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Argentina, storico via libera ai matrimoni gay

• da Il Secolo XIX del 16 luglio 2010

di Paolo Manzo

 

È il primo paese dell'America Latina a dire sì per legge ai matrimoni gay. Voto storico quello dell'Argentina. Il Senato, in diretta tv, ha infatti approvato all'alba di ieri la legge che autorizza le unioni tra persone dello stesso sesso dopo una notte di tensioni, legge fortemente sostenuta dal governo di centro-sinistra della presidenta Cristina Kirchner. Per un paese come l'Argentina dove circa il 91% della popolazione è cattolica non è stato facile aprire una nuova pagina non solo nella storia del paese ma di tutto il continente latino-americano. Il voto è stato preceduto da scontri e tensioni. Davanti al parlamento si sono radunate 60 mila persone, convocate per lo più da organizzazioni cattoliche, che hanno sfidato il gelo polare dell'inverno argentino pur di far sentire il proprio disappunto. E stato addirittura necessario l'intervento della polizia per evitare che la situazione sfuggisse di mano. Durissima la reazione della Chiesa Cattolica che potrebbe adesso addirittura non appoggiare più i Kirchner nella prossima campagna elettorale presidenziale, il voto è previsto nel 2011. «Anche se c'è stato un vincitore, tutti hanno perso», questo il commento degli ambienti vicino al cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, gesuita annoverato tra i papabili dopo la morte di Giovanni Paolo II. Per Justo Carbajales, direttore del Dipartimento laici dell'Episcopato e tra gli organizzatori delle manifestazioni di piazza: «E vero c'è stata molta tensione nell'opinione pubblica ma non era possibile evitarla». Il via alla legge parte comunque molto prima. In alcuni municipi dell'Argentina tra cui quello della capitale Buenos Aires i matrimoni gay erano già possibili anche se spesso trascinavano con sé una serie di problemi legali dovuti ai continui ricorsi da parte delle associazioni cattoliche. Un tira e molla senza fine insomma che per essere risolto aveva bisogno di una legge a copertura nazionale. La legge era già passata a maggio alla Camera bassa, che corrisponde al nostro parlamento. «E un giorno storico», ha dichiarato esultante il capogruppo del partito al potere, Miguel Pichetto, ricordando anche che non è un caso che il dibattito in aula fosse stato programmato per il 14 luglio, visto che è il giorno della celebrazione della Rivoluzione francese. «E la conferma che nella società argentina ci sono nuovi modelli familiari», spiega il capogruppo al Senato dei radicali all'opposizione, Gerardo Morales, aggiungendo anche che questa legge è stata pensata per tutelare i diritti delle minoranze. «Credo che ciò faccia avanzare il diritto all'uguaglianza», gli ha fatto eco il senatore Eugenio Artaza anche se molti dei suoi colleghi hanno fatto opposizione in aula facendo appello al loro credo cattolico. Dopo ben quindici lunghissime ore di dibattito, la legge è passata con 33 voti a favore, 27 contrari, tre astenuti. La votazione è stata accolta con gioia e entusiasmo dalle varie comunità omosessuali. Per César Cigliutti della Cha (Comunità Omosessuale Argentina) questa legge «riconosce e dà valore alla diversità» mentre per Alex Freire, primo omosessuale ad essersi sposato a Buenos Aires «l'Argentina da oggi è un paese migliore». La legge, oltre a garantire le unioni omosessuali permette anche alle coppie di adottare bambini, offre garanzie sociali e congedo familiare, oltre a mutare profondamente l'approccio della società argentina al mondo omosessuale. Il nuovo provvedimento va a modificare il codice civile. Per cui la formula chiave «marito e moglie» verrà sostituita adesso con la più generica parola «i contraenti». L'Argentina diventa il decimo paese al mondo a permettere le nozze gay, dopo Olanda, Belgio, Spagna, Canada, Africa del Sud, Norvegia, Svezia, Portogallo e Islanda.

 



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