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"Necessario coordinare gli aiuti"
Bonino: prioritaria la ricostruzione politica dell'area colpita dallo tsunami

• da Il Messaggero del 28 gennaio 2005, pag. 18

di Lucia Pozzi

Onorevole Bonino qual è la priorità per il Sud-Est asiatico sconvolto dallo tsunami?

 

"La vera priorità è politica. Al di là degli interventi materiali, da fare al più presto".

 

Cosa intende?

 

"E' semplice: se non si avvia il processo di pace, a cominciare dall'Indonesia, qualunque ricostruzione materiale poggerà le sue fondamenta sulla sabbia".

 

Alla conferenza internazionale Onu di Kobe, alla riunione del Club di Parigi che ha deciso la moratoria sul debito dei Paesi devastati o in sede europea si è mai affrontato l'argomento?

 

"L'emergenza ha travolto un pò tutti, ma io sono dell'idea, e ne sono sempre più convinta, che un passo urgentissimo sia quello di istituire una figura ad hoc a livello internazionale, una sorta di inviato speciale dell'Unione europea per la ricostruzione politica oltre che fisica dell'area".

 

Ha le idee chiare l'ex commissaria europea per gli aiuti umanitari, che oggi è uno dei cinque garanti dei finanziamenti privati per la ricostruzione e l'assistenza nel Sud-Est asiatico. Con Amato, Andreotti, Monorchio e Napolitano condivide la responsabilità di garantire la trasparenza e la corretta gestione dei 45 milioni di euro che gli italiani hanno versato con gli sms e le sottoscrizioni per tamponare gli effetti devastanti e drammatici di quel 26 dicembre. Ma la sua natura e la sua storia personale non le consentono di limitarsi agli aspetti economico-finanziari, tant'è che il suo guardare a un domani di speranza per quelle zone distrutte dal cataclisma significa, soprattutto, preoccuparsi di come garantire la pace. "Ci vuole un'azione seria e responsabile di sensibilizzazione", dice la Bonino scandendo le parole. "Pensiamo al dramma di Banda Aceh, è lì che la comunità internazionale deve dare un segnale politico chiaro".

 

Si candida a questo ruolo di inviato speciale"

 

"Non è questo il punto".

 

Giro la domanda: accetterebbe un incarico del genere?

 

"Quando c'è stato da lavorare, per un obiettivo serio, non mi sono mai tirata indietro".

 

Cosa state facendo a livello di comitato di garanzia?

 

"Ci siamo riuniti più volte per le relazioni della Protezione civile sullo stato reale delle cose nell'area per mettere a fuoco le priorità da affrontare".

 

Quali sono le maggiori difficoltà?

 

"C'è indubbiamente un problema di coordinamento, che si cerca man mano di risolvere. Si dovrebbe riattivare un ospedale, riparare e ricostruire scuole, aiutare i pescatori a riprendere le loro attività, oltre a non trascurare l'emergenza umanitaria delle donne e degli orfani. Tutte cose che richiedono anche l'accordo delle autorità locali e loro decisioni nel merito".

 

E qui nasce il problema?

 

"E' evidente che se dobbiamo costruire delle case, tanto per fare un esempio, serve la decisione e l'autorizzazione locale sul dove farle. Ma non solo. Bisogna che si garantisca che coloro che ne saranno i beneficiari non le rivenderanno subito dopo per incassare un gruzzolo e andare a vivere in baracche abusive. Sono passaggi non scontati".

 

Il prossimo passo?

 

"Noi garanti incontreremo stasera il ministro Fini, poi lunedì ci riuniremo per fare il punto: se sono la Protezione civile e la Farnesina a decidere quali interventi fare, noi dobbiamo vigilare sul buon uso dei soldi versati dai cittadini".

 

Quando inizierete a spenderli davvero questi 45 milioni di euro, oggi depositati in banca?

 

"Non appena ci saranno tutte le autorizzazioni necessarie. Ma già ora, l'Italia sta facendo tanto per quella gente disperata".





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