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int. a G. Corradini - La prima riforma? È la legalità

• da Italia Oggi Sette del 12 luglio 2010

L'Italia ancor prima dell'insorgere della crisi mondiale e cioè da più di un decennio, cresce poco o nulla e comunque meno della media di tutti gli altri paesi europei. Per il presidente della Cida, Giorgio Corradini, è indispensabile guardare in faccia alla specificità anomala, in termini negativi, del nostro paese. L'Italia è affetta da troppo tempo da situazioni patologiche che ne stanno pregiudicando la crescita. Queste patologie: evasione fiscale, corruzione e economia sommersa, vanno affrontate con energia.
Domanda. Presidente, lei insiste molto sulla necessità di perseguire la legalità.
Risposta. Un pilastro fondamentale della crescita è il rispetto delle regole che, essendoci solo in parte, richiede una decisa lotta all'evasione e alla corruzione. Sono queste le riforme strutturali necessarie e non più rinviabili per far ripartire il paese. L'evasione fiscale è un freno alla crescita perché diminuisce in modo sensibile le risorse da destinare alla ricerca e all'innovazione. Il fardello del fisco, più pesante che nel resto d'Europa, ostacola l'attività economica nel nostro paese. Il prelievo sui redditi da lavoro e quello sulle imprese sono più elevati di 6 punti rispetto agli altri paesi dell'area euro. Tra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell'Iva è stato evaso. In termini di gettito sono oltre 30 miliardi l'anno. Se l'Iva fosse stata pagata, oggi il rapporto debito pil sarebbe sotto il 60% chiesto dall'Europa. Il livello di ingiustizia e di inefficienza delle tasse e il conseguente peso a carico dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, soggetti a ritenuta di imposta alla fonte, sono sotto gli occhi di tutti. L'evasione sottrae alla tassazione risorse complessive che le stime più contenute valutano non inferiori a un quinto della intera ricchezza nazionale prodotta annualmente, per circa 100 miliardi di mancate entrate del fisco. Dipendenti e pensionati da sempre rappresentano l'86% dei dichiaranti e il 90% dei redditi dichiarati.
D. Chi viene maggiormente colpito dall'evasione fiscale e cosa si può fare?
R. Troppe aziende, troppi professionisti, come dimostrano i dati, evadono ed eludono costantemente il fisco e i contributi previdenziali e assistenziali, creando un circuito perverso che sottrae risorse per i servizi pubblici, per la tutela di lavoratori e pensionati, per una politica attiva finalizzata allo sviluppo. In questo modo, come detto, non è possibile attivare le necessarie riforme per migliorare la ricerca e l'innovazione. Evasione ed elusione colpiscono nei fatti, non solo i lavoratori dipendenti e professionisti onesti, ma creano dumping sleale anche nel mondo delle imprese corrette che sono spesso costrette a chiudere anche per tali comportamenti. Dobbiamo pertanto chiedere un forte impegno del governo e delle stesse associazioni imprenditoriali contro l'evasione e l'elusione fiscale che non può riguardare soltanto i corpi dello stato (polizia, guardia di finanza ecc.), ma deve coinvolgere anche i corpi intermedi della società, comprese le organizzazioni sindacali, che devono garantire l'humus sociale necessario per una reale formazione e informazione, a sostegno della legalità. Solo un grande patto sociale per la legalità fiscale e previdenziale potrà realizzare concretamente una lotta reale all'evasione e all'elusione fiscale e previdenziale. La riduzione dell'evasione deve essere una leva di sviluppo e deve consentire quella delle aliquote. Insomma, pagare tutti per pagare meno. È inconcepibile che solo lo 0,97% dei contribuenti dichiari al fisco più di 100mila euro l'anno, di cui poi, il 60% è composto da dirigenti.
D. In concreto, quali strumenti occorre mettere in campo?
