. Le sparano. Così. E l'interlocutore, non avendo gli strumenti per capire, si fida. Ecco: la Fede. La fede negli scienziati. Ché è uno degli ossimori più veri e frequenti che si vedono in giro. La fede per gli scienziati. La fede che i politici avevano negli auspici, che consigliavano il sovrano sulle sue scelte politiche investigando le interiora degli uccelli, si è pari pari trasformata nella fede, sempre dei politici, nelle affermazioni non-scientifiche di scienziati-santoni, che forti del loro consenso [così come forti erano del loro consenso gli stessi auspici], dettano la loro agenda. Se mi devo affidare alla fede, per quanto mi riguarda, preferisco affidarmi alla spiritualità della religione, piuttosto che nelle affermazioni non-scientifiche di scienziati-santoni. C'è da notare poi che la filosofia della scienza ufficiale, quella che va da Karl Popper fino ad oggi, nega la possibilità di fare scienza senza elementi di spiritualità , senza cioè l'ausilio della metafisica. Non è questa la sede per parlare di filosofia della scienza ma gli scienziati-santoni da una parte negano una base metafisica alle teorie scientifiche (un vero e proprio assurdo logico) assumendo posizioni dogmatiche spacciate per sperimentalmente verificate; e dall'altra pretendono che sia la fede ad avvalorare la validità delle proprie tesi. In questi giorni stanno venendo alla luce alcune email che alcuni di questi scienziati-santoni si sono scambiati da cui si evidenzia la volontà di censura di certi dati contrari alle proprie posizioni e la volontà di denigrare pubblicamente e boicottare quegli altri scienziati che non fossero coerenti con la loro linea ... politica dicaimo così. Un qualcosa degno di un qualsiasi Partito Comunista anni Cinquanta.
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Un altro argomento che i sedicenti ambientalisti rispolverano in continuazione e in qualsiasi modo è il Principio di Precauzione. Quello secondo il quale, come ricordavo poco fa, è meglio per sicurezza tornare a vivere nelle caverne e sperare che non venga il terremoto. Un tipico argomento, in qualche modo legato alla sostenibilità della terra a questo o a quell'altro target demografico, è quello degli Organismi Geneticamente Modificati (gli OGM). Così come non esiste nessuno in grado di stabilire il numero di abitanti grassi che il pianeta terra può contenere, così come non esiste una sola prova dell'esistenza di un motivo antropico a quantificabili cambiamenti climatici, così non esiste nessuna ricerca scientifica che provi che gli OGM siano di per sé dannosi all'ambiente oppure all'uomo. Eppure una paura immotivata si è impadronita soprattutto dell'Europa e ci porta a respingere uno strumento che invece potrebbe essere risolutore, una volta messi a punto alcuno problemi legislativi sugli annessi brevetti, di molti problemi alimentari. Sulla base di queste paure, sono state fatte direttive europee e sulla base di queste direttive i Verdi hanno imposto alla giunta regionale del Lazio una legge sugli OGM che è una delle più restrittive che si potessero fare. Questo è un argomento politicamente molto delicato da trattare in generale e in particolare con i Verdi ma la chiarezza è strumento di dialogo essenziale. In questa legge regionale esiste, oltre al divieto di produzione OGM, anche il divieto di finanziamento alla ricerca sugli OGM. Non solo. Esiste il divieto anche alla ricerca non finanziata dalla regione se fatta in campo aperto per paura che un ucccellino prenda il seme OGM-infetto e infesti le vergini campagne laziali. Quindi niente ricerche all'aria aperta. Non solo. Anche la ricerca al chiuso è stata vietata se fatta a sufficiente distanza da qualsiasi edificio pubblico! Una difesa dagli appestati sarebbe stata meno severa! Nel momento in cui si è trattato, in associazione, la scelta degli 8 referendum da proporre ero stato molto tentato da quello dell'abolizione parziale o totale di questa legge regionale sugli OGM. Poi non ho fatto alcuna richiesta in merito perché la linea politica è stata quella di dire: Storace e Marrazzo sono stati d'accordo a parole su tante cose, si sono combattuti a parole su altrettanto tante altre cose, ma poi nulla hanno realizzato. Nel caso degli OGM invece l'accordo di massima sulla legge regionale c'era, l'hanno realizzata e ci sarebbe stato da contestarne il merito. Se questo è stato vero nella sede delle nostre proposte referendarie che avevano quella linea politica, una tale proposta diventa però possibile nell'ambito di una campagna elettorale in cui potremmo venire alla luce solo in presenza di proposte a forte impatto emotivo. Come questa sugli OGM.
