C’è da rimanere, se non sorpresi, certo addolorati. Dal Quirinale alla Farnesina, dalla corte (o corteo) di imprenditori e “conf” all’intero sistema mediatico scritto o audiovisivo, non una sola parola è stata pronunciata a proposito della libertà , della democrazia e dei diritti umani in Cina.
Senza vergogna si parla invece di un nostro apporto alla fine dell’embargo sulla vendita di armi alla Cina: cioè, in buona sostanza, del nostro apporto a rendere questo regime ancora più violento e pericoloso.
E del resto la stessa insistenza sulla opportunità di fare affari meriterebbe un approfondimento: perché non è solo più politicamente condivisibile ma anche economicamente più sicuro fare affari con un paese a cui si pone il “problema democratico” che non con un regime che uccide, sequestra , opprime e a cui incredibilmente scegliamo di non porre alcuna condizione.