R. Non serve una politica fatta di aggiustamenti e di piccoli interventi, ma una riforma complessiva, pur con la opportuna gradualità di attuazione. Non è più tempo, infatti, di interventi occasionali o parziali. Proprio la gravità della crisi che rende più evidente l'insostenibilità della iniquità fiscale, è una opportunità per una riforma strutturale impegnativa che veda direttamente coinvolte tutte le parti sociali per il rilancio del sistema paese. Altro male tutto italiano è la corruzione. In Italia i mercati, dominati dalla corruzione garantiscono lucri enormi, pari secondo la Corte dei conti a 60 miliardi di euro. Oltre a perdere competitività, i mercati corrotti non attraggono investimenti di capitale straniero e sono segnati da una bassa crescita (troppe barriere all'entrata, troppi rischi di investimento). Non c'è studio o analisi che non confermi la relazione tra il grado di corruzione e la crescita economica, soprattutto per quanto riguarda le medie e piccole imprese che sono il nocciolo duro della nostra economia reale. Infatti, le piccole e medie imprese oltre a non avere i mezzi strutturali e finanziari delle grandi risultano avere meno peso politico e minori disponibilità economiche per far fronte alla richiesta di tangenti. La corruzione diventa un costo fisso per le imprese e un elemento che distorce il mercato e le sue regole creando le premesse per gravi pregiudizi alla libera concorrenza. Sono costi, per le piccole e medie imprese, che possono essere determinanti per l'entrata nel mercato, così come possono causarne l'uscita. E in ogni caso sono costi che hanno rilevanti ricadute su altri fronti: ricerca, innovazioni tecnologiche, manutenzione, sicurezza personale, tutela ambientale.
D. L'economia sommersa, male endemico dell'Italia è all'origine di corruzione ed evasione fiscale. Qual è il suo impatto complessivo sull'economia?
R. In Italia ci sono milioni di persone che evadono le tasse, parzialmente o totalmente, «assumono» in nero e sfruttano, per dichiarare redditi inferiori al livello reale; ciò è stato possibile, finora, anche per il mancato obbligo della tracciabilità dei pagamenti. E questa la spiegazione che danno autorevoli studi internazionali che assegnano al nostro paese il primato dell'economia sommersa in Europa. In particolare, viene stimato che il «nero» ammonti in Italia a circa 350 miliardi di euro, pari al 23% del prodotto interno lordo; si tratta di somme che, se dichiarate, permetterebbero, come ho già detto, di liberare risorse per le indispensabili riforme. Pensi come potrebbe cambiare il nostro paese se solo si riuscisse a incidere su queste situazioni e introdurre dosi massicce di moralità ed equità fiscale, se si riuscisse a essere un paese più socialmente responsabile. Recuperare tassi di crescita più europei e aggredire le malattie croniche del nostro paese, sono passaggi obbligati per uscire dalla logica di una competitività basata solo sul contenimento del costo del lavoro, per fare recuperare potere di acquisto alle famiglie e alle pensioni, per ridurre il peso del nostro debito pubblico.
D. Cosa dovrebbero fare, in concreto, le parti sociali per contrastare questi problemi?
R. Ritengo che si debba combattere con tutte le forze evasione fiscale, corruzione ed economia sommersa per recuperare le risorse necessarie a finanziare riforme serie, finalizzate a costruire una politica sociale più equa, un abbassamento della pressione fiscale, le condizioni per la crescita e lo sviluppo. Senza una rapida eliminazione delle anomalie negative che caratterizzano il paese e che costituiscono la pesante zavorra è illusorio pensare che si possano creare le premesse per il superamento della crisi. Le parti sociali, devono introitare la consapevolezza che i comportamenti etici costituiscono anche un valore economico per la società. Varie sono le iniziative che possono contribuire ad aumentare tale consapevolezza. La Cida, per esempio, ha deciso di istituire un premio per favorire l'aumento e la diffusione dei comportamenti corretti e una maggiore informazione sull'effettiva applicazione di tali comportamenti. Il premio si inserirà nell'ambito di un progetto più ampio per la ricerca, analisi, formazione e proposta sui temi riguardanti il rapporto intercorrente tra l'esercizio della funzione manageriale e il contrasto alla corruzione. Mediante questo premio, che verrà presentato ufficialmente a settembre, la Cida si prefigge anche lo scopo di favorire opportunità di condivisione delle buone pratiche e dei percorsi innovativi avviati dalla dirigenza pubblica e privata, facendo percepire l'importanza dell'impegno della categoria.



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