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Altro problema ambientale di scottante attualità è quello dell'acqua pubblica o acqua privata. Questa differenza sembra essere dirimente, per molti, sulla qualità , sul prezzo e sulla disponibilità di questo bene primario. La faccenda è certamente da approfondire e io non l'ho fatto ma una cosa mi sembra importante da dire oltre alle cose che ha già detto Alessandro Massari nella giornata di ieri. Nel momento in cui si decidesse di dare ai privati la gestione del servizio idrico e i privati cominciassero a fare i furbi, ad alzare il prezzo a non fare controlli qualitativi e a centellinarne l'erogazione, essi potrebbero essere sottoposti immediatamente a sequestro per motivi di ordine o di igiene pubblico. E quindi, con l'acqua pubblica o con l'acqua privata, mi sembra che poca sia la differenza sostanziale e non vedo in questo un possibile centro della futura attività politica.
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Dove la vedo, invece, è in tutta la partita che c'è intorno alla gestione dei servizi pubblici locali in generale. In questa partita mi sembra che ognuno si fa interprete dei propri interessi. La Lega Nord, ad esempio, è consapevole della propria forza elettorale in gran parte delle regioni settentrionali ed è gelosa del potere che ha conquistato nella gestione delle ex-municipalizzate. Vede, inoltre, nella gestione di un tale potere, un formidabile strumento di controllo elettorale, in quanto queste società assumono personale in piena autonomia e sono controllate da organi nominati direttamente dal sindaco e quindi completamente lottizzati. Esse sono quindi un formidabile strumento di campagna elettorale fatta con i soldi dei contribuenti. Questo nell'avanzato nord imprenditoriale. Nel Sud la partita è ancora più competitiva, diciamo così, perché la possibilità di sistemare con contratti a tempo indeterminato intere famiglie che hanno già saputo esserti riconoscente con il voto alle liste che dicevi, con le preferenze che dicevi, nell'ordine che dicevi, è fondamentale per avere un futuro politico (fuori dal Partito Radicale, di tutta evidenza). Centro destra e centro sinistra faranno quindi a gara per procrastinare il più possibile la messa in gara della gestione dei servizi pubblici locali, perché le possibilità di influenza politica delle proprie classi dirigenti dipendono strettamente da questo controllo. Al massimo consentiranno l'accesso alla gestione dei servizi pubblici locali a privati consenzienti e riconoscenti. Cioè dalla pentola della partitocrazia alla brace di imprenditori corrotti e politicamente conniventi. Noi radicali siamo gli unici a non avere le mani in pasta. Potete immaginare quante possono essere state le occasioni che Marco Pannella e i suoi hanno avuto in 50 anni di storia. E potete immaginare anche a quante possibilità i radicali hanno rinunciato, quanti soldi sono stati rifiutati. Quello che vorrei sia chiaro è che il non avere le mani in pasta, più che una priorità di carattere morale, è stata una priorità politica. E' stata una scelta politica. Consapevole e lungimirante. Che, se ne avessimo la possibilità , dovremmo rivendicare in tutte le sedi. Date le condizioni siamo gli unici che possono intraprendere una battaglia a questi che altro non sono che sprechi di denaro pubblico. E' chiaro che in regime di alleanze politiche, porre questo tipo di problemi su un eventuale tavolo di trattative sarebbe prodromo, proprio per i soldi e gli assetti di potere a cui chiederemmo di fatto di rinunciare, a futuri divorzi. Allora la mia proposta, se si deciderà di arrivare ad un tavolo di trattative con una delle gambe del regime, riprende un'idea di Diego Sabatinelli. Il ragionamento di Diego è quello di porre al tavolo delle trattative un tema. Non tanti temi su cui dire poco. Ma un tema su cui dire tutto. E il tema che propongo, anche per la nostra battaglia sull'anagrafe pubblica degli eletti, che ieri è stata finalmente discussa in Campidoglio (a proposito, il resoconto della stampa su questa faccenda, come ricordava ieri Massimiliano, è stato allucinante), è quello della trasparenza. Credo che questo converrebbe a noi perché avremmo tutto un settore a disposizione, un settore del resto che metterebbe bocca su tutto. E converrebbe a loro, perché la trasparenza affidata ai rompi-coglioni dei radicali sarebbe trasparenza vera e non facciata di trasparenza. Trasparenza, inoltre, significa anche controllo sull'erogazione dei servizi pubblici locali. Sempre su questo, un'altra battaglia che propongo alla nuova dirigenza da intraprendere dopo le regionali ma da preparare prima e che mi metto a disposizione di seguire, è quella sull'Agenzia di controllo sui servizi pubblici locali del Comune di Roma. Faccio riferimento allora al documento principe e cioè all'ultimo rapporto annuale di questa agenzia. Cito.
