Onorevole Bonino qual è la priorità per il Sud-Est asiatico sconvolto dallo tsunami?
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"La vera priorità è politica. Al di là degli interventi materiali, da fare al più presto".
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Cosa intende?
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"E' semplice: se non si avvia il processo di pace, a cominciare dall'Indonesia, qualunque ricostruzione materiale poggerà le sue fondamenta sulla sabbia".
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Alla conferenza internazionale Onu di Kobe, alla riunione del Club di Parigi che ha deciso la moratoria sul debito dei Paesi devastati o in sede europea si è mai affrontato l'argomento?
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"L'emergenza ha travolto un pò tutti, ma io sono dell'idea, e ne sono sempre più convinta, che un passo urgentissimo sia quello di istituire una figura ad hoc a livello internazionale, una sorta di inviato speciale dell'Unione europea per la ricostruzione politica oltre che fisica dell'area".
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Ha le idee chiare l'ex commissaria europea per gli aiuti umanitari, che oggi è uno dei cinque garanti dei finanziamenti privati per la ricostruzione e l'assistenza nel Sud-Est asiatico. Con Amato, Andreotti, Monorchio e Napolitano condivide la responsabilità di garantire la trasparenza e la corretta gestione dei 45 milioni di euro che gli italiani hanno versato con gli sms e le sottoscrizioni per tamponare gli effetti devastanti e drammatici di quel 26 dicembre. Ma la sua natura e la sua storia personale non le consentono di limitarsi agli aspetti economico-finanziari, tant'è che il suo guardare a un domani di speranza per quelle zone distrutte dal cataclisma significa, soprattutto, preoccuparsi di come garantire la pace. "Ci vuole un'azione seria e responsabile di sensibilizzazione", dice la Bonino scandendo le parole. "Pensiamo al dramma di Banda Aceh, è lì che la comunità internazionale deve dare un segnale politico chiaro".
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Si candida a questo ruolo di inviato speciale"
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"Non è questo il punto".
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Giro la domanda: accetterebbe un incarico del genere?
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"Quando c'è stato da lavorare, per un obiettivo serio, non mi sono mai tirata indietro".
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Cosa state facendo a livello di comitato di garanzia?
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"Ci siamo riuniti più volte per le relazioni della Protezione civile sullo stato reale delle cose nell'area per mettere a fuoco le priorità da affrontare".
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Quali sono le maggiori difficoltà ?
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"C'è indubbiamente un problema di coordinamento, che si cerca man mano di risolvere. Si dovrebbe riattivare un ospedale, riparare e ricostruire scuole, aiutare i pescatori a riprendere le loro attività , oltre a non trascurare l'emergenza umanitaria delle donne e degli orfani. Tutte cose che richiedono anche l'accordo delle autorità locali e loro decisioni nel merito".
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E qui nasce il problema?
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"E' evidente che se dobbiamo costruire delle case, tanto per fare un esempio, serve la decisione e l'autorizzazione locale sul dove farle. Ma non solo. Bisogna che si garantisca che coloro che ne saranno i beneficiari non le rivenderanno subito dopo per incassare un gruzzolo e andare a vivere in baracche abusive. Sono passaggi non scontati".
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Il prossimo passo?
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"Noi garanti incontreremo stasera il ministro Fini, poi lunedì ci riuniremo per fare il punto: se sono la Protezione civile e la Farnesina a decidere quali interventi fare, noi dobbiamo vigilare sul buon uso dei soldi versati dai cittadini".
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Quando inizierete a spenderli davvero questi 45 milioni di euro, oggi depositati in banca?
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"Non appena ci saranno tutte le autorizzazioni necessarie. Ma già ora, l'Italia sta facendo tanto per quella gente disperata".