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lun 20 mag. 2019
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Dalla cultura un presidio di sogni lotte e vigilanza

• da Il manifesto del 2 luglio 2010

di Silvana Silvestri

 

Con oggi si inaugura la resistenza civile, √® stato detto dal palco di piazza Navona contro il bavaglio. Una piazza da frequentare la notte, quando i turisti vanno via. Sotto il sole cocente si √® in tanti, ¬ęin una giornata feriale, a parlare di libert√†¬Ľ, come ha salutato dal palco Andrea Salta dei T√™te des Bois prima di attaccare la sua Avanti pop (bandiera ros) che √® gi√† una prova di inno censurato, che procede come con pause e ripensamenti, un segno dei tempi bui. Comprese le parentesi entro cui mettere i lavoratori immigrati del sud, i morti sul lavoro che in genere non trovano spazio sulla stampa, cos√¨ come tutti quei lavoratori che nei secoli sono stati cancellati dalla storia. I manifestanti si accalcano sotto il palco, mezza piazza √® vuota, regno dei rapper e dei mimi tra i tanti cartelli (Garibaldini del terzo millennio, L'Italia si √® arresa...). Molti dei presenti rappresentano intere categorie, portano la testimonianza di associazioni, quando i cronisti se ne andranno, la piazza comincer√† a riempirsi, si andr√† avanti fino a notte, intanto ci sono le dirette di radio radicale e online. Scola, Francesca Comencini, Scimeca, Quatriglio, Piscicelli e Carla Apuzzo, Paolo Taviani, lo sceneggiatore Angelo Pasquini e tanti attori di cinema e di teatro sono in piazza ¬ę√ą una piazza diversa dal solito, ci dice Daniele Vicari, cineasta militante che sta per girare un film sui fatti della Diaz. La sensazione √® di un allarme pi√Ļ grande delle altre manifestazioni che sono state fatte in questi ultimi mesi. Far passare una condanna del tribunale per una vittoria √® qualcosa che vuoi dire avere in mano tutti i mezzi mediatici. Quando vedi questi risultati si vede che hai sbagliato tutto. Ormai in certe part√¨ d'Italia √® come in certe zone del terzo mondo, dove le imprese contrattano con lo stato e hanno mano libera sui licenziamenti. Se la sinistra non √® vicina a questi temi la gente ti abbandona. Vendola √® l'unico che tiene in considerazione i temi del lavoro in maniera complessa. Non manca mai di sottolineare i problemi della libert√† di stampa, ma ricorda che il problema principale √® il problema del lavoro. √ą questo che crea il collegamento con la base vera, i giornalisti dovrebbero saper collocare in maniera equilibrata i temi storici che stiamo vivendo, e i politici prima ancora che i giornalisti. Parlo del fatto di ignorare i temi della Fiat: i giornalisti non ne parlano, i politici balbettano e le persone sono lasciate alla merc√® del populismo¬Ľ. Da palco si susseguono diversi argomenti legati al diritto dell'informazione dai morti per strage, alla mafia, al presidio dei crimini ambientali, all'Aquila, ai partigiani che quando liberavano una citt√†, dicono, per prima cosa stampavano il giornale, come segno di democrazia. Dario Fo al telefono dice di essere pi√Ļ umani e non trattare troppo male il capo del governo in un momento di sua grande solitudine. E tutti sono grati della presenza di Saviano, ferito dalle parole di Dell'Utri, dice che questo √® il momento di parlare al cuore delle persone, come diceva Danilo Dolci (¬ęciascuno cresce solo se sognato¬Ľ).


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