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“uno dei principali strumenti di controllo sull’erogazione dei servizi e sull’esecuzione dei contratti” dice il rapporto dell'agenzia riferendosi a se stessa “sembra risultare sostanzialmente inefficace. Ferme restando le funzioni di controllo amministrativo che comunque spettano ai Dipartimenti competenti, si ritiene che l’attuale sistema debba essere definitivamente superato, affidando pienamente a un organo terzo e indipendente l’attuale sistema di controllo e monitoraggio delle qualità ”
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Ricordo che il consiglio di amministrazione dell'agenzia, che scrive queste che non sono altro che una dichiarazione di fallimento totale del proprio mandato, è nominato dal Sindaco. Fra l'altro qui si denuncia esplicitamente la necessità del controllore ad essere terzo e l'esistenza di qualcosa o di qualcuno che ha ostacolato l'operato dell'agenzia. Sulla base di queste parole, quindi, propongo alla prossima dirigenza dell'Associazione di raccogliere le firme necessarie per una delibera di iniziativa popolare che porti all'elezione diretta del Presidente dell'Agenzia di Controllo sui servizi pubblici locale, con poteri più ampi e una dotazione finanziaria fissa e indipendente dalla volontà della giunta comunale.
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Quando il potere, il regime partitocratico permea tutto lo strato sociale, da quello più ricco, dove per mantenere la propria ricchezza devi essere dei loro, a quello più povero, dove per riuscire a stare a galla, a non soffocare, devi accarezzare e fare le fusa se non vuoi semplicemente soccombere, siamo in presenza di una situazione di stallo. Lo stato di stallo così percepibile con il governo Prodi e lo stato di agitazione decisionista senza decisioni del governo Berlusconi, però, non possono vivere ancora troppo a lungo. I segnali di malessere nei confronti del regime si fanno sentire e la crisi economica internazionale peggiorerà , per questo stato delle cose, la situazione. Segnali di Rivolta si sono sentiti al Congresso di Radicali Italiani. Ma non solo quelli, purtroppo, si potrebbero sentire in futuro. Il nostro compito, il compito di noi radicali dovrà essere quello di far convogliare questa rivolta nei modi e nelle forme dello stato di diritto. Bene ha fatto Mario Staderini ad andare alla manifestazione dei tifosi di calcio per aiutarli a resistere con noi e non alla tentazione della violenza. Fondamentale l'attenzione sul mondo delle carceri, alla cui battaglia, oltre che a Rita Bernardini, ha visto Riccardo Magi fra i protagonisti. Nelle carceri, infatti, la situazione sembra sempre più difficile ed è veramente un miracolo che ancora non sia scoppiata l'altra Rivolta, quella non voluta, quella in cui tutti perdono, quella violenta, la rivolta violenta. Anche qui il nostro compito dovrà essere quello di catalizzare, di questa rivolta contro il regime, la parte amica dello stato di diritto. Impresa degna delle più difficili fatiche di Ercole, ma necessaria. Lo dobbiamo prima di tutto a noi stessi e alla dignità del coraggio di aver compreso certe cose. E lo dobbiamo, dopo tutto, a quel che di bello abbiamo vissuto e che ci spinge ad unirci e combattere per un mondo migliore. Grazie.