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Energia, ombre e sprechi del piano d'azione nazionale

• da Terra del 2 luglio 2010

di Erasmo Venosi

 

Il dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo Economico ha posto in consultazione, fino al 29 giugno, il Piano di Azione Nazionale (direttiva 2009/29/ CE) in cui è esposta la strategia per adempiere gli obiettivi fissati dall'Europa nel cosiddetto "pacchetto energia-clima". Confindustria ha richiesto una proroga di 30 giorni per presentare le osservazioni. Il Governo è intenzionato a presentare a Bruxelles il Piano nella prima settimana di luglio, nel rispetto degli impegni assunti. Incomprensibile la richiesta di Confindustria che periodicamente sciorina dati, linee guida e indicazioni su quanto si deve fare per risolvere il problema energetico. L'Italia deve produrre da energia rinnovabile (FER) il 17% dei consumi finali di energia al 2020. Il Piano appare come un formalistico adempimento a un obbligo comunitario. Si quantificano in 22,3 i milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) che rappresentano il 17% dei consumi finali che implica consumi finali per Mtep 131. Facendo riferimento, ai modelli predittivi dell'U.E. (modello Primes), al 2020 l'Italia avrà un consumo finale lordo di energia di 145,6 Mtep. La differenza di quasi 15 Mtep dovrà ottenersi con misure nel campo dell'efficienza energetica, la grande assente nella strategia energetica italiana. La ripartizione delle FER, tra i diversi settori, comporta che circa il 29% di elettricità dovrà essere coperto da FER, quindi una produzione lorda di circa 106 milioni di kwh. Secondo il Piano il 16% dei consumi finali di energia, utilizzata per usi termici, sarà coperta da FER. Gli elementi di contraddizione, e perfetta continuità di strategie di boicottaggio delle FER iniziate con la legge 308/96 e di poca credibilità per l'efficienza energetica? Esistono 22.000 Km quadrati di aree marginali e di coperture industriali, utilizzandole solo per un quinto, produrrebbero in via teorica 350 mld di kWh, quindi abbondantemente tutto il fabbisogno energetico italiano. Il Cnr, 30 anni fa, aveva addirittura identificato a livello catastale l'insieme dei terreni aridi e abbandonati, che si trovano nel centro sud, per una quantità pari a 20.000 Km quadrati. Ipotizzando con grande ottimismo un tasso di crescita medio annuo del Pil dell'1%, e un'elasticità della domanda di energia elettrica rispetto al reddito pari alla media degli ultimi dieci anni (0,6), per registrare il livello di domanda di elettricità del 2007 (antecedente alla crisi e pari a 340 miliardi di kWh) dovremo attendere il 2022! Da notare che le previsioni di Terna del 2008 quantificavano in 415 mld di kWh la domanda di elettricità al 2018! E, dunque, gli elementi d'incoerenza da far ipotizzare un formalistico assolvimento degli obblighi con Bruxelles? Eccoli. La potenza elettrica di cui disponiamo è pari a circa 80 miliardi di kW (GW), quindi in grado di soddisfare la domanda (pari mediamente nel 2009 a 47 Gw) per i prossimi dieci anni, e altri 30 Gw in autorizzazione di VIA. L'espansione delle FER elettriche, secondo i valori di Piano, comporterà lo spegnimento di ogni kW elettrico, di metano, carbone, nucleare, in costruzione o progettato? L'implicito sostegno ai forti surplus, già oggi esistenti, comporterà che i costi non siano scaricati sul consumatore? Il contributo del settore dei trasporti è assunto nel Piano di Azione nella percentuale del 6,38°10 e, considerando che incide per un terzo nel bilancio energetico italiano, la scelta equivale al consolidamento dell'attuale irrazionale, costosa, insostenibile mobilità italiana. Nulla sulla necessità di rivisitazione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica, per orientare verso gli obiettivi di Bruxelles. Sforati i tempi (febbraio 2009) del cosiddetto burden sharing regionale degli obiettivi di FER al 2020. Tacciono ministero dello Sviluppo, dell'Ambiente, la Conferenza Stato-Regioni e anche l'opposizione parlamentare. E tace il Mezzogiorno d'Italia, vero bacino del potenziale delle rinnovabili. Surplus di capacità di potenza elettrica installata, di gas, nucleare programmato, disomogeneità nella distribuzione territoriale delle reti elettriche e scarsa credibilità del Piano d'Azione sulle FER. Una politica energetica impostata su una sommatoria di decisioni incoerenti, lontane mille miglia da un qualsiasi disegno strategico.


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