Alessandra Mussolini non si è ancora lasciata sedurre dalle lusinghe del Cavaliere. Resta decisa a presentare la lista di Alternativa sociale in tutte le regioni, a costo di togliere voti decisivi alla Casa delle libertà . Ieri Silvio Berlusconi le ha nuovamente spedito i suoi emissari, che tuttavia sono ritornati con un pugno di mosche. Spera, il premier, di convincere la nipotina del Duce a ripetere in Campania l'epico duello di qualche anno fa contro Antonio Bassolino, col risultato di distoglierla dall'azione di disturbo contro l'ex camerata laziale Francesco Storace. E vorrebbe, Berlusconi, che la Mussolini corresse in Campania sotto la bandiera della Casa delle libertà , non di Alternativa sociale. Ma per mettere tra parentesi il suo movimento, la Mussolini rivendica trenta deputati alle prossime elezioni politiche. Per gli amici di Storace (che rischia la poltrona) il prezzo è giusto, per tutti gli altri non se ne parla nemmeno.
Dunque la casella della Campania resta vuota e Berlusconi è sulle spine poichè, ha spiegato ieri sera ai suoi deputati, "finché non si scioglie questo nodo non possiamo neppure decidere sui candidati di Marche, Umbria, Basilicata ed Emilia Romagna". Ah, se Antonio D'Amato avesse dato la disponibilità ... Ma l'ex-presidente di Confindustria domenica s'è tirato indietro causando al premier (che ci contava sul serio) "una profonda delusione". Berlusconi spera ancora in un outsider di grande nome, più modestamente l'Udc gli propone una vispa deputata della regione, Erminia Mazzoni, che se non altro perderebbe con onore. "Qui si procede alla rinfusa", sospirava uno dei partecipanti dopo l'incontro serale tra il premier, Marco Follini e Ignazio La Russa nello studio di Pier Ferdinando Casini a Montecitorio. Se la caccia all'outsider di grande prestigio non darà frutti, Berlusconi dovrà cercare il kamikaze tra le sue file. Alfredo Vito, grande cacciatore di voti e di preferenze, prevede che alla fine sarà gettato nella mischia Italo Bocchino, giovane rampante di An, il quale nicchia ma ammette: "Certo, se Berlusconi me lo chiedesse personalmente come farei a dirgli di no?". Altrimenti Antonio Martusciello, luogotenente del Cavaliere, che però fu già battuto quattro anni fa da Bassolino, e non muore dalla voglia di concedere il bis. Insomma, tutto è in altissimo mare. Compresa la trattativa coi radicali. C'è stato un incontro tra delegazioni, quella forzista s'è limitata ad ascoltare gli interlocutori, l'ultima parola spetta come sempre a Berlusconi che però, pure in questo caso, non decide. E i radicali cominciano a perdere la pazienza. "Ci volete far capire finalmente qual è la vostra linea?" ha chiesto a un certo punto Daniele Capezzone, segretario del partito di Emma Bonino e Marco Pannella. I consiglieri del premier non sanno che suggerire, qualcuno è giunto alla conclusione che sarebbe meglio riparlarne dopo le regionali, a seconda di come andranno i sondaggi. Per il momento, a sentire Berlusconi, tutto procede per il meglio. Ai suoi deputati ha garantito che "siamo tre punti e mezzo avanti secondo le ultime rilevazioni, le due suppletive di domenica erano assolutamente ininfluenti e non contavano nulla, personalmente ho un indice di gradimento superiore a quello di tutti gli altri leader europei". Berlusconi sa quanto è difficile mobilitare un elettorato pigro come quello di centro-destra, ma il premier spera di riuscirci con l'arma solita dell'anticomunismo.
La sinistra, secondo Berlusconi, "è unita solo dall'odio contro di me", non certo da un programma "che manca". Fausto Bertinotti è il super-eroe de Cavaliere, che fa apertamente i tifo per il leader di Rifondazione nelle primarie contro Romano Prodi: "Bertinotti vuole affermare la sinistra all'interno della sinistra...". E più i moderati dell'altra sponda sono alle corde, più Berlusconi affonda ha lama. "Dobbiamo essere contro i comunisti in tutto e per tutto" ha dato la linea ai propri parlamentari. Anticipando comunque che i candidati alle regionali riceveranno presto una traccia scritta dei discorsi da tenere in pubblico, in modo da argomentare tutti quanti le stesse cose.