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Lettera aperta ai Radicali

• da L'Unità del 8 febbraio 2005, pag. 1

di Franco Grillini, Lamberto Turci

Centocinquanta parlamentari del centrosinistra hanno sottoscritto un appello per un accordo di “ospitalìtà" elettorale con i radicali. Non era mai successo prima che un così vasto numero di deputati, senatori, parlamentari europei di tutti i partiti della Gad si pronunciasse con tanta nettezza sulla necessità di aprire un rapporto fecondo, non solo dal punto di vista elettorale, con il Partito Radicale. Del resto le aperture e la disponibilità dimostrata da Piero Fassino nella sua relazione al bel congresso dei Ds appena concluso a Roma, gli applausi della platea indirizzati alla delegazione radicale, l'offerta di accordo avanzata dallo stesso Prodi nel suo discorso prima e nell'incontro con Marco Pannella poi, hanno mostrato e dimostrato una disponibilità inequivocabile sul piano elettorale e, quel che più conta, sul piano politico.

 Noi non vogliamo insistere qui sulla prospettiva di una vittoria del centrosinistra alle prossime regionali. Vittoria che ipotecherebbe in modo quasi definitivo le politiche del 2006. Quanto questo evento sia atteso come una liberazione dal popolo di sinistra Pannella lo sa bene. E Pannella conosce i valori di questo popolo, di cui ancora domenica scorsa ha esaltato la più che trentennale "ri-conoscenza che ci ha unito e ci unisce". Ma insistere sulla prospettiva generale, sulla possibilità di far vincere il centro sinistra, potrebbe essere un argomento non così importante, e comunque non decisivo per i radicali. Essi infatti, pur chiedendo ospitalità, non si riconoscono nè nell'uno, nè nell'altro polo. Dunque potrebbero risponderci che la vittoria del centro sinistra è più affar nostro, che affar loro. Bene! Non chiediamo infatti l'ingresso dei radicali nella GAD. Tuttavia non può loro sfuggire quello che significherebbe la sconfitta di Berlusconi per quanto riguarda la costruzione ricostruzione della legalità su tanti fronti in cui l'azione della destra ci fa vergognare, come italiani di fronte alla comunità internazionale. E consentiteci di insistere anche sui temi referendari. E' vero che la campagna referendaria è trasversale e va tenuta aperta a 360 gradi. Ma i radicali sanno che senza l'impegno dei DS e della grandissima maggioranza del centro sinistra i referendum non avrebbero alcuna prospettiva. E non crediamo che essi possano giustificare un eventuale accordo con il poìo in nome della concessione da parte di Berlusconi di una data decente per il referendum. Una data decente spetta agli elettori italiani comunque! E il governo, per un criterio davvero minimo di correttezza, non può fissare una data che suoni come un appoggio esplicito al partito del non voto del cardinale Ruini! Legalità e campagna referendaria sono dunque motivi forti perché si vada all'intesa. Vorremmo tuttavia sottolineare che c'è qualcosa in più. L'eco così grande che il nostro appello di dieci giorni fa ha ricevuto nel centro sinistra è segnale di qualcosa di profondo. Non è solo la risposta a una probabilità in più di vincere le elezioni regionali, probabilità che la presenza radicale rende sicuramente più forte in alcune regioni. Noi avvertiamo - e lo avvertono sicuramente anche Pannella e i dirigenti radicali, che sono politici finissimi - che è scoccata di nuovo, dopo tanti anni, una scintilla che può riavviare un rapporto non casuale né opportunistico fra noi e i radicali. Il centro sinistra è sempre più consapevole che deve rispondere anche a una domanda di libertà e di modernità nei rapporti sociali e umani che è connaturata alla sua storia e alla sua tradizione, e che un riformismo che si limitasse al terreno economico e sociale, e non si muovesse altrettanto decisamente sui temi della libertà, dei diritti e della laicità dello Stato, apparirebbe corporativo, subalterno e perdente. Di qui l'aria nuova che spira fra noi e voi. E poi, riflettete al modo in cui Fassino, D'Alema e Prodi hanno parlato di Iraq e del dopo elezioni.

 

Troverete l'eco di una comune sensibilità per la centralità dei diritti umani anche nella politica internazionale, nonostante i dissensi che ci hanno divisi nel recente passato sugli strumenti più adeguati a renderla politicamente efficace. Ma non siamo stati divisi quando, alla vigilia dell'intervento militare in Iraq, firmammo l'appello di Pannella per una politica preventiva (parole di Fassino) che bloccasse il ricorso alla guerra. Dunque compagni e amici radicali, basta con i tentennamenti! Come promotori dell'appello che ha raccolto 150 firme non possiamo nascondere il nostro scoraggiamento per il vostro temporeggiare e per quel sondaggio che avete proposto ai due poli circa la rispettiva migliore convenienza a un'alleanza con voi. Vi chiediamo di fare una scelta che, pur fra mille difficoltà, secondo noi può aprire un nuovo orizzonte politico. Su questo vi chiediamo di scommettere e di fare un'apertura di credito verso i dirigenti e il popolo del centro sinistra, assieme al quale avete combattuto e vinto le battaglie più significative della vostra storia.

 

Noi crediamo che l'alternativa, un accordo con il polo, comunque lo motivaste, risulterebbe modesto e umiliante ai vostri stessi occhi e non scalderebbe l'animo dei vostri militanti. Un accordo con Berlusconi? Per fare che cosa? Per tirare a campare? Siamo convinti che le vostre aspirazioni sono molto più grandi. Come sempre perfino sproporzionate alla vostra dimensione quantitativa!


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