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Signor presidente del Consiglio, si faccia un giro nelle carceri italiane…

30 settembre 2010

di Rita Bernardini

 

Quello che segue è il testo stenografico dell’intervento di Rita Bernardini ieri, alla Camera dei Deputati, nel corso del dibattito sulla fiducia.


Signor presidente, signor Presidente del Consiglio, su una cosa sicuramente lei ha la ragione, della sua parte: il baratro in cui rischia di precipitare la politica, la democrazia e il Paese non è esclusiva responsabilità del suo Governo. È un sessantennio che la nostra Costituzione, le leggi, i voti referendari sono offesi, feriti, traditi. Lei oggi ha parlato di quella riforma della giustizia che il popolo italiano, da ventisei anni, con la valanga di «sì» al referendum Tortora, ha detto di volere. Eppure, da allora ad oggi, nulla è accaduto.


Peggio, quel voto è stato tradito. Ventisei anni, e ne sono passati dieci, da quando lei, signor Presidente, invitò gli italiani a disertare le urne e il voto referendario sulla giustizia «giusta» perché quelle riforme le avrebbe fatte il suo Governo. In questi dieci anni lei ha governato per otto anni, ma quelle riforme, delle quali oggi ha riparlato nel suo intervento non sono state nemmeno presentate, tanto meno calendarizzate. Lei ha citato anche l'articolo 27 della Costituzione: «(...) Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato (...)».


Negli ultimi cinque giorni, signor Presidente, quattro ragazzi fra i ventidue e i ventisette anni si sono suicidati. Le faccio una proposta, venga con la delegazione radicale a visitare l'Ucciardone, Poggioreale, la Dozza o San Vittore, nella sua città; si renderà conto di quanto inadeguate siano le proposte del suo Governo. Vedrà, le verrà il desiderio di intervenire, se non altro per senso di umanità, se non per il rispetto della nostra legge fondamentale.




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