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Lo scoglio Vaticano nell'accordo coi radicali
L'incontro tra il Premier e Pannella che chiede il voto sulla fecondazione assistita non oltre maggio. Vuole il referendum in estate, con scuole chiuse e città vuote.

• da La Stampa del 15 febbraio 2005, pag. 2

di Amedeo La Mattina

Le speranze di Silvio Berlusconi di stringere un accordo con i radicali si stanno infrangendo su uno scoglio: la data per il referendum sulla fecondazione assistita. E lo scoglio più grande si chiama Vaticano. Infatti è da oltre Tevere che viene la resistenza più arcigna a fissare una data gradita a Pannella, ovvero una domenica di aprile, nel peggiore dei casi una domenica di maggio. Non oltre.


Il premier deve tener conto dei messaggi che arrivano dalle gerarchie ecclesiastiche, sussurrano dalle parti dell'Udc. Le quali, secondo le stessi fonti, vorrebbero spostare il più avanti possibile l'appuntamento referendario: una domenica di giugno, in sostanza. Magari il 12, come propone Marco Follini. Con la conseguenza di depontenziare, con le scuole chiuse e la bella stagione, il voto e l'affluenza alle urne. Se invece Berlusconi dovesse cedere alle richieste dei radicali («Se dipendesse da noi - afferma Marco Cappato - il referendum dovrebbe svolgersi in aprile, in ogni caso non oltre maggio»), per il centrodestra il rischio sarebbe quello di trovarsi contro il Vaticano. E sarebbero guai, soprattutto nel Lazio. Dunque, il premier non ha solo il problema di come allargare la coalizione. Prima il caso Alessandra Mussolini ora quello dei radicali, con Bossi che esclude alleanze nelle regioni del Nord: ogni tentativo del premier è stato un buco nell'acqua. A causa di quelli che lui stesso definisce «gli egoismi degli alleati». Qualcuno dice che li avrebbe definiti perfino «alleati infidi». Non c'è conferma di tanta acrimonia nei confronti dei partiti del centrodestra che comunque - e questo è veramente il suo pensiero - «non vogliono cedere un'unghia», un posto nei listini per le regionali, e hanno paura di perdere rendite di posizioni. Si è espresso in questi termini il premier durante l'incontro di ieri pomeriggio con Pannella, Capezzone  e Cappato e Stanzani che rifiutano accordi a macchia di leopardo («o in tutte le regioni o niente», spiega Capezzone) e pongono al presidente del Consiglio un problema grande come una casa: quello della data del referendum, appunto. Un problema che hanno posto anche al ministro dell'Interno in un colloquio nella mattinata di ieri. Su questo punto, come sugli altri, Berlusconi non ha dato – o meglio - non ha potuto dare una risposta. «Si è limitato a prendere atto delle nostre richieste e a farci sapere quanto prima», spiega uno dei partecipanti all'incontro. Il problema è che il «fuoco nemico» degli alleati è ad alzo zero, mentre il premier non vede «un motivo valido» per dire no alla proposta dei radicali. «Se dipendesse da me - ha detto a Pannella e compagni durante l'incontro di ieri - sarebbe già tutto risolto, ma le resistenze sono forti. Comunque non mi arrendo: tornerà a parlarne personalmente  con Bossi, lo farò con determinazione». Il leader di Forza Italia ha pure annunciato ai suoi interlocutori che convocherà tra domani e dopodomani un vertice della Casa
delle Libertà. Il problema è che i suoi margini di manovra sono molto ristretti. Anche da parte dei radicali non ci sono venute aperture su intese limitate alle regioni del Centro e del Sud o su ipotesi di «ospitalità» nelle liste di Forza Italia. «Vogliamo sapere - dice Capezzone – se le liste radicali -Coscioni possono essere presentate in tutte le 14 regioni e in tutti i 14 listini. Accordi regione per regione non ci interessano». Pannella, però, riconosce a Berlusconi tanta buona volontà. «Stiamo ultimando un giro d'orizzonte  - ha detto dopo l'incontro - e mi pare probabile che ci rivedremo. E anche quando dovessimo chiudere, lo faremo in maniera chiara e comunque per un arrivederci e non per un addio». Pannella ha apprezzato che «nonostante il fuoco di fila della Lega e dell'Udc, Berlusconi non abbia alzato le mani». Durante l'incontro gli ha proposto di fare come per la riduzione delle tasse quando gli alleati erano contrari, ma alla fine «prese il toro per le corna e impose a tutti la sua decisione». Intanto il leader radicale cerca di riaprire una sponda nel centrosinistra. Oggi si presenterà a piazza Santi Apostoli, sede di Prodi, per bussare alla porta dell'Unione: «Vediamo se ci aprono, altrimenti faremo una conferenza stampa». Da questa parte dello schieramento però le cose non vanno meglio. L'opposizione vuole che i radicali recidano la trattativa  con Berlusconi, che finisca l'«asta». Se questo accadrà, il discorso si riaprirà. Del resto,
spiega Natale D'Amico che aveva seguito i contatti con Pannella, «noi avevamo fatto una proposta precisa che prevedeva anche un'intesa per le politiche: 15-20 collegi se alle regionali i radicali avessero ottenuto il 2% dei voti».


 



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