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E per l'Ulivo Pannella diventa ospite gradito

• da Corriere della Sera del 27 gennaio 2005, pag. 1

di Paolo Franchi

Per primo ne aveva scritto, sul Riformista, Natale D'Amico, parlamentare della
Margherita. Adesso ci torna su con grande forza l'Unità, in prima pagina. Con un titolo (Appello a sinistra: aprite ai radicali) che va dritto alla sostanza del problema, proprio come il testo dell'appello in questione, sottoscritto da 16 deputati e 13 senatori del centrosinistra. Una sorpresa? Per quanto riguarda l'Unità, sicuramente no. Il quotidiano che un tempo polemizzava stizzoso con "Pannella Giacinto, detto Marco" ha inaugurato, nei confronti dei radicali, qualcosa più di una strategia dell'attenzione. Niente salotti, niente finte comitive, niente gentilezze, sono i tre no grandi come una casa che il direttore Furio Colombo dichiara di condividere pienamente con Pannella e i suoi compagni. E, quanto alle battaglie da fare insieme, non ci sono solo i referendum contro la legge sulla procreazione assistita, per i quali Colombo si e battuto senza alcuna propensione al compromesso sin dall'inizio, avendosene in cambio il plauso di Luca Coscioni, della cui associazione è socio finanziatore.

Radical e radicali hanno in comune, secondo Colombo, anche l'ostilità alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione, il rifiuto di ogni concezione confessionale della scuola, la fede nella dignità e la libertà della ricerca. Temi cruciali. In ogni caso quanto basta, o dovrebbe bastare, per battersi insieme. Già nelle regionali. Adesso, 29 parlamentari (quasi tutti riformisti) dell'Ulivo gli danno ragione. Sul suo giornale. E non si rivolgono ai radicali perché si ravvedano: fanno appello al centrosinistra, alla sinistra, perché facciano la prima mossa e aprano i giochi. Un matrimonio programmatico è, se non proprio impossibile, almeno altamente improbabile, viste le distanze siderali che separano l'Alleanza e i radicali in materia di politiche economiche e sociali e di riforma del Welfare, ma anche in politica estera? Benissimo: il centrosinistra può intanto offrire ospitalità alle liste radicali nelle regionali e cominciare da subito a lavorare a un accordo elettorale vero e proprio per il 2006. Può darsi, anzi, è quasi certo che alla fine non se farà nulla e che i radicali, come tante volte è avvenuto in passato, si negheranno all'intesa. Sull'uno come sull'altro versante. E può darsi, anzi, è quasi certo che abbia ragione anche Stefano Folli, quando scrive che per i radicali è meglio così, perché un particolarissimo unilateralismo è nel loro Dna, nella loro cifra storica e politica. se lo smarrissero, anche per motivi più che ragionevoli, finirebbero col diventare un qualsiasi partitello. Però il centrosinistra dovrebbe sentire lo stesso il dovere di provarci. Anzitutto per il prosaico quanto fondamentale motivo che quel paio di punti in percentuale rappresentato dai radicali potrebbe rivelarsi davvero decisivo in elezioni come queste; e poi, si capisce, perché i temi indicati da Colombo certo non sono condivisi da tutte le componenti della Grande Alleanza, o come si chiama adesso, e però sono senso comune per una parte grande, con ogni probabilità maggioritaria, degli elettori del centrosinistra. Ivi compresi quelli più seccamente di sinistra, che con Pannella e i radicali hanno cominciato già da piccoli a litigare ma anche a fare tante cose insieme; e che comunque in un'Italia senza radicali non saprebbero proprio raccapezzarsi.



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