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Tunisia Eldorado delle imprese

• da Il Sole24Ore del 23 luglio 2010

di Mariano Maugeri

La nostra Asia, intrappolata tra l'Algeria e la Libia, √® un gemello separato dall'Italia, una specie di Sicilia d'oltremare a 59 chilometri dalle coste della Trinacria. Per Gesualdo Bufalino, che di mappe dell'anima se ne intendeva, i tunisini erano un popolo del Nord, perch√© Tunisi, in latitudine, √® a settentrione di Ragusa. Rispettando l'assioma del Sud che invade il Nord, furono minatori, manovali e pescatori siciliani, in compagnia di livornesi e genovesi, a sbarcare pacificamente nella Tunisia del Nord toccando nel 1881, data in cui la Francia soffia all'Italia la colonia tunisina, la ragguardevole cifra di 25mila unit√† (i francesi non erano neppure 700). Di l√¨ si √® dipanata una contesa sotterranea tra francesi e italiani. ¬ęLa Tunisia √® una colonia italiana amministrata da funzionari francesi¬Ľ si diceva alla fine dell'Ottocento. Che potevano farci i francesi se i siciliani di Trapani e di Agrigento parlavano arabo e costruivano a poche centinaia di metri dalla Medina di Tunisi un quartiere chiamato la piccola Sicilia? E come si poteva contrastare l'attitudine tutta italica all'affabulazione che ai primi del Novecento alimentava 123 giornali in lingua italiana? L'unico sopravvissuto √® il Corriere di Tunisi, stampato ancora oggi dai discendenti dell'editore livornese Finzi. La digressione storica non √® oziosa. Siamo al 2010 e per quegli strani rimescolamenti della storia chiunque voli quotidianamente da Roma o da Milano alla volta di Tunisi incontrer√† tra i passeggeri due categorie sopra tutte le altre: immigrati tunisini che rientrano a casa e imprenditori italiani in blazer blu. Oltre 700 imprese italiane, dicono le statistiche. I grandi del tessile abbigliamento nordestino ci sono tutti. La voce si sta spargendo e le condizioni offerte dalla Tunisia alle societ√† off shore, cio√®, totalmente esportatrici, non temono concorrenti: zero tasse per i primi dieci anni dell'investimento e zero Iva. Contratti di lavoro a tempo determinato e orario di lavoro di 48 ore settimanali. Gli stipendi medi degli operai, compresi gli oneri riflessi, tra i 250 e i 400 dinari al mese, al cambio 125 e 200 euro. Davide Baratti, un manager novarese globe trotter in forza alla Clerprem di Carr√®, nel vicentino, da tre anni con una fabbrica a Bizerte, Nord Ovest della Tunisia, sventola come un trofeo il suo business plan: ¬ęSiamo rientrati dall'investimento tunisino in 13 mesi. Un traguardo che in Italia non avremmo raggiunto neppure in cinque anni¬Ľ. A Bizerte Clerprem produce i poggia braccia in pelle e tessuto delle Audi. Aggiunge Baratti: ¬ęLa manodopera √® qualificatissima, le ragazze sono diplomate e laureate¬Ľ. Il fatto che le 120 operaie delle Clerprem siano tutte donne non √® casuale. Sono loro il motore della modernizzazione, come se le antiche regole matriarcali che sempre hanno retto le dinamiche familiari tunisine, un po' come in Sicilia e in Sardegna, avessero gradualmente contaminato tutti gli aspetti della societ√†. Fu Bourguiba, salito al potere nel 1956, ad abolire la poligamia e a concedere il divorzio mentre oltre Mediterraneo cattolici e laici si azzannavano sui referendum sostenuti dai radicali. √ą un mondo in ebollizione e te ne accorgi passeggiando su Rue Bourguiba, la via centrale di Tunisi che conduce al suk della Medina tra caff√® in stile occidentale, teatri con la facciata liberty costruiti dagli italiani e giovani a braccetto. La mediterraneit√† di Tunisi √® per√≤ pi√Ļ carnale di quella italiana, meno depressa, un po' come rivedere un vecchio film di Pietro Germi. Le libert√† civili non sempre coincidono con quelle politiche. Ben Ali, il successore di Bourguiba, grande amico di Bettino Craxi e di Silvio Berlusconi, ha inaugurato uno stile di governo pragmatico in economia ma durissimo con gli oppositori. La "democratura" tunisina ha messo fuori legge il partito islamico Ennahda e usa il pugno di ferro coni dissidenti. Gli imprenditori italiani sostengono la politica di Ben Al√¨. I tunisini hanno altre opinioni, che per√≤ esprimono solo nelle case private. Nessuno si avventura a parlare di politica nei caff√® e nei ristoranti che traboccano di pesce freschissimo e servizio in guanti bianchi con conti che sono meno della met√† di quelli italiani o francesi. Ben Al√¨ √® ossessionato dalla formazione dei giovani (il 40% della popolazione ha meno di 25 anni). A ogni discorso ripete: ¬ęGli studenti sono la nostra ricchezza nazionale¬Ľ. La proliferazione di imprese francesi, italiane, tedesche e persino giapponesi si deve all'accordo di libero scambio firmato con l'Unione europea nel 1995. Una delle pi√Ļ grandi aree industriali, quella di Enfidha, una mega citt√† industriale sorta dal nulla a 75 chilometri a Sud di Tunisi, √® stata acquistata e infrastrutturata dall'industriale vicentino Isnardo Carta. L'imprenditore italiano possiede 200 ettari, 50 dei quali gi√† operativi. Su quei terreni si sono installati l'azienda vicentina Dainese, che produce tute per motociclisti, e i francesi della Zodiac (gommoni). A Enfidha c'√® un nuovissimo aeroporto con una torre di controllo di 84 metri che ricalca il tronco di una palma e una pista di atterraggio di 3,5 chilometri: l'aerostazione con giardini pensili e cupole arabeggianti √® stata costruita in meno di due anni con il project financing dalla societ√† turca Tav che ne curer√† anche la gestione. ¬ęCosa c'√® di, stupefacente - si schermisce Hechmi Chatmen, direttore della Fipa Tunisia di Milano, l'agenzia per l'attrazione degli investimenti con sede a Parigi, Londra, Colonia, Madrid e Bruxelles - io passo la mia vita facendo road show in lungo e in largo per l'Italia. Tutti vogliono sapere come investire in Tunisia: dai commercialisti salernitani agli artigiani livornesi, dagli industriali di Bergamo a quelli di Palermo¬Ľ. Ci sarebbero tutte le condizioni, insomma, per una leadership chiara e forte dell'Italia in Tunisia. A danno dei francesi, ovviamente. Un'ipotesi che sfuma dopo una breve chiacchierata con l'ambasciatore italiano a Tunisi. Piero Benassi, un cinquantenne met√† toscano e met√† siciliano, porge agli ospiti un biglietto da visita con la scritta "ambassadeur d'Italie", come a sancire che la francofonia della Tunisia - malgrado l'universit√† di Tunisi sia alla disperata ricerca di 24 docenti di lingua e letteratura italiana e i corsi della Dante Alighieri siano affollatissimi - non √® mai stata in discussione. Benassi non lo dice ma diplomaticamente lo fa intuire: forse la politica italiana nel Mediterraneo (fatta eccezione per il colonnello Gheddafi) si √® dissolta con la Prima Repubblica.
 



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