Pannella stamattina potrebbe revocare la sua «offerta» di alleanza. L’ira di An per le candidature alle regionali: basta perdere tempo ritiriamo la disponibilità di Bocchino a sfidare Bassolino in Campania
Passa un giorno, passa l'altro, ma Silvio Berlusconi ancora non ha deciso: cosa rispondere a Marco Pannella che da tre settimane sta offrendo un accordo elettorale? Al Cavaliere personalmente l'idea non dispiacerebbe, ai candidati radicali lui aprirebbe le porte da subito; però deve ancora chiarirsi con Umberto Bossi, che ha mille perplessità in proposito. Col leader della Lega dovevano vedersi lunedì sera, poi ci si è messa di mezzo una bronchite, L'incontro è saltato, ancora ieri il premier stava poco bene, qualche linea di febbre. Però intanto Pannella si è stancato di restare sull'uscio, a questo punto esige una risposta chiara, un sì o un no. Per le 11 e un quarto di stamane ha convocato i giornalisti, potrebbe ritirare l'offerta. Una parola definitiva da Berlusconi se l'attende pure An. C'è da scegliere chi correrà in Campania contro Antonio Bassolino e, a cascata, gli aspiranti governatori di alcune altre regioni, tra cui l'Emilia Romagna. Il partito di Gianfranco Fini vuole complessivamente quattro candidati, Forza Italia è disposta a concederne non più di tre. Il braccio di ferro si trascina da giorni. La novità di ieri sta nell'annuncio che An ritira la candidatura di Italo Bocchino in Campania. O meglio (come ha chiarito una nota dell'Ufficio politico) «viene meno la disponibilità a offrirla incondizionatamente». Tradotto in italiano, Alleanza nazionale dice a Berlusconi: «A questo punto, basta. Noi ci facciamo carico della Campania, dove la sfida è quasi impossibile, solo se tu ci dai pure l'Emilia-Romagna. Altrimenti trovati un altro candidato contro Bassolino, e buona fortuna».
Fonti vicine al premier anticipavano già ieri sera la risposta ad An: «Non se ne
parla nemmeno». Con quale faccia, aggiungono le stesse fonti, possono pretendere
quattro candidati su quattordici? E allora cosa dovrebbe dire la Lega, che non ne ha
nessuno? La confusione regna sovrana, An fa già sapere che aspetta al varco il Cavaliere con uno spingardone puntato. Se proporrà ad esempio l'ex-dc Ortensio Zecchino, loro spareranno a pallettoni poiché «ci farebbe perdere tutti i voti a vantaggio della Mussolini». E' circolato perfino il nome di Emma Bonino; ma l'esponente radicale, raggiunta telefonicamente al Cairo, cade dalle nuvole, «non ne so niente», e si dichiara indisponibile, «non sta nè in cielo né in terra».
Oltretutto, per una candidatura Bonino in Campania o altrove, servirebbe un accordo coi radicali. Ma ancora non ve n'è traccia. «Per stipularlo basterebbero cinque minuti», confida un membro della delegazione forzista che ha fatto visita a via di Torre Argentina (ne facevano parte Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto e Mario Valducci). Senonché, come si è detto, Berlusconi non ha ottenuto ancora il disco verde dalla Lega. Spiega un intermediario tra il premier e il Senatur che «Bossi non ne fa una questione ideologica, mica ce l'ha coi Radicali. Però si domanda se un patto elettorale davvero conviene, oppure fa perdere voti, con tutta la gente che ancora non ha deciso...». Pannella aveva suggerito a Berlusconi di consultare i sondaggi, forse da quelli verrà un responso.
Intanto però l'incontro di ieri è stato un buco nell'acqua poichè la rappresentativa
azzurra aveva l'ordine di menare il can per l'aia, tenere aperto il dialogo ma senza
stringere in attesa degli eventi. Bondi, uscendo, ha manifestato soddisfazione, «ogni volta registriamo piccoli passi avanti». Di parere opposto Daniele Capezzone, segretario radicale: «Apprezziamo l'ottimismo e la volontà di Bondi, ma esprimiamo una preoccupazione, con una punta di angoscia, perché c'è il rischio di fatti compiuti che potrebbero pregiudicare l'intesa...». Non è che dall'altra sponda giungano ai Radicali segnali confortanti. Romano Prodi ha subordinato l'ospitalità nelle liste della Gad a un'intesa sul programma. Come dire che prima Pannella dovrebbe mettersi d'accordo con Bertinotti. Per cui in casa radicale crescono il pessimismo e la voglia di sbattere la porta in faccia a entrambi i poli, per continuare la lotta in splendido isolamento.
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