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Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Candidato alla Presidenza della regione Basilicata per la Lista Bonino-Pannella.
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Parafrasando una delle frasi più famose della storia del cinema, quella pronunciata da James Stewart, alias Jefferson Smith, nel capolavoro di Frank Capra “Mr Smith va a Washington”, si potrebbe dire a coloro che in queste settimane hanno discusso della legge elettorale lucana: “Nessuna democrazia può essere degna di questo nome se non c’è il rispetto della legge, dello stato di Diritto, del dettato costituzionale, delle regole che dovrebbero presiedere al regolare svolgimento della fase di formazione delle liste elettorali.”
In uno stato di diritto, il momento della presentazione delle candidature è il momento costitutivo della procedura elettorale e del formarsi dei poteri istituzionali.
Come sia stata gestita, e come è gestita, questa importante fase dal ceto oligarchico partitocratico che governa la Lucania, è sotto gli occhi di tutti. Prima, lor signori, hanno approvato all’unanimità , il 14 gennaio, una nuova legge elettorale, tentando di spacciare un provvedimento figlio delle dilanianti faide partitocratiche, per una grande riforma. Poi, dopo aver approvato la legge, non rispettando il dettato costituzionale si sono guardati bene dal fornire chiarimenti sulla modulistica utile alla raccolta delle firme e informazioni che aiutassero ad interpretare la nuova legge.
Viene da sorridere a leggere le dichiarazioni di illustri esponenti del centrodestra lucano, i quali prima hanno votato la legge in Consiglio e adesso si affrettano a prendere le distanze.
Viene da piangere a leggere le dichiarazioni del compagno/camerata Folino, il quale non ha ancora capito le ragioni che ci hanno portato a chiedere l’intervento del Governo e a valutare una richiesta di rinvio delle elezioni regionali in terra di Basilicata.
L’arroganza delle cosche partitocratiche questa volta ha davvero superato tutti i limiti. Hanno avuto cinque anni per modificare la legge e lo hanno fatto a poche settimane dal deposito delle liste, magari per evitare che una famosa gemella di una altrettanto famosa e formosa senatrice del Pd potesse rivendicare, in nome di cotanta parentela, un posto nel listino o per fottere quelli dell’UDC, che schieratisi con il centrosinistra rivendicavano un posto al sole. Perché questi, e non altri, sono stati i motivi che hanno indotto il regime lucano a modificare la legge. Nessun anelito riformatore! Del resto, si son guardati bene dall’abrogare quell’autentica schifezza che si chiama voto disgiunto. Spiace verificare che pure uomini di legge non abbiamo saputo, in queste ore, cogliere la gravità della situazione, subordinando il rispetto delle leggi e della legalità costituzionale all’interesse di bottega.
Il Consiglio d’Europa, gioverà ripeterlo, indica in quello dell’anno il termine ultimo per il cambiamento delle leggi elettorali, e questo per evitare che il diritto elettorale diventi uno strumento che chi ha il potere manipoli a suo favore a danno della sovranità popolare.
Il buon Folino dovrebbe spiegare al sottoscritto e a tutti i cittadini lucani perché il 4 febbraio la Giunta regionale di Basilicata non era ancora in grado di fornire la modulistica collegata alla nuova legge elettorale e un’interpretazione della stessa. Per giorni, a partire dal 15 gennaio, abbiamo chiesto informazioni e la pubblicazione della legge; per giorni non abbiamo ricevuto risposta.
Con ineffabile faccia di bronzo, dagli uffici della Giunta, il 4 febbraio, sono arrivati ad affermare che non erano in grado di fornire spiegazioni, perché in attesa delle decisioni del Consiglio dei Ministri. Roba da repubblica delle banane, anzi roba da regime sovietico.
Non basta. Sempre il 4 febbraio, e questo dopo aver invocato inutilmente l’intervento del Prefetto a tutela della legalità , abbiamo chiamato l’ufficio elettorale della Prefettura. Come è andata? Dei tre funzionari preposti, chi ha risposto al telefono non sapeva niente: il dottor Giancarlo Spagnoletta era a letto con la febbre e il capo dell’ufficio, il dottor Francesco Mauceri, era impegnato nella veste di Commissario del Comune di Filiano.
Stato di diritto questo? Democrazia questa? No, solo uno sconcertante capitolo della “Peste Italiana”, in una regione che di quella Peste assurge a simbolo.
Forse sarò un Boy Scout come il signor Smith, ma francamente sono contento di esserlo.