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Assalto alle poltrone

• da l'espresso del 9 luglio 2010

di Massimo Riva

 

Che il marasma politico in cui versa l'attuale maggioranza precipiti o no in una crisi di governo, l'agenda delle scadenze istituzionali procede comunque per suo conto. Soprattutto su un fronte particolarmente delicato come quello delle nomine ai vertici delle Autorità di controllo e delle principali imprese dove lo Stato è rimasto "dominus" incontrastato a dispetto delle presunte privatizzazioni con tanto di quotazioni in Borsa. La stagione di caccia si è appena aperta con l'uscita di Lamberto Cardia dalla Consob e si concluderà a fine 2011 con la nomina del successore di Mario Draghi alla Banca d'Italia. Nel frattempo verranno a scadenza il presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis, che non sarà rinnovabile e soprattutto (nella prossima primavera) le più ricche ed ambite poltrone di comando in Eni, Enel e Finmeccanica. La partita, purtroppo, è cominciata male perché nessuno - né a livello di governo né a livello di parlamento (la scelta per l'Antitrust, per esempio, spetta ai presidenti delle due Camere) - ha ritenuto di far precedere questa vendemmiata almeno dalla indicazione di criteri oggettivi sulla qualità del vino che si intende imbottigliare. Proprio il caso di Cardia segnala che non si è voluto prendere in considerazione nemmeno il più ovvio degli elementi di giudizio, quello dell'età. Anzi, lasciato il suo incarico in Consob avendo raggiunto anche il rispettabile traguardo dei 76 anni, questi è stato già paracadutato alla presidenza delle Ferrovie dello Stato. Visto che la sua gestione dell'organismo di controllo sulla Borsa è stata in questi anni la più corriva verso i vizi di fondo del domestico "capitalismo relazionale", questa nomina del non più giovane Cardìa a super ferroviere può - ahinoi - spiegarsi in un solo modo: come ricompensa per aver retto il suo incarico badando a non disturbare i manovratori della Borsa e gli interessi costituiti attorno al governo Berlusconi e alle imprese del premier. Lo spazio di questa rubrica non consente di avventurarsi attorno alle tante voci e indiscrezioni circolanti sulla sostituzione in Consob e sulle altre nomine che seguiranno a cascata. Ma il fatto, per esempio, che si sia anche solo potuto pensare di indicare per l'Antitrust Mauro Masi, direttore generale di una Rai multata dalla medesima Autorità, fa seriamente temere che la strada seguita per Cardia sia soltanto l'avvisaglia di una logica perversa. Dove l'arbitrio soggettivo del potere politico tiene banco e a spodesta qualunque pur pallido ricorso a criteri di sana e trasparente oggettività. Certo, anche ai tempi della prima democristianissima repubblica si faceva così. Come non ricordare la nomina di un tal Bruno Pazzi alla Consob o la spartizione delle Casse di Risparmio come fossero le vigne ereditate dal nonno? Ma nessuno può neppure aver scordato che Silvio Berlusconi e i suoi compari hanno fatto il loro copioso raccolto di voti anche promettendo per l'apparato pubblico una professionalità e un'efficienza esemplari. Un così sfacciato inganno degli elettori con il ritorno a vizi antichi si porta dietro uno sgradevole odore di regime in decomposizione.


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